L’impianto di depurazione didattico (impressioni di un chimico della depurazione)

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

E’ giusto che io inizi questo articolo con una spiegazione, anzi per meglio dire con un ringraziamento.

Il ringraziamento che esprimo ai miei genitori e poi ai docenti che sono stati coloro che hanno sviluppato in me le curiosità “giuste”. Quella voglia di sapere sempre qualcosa di più. Di non fermarmi mai a quello che so. Questa curiosità mi da la voglia di scrivere articoli per questo blog. Ma come è successo pochi giorni fa mi da anche la spinta per chiedere di poter visitare uno dei più grandi impianti di depurazione italiani. Un impianto già visitato quindici anni fa in una giornata dedicata all’apertura al pubblico di impianti di potabilizzazione e depurazione, un impianto che ho citato in diversi articoli.

didattico1

L’impianto di depurazione Po Sangone al servizio dell’area metropolitana di Torino.

Impianto messo in funzione nel 1984 per depurare le acque reflue di Torino e dei comuni della cintura suburbana torinese. 1,5 milioni di abitanti, 1000 attività produttive che formano un totale di oltre due milioni di abitanti equivalenti.

La prima cosa che colpisce un visitatore che lo vede per la prima volta è la grande estensione. Ad un visitatore come me che si occupa del controllo di un impianto di potenzialità molto più piccola non sfugge a questa prima impressione.

Poi sono i numeri, le quantità trattate ad impressionare.   200 milioni di metri cubi di acqua trattata all’anno. Seicentomila al giorno.

Il responsabile della conduzione mi accoglie e si ricorda che ci siamo già visti nel 2008 durante la visita di organizzata in un’azienda chimica che produce prodotti chimici per il trattamento delle acque.

Questo rende più facile il dialogo. E su alcuni temi le problematiche e le “rogne” lavorative risolte sono le stesse. Per il mio cicerone su scala maxi. Io lavoro in un impianto che tratta 1/25 dell’acqua che tratta lui.

Mi colpisce molto quando mi dice che ci sono cose sulle quali rimugini per mesi e mesi. Quasi non ci dormi la notte. Poi quando hai trovato la soluzione sai che la volta successiva compirai quello stesso gesto, e sai già che funzionerà. Succede quando si gestiscono impianti. A volte tra teoria è pratica sembra ci sia un abisso.

Grandi vasche piene di fango all’interno di questo gigantesco impianto. Agli occhi dei non addetti spesso possono risultare strane o sgradevoli . In realtà sono piccoli ecosistemi con le loro dinamiche e complessità.

Rettori biologici è il nome che si trova sui libri, principalmente di Ingegneria Sanitaria. Per noi sono solamente le vasche. Ossidazione e denitro confidenzialmente.

Per vedere l’impianto dall’alto saliamo con un montacarichi in cima ai sei digestori anaerobici da 12000 m3 cadauno. La vista di insieme coglie ogni parte del trattamento. L’arrivo dei liquami, la grigliatura e le sonde in continuo che coadiuvano lo staff di laboratorio e di conduzione determinando in continuo pH,redox e ammoniaca, oltre al TOC (Total organics carbon) e la temperatura. Poi via via le sezioni tipiche di ogni impianto, lavaggio e recupero sabbie, sedimentazione primaria, trattamento biologico con denitrificazione, sedimentazione finale con defosfatazione

didatttico2

Quanto fango di spurgo si estrae giornalmente? La risposta è ovviamente un numero che fatico quasi a concepire: 12000 metri cubi. Insieme al fango primario tutto viene inviato al preispessimento, poi alla digestione anaerobica. I dieci milioni di Nm3 all’anno di biogas prodotto forniscono mediamente trenta milioni di Kwh all’anno alimentando i cogeneratori . I cunicoli con i tanti tubi di trasporto del fango e dell’acqua di riscaldamento mi ricordano immediatamente gli impianti di raffineria

Entro nella sala dei cogeneratori. Motori ciclo diesel accoppiati ad alternatori. C’è rumore nella sala, ma devo assolutamente vederli in funzione. Penso che tanta gente dovrebbe vedere quello che c’è qui. Vedere gli schermi con i numeri che indicano la produzione istantanea di gas, quella di energia elettrica. Niente più di questo darebbe a quello che una volta si chiamava uomo della strada la percezione di cosa sia l’energia, e di come si possa produrre anche dai fanghi. Concetto che si sposa perfettamente alla chimica.

Guardo anche la sezione di riscaldamento fanghi che recupera il calore proveniente dai motori di cogenerazione. Scambiatori di calore a fascio tubiero. Molti ricordi di pomeriggi passati a studiarli. Corso di macchine termiche, chimica industriale. Ricordi dello studio dei fattori di sporcamento, del fouling.

La domanda sulla manutenzione dello scambiatore è di prammatica. La risposta quasi ovvia: un lavaggio con acido solforico molto diluito.

La sezione disidratazione fanghi lavora con centrifughe nuove e silenziose. Si lavora un prodotto come il fango ma a prima vista è la pulizia del locale e l’assenza di odori che si nota prima di ogni altra cosa.

Visito ancora l’impianto di essicamento dei fanghi. Si parte da un residuo che per definizione è “palabile” e si ottiene a fine trattamento una polvere finissima eliminando tutta l’acqua che era contenuta nei fanghi. E tutto l’impianto lavora in atmosfera di azoto per impedire il pericolo di esplosione che si può verificare.

Salgo in macchina insieme al responsabile che ho stressato per due ore con mille domande e richieste di spiegazioni. Mi porta a vedere di volata le vasche di ossidazione e poi lo scarico finale che confluisce nel Po.

L’occhio mi fa notare qualche schiumetta persistente che si forma in una zona di turbolenza, ma che sparisce dopo pochi metri. I tensioattivi rimasti continuano a fare il loro lavoro. Ma lo stesso occhio allenato mi fa capire che la concentrazione è sicuramente quella giusta. Perché se le stessa quantità d’acqua uscisse non depurata, le schiume formerebbero gli strati densi e persistenti che ricoprivano i fiumi più inquinati negli anni sessanta e settanta. E che adesso per esempio riempiono il fiume Yamuna a Dehli.

didattico3

E’ il momento dei saluti. Il responsabile che deve correre ad una riunione nel pomeriggio mi saluta offrendomi un caffè. Una brochure cartacea non è disponibile. Non importa io ho passato una mattinata che è letteralmente volata. La collega che lavora con me, e il fornitore di prodotti per il trattamento dei fanghi che fornisce l’impianto dove lavoro e questo impianto mi dicono che sembrava fossi arrivato nel paese dei balocchi per l’interesse e l’entusiasmo che ho mostrato. E per me è un bel complimento.

Qui potete vedere questo paese dei balocchi

http://www.smatorino.it/documenti/smat_comunica/quaderno_depurazione.pdf

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...