Davy e la reticella

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Giorgio Nebbia

Oscurato (è il caso di dirlo) da tanti altri rumorosi eventi, se ne va in silenzio l’Anno Internazionale della Luce, nel quale per inciso cadono duecento anni dell’invenzione di una “lampada” che ha salvato innumerevoli vite di lavoratori e che ha, indirettamente, aperto le porte alla rivoluzione industriale.   Alla fine del Settecento sono state rese pubbliche numerose invenzioni che avevano come protagonista il carbone.

Il carbone fossile, estratto da varie miniere inglesi, francesi e tedesche, sostituì il carbone di legno nella trasformazione dei minerali di ferro in acciaio; in questo modo fu rallentato lo sfruttamento delle foreste, un successo ecologico, quindi; un successo di breve durata perché la crescente richiesta di acciaio comportò un crescente sfruttamento, questa volte, dei giacimenti sotterranei di carbone. Per aumentarne la produzione era necessario spingere l’escavazione a profondità sempre maggiori, in gallerie che venivano allagate da infiltrazione di acqua e nelle quali il ricambio dell’aria era limitato, per cui il carbone poteva essere portato in superficie al prezzo di un lavoro umano faticoso e pericoloso, al buio; si verificavano crolli delle pareti delle gallerie scavate nel fragile fossile, polveri tossiche venivano respirate dai minatori e si verificavano continue esplosioni quando la fiamma delle lampade a olio o delle candele veniva a contato con l’aria delle gallerie.

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« SIR HUMPHRY DAVY Il più famoso figlio di Penzance fu uno dei più grandi scienziati del XIX secolo. Davy nacque a Penzance nel 1778, figlio di un falegname. A 16 anni fece l’apprendista da un dottore del posto, e s’interessò di chimica. Nel 1798 lasciò la città per lavorare in un laboratorio medico a Bristol. Lì scoprì gli effetti benefici del gas esilarante (ossido nitroso) e ne suggerì l’uso anestetico. A 24 anni, Davy era professore di chimica alla Royal Institution. Fondò l’elettrochimica e scoprì 6 nuovi elementi, tra cui potassio e sodio. Divenne famoso e fu onorato in tutta Europa. Davy è oggi ricordato per la lampada di sicurezza per i minatori che porta il suo nome, ma forse il più grande contributo alla scienza fu l’incoraggiamento che diede a Michael Faraday. Davy si tenne in contatto con le proprie radici e diede supporto alla Royal Geological Society di Penzance, e fece lasciti alla sua vecchia scuola. Morì nel 1829. Questa statua fu eretta nel 1872 e fu prodotta dagli scultori Wills di Londra, ed è fatta di marmo bianco. »

Una lampada di sicurezza fu inventata nel 1815 da Humphry Davy; nato nel 1778 aveva cominciato a condurre esperimenti nel laboratorio chimico dell’amico Davies Gilbert; i suoi primi interessi erano stati rivolti all’analisi dei gas, fra cui l’ossido nitroso N2O, il gas esilarante, che avrebbe trovato impiego come anestetico in chirurgia; ad appena 22 anni pubblicò i risultati dei suoi esperimenti nel libro “Ricerche chimiche e filosofiche” che gli assicurò, due anni dopo, la cattedra di chimica nella Royal Institution di Londra. Le lezioni di chimica di Davy suscitavano tanto interesse che il pubblico faceva la coda per entrare nell’aula dove si svolgevano. Davy si occupò poi del fenomeno dell’elettrolisi, scoperto da poco, preparò i metalli sodio, potassio e calcio e chiarì il meccanismo con cui il cloro assicura la sbianca dei tessuti. Nel 1812 una esplosione in una miniera di carbone inglese uccise 92 minatori e scosse l’opinione pubblica; nel 1813 fu creata una Società per la prevenzione degli incidenti nelle miniere di carbone il cui presidente espose il problema a Davy, allora il più celebre professore inglese di chimica.

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Davy analizzò il gas mortale e lo identificò come metano; studiando poi la reazione di combustione fra metano e aria scoprì che il carattere esplosivo della reazione, in presenza della fiamma della lampada, poteva essere evitata circondando la lampada con una reticella metallica. La reticella regolava il flusso di aria in modo che il metano presente nell’aria bruciava senza esplodere. Davy riferì la scoperta della lampada di sicurezza alla riunione della Royal Institution del novembre 1815, appunto due secoli fa. Davy non volle brevettare la sua invenzione che fu adottata immediatamente dalla maggior parte dei padroni delle miniere e che riscosse grande apprezzamento. Al punto da indurre un altro inglese George Stephenson (1781-1848), l’ingegnere che più tardi avrebbe costruito la prima locomotiva a vapore, a reclamare la priorità dell’invenzione di una lampada simile. La disputa fu potata davanti alla Royal Society, la massima istituzione scientifica, la quale riconobbe la somiglianza delle due invenzioni ma attribuì la priorità a Davy.

Davy continuò le sue ricerche chimiche, scrisse libri a suo tempo celebri, ed ebbe molti onori pubblici; morì di infarto a Ginevra nel 1829, appena cinquantenne, dopo anni di malferma salute.   La storia della reticella di Davy è un esempio di come la scienza può essere messa al servizio non dei soldi, ma della sicurezza delle persone e in particolare dei lavoratori; direte che sono storie di due secoli fa, ma con queste storie e atteggiamenti l’Inghilterra è diventata un grande paese e ha guidato a lungo il mondo nel campo del progresso che era economico e scientifico insieme. Il carbone, oltre che nero e pericoloso, è anche responsabile di oltre un terzo delle emissioni mondiali di gas che alterano il clima, il tema che sarà discusso nelle prossime settimane a Parigi. Preferito per il suo relativamente basso costo, il carbone nel mondo è estratto da miniere, sempre più profonde, in crescente quantità: oggi 7000 milioni di tonnellate all’anno ad opera di molti milioni di persone che lavorano nelle viscere della terra, al buio, pagando un prezzo altissimo di vite umane a causa di crolli, di incidenti e di malattie. Sarebbe bene ricordare che oltre un terzo delle merci che usiamo sono state ottenute, direttamente o indirettamente, dal lavoro e dolore e sangue di questi minatori, poco conta che siano sudafricani o australiani o indonesiani o cinesi. Un quarto dell’elettricità prodotta in Italia è ottenuta bruciando ogni anno circa 16 milioni di tonnellate di carbone di importazione. Davy_lamp

Ogni volta che premiamo un interruttore ricordiamoci che “dentro” l’elettricità usata per le lampade, i televisori, i fornelli, per la ricarica dei cellulari, c’è un po’ del dolore di questi lavoratori sconosciuti. Comunque il costo di sangue delle merci e dell’elettricità sarebbe ancora maggiore se duecento anni fa Davy non avesse inventato la sua lampada di sicurezza.

Almeno un grazie.

One thought on “Davy e la reticella

  1. Coetanea dell’invenzione della lampada di Davy è quella della lampada Geordie che fu inventata sempre nel 1815 da George Stephenson (da cui prende il nome) al fine di prevenire le esplosioni causate dal grisù nelle miniere di carbone. la Geordie utilizza un principio differente dalla Davy.

    Se non ricordo male, la salute “malferma” di Davy fu dovuta alla temeraria abitudine dello scienziato di provare su di sé ogni sostanza per scoprirne e valutarne gli effetti qualunque essi fossero stati. Lo fece così assiduamente e con così grande imprudenza e sconsideratezza (come in uso a quel tempo) che, a causa dei danni patiti dalla sua salute, dovette rinunciare, ancora giovane, alla cattedra di chimica in Londra. La fine della storia, poi, è nota.

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