Il nascromatografo esiste davvero.

E’ APERTA LA RACCOLTA DI FIRME PER LA PETIZIONE ALLA IUPAC per dare il nome Levio ad uno dei 4 nuovi elementi:FIRMATE!

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements

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Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Alessandra Smarra*

alessandrasmarraNel corso della mia ancora breve esperienza professionale, ho avuto la fortuna di operare in due campi affascinanti: quello della chimica degli aromi e quello della chimica dei colori. Questi due àmbiti di lavoro che coinvolgono il ricercatore fisicamente, sensorialmente, sono stati particolarmente interessanti e divertenti per me, che tra le scienze ho scelto la chimica per la sua concretezza.

Benché io abbia dedicato molto meno tempo agli aromi che ai colori (due mesi contro quattro anni), sono affezionata in modo speciale al regno dell’olfatto e del gusto perché in quel terreno mossi i miei primi passi al di fuori di un laboratorio didattico, svolgendo un tirocinio in un’azienda produttrice di aromi per la preparazione della mia tesi di laurea triennale in Chimica. A causa di questo legame, ha attirato la mia attenzione un post pubblicato qui recentemente, intitolato Nascromatografo.

La parola, usata in quel contesto in modo scherzoso, mi ha ricordato che nel mondo degli aromi uno strumento che meriterebbe tale nome esiste davvero: ufficialmente si chiama gascromatografo-olfattometro (GC-O) e permette di analizzare miscele odorose utilizzando come rivelatore il naso umano. La tecnica prevede che l’eluato di una colonna gascromatografica sia suddiviso in due vie: una raggiunge un rivelatore tradizionale (FID o rivelatore a ionizzazione di fiamma, MS o spettrometro di massa), mentre l’altra si inserisce in un tubo al termine del quale si colloca un operatore, il flavorist, che cerca di identificare i composti, o almeno la loro classe di appartenenza, per mezzo del proprio olfatto.

Dal momento che la percezione degli odori da parte di un “rivelatore umano” è influenzata dalle sue condizioni psico-fisiche, per il corretto utilizzo di questa tecnica è necessaria una serie di accorgimenti che non sono richiesti da un rivelatore inanimato. Gli aspiranti flavorist subiscono una selezione piuttosto severa, che prende in considerazione non solo la sensibilità del loro olfatto e l’abilità di ricordare gli odori dei composti, ma anche la motivazione e la capacità di concentrazione. Inoltre viene chiesto loro di evitare tutto ciò che può compromettere il riconoscimento dei composti: il consumo di cibi e bevande pesantemente aromatizzati e l’utilizzo di profumi o deodoranti caratterizzati da odori forti sono proibiti. Infine, le analisi dovrebbero essere condotte in stanze riservate prive di distrazioni, in condizioni di temperatura e pressione costanti, e non dovrebbero mai durare più di 30 minuti.

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Schema di un gascromatografo-olfattometro (tratto dal riferimento [2])

Nel corso dei decenni sono state introdotte varie modifiche nei dispositivi per GC-O. Per esempio i primi modelli, comparsi negli anni Sessanta del Novecento, non consentivano di ottenere una buona riproducibilità perché il flavorist doveva inalare i vapori caldi provenienti direttamente dalla colonna, subendo così una disidratazione delle mucose nasali e una conseguente diminuzione della sensibilità agli odori; dal decennio successivo si iniziò a mescolare l’eluato con aria umidificata per evitare questo inconveniente. Più recentemente, per la minimizzazione degli errori, sono stati elaborati anche multi-GC-O, cioè modelli di strumento che consentono la rivelazione simultanea da parte di più nasi. Grazie a queste e altre evoluzioni, attualmente la GC-O può essere considerata una delle tecniche più affidabili nell’analisi di miscele odorose complesse. Infatti, nei confronti di molti composti, l’olfatto di un mammifero può vantare una sensibilità superiore di alcuni ordini di grandezza rispetto a quella di qualunque rivelatore strumentale; inoltre appare evidente che in un settore come quello degli aromi, in cui la composizione percepita di una miscela è più interessante di quella reale, il responso del naso può risultare più autorevole di quello dello spettrometro di massa.

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Flavorist in azione:

Il giorno della discussione della tesi consegnai al mio relatore la bottiglietta che conteneva il frutto finale del tirocinio nell’azienda di aromi, e gli chiesi di farla girare tra i commissari durante la mia esposizione. Era dicembre, ma mentre parlavo l’intera Aula Magna si riempì di profumo di pesche mature. Ecco cosa intendo dicendo che della chimica amo la concretezza! Se mi fossi laureata in Matematica, non avrei potuto mostrare alla commissione un vasetto di numeri complessi.

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Schema di un multi-gascromatografo-olfattometro (tratto dal riferimento [2])

Riferimenti bibliografici

  1. Biomolecular Engineering  2001,17, 121
  2. Sensors 2013 ,13, 16759

*Alessandra Smarra si è laureata in Metodologie Chimiche Avanzate presso UniTo; ha lavorato sugli aromi alimentari, su alcuni principi farmaceutici e più recentemente sulle celle fotovoltaiche sensibilizzate a colorante (DSSC).

 

One thought on “Il nascromatografo esiste davvero.

  1. Ritengo che la.soluzione.del problema di.accuratezza e sensibilità nonché riproducibilità cui accenna la ricercatrice potrebbero essere superati abbinando al gas -cromatografia un sistema multiplex di Sensori specifici per le molecole volatili che determinano gli odori!
    Una sorta di.combinazione tra GC e NASO ELETTRONICO….

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