Quest’anno sono zolfo!

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

Continuiamo la serie di post sugli elementi con il medesimo numero atomico dell’età di chi ne parla, da un’idea di Gianfranco Scorrano.

a cura di Mauro Icardi

A mia figlia Alessia.

L’idea di parlare di elementi della tavola periodica collegando il numero atomico con l’età di una persona è estremamente stimolante. Sedici sono gli anni che mia figlia ha compiuto lo scorso mese di Luglio. Sedici il numero atomico dello zolfo. Mia figlia Alessia ha gradito ed apprezzato l’iniziativa e la dedica di questo articolo.zolfo

Lo zolfo però ricorda atmosfere sataniche. Da sempre nell’immaginario collettivo quando si parla di diavolo lo si associa all’odore dello zolfo che il tetro signore degli inferi lascerebbe come traccia del suo passaggio. Lo zolfo richiama alla mente quella splendida ed affascinante isola che è la Sicilia. Ricordi che nel mio caso si legano a vecchi film in bianco e nero dove le solfare siciliane sono parte dell’intreccio narrativo. Film quali “Il cammino della speranza” e “In nome della legge” entrambi diretti da Pietro Germi. Nel primo film alcuni minatori siciliani si barricano all’interno di una solfara per cercare di impedirne la chiusura. Ma sono costretti ad interrompere la loro lotta per non morire asfissiati. Riportati in superficie si troveranno costretti ad emigrare venendo ingannati da un personaggio soprannominato “Ciccio Ingaggiatore” che si offre di portarli in Francia per trovare lavoro, ma li abbandonerà appena saranno arrivati in treno a Roma. Importante la collocazione temporale. Per le leggi del tempo (il film è ambientato nei primi anni del secondo dopoguerra) questi spostamenti erano proibiti. Quindi i minatori siciliani dovranno muoversi in clandestinità. L’ingaggiatore pretende 20.000 lire del tempo a persona per accompagnarli fino al confine francese. Per entrare in Francia dovranno  percorrere sentieri alpini per evitare le guardie di confine. Per pagarsi il viaggio dovranno vendere i pochi mobili che possiedono. Dopo molte peripezie solo alcuni di essi riusciranno a raggiungere la Francia, la loro terra promessa. Un film che dovrebbe farci riflettere guardando oggi i tanti migranti che vediamo intraprendere lo stesso cammino della speranza diretti in Europa. Nel secondo film la solfara è soltanto evocata, ma anche qui c’è un eco delle tensioni sociali del tempo. Un giovane pretore interpretato da Massimo Girotti inviato in un piccolo paese dell’entroterra siciliano si scontrerà non solo con la mafia, ma anche con un notabile del luogo il barone lo Vasto che è intenzionato a chiudere una solfara. Quasi sul punto di rinunciare all’incarico come il già ha fatto il suo predecessore per il clima di omertà ed ostilità che lo circonda, sceglierà di rimanere al suo posto dopo l’uccisione di un giovane ragazzo: Paolino l’unico in tutto il paese che gli era stato amico e non gli aveva mostrato avversione e ostilità.

  zolfo1

Sappiamo che lo zolfo è molto abbondante, sappiamo che è un componente essenziale di due aminoacidi, la cisteina e la metionina e quindi presente in molte proteine. L’etimologia della parola zolfo rimanda a tempi antichi. Citato nella storia biblica della genesi probabilmente deve il suo nome alla parola araba sufra che significa giallo.

Utilizzato per la produzione di acido solforico il cui consumo per molto tempo è stato visto come l’indice dell’industrializzazione di uno stato.

Fu proprio la produzione dell’acido solforico a dare un grande impulso allo sfruttamento dei giacimenti di zolfo presenti in buona parte della Sicilia, insieme alla produzione di soda con il metodo Leblanc.

Nel 1830 dalla Sicilia vennero esportate circa 35.000 tonnellate di zolfo destinate alle fabbriche di Marsiglia. Ma la concorrenza delle piriti e la messa a punto del metodo Solvay per la produzione della soda provocarono la crisi dello zolfo siciliano. Che veniva anche penalizzato per il maggior costo di trasporto rispetto alle piriti estratte nel centro Italia data la carenza di infrastrutture dell’isola.

A rilanciare lo zolfo siciliano sarà una malattia delle piante, l’Oidio un fungo parassita che devastò i vigneti di tutta Europa. La soluzione per prevenirne la diffusione fu irrorare i vigneti con zolfo in polvere. Questo mi riporta ai ricordi dell’infanzia, quando curiosavo a casa dei tanti parenti viticoltori, dai nonni agli zii che vivevano e continuano a vivere nel basso Monferrato nella zona di Acqui Terme. Insieme alla soluzione blu di solfato di rame ero incuriosito dalla polvere di zolfo che usciva dal soffietto della solforatrice a spalla. Peronospora e oidio combattuti con solfato di rame e zolfo. Anche da queste cose nacque la mia curiosità per la chimica. Ma era la curiosità tout court a portarmi a scovare vecchie solforatrici a soffietto che trovavo nelle soffitte o nei porticati, insieme a tanti altri attrezzi agricoli del passato. E questi sono davvero ricordi velati di una dolce nostalgia.

zolfo2

Tornando alla zolfo e alla Sicilia non credo si debba dimenticare di parlare delle terribili condizioni di lavoro, al limite del disumano in cui erano costretti a lavorare i minatori. Spesso nudi per resistere al calore all’interno delle miniere in una imbarazzante promiscuità, nè dei tanti bambini (i carusi) che lavoravano insieme agli adulti praticamente dall’alba al tramonto.

In una bellissima novella di Pirandello intitolata “Ciaula scopre la luna” il protagonista è proprio un caruso che lavora e vive praticamente sempre all’interno della miniera. Una sera uscito all’aperto guarda in alto e vede la luna in cielo per la prima volta. E ne rimane talmente estasiato da scoppiare a piangere.

Questa la bellissima parte finale della novella:

zolfo3

Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento.
Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna.
Sì, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna?
Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva.
Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna… C’era la Luna! la Luna!
E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore.

Nel 1894 viene sviluppato il metodo Frasch che utilizza acqua e vapore per emulsionare lo zolfo e spingerlo in superfice tramite elevata pressione. In pratica un pozzo non di petrolio ma di zolfo. Questa tecnica che riduce drasticamente i costi di estrazione condanna pian piano alla definitiva chiusura le miniere siciliane.

A partire dal 1975 varie leggi hanno portato alla chiusura delle miniere siciliane. Oggi non ne rimane nessuna in attività. Rimangono disseminate nel territorio siciliano. Una grande rete che rappresenta un museo unico di archeologia industriale e di storia di vita dei minatori. E anche dello zolfo.

7 thoughts on “Quest’anno sono zolfo!

  1. Buongiorno a tutti. Mi permetto di richiamare all’attenzione dei Lettori qualche altra opera ispirata alle condizioni di lavoro dei minatori siciliani.
    Innanzitutto: un film. “La discesa di Aclà a Floristella”, di Aurelio Grimaldi (1992), che racconta l’ambiente violento della miniera attraverso gli occhi del caruso Aclà, venduto dal padre e oggetto di abusi.
    Un’opera pittorica sul tema della miniera di zolfo è stata realizzata da Guttuso ed è conservata presso il Museo “Rimoldi” a Cortina d’Ampezzo (BL).
    Pirandello descrive il dramma della vita in miniera anche nell’incipit della novella “Il fumo” – con riferimento ai danni provocati dalle esalazioni dei calcaroni sulla vegetazione circostante, in particolare sugli oliveti.
    Un bellissimo audiovisivo, “Sicilia – memorie di miniera”, è stato realizzato dal dott. Arcangelo Curti in occasione del gemellaggio “minerario” tra Agordo (BL) e Caltanissetta, celebrato nel 2007 anche con una mostra sulle miniere di Sicilia ospitata presso i vecchi forni fusori della Miniera di Valle Imperina (presso Agordo) – ora sala esposizioni. Cordiali Saluti.
    Marco Capponi

  2. Segnalo, invece, che lo zolfo attualmente viene recuperato da petrolio, attraverso il processo Claus che converte tutte le sostanze solforate contenute in acido solfidrico e quindi in zolfo elementare. Questa risulta essere, insieme al gas naturale, la principale fonte di approvvigionamento. Per quanto riguarda lo zolfo di miniera, esiste una miniera in Polonia, una in Medio Oriente e in Sud America (quest’ultima in esaurimento). Il metodo Frasch è proprio impiegato per il recupero dello zolfo in queste miniere.

  3. E non dimentichiamo gli zolfanelli, forse la più diffusa rappresentazione dello zolfo, di cui tutti abbiamo fatto esperienza. Anch’essi vittima delle norme comunitarie, in nome della riduzione delle piogge acide. Una bella rievocazione è stata fatta da Nascimbeni sul Corriere di oltre 20 anni fa: http://archiviostorico.corriere.it/1992/dicembre/15/addio_vecchi_zolfanelli_inquinano_co_0_92121515477.shtml
    Nel nord Italia si usavano quelli prodotti dalla Saffa di Magenta (MI). L’archivio storico di questa azienda è stato in parte recuperato per volontà del suo ultimo direttore generale, PIetro Molla, marito di quelle Gianna Beretta Molla, dichiarata Santa nel 2004. Altro che fumi del diavolo!
    Una mostra sul patrimonio storico della Saffa è tuttora in corso a Magenta, dove è visitabile liberamente fino a domenica 25 ottobre.

  4. Pingback: Noterelle di economia circolare. | il blog della SCI

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