L’importanza delle parole

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Claudio Della Volpe

(**nota importante in fondo su differenza scientist -scienziato)

Oggi parliamo di parole della scienza e la parola di cui voglio parlarvi è: scienziato/a. La parola indica una persona che si occupa di analizzare la natura di scoprirne il funzionamento o di utilizzare tale funzionamento per il bene (talvolta per il male) dell’umanità e si stima che svolgano questa attività fra i 5 e i 6 milioni di persone in tutto il mondo.

Number-Of-Researchers-2006

Da dove viene questo termine? E ‘ una parola giovane che non esisteva fino alla prima metà dell’800, quando le persone che si occupavano di scienza erano veramente poche e prendevano spesso in italiano ma anche in altre lingue il nome di “filosofi naturali”.

Se cercate “scienziato” su wikipedia trovate una storia, una vulgata si direbbe oggi che però come spesso accade non corrisponde a verità storica.

La parola sarebbe stata inventata da William Whewell

330px-Whewell_William_signature

uno scienziato inglese ((Lancaster, 24 maggio 1794Cambridge, 6 marzo 1866)) che insegnava al Trinity College.

Whewell è stato uno dei primi epistemologi, si direbbe oggi; egli fu in polemica con l’atteggiamento empirico che dominava la scienza dell’800 e che demandava ogni cosa all’osservazione senza curarsi di esaminare la concezione dei fatti che ad ogni osservazione, per Whewell e secondo la lezione di Kant, risulta necessariamente preliminare.

E’ una discussione che potete trovare anche nei moderni testi che trattano il tema del metodo scientifico, per esempio il bel testo di Ezio Roletto e Alberto Regis (http://elearning.unimib.it/pluginfile.php/99438/mod_resource/content/1/RolettoRegis%20StratRicScient%202008%20copia.pdf) Metodo scientifico o strategia della ricerca scientifica? (che però non cita Whewell e forse non dà alla discussione originata nell’800 dai seguaci di Kant il giusto risalto).

Comunque, secondo la vulgata riportata su libri e articoli, Whewell nell’analizzare il testo della collega Mary Fairfax Somerville (December 26, 1780–November 28, 1872) On the Connexion of the Physical Sciences, ne rimase talmente impressionato da decidere di dover usare un termine che superasse il ruolo dell’uomo di scienza e includesse quello delle donne in modo esplicito.

Ma le cose non stanno così come ci racconta nel suo blog The culture of chemistry (http://cultureofchemistry.fieldofscience.com/) Michelle Francl-Donnay professore di chimica al Bryn Mawr College

Francl

Secondo le sue ricerche le cose stanno diversamente. E, nonostante la grande ammirazione per la collega Somerville, Whewell continua a pensare che dopo tutto è “ammirevole” che una donna sia in grado di scrivere un tomo di argomento scientifico.

Nella rivista Quarterly Review del 1834 Whewell effettivamente discute ed analizza il contributo della Somerville (dedicato alla connessione fra le varie scienze, un argomento tutto sommato di avanguardia); Whewell discutendo del processo di riunificazione delle varie scienze cui è dedicato il libro della Fairfax scrive:

Una curiosa illustrazione di questo risultato può vedersi nella ricerca di un nome qualunque con il quale designare coloro che studiano in modo collettivo la conoscenza del mondo materiale. Sappiamo che questa difficoltà è stata avvertita in modo urgente dai membri della Associazione britannica per l’avanzamento della Scienza nelle loro riunioni a York, Oxford e Cambridge, nelle ultime tre estati. Non c’era alcun termine generale con il quale questi signori potessero descrivere se stessi in riferimento alla loro attività. Filosofi veniva considerato un termine troppo ampio e astratto e fu sconsigliato molto correttamente da Mr. Coleridge, nella sua doppia qualità di filologo e metafisico; eventualmente “savans” si sarebbe potuto scegliere anche se è un termine francese e non inglese; un ingegnoso signore propose che, per analogia con artist avrebbero potuto usare “scientist” aggiungendo che non c’era scrupolo ad usare quella particolare finale dato che già esistono parole come sciolist, economist, and atheist (uno che conosce superficialmente, un economista  e un ateo) – anche se la parola non era attraente.; altri tentarono di tradurre il termine con il quale i membri di associazioni analoghe in Germania si definivano ma si trovò che non era facile trovare in inglese l’equivalente di natur-forscher.(studiosi della natura). Il processo implicato da questa definizione poteva suggerire nomi poco dignitosi come colui che stimola la natura (nature poker,[NdA poker è l’attizzatoio] ) o ficcanaso naturale (nature peeper) per questi curiosi della natura, ma questi termini furono respinti con indignazione”

[Quarterly Review, vol 2, p.59-60, 1834,] traduzione mia–

https://books.google.it/books?dq=quarterly+review+1834&pg=PA58&id=uWsJAAAAQAAJ&redir_esc=y#v=onepage&q=quarterly%20review%201834&f=false

Ora, cari i miei lettori ficcanaso questo post di Michelle mi è risultato molto stimolante e collega bene l’atteggiamento di spontanea curiosità scimmiesca che ci è propria con quello che poi è diventato il nostro lavoro, aprendomi delle visioni inaspettate; certo coloro che non si occupano di scienza di base, opportunamente definita “curiosity driven” potranno risultare schifati e perfino i burocrati dell’ANVUR potrebbero trovare da ridire su discussioni così inutilmente divulgative e al limite dello sfottò.

scimmiaramo

Nel giudizio personale della mia abilitazione uno dei commissari ebbe a scrivere che non mi si poteva concedere l’abilitazione ad ordinario perchè io avevo sprecato troppo tempo nella divulgazione e nella scelta di ridicoli titoli (il commissario di origine italiana ma residente in Inghilterra si riferiva al titolo di un mio articoletto comparso su C&I contro le bufale (https://www.soc.chim.it/sites/default/files/chimind/pdf/2010_3_99_ca.pdf)), ma forse costui non aveva mai letto Quarterly review.

Mi sento particolarmente ficcanaso e curioso e amante delle discussioni apparentemente inutili su cose come: quale è il nome che più ci si addice? Mentre mi da sempre più fastidio il ruolo burocratico di contatore delle citazioni. Voi che ne dite?

PS sia Whewell che Somerville vengono definiti su Wikipedia “polymath” un termine che si potrebbe tradurre in italiano studioso eclettico, ma che non ha un vero equivalente e che ci ricorda che al di là delle singole discipline in cui si è più o meno rigidamente strutturata, la scienza è una procedura unitaria, sia pur complessa, checchè ne dica ANVUR e checchè ne dicano i padroni italiani dei settori disciplinari, veri e proprii loculi della scienza.

Number-Of-Researchers-EU-20

   **NOTA IMPORTANTE:    Il collega Maurizio Matteuzzi
prof. of Philosophy of Language
and of
Artificial Intelligence
Dip. of Philosophydi UniBo mi segnala che:

-già in Dante si trova “scienzia”, con le dieresi sulla prima e sulla seconda “i”,  Inferno, IV, 73; e “scienza” più volte, ad es. Inferno, VI, 106, sempre con le dieresi

  • e poi

http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/galilei/dialogo_sopra/pdf/dialog_p.pdf )

La tesi dell’articolo è accettabile per il termine inglese, non per il corrispondente italiano, già in uso, prevalentemente in forma aggettivale, molto prima dell’800; ecco ad esempio tre passi dal Dialogo sopra i massimi sistemi di Galileo:

, quanto egli avrebbe saputo che fusse per seguir di esso ed intorno ad esso avanti che fusse creato: e perché io son sicuro ch’e’ direbbe che non si sarebbe né anco potuto immaginare nissuna delle cose seguite, delle quali la sola esperienza l’ha fatto scienziato, dovrà non mi negar perdono e scusarmi s’io non so quel che egli sa delle cose che seguirebbero doppo l’annichilazione di esso globo, atteso che io manco di quest’esperienza che egli ha. Dite ora se ci è altra cosa.

SIMP. Parmi veramente che il signor Salviati con bel circuito di parole abbia sí chiaramente spiegata la causa di quest’effetto, che qualsivoglia mediocre ingegno, ancorché non scienziato, ne potrebbe restar capace: ma noi, contenendoci dentro a’ termini dell’arte, riduchiamo la causa di questi e simili altri effetti naturali alla simpatia, che è certa convenienza e scambievole appetito che nasce tra le cose che sono tra di loro simiglianti di qualità;

Vossignoria, signor Sagredo, rendo grazie del cortesissimo affetto, cosí al signor Simplicio chieggio perdono se tal volta co ‘l mio troppo ardito e resoluto parlare l’ho alterato; e sia certo che ciò non ho io fatto mosso da sinistro affetto, ma solo per dargli maggior occasione di portar in mezo pensieri alti, onde io potessi rendermi piú scienziato.

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