6 domande ai candidati presidenti.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Claudio Della Volpe

In questo periodo sono in corso le operazioni che porteranno alla elezione del nuovo Presidente della SCI; i due candidati fra i quali i soci chiamati a scegliere sono una donna Angela Agostiano e un uomo Alberto Albinati. La scelta consentirà al candidato di affiancarsi per un anno al presidente in corso per meglio svolgere poi il proprio ruolo.

Più che presentare ufficialmente i due soci, il blog vorrebbe, come è sua tradizione, stimolare un dialogo sui temi sui quali la SCI si troverà ad agire nel futuro e sui quali il nuovo presidente dovrà quindi fattivamente operare.

Per questo motivo presentiamo qui una intervista ai due candidati; le domande sono state formulate su una proposta di temi partita dalla redazione del blog. Ringraziamo i due candidati per il tempo e l’impegno che ci hanno dedicato.

Domanda 1): Nel 1896, quando si festeggiarono i 70 anni di Cannizzaro fra i chimici italiani c’era solo una donna, la prof. Bakunin; oggi abbiamo la possibilità, sia pur per la prima volta di eleggere una presidente donna per la SCI; cosa pensa dei problemi di genere nella Scienza, problemi che specie negli ultimi anni sono venuti spesso alla ribalta proprio nel mondo della Chimica e possono essere sintetizzati nel termine “tetto di cristallo”; il tetto di cristallo esiste ancora in Chimica?

s200_angela.agostiano Il fatto che siano più uomini che donne che vogliono occuparsi di scienza è senza dubbio un pregiudizio. Basta guardare il numero degli iscritti o dei laureati a corsi di laurea come chimica, fisica, matematica per rendersi conto che il numero delle donne è superiore a quello degli uomini. E’ certamente vero però che un problema di genere esiste se si guarda alla possibilità di far carriera. Oggi la stragrande maggioranza delle posizioni apicali è occupata da uomini. Il numero di donne che raggiungono posizioni di rilievo sta progressivamente aumentando, ma la cinetica del processo è talmente lenta da far ipotizzare che ci vorranno non meno di venti anni per colmare il divario. Credo che ci debba far rifletter il fatto stesso che io sia stata la prima donna a ricoprire il ruolo di vicepresidente della SCI (ed oggi a candidarsi per la presidenza), nonostante le donne rappresentino circa la metà dei suoi iscritti.

Nonostante la mia esperienza personale mi porti a dire che più che con ostacoli oggettivi legati al fatto di essere donna ho dovuto fare i conti con l’assenza di strutture e servizi che mi permettessero di inserire il lavoro nella mia vita privata senza corse, ansie o condizionamenti, è obbiettivamente vero che il tetto di cristallo ancora esiste, ed il suo sfondamento non può che passare attraverso un cambiamento delle regole del gioco, con l’abbandono del metodo della cooptazione per passare a quello della valutazione trasparente del merito. Credo però che il raggiungimento delle pari opportunità nella carriera non debba significare necessariamente un adeguamento a modelli maschili: io ho sempre preferito il concetto di autorevolezza a quello di autorità.

alberto albinati

Vorrei per prima cosa ricordare il ruolo del Presidente della SCI che è quello di coordinare ed indirizzare le attività della Società che vengono svolte attraverso le divisioni, gli organi periferici, i Tavoli di Lavoro e le commissioni. Tutte le iniziative vengono discusse e rese operative dal Consiglio Centrale. Senza questo prezioso lavoro sarebbe inimmaginabile affrontare i molteplici temi di cui la SCI si occupa.

Negli ultimi decenni si è osservato un incremento notevole delle iscrizioni femminili ai corsi di chimica: da una percentuale, in molte sedi, del 10-20% negli anni sessanta, attualmente siamo oltre il 50%. Evidentemente è cambiato in modo drastico la percezione del ruolo della donna nella società e del suo inserimento nel mondo del lavoro anche se questo spesso ha portato ad un difficile equilibrio tra i diversi ruoli. Nella SCI fortunatamente è presente una numerosa e preziosa componente femminile nelle Divisioni, nei Gruppi Interdivisionali nelle Commissioni, componente che è aumentata rispetto al passato e certamente aumenterà. Sono convinto che il problema “dei tetti” sia purtroppo ancora presente in molte realtà ma che la SCI rappresenti un buon esempio (certamente migliorabile come ovvio) di rappresentatività che permette di scegliere non in base alla necessità di raggiungere “quote rosa” ma alle capacità delle persone.

Domanda 2): L’aggettivo “chimico” ha nel linguaggio comune una valenza negativa; questo probabilmente dipende dal fatto che il grande pubblico, al di là della diffusa ignoranza di merito non riesce a distinguere e separare le responsabilità della scienza da quelle di chi la applica nell’economia e nella produzione; cosa potrebbe fare una società scientifica per contribuire a superare questo problema? Come separare le  responsabilità di scienziati, professionisti o insegnanti da quelli che per motivi spesso di profitto inquinano o usano comunque male delle risorse?

s200_angela.agostianoPenso che tutte le discipline scientifiche soffrano del problema di una cattiva pubblicità derivante da un uso distorto dei risultati delle proprie ricerche. Alcune volte è anche doveroso riconoscere che si sono fatti degli errori che hanno avuto conseguenze molto negative e suscitato sospetto o diffidenza. La chimica forse più delle altre soffre di questo problema, perché ritenuta responsabile di inquinamento, sofisticazione di cibi, uso di concimi in agricoltura, tutti temi che colpiscono da vicino la sensibilità della gente. Contribuisce certamente alla diffusione di questa immagine negativa la poca chimica che è insegnata nelle scuole ma anche la poca correttezza dell’informazione che arriva attraverso i mezzi di comunicazione. Curare e promuovere l’immagine e la cultura della chimica deve rappresentare la missione di una società scientifica come la SCI, articolata strutturalmente al suo interno per un confronto continuo tra tutte le professioni su tutte le tematiche disciplinari. E’ importante però che l’attività non si sviluppi solo al suo interno. Quanto conti oggi non solo lavorare sui contenuti della didattica, ma anche appassionare ed entusiasmare i giovani lo dimostra il crescente successo dei giochi della chimica, costante terreno di confronto con le scuole a livello territoriale. Penso che la SCI abbia già e debba ulteriormente sviluppare gli strumenti per promuovere il ruolo della chimica verso la società civile e la politica, attraverso interventi puntuali e comprensibili su tutti i mezzi di comunicazione ed attraverso l’organizzazione di congressi ed iniziative divulgative aperte. Intervenire correttamente e proporre soluzioni puntali su tutti i temi, sia quelli legati alla vita di tutti i giorni sia quelli legati alle grandi sfide sociali, è a mio parere l’arma migliore per rafforzare e rendere credibile la comunità dei chimici.

alberto albinati In genere il grande pubblico e molta stampa percepiscono la chimica e in particolare l’industria chimica come un pericolo per l’ambiente, nonostante la ricerca scientifica in ambito chimico abbia sviluppato nuovi materiali che hanno portato ad un miglioramento della qualità della vita, ad applicazioni favorevoli all’ambiente e a risolvere problemi legati alla salute. Problemi quali la gestione dei rifiuti, il riciclo, l’efficienza energetica sono stati affrontati ottenendo buoni risultati proprio grazie alla ricerca chimica. Comunicare la corretta distinzione tra l’ottenere risultati scientifici (il “progresso scientifico”) e la responsabilità di un uso improprio o dannoso degli stessi, è un problema complesso che ha origini nella mancanza di cultura scientifica nella società italiana; non è facilmente risolvibile se non attraverso l’insegnamento nella Scuola, che formi una cultura scientifica di base, e una comunicazione riguardante la scienza accurata che deve raggiungere il grande pubblico in modo efficace. Il ruolo che la SCI può avere è quello di pubblicizzare gli aspetti positivi della ricerca scientifica, particolarmente quella chimica, rivolgendosi al pubblico non specializzato con l’organizzazione di seminari e conferenze sia in occasione dei Congressi SCI che con iniziative sul territorio e cercando di essere strumentale nel miglioramento della qualità della comunicazione scientifica da parte dei media. Molte iniziative sono state già messe in atto, dalle Divisioni e Sezioni, che dovranno non solo continuare ma aumentare. La collaborazione con l’Ordine dei Chimici è poi fondamentale come dimostrato, ad esempio, dal successo delle iniziative per l’EXPO.

Domanda 3): L’insegnamento della Chimica è oggetto di molte discussioni relative a metodi e ai contenuti; quale è la sua idea a riguardo? L’insegnamento della Chimica deve essere fatto dai Chimici? L’insegnamento della Chimica deve contenere riferimenti alla storia e quanti? L’insegnamento della Chimica quando dovrebbe cominciare? Insomma quali aspetti di questa tematica riterrebbe doveroso affrontare da parte della SCI?

s200_angela.agostianoLe tematiche relative all’insegnamento della chimica   devono e sono già tutte affrontate e continuamente oggetto di dibattito all’interno della SCI, attraverso il lavoro della divisione di didattica. L’argomento è veramente complesso, perché si intrecciano problematiche di natura culturale ed educativa in continua evoluzione che devono essere risolte in presenza di situazioni pregresse e consolidate di posti di lavoro e di una continua riduzione delle risorse. Inoltre la differenza di impostazione tra istituti tecnici e licei, rende quasi impossibile una risposta univoca a tutti i problemi. E’ quindi necessaria una continua interlocuzione con il mondo della scuola, i tavoli ministeriali ed i nostri rappresentanti all’interno del CUN. Personalmente sono sempre stata convinta che la conoscenza della disciplina non è da sola sufficiente a garantire la bontà di un insegnamento, ma è una condizione imprescindibile per poter trasferire agli studenti gli strumenti per elaborare criticamente le loro conoscenze. Credo anche che inquadrare storicamente quello che si insegna serva moltissimo a caratterizzare la specificità di una disciplina rispetto ad un’altra ed anche a meglio comprenderne il linguaggio. Proprio perché la chimica è chiave di lettura di tutti i fenomeni naturali, penso che il suo studio debba e possa cominciare con un approccio certamente sperimentale già dai primi anni del percorso educativo di ogni studente.

alberto albinati E’ non solo auspicabile ma fondamentale che tutti i corsi di insegnamenti chimici nei vari indirizzi scolastici debbano essere insegnati da chimici e per quanto possibile essere accompagnati da esperienze pratiche (laboratorio). Vi sono poi vari modi per facilitare l’apprendimento di questa materia, considerata spesso ostica dagli studenti; per esempio, l’insegnamento della chimica negli istituti di istruzione secondaria potrebbe essere organizzato a moduli, con moduli fruibili a partire dal 1° anno, integrare le lezioni con “applicazioni elettroniche” o privilegiare un approccio “problem solving” rispetto alle lezioni frontali. La SCI si occupa attivamente di questi problemi attraverso la Divisione di Didattica Chimica ma dovrà sempre più aprirsi al mondo della scuola ed ai suoi problemi.
I riferimenti storici sono importanti sia per ricordare gli scienziati come persone reali che per descrivere il percorso fatto per arrivare a teorie e a scoperte che non nascono nel vuoto ma sono influenzate da un ben preciso contesto storico-culturale e sociale. La natura e la “quantità” di questi “cenni storici” possono però essere solo decisi dal docente. Sarebbe poi auspicabile riuscire, ma è un progetto a lungo termine, ad arrivare ad un insegnamento di Storia della Chimica analogamente a quanto avviene, per esempio, con il corso di Storia della Fisica. La presenza di conferenze di carattere storico nei Congressi SCI (come avvenuto per esempio all’ultimo Congresso SCI) e divisionali è senz’altro una lodevole “abitudine” da incoraggiare.

Domanda 4): C’è una enorme valenza della storia della Chimica e del suo valore sia didattico che culturale e sociale, riguardo agli effetti della nostra disciplina nella vita dell’uomo; eppure non esiste un museo o un riferimento comunque vogliamo chiamarlo della nostra disciplina e delle sue applicazioni; esistono molte iniziative a riguardo, ma spesso non coordinate fra di loro; la scuola e l’università non si avvalgono di questo supporto o almeno in modo non sistematico; non ritiene che occorrerebbe fare qualche intervento in questo campo?

s200_angela.agostianoSono convinta che la conoscenza di ogni disciplina sia strettamente correlata con la conoscenza della sua storia. Questo è tanto più vero per la chimica, a causa dello stretto legame che lega la sua storia a quella dell’avanzamento della conoscenza e dello sviluppo economico e sociale. Stimolare la curiosità di uno studente portandolo a comprendere come si è evoluta nel tempo la materia che sta studiando è inoltre un formidabile strumento didattico. Ci sono certamente dei luoghi, come alcuni musei o cittadelle della scienza, in cui ci si può avvicinare alla conoscenza della storia della chimica, ma penso che la SCI dovrebbe sostenere iniziative volte alla creazione di luoghi dedicati a raccogliere documenti e testimonianze dello sviluppo della nostra disciplina, ed anche a collegare l’enorme patrimonio esistente presso le università (ma non solo) e renderlo accessibile facilmente a chi la chimica la studia e a chi la chimica la insegna o semplicemente a chi la vuole conoscere meglio. Ovviamente questo lavoro necessita della disponibilità di risorse umane ed economiche e di una progettualità che possa consentire l’accesso a finanziamenti ministeriali appositi, ma sarebbe culturalmente rilevante intraprendere azioni in tale senso e credo che la SCI abbia al suo interno le competenze necessarie per portarle avanti.

alberto albinati Esistono diversi musei della chimica associati alle università, ad esempio università di Firenze, Roma, Genova, “Ciamician” di Bologna, che raccolgono i materiale, le esperienze, i documenti dello sviluppo della chimica nel tempo. Certamente una rete che coordini queste iniziative sarebbe auspicabile così come il reperimento di finanziamenti ad hoc per il mantenimento del patrimonio scientifico in essi custodito. Per raggiungere l’obiettivo è necessario la disponibilità di soci a lavorare ad un progetto “musei” ed adeguate fonti di finanziamento.

Domanda 5): Ci sono almeno due temi ricorrenti in cui la nostra disciplina viene coinvolta come “responsabile” primaria: l’inquinamento ambientale e le tematiche del riscaldamento globale e dall’altra quello della crisi delle risorse; la nostra società spesso non si schiera apertamente a riguardo, basti pensare agli articoli di CI che ancora difendono una visione dei cambiamenti climatici come dovuti all’effetto del Sole o a cause non ben chiare, invece che all’azione dei gas serra prodotti dalla nostra produzione industriale ed agricola; cosa pensa di questi due temi: ambiente  e risorse, in rapporto al ruolo della Chimica?

s200_angela.agostianoCredo che l’approccio giusto per affrontare questi temi sia quello che la SCI ha già proposto in occasione della conferenza organizzata nel Novembre del 2014 a Roma dal titolo “Chemistry for the Future of Europe – Energy, Food, Environment” dove congiuntamente al Consiglio Nazionale dei Chimici ed all’ European Association for Chemical and Molecular Sciences” ( EUCHEMS), sono stati analizzati i vari e fondamentali contributi che i chimici possono dare per rispondere alle grandi sfide che l’umanità si trova ad affrontare nel campo dell’energia, del cibo e dell’ambiente, cercando di trovare univocamente risposte adeguate sotto il profilo tecnico e rilevanti sotto il profilo etico. Credo che la consapevolezza che noi tutti dovremmo avere dello stretto collegamento esistente tra l’attuale modello di sviluppo, legato ad uno sfruttamento intensivo delle risorse, ed i cambiamenti climatici ed ambientali, debba necessariamente portare ad assumerci la responsabilità di dare un contributo concreto alla creazione ed attuazione di un modello alternativo basato sulla riduzione dei consumi e la sostenibilità ed il controllo dei processi, che oltretutto, nel lungo termine è anche l’unico che possa anche rappresentare un modello alternativo di sviluppo economico.

alberto albinati Credo di avere già in parte risposto nel punto (2). Vorrei però sottolineare che la SCI è una società scientifica il cui dovere è quello di fornire evidenze scientifiche, dati obiettivi ed essere un tramite di discussione, non quello di formare “schieramenti”. Mi sembra comunque che sulle cause del riscaldamento globale antropogenico vi sia una posizione condivisa dalla comunità scientifica, dalle maggiori società scientifiche e la SCI non è un’eccezione. La Chimica e l’Industria sta svolgendo un rilevante ruolo culturale per i soci ed è un importante mezzo di interazione con l’ordine dei chimici (ora che le due riviste CI ed” Il chimico Italiano”, sono un unico volume) e deve essere un luogo dove possano avvenire discussioni scientifiche, il che vuol dire anche ospitare voci critiche.
Ambiente e Risorse sono due temi fondamentali per la stessa sopravvivenza della società e temi fondamentali per le Divisioni ed i Gruppi Interdivisionali della SCI.

6) Come vede il futuro della SCI? Cosa pensa del rapporto con gli ordini professionali? La SCI del futuro quale ruolo potrà svolgere per unificare (se lei pensa che debba farlo) chi lavora nella ricerca, nella scuola, nell’industria?

s200_angela.agostianoPenso che il futuro della SCI sia strettamente correlato alla sua capacità di rappresentare un luogo di incontro e di confronto fra diverse anime, sia per quel che riguarda il mondo della ricerca, nelle Università e negli Enti pubblici, che per il mondo delle professioni, nelle industrie e nei laboratori. Credo sia anche indispensabile un rafforzamento della sua presenza a livello internazionale, perché le principali direttrici di sviluppo scientifico, tecnologico e normativo vengono ormai elaborate e formalizzate in ambiti sovranazionali. Mantenere uno stretto rapporto di collaborazione e confronto con organizzazioni che aggregano settori più o meno estesi ma significativi di chimici come l’Ordine dei Chimici e Federchimica è non solo auspicabile , ma strettamente necessario anche per la programmazione di una didattica che possa offrire migliori possibilità ai nostri laureati nel momento in cui si affacciano al mondo del lavoro.

La SCI per la sua articolata organizzazione sia a livello territoriale che disciplinare, può e deve ambire a diventare la voce da interpellare a livello nazionale per tutto quello che riguarda la chimica, capace di dialogare con le Istituzioni elaborando proposte credibili e condivise e di influenzarne le decisioni.

alberto albinati La SCI dovrà essere il punto di riferimento per tutti i chimici italiani non solo nell’università ma nell’industria, nel CNR, nella professione e nella scuola. E’ necessario che la SCI aumenti il numero di iscritti ottenendo così una migliore rappresentatività di tutte le componenti, industria, scuola, professione ed università; una SCI più numerosa vuol dire un interlocutore più autorevole sia a livello nazionale che internazionale. Molto importante sarà continuare, per esempio, a rafforzare la cooperazione con gli ordini professionali attraverso tavoli di lavoro con rappresentanti dell’università e della professione su tematiche legate alle formazione ed iniziative comuni o con l’industria sulla ricerca e sulla formazione universitaria; alcune iniziative per altro sono già iniziate con successo.
Un traguardo importante per la SCI dovrà essere quello di favorire l’aggregazione di ricercatori o gruppi di ricercatori (universitari e non) attorno a progetti ed obiettivi di ricerca comuni e facilitare le interazioni con le imprese in modo da raggiungere quella massa critica necessaria per competere con successo nei finanziamenti europei.

7 thoughts on “6 domande ai candidati presidenti.

  1. Desidero segnalare al Comitato di Redazione del Blog che i candidati alla Presidenza della Società Chimica Italiana sono i due Vice Presidenti in carica, docenti con una storia professionale e di impegni istituzionali nell’ambito della SCI che merita il dovuto rispetto. Inviterei pertanto ad usare una corretta e rispettosa introduzione dei due candidati, evitando una terminologia che appare velatamente (o volutamente?) sessista.
    Raffaele Riccio
    Presidente SCI

    • Ringrazio il prof. Riccio per la dovuta precisazione; i due candidati non sono stati scelti a caso fra i passanti, ma sono gli attuali vicepresidenti; data la mia natura irruenta, sessista e sopra le righe avrei potuto dare il sospetto che i candidati fossero stati scelti a caso; non è così; ribadisco che sono due docenti universitari e attuali vicepresidenti. Inoltre mettere in evidenza (nell’introduzione) che si contrappongono “una donna e un uomo” potrebbe far pensare che questo sia uno degli aspetti determinanti. Che la scelta tra i due possa essere guidata dall’appartenenza al sesso maschile o femminile. Quando invece è auspicabile vada fatta sulla base della storia e della valutazione delle capacità dei singoli candidati. Ora è chiaro dalla nostra storia quasi secolare che finora solo perchè, del tutto casualmente, non c’erano state donne all’altezza, solo per questo non c’erano mai stati nè candidati donna o nè presidenti donna e male ho fatto a sottolineare che finalmente, avendone trovata casualmente una, per la prima volta da 100 anni solo oggi possiamo scegliere un presidente indipendentemente dal sesso ma solo sulla base delle sue capacità; me ne scuso vivamente con i lettori.

  2. La domanda n. 5 che Claudio Della Volpe (CDV) ha rivolto ai due Candidati alla Presidenza contiene un’affermazione che lascia perplessi. Riferendosi all’inquinamento ambientale, alle tematiche del riscaldamento globale e alla crisi delle risorse, CDV scrive che “la nostra Società spesso non si schiera apertamente a riguardo, basti pensare agli articoli di CI che ancora difendono una visione dei cambiamenti climatici come dovuti all’effetto del Sole o a cause non ben chiare, invece che all’azione dei gas serra prodotti dalla nostra produzione industriale ed agricola”. Premesso che le sue preoccupazioni in merito all’inquinamento ambientale, al GW e all’esaurimento delle risorse sono più che giustificate, non mi pare condivisibile l’aperta critica che rivolge all’Organo Ufficiale della Società (La Chimica e l’Industria). Tra l’altro, CDV ha il privilegio di firmare una rubrica fissa sulla Rivista, colpevole, secondo lui, di non “schierarsi” abbastanza. Le questioni che preoccupano CDV sono così complesse e hanno risvolti economici e sociali di tale rilevanza che alcuni di noi preferiscono assumere una posizione più sfumata, non arruolarsi in partiti contrapposti e rimanere aperti al confronto anche con opinioni divergenti da quelle di CDV. Questo non vuol dire essere rinunciatari o disimpegnati, significa semplicemente essere consapevoli del fatto che convincere è meglio che imporre. Mi auguro che il nostro Giornale continui a lasciare spazio anche a chi la pensa diversamente da CDV e preferisce il ragionamento all’invettiva. La contrapposizione fra il Blog (detto della SCI) e la nostra Rivista su questioni così serie è solo fonte di confusione.

    • Anzitutto vorrei chiarire che le domande sono state scritte da me ma sottoposte al vaglio della redazione, prima di essere inviate. Ciò detto, e’ vero come dice Marco Taddia che ho una rubrica regolare su CI da vari anni; è una rubrica generale di 1 pagina che si chiama La chimica allo specchio, come la chimica vede il mondo e come il mondo vede la chimica; ora in un totale di massimo 10 pagine all’anno non vorrei solo rispondere alle, come dire, imprecisioni, che alcuni pubblicano in altre parti del giornale. Tuttavia come forse Taddia ricorda negli anni passati abbiamo avuto parecchi originali colleghi, e ne abbiamo ancora, che scrivono contro il GW senza essere loro stessi climatologi o studiosi del tema. Per esempio qualcuno ricorderà Franco Battaglia: All’epoca ho raccolto gli interventi di altri colleghi climatologi e abbiamo risposto ripetutamente per far vedere come quelle posizioni fossero sbagliate e scorrette. Ad un certo punto mi fu detto che CI dopo tutto non era una rivista di climatologia. Sospesi gli interventi nel merito. Ma cosa avvenne? Scrissero di seguito per presentare le loro originali posizioni altri non esperti di climatologia. Nicola Scafetta per esempio, poi abbiamo avuto Sergio Carrà, anche nell’ultimo numero di CI e infine il caso apodittico di Salvatore Mazzullo (raccontato sul nostro blog http://wp.me/P2TDDv-1Rm) ; come si fa a rispondere a una tal massa di “inesattezze” od opinioni personali con poche pagine? Nè sarebbe giusto usare una rubrica per farlo. Come fa un giornale di una società scientifica a sopportare una tal massa di inesattezze difese da non specialisti? Fra l’altro non ho mai potuto rispondere a Sergio Carrà perché fui scongiurato di non farlo; mi fu chiesto di addossare la critica a Trifirò; lo feci con rammarico. L’idea che sia giusto accogliere posizioni divergenti dovrebbe trovare un sano contraltare nel fatto che tali posizioni siano vagliate da una redazione esperta del tema; non mi risulta. In definitiva qua non si tratta di convincere, non è il ruolo nè della nostra rivista nè della mia rubrica; si tratta di non dare spazio a posizioni NON SCIENTIFICHE ma contrabbandate per tali con l’avallo di essere presentate su un giornale come il nostro. Sul blog c’è molto spazio per chi non la pensa come me; tu stesso Marco hai avuto la massima libertà di scrivere quel che volevi finchè hai partecipato. E se sei andato via è stato perché avevi chiesto di cassare un commento di un terzo il quale non aveva altra colpa che di aver parlato male del papa sulla rete ma 10 anni prima che il blog iniziasse a pubblicare; mi spiace ma non faccio di mestiere il membro della Santa Inquisizione(proseguo questo commento nella successiva risposta al collega Abbotto)

      • Per scomodare addirittura la Santa Inquisizione bisogna essere davvero a corto di argomenti. Chi mi conosce, sorriderà nel sentire qualcuno che mi paragona a quelli che condannavano al rogo gli eretici, tanto più che, se così fosse, correrei il rischio di dover salire per primo sul patibolo. In realtà le cose sono andate in maniera un po’ diversa da come scrive CDV ma non voglio annoiare i lettori sull’argomento. Credo invece che valga la pena di riflettere sull’accusa che rinnova a “La Chimica e l’Industria”, ossia quella di dare spazio a posizioni non scientifiche. Mi aspetto una parola chiarificatrice dai Vertici della Società Chimica Italiana su questa questione e sul ruolo del Blog della SCI nel dibattito interno alla Società stessa.

  3. Riguardo la domanda n. 5 in cui il collega Della Volpe dichiara che “basti pensare agli articoli di CI che ancora difendono una visione dei cambiamenti climatici come dovuti all’effetto del Sole o a cause non ben chiare, invece che all’azione dei gas serra prodotti dalla nostra produzione industriale ed agricola” osservo solamente che, come coordinatore del G.I. Enerchem sulla CHIMICA delle Energie Rinnovabili e componente del comitato di redazione della C&I, ho sempre avuto ampio spazio all’interno della rivista, incoraggiato dal Vice-Direttore Trifirò, sia con miei propri articoli (gli ultimi nel numero cartaceo di maggio/giugno e in quello Web di ottobre, che invito Della Volpe a leggere) sia con rassegne di eventi nel campo delle energie rinnovabili. Per non parlare di tutti gli altri contributi, dalla green chemistry agli altri argomenti collegati. L’inciso di Della Volpe suggerisce una linea editoriale della rivista che invece non esiste. Quindi suggerirei di essere più attento in queste affermazioni. In altri termini il collega avrebbe forse, più opportunamente, potuto scrivere: “basti pensare agli articoli di CI che promuovono e sostengono una cultura dell’energia rinnovabile anche nel nostro paese”, se l’obiettivo era quello di avere una risposta sull’argomento da parte dei due candidati. Magari invito Della Volpe a farlo in una prossima occasione.

  4. Caro Alessandro riprendo il tema già trattato nella risposta a Taddia; anzitutto chiarisco anche qui che le domande sono state scritte da me ma sottoposte al vaglio della redazione; ciò detto ripeto: su CI sono comparsi negli anni, accanto ad articoli certamente condivisibili anche altri articoli palesemente erronei; i corifei del negazionismo climatico italiano (Battaglia, Carrà, Scafetta, Mazzullo, ma anche altri di cui non ricordo il nome, Pieri mi pare ) si sono succeduti ripetutamente. Avere articoli seri ed altri basati su convinzioni erronee squalifica anche gli articoli seri; quando nello stesso numero uno difende erroneamente il negazionismo climatico e un altro invece esprime cose basate sulle corrette ipotesi dell’IPCC o della climatologia succede che il lettore vada in confusione; la confusione, non nasce come dice Taddia dal fatto che il blog dica diversamente da CI ma che CI accetti al proprio interno posizioni NON SCIENTIFICHE, opinioni personali passate per tesi scientifiche. Ti rimando per questo alle critiche fatte ai vari autori da me su CI o da altri sul blog. Nella scienza non vale il principio che uno vale uno, non nel senso dei giornali o della politica. Uno non vale uno SE NON DIFESO DAI DATI, dalla correttezza dei modelli e delle impostazioni. L’idea che sia corretto accogliere su CI posizioni alternative di non specialisti su temi di importanza sociale quando il non specialista appoggia posizioni considerate erronee dalla larghissima parte della disciplina che si considera avrebbe bisogno almeno di una review di esperti; dubito che ciò sia mai avvenuto per gli articoli degli autori che ho nominato. O si segue la posizione scientificamente fondata oppure si da spazio a posizioni che di fatto difendono interessi di parte. Il blog che coordino è viceversa aperto al confronto AUTOREVOLE. E ha visto varie discussioni per esempio sull’agricoltura, sul glifosato, sul clima, sull’energia; ciononostante quando il vicepresidente di Assocarboni ha citato come autorevoli sul clima le conclusioni di siti americani di religiosi estremisti e negazionisti e li ha considerati fondati possibile che l’unica voce che si è alzata a smentirlo sia stata la mia? Concludo dicendo che qualunque intervento sui temi trattati è gradito; invito quindi Alessandro a scrivere come vuole

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...