Cieli sporchi

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

$T2eC16hHJGMFFo!(TFPyBSG)HchWjw~~60_12Il titolo del pezzo è ripreso da quello di un volume della collana scientifica Zanichelli uscito nel 1967. Quasi cinquant’anni fa quando i diversi problemi di inquinamento ambientale erano ormai evidenti, destando preoccupazione sia nell’opinione pubblica, sia nella comunità scientifica e tecnica. Il libro che è ormai fuori catalogo inizia con il racconto di quanto accadde a Londra nel dicembre del 1952. Nei giorni tra il cinque e il nove dicembre una situazione meteorologica del tutto simile a quella che si sta verificando in Italia proprio in questi giorni (alta pressione stabile, assenza di precipitazioni, calma di vento e inversione termica) provocò la morte di quattromila persone, per lo più anziani e persone già sofferenti per patologie respiratorie. Per gli asmatici fu una tortura, ma anche le persone giovani respiravano con difficoltà. Quella che a tutti gli effetti fu una catastrofe ambientale ebbe questi effetti anche per l’utilizzo di carbone come combustibile per il riscaldamento domestico. Il carbone che veniva destinato al mercato interno in quel periodo in Inghilterra era di qualità inferiore a quello che veniva esportato, in particolare era carbone ad alto tenore di zolfo. La situazione economica inglese risentiva della crisi economica successiva al secondo conflitto mondiale, ma tutta l’Europa stava faticosamente risollevandosi dai danni e dalle distruzioni di quella guerra.

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Oggi in Italia stiamo assistendo all’ennesima emergenza smog. E le prime pagine dei giornali ci informano delle decisioni che i sindaci delle principali città italiane stanno per emanare. Ordinanze di blocco totale del traffico come a Milano, o circolazione a targhe alterne come a Roma. Decisioni che ogni volta provocano discussioni e polemiche soprattutto perché interferiscono in qualche modo con il nostro modo di intendere la mobilità urbana, che è ancora incentrato sull’utilizzo massiccio dell’automobile. Per non parlare della situazione di Pechino, che non è esagerato definire apocalittica.

Le riflessioni che intendo fare in questo articolo non esulano dall’argomento chimica. La conoscenza della chimica la sua diffusione a livello divulgativo tra il pubblico di non chimici sarebbe di grande aiuto sia nella comprensione dei fenomeni, sia nella maturazione di una presa di coscienza della gravità del fenomeno che spesso viene sottovalutato. Sostengo da sempre che un chimico o un appassionato di questa scienza abbia strumenti di conoscenza adatti per adottare anche a livello di azioni personali decisioni che a prima vista sembrerebbero faticose. Faticose perché nonostante le tante evidenze dei danni da smog le politiche ambientali, o per meglio dire le politiche sulla mobilità, i piani urbanistici si scontrano ancora con troppe abitudini consolidate. Per anni ho sentito invocare la “cura del ferro” per le città o gli ambiti metropolitani. Ma sono poche le città italiane che possono vantare la presenza di reti tranviare. E dove queste sono presenti spesso vengono ridotte o limitate fortemente.

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E’ pur vero che scontiamo gli errori del passato, quando il petrolio a basso prezzo scatenò un’illogica corsa alla motorizzazione privata. Ma oggi non possiamo (o non dovremmo) più tardare nel cambiare decisamente rotta.

Ma nel combattere l’inquinamento atmosferico ci troviamo di fronte ad un problema in più, cioè la necessità di un’azione decisamente capillare di informazione e di educazione ambientale. Se per l’inquinamento idrico si sono costruiti depuratori consortili che hanno nel tempo contribuito a limitare l’inquinamento dei fiumi collettando le acque reflue verso impianti centralizzati di depurazione, altrettanto non è possibile fare per le emissioni atmosferiche. I filtri alle ciminiere o le marmitte catalitiche non intercettano tutti gli inquinanti. L’atmosfera è un sistema dinamico e le sostanze inquinanti si disperdono e raggiungono gli strati più alti. Esistono poi inquinanti secondari che reagiscono con quelli già dispersi causando il fenomeno dello smog fotochimico. Di molti inquinanti conosciamo gli effetti sulla salute umana. Conosciamo le caratteristiche chimiche per esempio dell’SO2 e sappiamo che è molto solubile in acqua. E quindi viene assorbita facilmente dalle mucose e dal tratto superiore del nostro apparato respiratorio.

Per i PM (particulate matters) sappiamo ormai da tempo che in Italia (dati ANPA riferiti al 1994) il 50% delle emissioni è dovuto alle attività industriali, il 30% al traffico veicolare ed il 15% al riscaldamento domestico.

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da Aria Pulita di Stefano Caserini, ed, Bruno Mondadori 2013

Un’altra fonte significativa di emissione di PM da attribuire al traffico è quella dovuta all’usura di freni, gomme, asfalto stradale.
Sempre nei centri urbani, una frazione variabile, che può raggiungere il 60-80% in massa del particolato fine presente in atmosfera è di origine secondaria, ovvero è il risultato di reazioni chimiche che, partendo da inquinanti gassosi sia primari (cioè emessi direttamente in atmosfera come gli idrocarburi e altri composti organici, gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo, il monossido di carbonio, l’ammoniaca) che secondari (frutto di trasformazioni chimiche come l’ozono e altri inquinanti fotochimici), generano un enorme numero di composti in fase solida o liquida come solfati, nitrati e particelle organiche.

Ai fini degli effetti sulla salute è molto importante la determinazione delle dimensioni e della composizione chimica delle particelle. Le dimensioni determinano il grado di penetrazione all’interno del tratto respiratorio mentre le caratteristiche chimiche determinano la capacità di reagire con altre sostanze inquinanti (IPA, metalli pesanti, SO2). Le particelle che si depositano nel tratto superiore o extratoracico (cavità nasali, faringe e laringe) possono causare effetti irritativi locali quali secchezza e infiammazione; quelle che si depositano nel tratto tracheobronchiale (trachea, bronchi e bronchioli) possono causare costrizione e riduzione della capacità epurativa dell’apparato respiratorio, aggravamento delle malattie respiratorie croniche (asma, bronchite ed enfisema) ed eventualmente neoplasie.

Sono chimico e ciclista urbano. In questi giorni durante le mie uscite ho percepito distintamente l’odore pungente dell’ozono nell’aria. Sarà anche deformazione professionale, ma ho capito forse meglio di altri quanto la situazione sia oggettivamente grave. Continuo ad essere fortemente convinto che i chimici siano coloro che possono essere effettivamente impegnati in più settori per dare un contributo reale per modificare questa situazione.

Il primo è quello di un forte impegno divulgativo e didattico. Generalizzato ma rivolto soprattutto agli studenti anche giovanissimi, anche quelli delle scuole elementari. Conoscere i fenomeni di inquinamento, le modalità di diffusione degli inquinanti, le provenienze può contribuire a mio parere a formare cittadini consapevoli ed informati. Meno soggetti a credere a leggende e sciocchezze che circolano in rete e su alcuni articoli di giornale. Non sarà un ‘impresa facile, ma non si può rinunciarvi.

Cercare di essere propositivi e di informare anche i decisori politici ad ogni livello, iniziando da quello locale.

La terza cosa che auspico è la possibilità di un grande sviluppo nella ricerca in chimica. Perché la sfida di essere meno dipendenti dai combustibili fossili passa anche attraverso lo sviluppo di tutte le tecnologie legate alle energie rinnovabili, alle tecnologie di accumulo dell’energia prodotta, all’elettrochimica. Non sarà una transizione immediata.

Ma non solo abbiamo un solo pianeta abitabile, abbiamo anche una sola atmosfera, un guscio protettivo di pochi chilometri che ci permette di sopravvivere. Riempirla di ogni tipo di inquinanti è fondamentalmente un comportamento stupido ed irrazionale. Quasi come versarsi il veleno nella minestra. Se qualcuno ci ha avvisato che i cieli sono sporchi già nel 1967 non credo che si possa attendere oltre. Anche se questo potrà costare qualche sacrificio. E un cambiamento di mentalità. Un liberarsi da falsi bisogni indotti da pubblicità e necessità di approvazione sociale. Un cambiamento non facile, una rivoluzione culturale.

Riferimenti

per la situazione climatica di questi giorni si veda qui

un bel testo sul tema dell’inquinamento scritto di recente è Aria Pulita di Stefano Caserini, ed. Bruno Mondadori 2013, scritto da Stefano Caserini dell’Università di Milano

http://www.caserinik.it/ariapulita/

caserini

One thought on “Cieli sporchi

  1. Caro Mauro, siamo purtroppo assuefatti alla monocultura del trasporto su gomma. E’ difficile da comprendere in particolare la ragione del progressivo divario nell’evoluzione delle reti di trasporti su rotaia tra l’Italia ed altri paesi europei. Questo è tanto più evidente per il trasporto urbano.

    Un viaggio in città per altri versi molto simili alle nostre, quali ad esempio Lione, Digione o Bordeaux in Francia, appare dal punto di vista delle reti di tram urbani un viaggio nel tempo piuttosto che nello spazio.

    Sono modelli vicini, replicabili, ed essenziali per promuovere un cambio di abitudini nella mobilità quotidiana ormai più che necessario…. è importante aiutare cittadini ed amministratori a prendere coscienza che sistemi di trasporto su rotaia di qualità sono già oggi realtà in decine di città europee. Città che sono quindi meno impreparate anche ad affrontare situazioni climatiche eccezionali come queste che stiamo vivendo.

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