Cosa sono l’Ordine dei Chimici e il Consiglio Nazionale dei Chimici?

 

E’ APERTA LA RACCOLTA DI FIRME PER LA PETIZIONE ALLA IUPAC per dare il nome Levio ad uno dei 4 nuovi elementi:FIRMATE!

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements

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Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

 

a cura di Fabrizio Demattè* e Andreas Verde*


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Fabrizio Demattè

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Andreas Verde

A questo quesito non è facile rispondere perché si tratta di descrivere delle istituzioni, che, con quasi 90 anni di vita, per gli attuali iscritti sono sempre esistite, mentre per chi non è iscritto possono sembrare cosa astrusa o uno strumento di coltivazione di privilegi.

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Andreas, Claudio, Fabrizio, Massimo, chimici a Trento

Per raccontare queste istituzioni è necessario andare indietro nel tempo fino al lontano 1928, anno in cui lo Stato italiano a mezzo di un Regio Decreto (R.D. del 1° marzo 1928, n. 842) ha inteso di “ordinare” alcune professioni cosiddette “protette”. Protette da chi?

Nel citato Regio Decreto veniva stabilito che le professioni dovevano esser organizzate per proteggere tutta l’utenza da prestatori d’opera senza preparazione e dare ai professionisti con i titoli un codice etico-deontologico da rispettare.

Da qui il concetto di “professione protetta” nel senso che protegge i cittadini utenti da persone che millantano titoli o che interpretano l’etica in maniera personale.

Dai primi decenni del novecento, quindi, la necessità di costituire, da una parte, un Ordine per tenere “in Ordine” le persone che intendono fare il chimico (sono gli attuali Ordini Territoriali); dall’altra, il relativo organismo di rappresentanza istituzionale nazionale che è il Consiglio Nazionale.

Al tempo della costituzione degli Ordini e quindi della figura del Chimico, risultava chiaro che una persona poco preparata non poteva produrre prestazioni professionali come un Chimico. Risultava chiaro che una determinazione analitica errata poteva portare ripercussioni negative su molte persone. Risultava chiaro, al tempo, che un giudizio di conformità ad una norma poteva portare effetti rilevanti sia economici che sociali anche vasti. Oggi, questo rischio è meno evidente e non si associa automaticamente l’attività del chimico alla tutela della salute umana se non quando vi sono degli errori o delle frodi e che queste ultime portano ad accadimenti negativi.

Lo scopo preventivo dell’ordinamento e dell’autoregolamentazione etica svilisce mediaticamente alla luce di questi accadimenti.

L’ordinamento di questi professionisti parte a livello territoriale. Lo Stato demanda attraverso il Ministero di Giustizia il mandato ad un organismo di “autogoverno” costituito a livello territoriale da soli iscritti, che si chiama Ordine dei Chimici territoriale; a volte su base provinciale, altre volte su base interprovinciale, altre ancora su base regionale.

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Il Chimico quindi da quel Regio Decreto è solo chi: laureato in chimica (o equipollenti), abilitato dall’esame di Stato, sia iscritto e sia pubblicato nell’ Albo professionale. Solo questi professionisti si possono chiamare “Chimici” come analogamente solo i laureati in medicina, abilitati con Esame di Stato e regolarmente iscritti all’Ordine dei Medici si possono chiamare “medici”.

Ogni Ordine territoriale dei Chimici è presidiato da un Consiglio Direttivo, che è costituito da Chimici del territorio votati dall’assemblea degli iscritti; nel gergo corrente si individua sommariamente l’Ordine territoriale con il Consiglio Direttivo dell’Ordine territoriale.

Gli Ordini territoriali hanno, dalla loro costituzione, come attività primaria quella di disciplinare la professione tra gli iscritti fungendo da organo di giudizio e sanzionatorio esterno al Tribunale ed autonomo. Inoltre una attività importante e parallela era ed è quella di vigilare le persone non iscritte che abusivamente praticano la professione di Chimico.

Molte altre funzioni ed attività si sono sovrapposte anche per dare concretezza e applicazione ai principi della riforma delle professioni in particolare nell’ultimi anni, trasparenza, formazione, privacy, PEC, assicurazioni, disciplina, firma digitale, per citarne alcune.

Da qualche anno soltanto lo Stato italiano, nella recente riforma delle professioni, ha ritenuto fondamentale distaccare il Consiglio di Disciplina dal Consiglio Direttivo. Il Consiglio di Disciplina ora è, infatti, un soggetto autonomo, che viene nominato dal Tribunale di riferimento territoriale su indicazione dell’Ordine Territoriale.

L’indipendenza dei due organi è garanzia di maggior libertà nel verso di una disciplina più libera e legata esclusivamente al codice deontologico. Tra qualche anno si potrà porsi a verifica di questo nuovo assetto per appurare se la riforma avrà prodotto gli effetti attesi.

Non è quindi possibile parlare dell’Ordine dei Chimici e del Consiglio Nazionale dei Chimici senza parlare dei processi disciplinari. Infatti il Consiglio Territoriale, informa, deferisce, invia al Consiglio di Disciplina, il quale, sulla base del Codice Deontologico, giudica e impartisce sanzioni disciplinari o archivia, mentre il Consiglio Nazionale è il secondo grado di giudizio, per gli eventuali ricorsi di iscritti sanzionati.

Il senso di questa norma sta nel fatto che solo i Chimici hanno le competenze tecnico scientifiche per giudicare l’operato di altri Chimici, un Giudice della magistratura ordinaria dovrebbe avvalersi comunque di una commissione di Chimici.

L’Ordine territoriale gestisce anche l’Albo, cioè l’elenco pubblico dei professionisti abilitati. Da qualche anno, per via di una razionalizzazione di propulsione europea, questo “elenco” è unico e nazionale. Anche se ogni Ordine Territoriale cura la propria lista, l’elenco unico si può vedere pubblicamente sul sito www.Chimici.org. Ogni chimico abilitato grazie a questo elenco unico si può trovare sull’elenco delle PEC https://www.inipec.gov.it/cerca-pec.

L’Ordine Territoriale inoltre, si cura di promuovere eventi formativi per ottemperare all’obbligo di formazione continua.

L’obbligo che più di tutti incombe sul Ordine Territoriale dei Chimici è quello di vigilanza, tra gli iscritti e verso quelli che esercitano abusivamente la professione. Vigilare sulla condotta si declina con la vigilanza sulla formazione, sull’assicurazione, sull’uso del sigillo professionale, sul mantenimento di comportamenti corretti come scritti nel Codice Deontologico che ogni iscritto accetta di rispettare all’atto dell’iscrizione.

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Il Consiglio Nazionale dei Chimici è l’anello di congiunzione tra le decine di Ordini territoriali e l’unico Ministero della Giustizia dello Stato Italia. Esso è per legge un Ente pubblico non economico.

Composto da 15 consiglieri, il Consiglio ha il compito di contrastare l’uso abusivo del titolo di chimico e l’esercizio non autorizzato della professione. Esso è quindi l’organo istituzionale che garantisce alla comunità professionisti qualificati: Chimici in possesso delle conoscenze e delle competenze riconosciute alla legge, che rispondono a norme di deontologia pubblicamente dichiarate e verificate nella loro applicazione.

Il Consiglio ha funzione giurisdizionale rispetto a ricorsi e reclami degli iscritti nei confronti degli Ordini territoriali; esprime inoltre pareri, su richiesta dei Ministeri, in merito a proposte di legge e regolamenti riguardanti la professione, oltre ad avere la funzione di referente del Governo in materia di tariffa professionale.

Il Consiglio Nazionale dei Chimici, inoltre, ha la potestà di fornire parere al Ministero vigilante in caso di scioglimento dei singoli Consigli degli Ordini, quando essi non siano in grado di funzionare regolarmente (art. 8 D.Lgs.Lgt. 382/1944). Il Consiglio Nazionale dei Chimici è chiamato in causa anche direttamente dai Chimici qualora il livello territoriale non rispondesse alle norme deontologiche.

Tra gli obiettivi primari che il Consiglio si propone c’è la volontà di rafforzare il peso della figura professionale del chimico nella società italiana.

La varietà territoriale dell’Italia conferisce al Consiglio Nazionale anche una funzione di uniformazione nazionale della gestione di una professione a carattere nazionale.

Il Consiglio Nazionale dei Chimici può prendersi carico, come dimostrato negli ultimi anni, di incombenze amministrative che spettano agli Ordini territoriali su scala nazionale; attuando economie di scala particolarmente rilevanti come nella creazione di software gestionali, nella convenzione per le PEC, nella convenzione per la firma digitale, per il portale della formazione, nella gestione dell’ INI, per le assicurazioni, ecc.

Il Consiglio Nazionale dei Chimici è luogo di confronto con gli Ordini territoriali e dovrebbe essere sede di raccolta delle istanze verso livelli superiori dello Stato o con omologi di altre professioni.

Ecco quindi che il Chimico diventa è soggetto a 2 figure istituzionali con ruoli e responsabilità diverse che vivono in continuo interscambio e ne disciplinano l’etica e la deontologia. Il Consiglio Nazionale dei Chimici Infatti può rivedere il Codice deontologico senza necessità che gli Ordini lo recepiscano diventando cogente per tutti i Chimici, ma altresì vero che il CNC è composto con i voti degli Ordini Territoriali.

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Gli Ordini sono istituzioni strane, perché pur avendo poteri attribuitigli dallo Stato sono governati dagli stessi iscritti in base ad un meccanismo democratico di rappresentanza ed autogoverno. Anche il Consiglio Nazionale dei Chimici è eletto dagli Ordini territoriali. Ogni Ordine ha un numero di voti proporzionali agli iscritti rappresentati. Il prossimo 5 febbraio 2016, i consigli degli Ordini Territoriali dei Chimici si riuniranno contemporaneamente, ciascuno nella propria sede, per esprimere le preferenze tra i candidati.

Primo cambio al Consiglio Nazionale dopo il varo della riforma delle professioni, che ha visto forti cambiamenti ed innovazioni con un generale rafforzamento delle tutele del cliente-utente.

Molti attuali consiglieri non potranno ricandidarsi, proprio a causa della riforma, ma alcuni consiglieri potranno esser da ponte verso un nuovo consiglio.

Un’altra particolarità è l’aspetto economico, infatti pur essendo enti non economici dello Stato, amministrano le quote di iscrizione, che per legge gli iscritti devono versare a livello locale e a livello nazionale rispettivamente. Pur esercitando un servizio pubblico gli O.T. e il C.N.C. non ricevono denaro pubblico, se non per specifiche iniziative.

Sono considerati enti pubblici non economici che li distingue quindi da associazioni o sindacati, che hanno altre finalità.

A titolo indicativo il bilancio di esercizio dell’Ordine territoriale di circa 100 iscritti prevede entrate da iscrizioni per ca. € 18.000, mentre il bilancio di esercizio del Consiglio Nazionale dei Chimici prevede entrate da iscrizioni per ca. € 700.000.

Questi due organismi quindi lavorano prevalentemente tra i Chimici per elevare la credibilità e l’autorevolezza della figura del Chimico, in particolare nell’attuazione della riforma delle professioni voluta dallo Stato. Questo lavoro per trasparenza, formazione, assicurazioni, verifiche ecc. che ha impegnato gran parte degli ultimi 3 anni, sconta un ritardo di iniziative dei decenni precedenti, ma sperabilmente porterà un miglior servizio ai cittadini.

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Certamente la società italiana ha avuto una evoluzione notevole dal 1928 al 2016 ed alcune istituzioni rischiano di diventare inutili se non addirittura dannose se non si ripensano in base ai mutati bisogni della società stessa. Ecco quindi che alla vigilia del rinnovo del Consiglio Nazionale dei Chimici l’augurio che questo sappia interpretare le mutate esigenze della società che sta “proteggendo” e che si sappia evolvere fino a prevedere i bisogni che la società avrà tra qualche anno.

Va fatto un momento di autocritica importante. Per la cittadinanza è chiaro cosa sia esclusivo di un ingegnere edile, oppure cosa sia di esclusivo dominio del medico, poco o per nulla è chiaro alla massa quali siano le attività esclusive del Chimico. Gran parte del lavoro degli Organi Territoriali e del Consiglio Nazionale è stato quello di tutelare un “area di esclusività”, che è andata via via assottigliandosi anche per forti invasioni da parte di altre professioni anche non avendone le competenze. Assottigliamento dell’area di competenza non tanto giuridico quanto invece nel senso pratico e nell’immaginario collettivo.

L’intenso lavoro istituzionale di “difesa” ed il forte lavoro interno non ha permesso di rivedere i confini del “area di attività esclusive” per un ampiamento ed estensione. E’ anacronistico relegare l’ambito esclusivo dei Chimici alla mera azione analitica e sarebbe opportuno trovare nuovi spazi di esclusività. Nuovi spazi di esercizio della professione come le “valutazioni del rischio chimico” a cui i lavoratori sono esposti, le Schede dati di sicurezza e le normative europee sugli Agenti Chimici e sui trasporti di Agenti Chimici pericolosi, solo per fare alcuni esempi. Vi sono molti ambiti professionali dove si sviluppano nuove attività chimiche troppo spesso esercitate da altri professionisti senza cognizione alcuna delle certezze chimiche e senza “Ordine”.

Al nuovo costituendo Consiglio si affida la speranza di pensare in grande e non solo un pensiero difensivo, ci sono intere generazioni di giovani Chimici, che attendono pazientemente di ritagliarsi un posto dignitoso nella società ed al servizio della stessa.

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chimica x nS futuro.inddNuovi territori professionali dove tornerebbero ad aver senso i principi fondativi di protezione, quasi urgente necessità della difesa della salute del cittadino con autoregolamentazione dei professionisti che esercitano in tali settori.

certificazione energetica

Ecco quindi che le strutture di ordinamento dei Chimici potrebbero esser maggiormente di servizio ai Chimici allargando le possibilità di esclusività professionale e di aumento in visibilità ed autorevolezza nei confronti della società. Anche questo è un buon auspicio da affidare al nuovo Consiglio Nazionale.

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  • Fabrizio Demattè e Andreas Verde, chimici professionisti, sono rispettivamente membro del consiglio e presidente dell’Ordine dei Chimici del Trentino Alto Adige – Sud Tirol (TAA-ST) e da poco sono anche membri della neosezione TAA-ST della Società Chimica Italiana; Andreas è anche presidente protempore della nuova sezione.

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