Quest’anno sono Olmio.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

Continuiamo la serie di post sugli elementi con il medesimo numero atomico dell’età di chi ne parla, da un’idea di Gianfranco Scorrano.

a cura di Andrea Turchi (andreaturchi@hotmail.com)

L’incedere inesorabile dell’età mi ha fatto arrivare quest’anno all’olmio, uno degli elementi appartenenti alle terre rare. È da un po’ di anni che staziono nella riga di questi metalli: a Dio piacendo, ne uscirò tra quattro anni.

È piacevole appartenere alle terre rare, quasi un segno distintivo, anche se rari questi metalli non sono quasi per nulla: per esempio, il cerio è abbondante come il rame, mentre il mio olmio (1,2 ppm nella crosta terrestre; fonte http://www.periodictable.com/Properties/A/CrustAbundance.html) è più abbondante dell’arcinoto antimonio.

Però il vero segno distintivo sta nell’essere ‘fuori schema’ nel sistema elaborato dal grande Mendeleev: i 15 elementi si trovano tutti aggruppati in un’unica supercasella (quella dei lantanidi) che si espande in calce alla tavola periodica stessa. Un gruppo omogeneo, una conventicola di elementi tanto simili nelle proprietà chimiche da trovarsi immancabilmente uniti nei medesimi minerali: è lì che sono stati infatti trovati uno alla volta, a iniziare dal gadolinio, individuato all’inizio del XIX sec. da Johann Gadolin.

lantanidi

L’olmio, che mi accompagnerà ancora per qualche mese, fu individuato al termine di una strepitosa catena di separazioni tra ossidi minerali molto simili, ognuno dei quali fu poi battezzato come elemento singolo: si era intorno alla metà di quel secolo, nel momento di più straordinario fulgore della chimica analitica inorganica classica. Nel 1843, il chimico e mineralogista svedese Carl Gustav Mosander, dopo aver separato l’ittria da altre terre (ceria, lantana e didimia), scoprì che questa era a sua volta composta da almeno 3 terre: una incolore , l’ittria stessa, una rosata, la terbia e una gialla, l’erbia. A sua volta, Jean Charles Galissard de Marignac, un chimico svizzero, scoprì che l’erbia conteneva a sua volta un’altra terra, l’itterbia. Theodor Cleve, geologo, botanico e chimico svedese (quando ancora si poteva essere tutto questo insieme), scoprì che l’erbia, anche dopo la separazione dall’itterbia (che a sua volta conteneva la scandia…), non era un ossido puro in quanto la massa molecolare non risultava costante. Così risolse l’erbia nei suoi tre costituenti: l’erbia medesima, la tulia, l’olmia. Ma, ça va sans dire, l’olmia individuata da Cleve non era pura e poteva essere risolta in due frazioni: l’olmia stessa, finalmente ossido puro!, e la disprosia.

300px-Holmium2

Olmio Numero atomico=67

Nel frattempo, analizzando spettroscopicamente le terre rare, il francese Jacques-Louis Seret aveva individuato una pattern di righe che non corrispondevano a nessun elemento sconosciuto, e che si mostrarono sovrapponibili a quelle dell’olmio scoperto da Cleve. Così, in un ideale passaggio di mano tra analitici (Cleve) e spettroscopisti (Seret) nella scoperta degli elementi alla fine dell’Ottocento, l’olmio fu individuato come elemento e battezzato da Cleve, in onore della sua città natale, Stoccolma, Holmia in latino.

Così l’olmio, nel 1878, entrò, a far parte della schiera degli elementi delle terre rare, talvolta associato al sottogruppo (con erbio, tulio, itterbio e lutezio) dell’ittrio[1], che raggruppa le terre rare dal comportamento basico più debole.

Non mi dilungo sulle proprietà dell’olmio, facilmente reperibili in rete. Basti l’aspetto bianco-argento, che è possibile preservare solo a bassa temperatura e in ambiente asciutto, altrimenti il metallo forma un ossido che vira verso un brutto giallo. Il punto di forza del mio elemento è il momento magnetico, uno dei più alti tra i metalli, se non il più alto. Per questo l’olmio trova applicazione nella produzione di intensi campi magnetici e nei laser microonde, utilizzati in medicina, per esempio, nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna. L’ossido, giallo come si è detto, è usato nei filtri colorati per la standardizzazione in spettrofotometria.

[1] Da notare che l’ittrio, n.a. 39, non appartiene al gruppo dei lantanidi ma è associato e accumunato alle terre rare per comportamento chimico e per associazione mineralogica.

One thought on “Quest’anno sono Olmio.

  1. Bellissimo questo articolo. Vorrei segnalare una chicca … che a proposito dell’atmosfera di Marte , in un noto quotidiano , si dice contenente il 2,5% ( vero ) di Nitrogeno. Chiara la traduzione forse di un articolo in inglese, ma in italiano si dice AZOTO !!!

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