La sicurezza dei servizi idrici ed il ruolo del laboratorio.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

Gli avvenimenti del 13 Novembre scorso Parigi sono ancora ben presenti in tutti noi. E purtroppo hanno riportato alla nostra mente la difficoltà di sentirsi interamente al sicuro da attacchi terroristici. sicuacqua1

Quanto sta avvenendo in queste ore a Bruxelles, città dove sono state chiuse la scuola e la metropolitana, lo ha confermato. Cinque giorni dopo i fatti di Parigi ho partecipato ad un corso sulla sicurezza dei servizi idrici da eventi di tipo terroristico o di danneggiamento intenzionale, ed in particolare su quello che è il ruolo del laboratorio nella gestione di emergenze di questo tipo. Il corso si è svolto presso il depuratore di Milano Nosedo, e i relatori sono stati tecnici della società Smat (società metropolitana acque Torino) che gestisce il ciclo idrico nell’area di Torino. E’ stato illustrato il lavoro di creazione di un piano di gestione dei rischi connessi ad eventuali atti terroristici o di danneggiamento intenzionale delle strutture di distribuzione e di accumulo di acqua potabile.

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La creazione di un piano di emergenza parte con una scala di valutazione delle possibili criticità e vulnerabilità dei pozzi e delle stazioni di sollevamento. Le minacce possono essere divise tra possibili e credibili. Devono successivamente essere valutate. In caso di conferma di un atto di sabotaggio o manomissione intenzionale viene attivato un piano di emergenza che comprende vari passaggi. Dallo screening della rete, fino alle comunicazioni alla cittadinanza, e in casi maggiormente gravi l’allerta alle autorità sanitarie e alla prefettura. Un esempio pratico di valutazione che fa scattare il piano di sicurezza è questo.

La media dei reclami per la qualità dell’acqua è mediamente di cinque reclami al mese. Se questo numero sale in maniera evidente si da inizio alle operazioni di valutazione della minaccia per verificarne la veridicità. Sono disponibili per questa valutazione dei questionari dove agli utenti vengono chieste informazioni: variazioni nel colore dell’acqua, modifica del sapore, presenza di terriccio, manifestarsi di irritazioni della cute, problemi eventuali su acquario domestico o piante d’appartamento. Si domanda se per esempio in un nucleo familiare più persone lamentano malesseri o irritazioni dopo aver bevuto acqua del rubinetto.

Le valutazioni di probabilità di un evento sono indicate in una scala da 1 a 10, partendo da remota, fino ad arrivare a molto alta. Gli addetti al Laboratorio in caso di emergenze sulla rete idrica si devono attivare per il controllo della rete. Lo screening può partire da misure in continuo di alcuni parametri che vengono rilevati con l’ausilio di sonde automatiche che possono misurare in continuo parametri sia di base che specifici. Si parte da rilevazioni di pH , conducibilità, torbidità e cloro libero (per contaminazione inorganica) fino ad arrivare alla rilevazione di parametri come TOC, DOC (sostanza organica disciolta ). Altre misure possono essere quelle di ioni come ammonio, cloruri, nitrati, potassio. I valori rilevati dalle sonde vengono confrontati con quelli dell’archivio delle analisi di routine e verifica effettuati nella normale gestione. Se si notano scostamenti evidenti e significativi si approfondiscono le verifiche analitiche. Per impianti di trattamento di acque superficiali destinate ad uso potabile si utilizzano sonde spettrometriche uv e uno spettrofometro uv/visibile funzionanti in continuo.

Devono essere monitorati i punti di prelievo sulla rete con l’ausilio di una mappa dettagliata, esi devono gestire le apparecchiature automatiche con un programma cadenzato di autotarature.

Altre tecniche di controllo in continuo dell’acqua immessa nella rete di acquedotto sono quelle di tipo microbiologico e di biomonitoraggio. In particolare quest’ultima viene effettuata con fishtest con trota iridea e con mossel monitor con molluschi bivalvi. Il primo test consiste nell’osservazione di eventuali anomalie di comportamento delle trote che sono presenti in un acquario alimentato con l’acqua che verrà poi immessa in rete. Gli animali sono ripresi da due webcam e sono monitorati 24 ore su 24. Le anomalie di comportamento o le eventuali morie sono comunicate tempestivamente alle sale controllo degli impianti di potabilizzazione. Il mosselmonitor invece rileva le eventuali anomali nella chiusura ed apertura delle valve dei molluschi, non attribuibili al normale ciclo di sonno veglia. Di solito le valve dei molluschi rimangono aperte per il 70-80% della giornata per l’assunzione di cibo e ossigeno. La chiusura e la riapertura delle valve è un comportamento anomalo. Se il mossel test rivela presenza di tossicità l’apertura e chiusura anomala delle valve dei molluschi attiva un sistema di allarme gestito da sonde che sono posizionate nei gusci dei molluschi. Questo allarme permette di isolare o chiudere automaticamente sezioni dell’impianto di fornitura di acqua potabile. Per avere informazioni in tempi più rapidi sull’eventuale contaminazione da microrganismi che vengono ricercati da quanto previsto nel dl 31 (e coli,enterococchi) vengono effettuate estrazioni del DNA batterico, e test dell’ATP in aggiunta alle normali semine su piastra. L’azienda ha messo a punto anche valutazioni di patogeni conclamati quali antrace colera e peste, e sta conducendo sperimentazioni sulla possibilità di una ricerca qualitativa del virus ebola.

Bisogna ricordare che sono molto diverse le quantità di agenti contaminati che possono avere effetto per esempio nella contaminazione di un serbatoio del volume di 10.000 m3. Su un serbatoio di questa capacità si devono o per esempio utilizzare 1000 kg di arsenico, oppure 250 kg di cianuro per ottenere avvelenamento acuto per ingestione di mezzo litro di acqua. Mentre sono sufficienti 1,4 kg di tossina botulinica, e mezzo chilo di sarin. Per quanto riguarda la contaminazione da agenti biologici basta una provetta contenente 10.000 batteri di Salmonella typhi. Come si vede i patogeni sono il rischio reale maggiore. Va detto però che le indagini di tipo chimico ad ampio spettro possono essere utilizzate anche per la rilevazione di sversamenti accidentali di inquinanti nella rete acquedottistica, o di infiltrazioni e veicolazioni di inquinanti in falda.

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Tra le nuove emergenze merita un cenno anche quella relativa alla gestione dei sistemi acquedottistici e depurativi durante il verificarsi di eventi meteorologici estremi (prolungate siccità e precipitazioni piovose straordinarie). Situazioni che si stanno ripetendo con molta frequenza negli ultimi anni.

Si delineano nuovi impegni professionali per gli addetti ai laboratori di controllo. Ma questi nuovi impegni sono anche un triste segno di questo nuovo periodo storico, dominato da incertezza e complessità.

Riferimenti utili.

Istituto Superiore di Sanità – Rapporti ISTISAN 05/4 – Sicurezza dei sistemi

acquedottistici (2005)

  • AWWA-WRF – A Water Utility Manager’s Guide to Cyanotoxins (2015)
  • AWWA WEBINAR –Water Contamination Incidents and Response Guidance (2015)
  • Istituto Superiore di Sanità – Rapporti ISTISAN 11/35 – Cianobatteri in acque destinate

al consumo umano (vol 1: Stato delle conoscenze per la valutazione del rischio; vol 2:

Linee guida per la gestione del rischio) (2011)

  • Department of Homeland Security Science and Technology – PNNL-21713 –

Biodetection Technologies for First Responders (2012)

  • S. States et al. – Utility-based analytical methods to ensure Public water supply security

– JAWWA (2003)

  • AWWA WEBINAR – Preparing for Ebola in the Water Sector (2014)
  • AWWA WEBINAR –Water contamination Incidents and Response Guidance (2015)
  • RSPH WEBINAR – Water for Food (2015)
  • WHO Guidance on water supply and sanitation in extreme weather events (2011)

 

2 thoughts on “La sicurezza dei servizi idrici ed il ruolo del laboratorio.

  1. Grazie per l’interessante articolo. Una domanda a proposito della carica microbica minima per avere una contaminazione biologica in un serbatoio da 10’000 m3. La clorazione residua che nella maggior parte degli acquedotti rimane nell’acqua erogata fino all’utente finale, potrebbe essere sufficiente per abbattere buona parte dei microorganismi introdotti fraudolentemente? O potrebbe, almeno, costringere ad usare una carica microbica ben più elevata e quindi più controllabile?

    • Il valore di cloro residuo libero consigliato è di 0,2mg/lt, valore decisamente basso per ottenere ulteriori ossidazioni dei microorganismi, considerando che l’ipoclorito di sodio perde rapidamente il titolo, è che di solito per garantire questo valore al rubinetto si utilizzano dosaggi progressivamente superiori, fino al doppio di questo valore (0,4mg/Lt).

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