Primo Levi e la scuola: un’intervista ritrovata.

E’ APERTA LA RACCOLTA DI FIRME PER LA PETIZIONE ALLA IUPAC per dare il nome Levio ad uno dei 4 nuovi elementi:FIRMATE!

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements

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Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Rinaldo Cervellati

Su Primo Levi scrittore sono stati scritti numerosi saggi, su Primo Levi chimico ha scritto lui stesso specialmente ne “Il sistema periodico” e “La chiave a stella”. Sappiamo dalla sua testimonianza in “Se questo è un uomo” che se riuscì a sopravvivere all’orrore di Auschwitz fu a causa di una serie di fortunate coincidenze, fra le quali la conoscenza elementare del tedesco, imparato studiando su testi in lingua originale durante gli studi per la laurea in chimica[1]. Per questi motivi fu sfruttato nella fabbrica di gomma sintetica Buna, situata all’interno del campo, dove le condizioni di vita degli internati erano un po’ meno tremende che nelle altre fabbriche.

Ritornato in Italia nell’ottobre del 1945, dopo un lungo viaggio descritto in “La tregua”, riprese il lavoro di chimico e cominciò a scrivere. Dopo il successo del primo libro, dal 1975 decise di dedicarsi completamente alla carriera di scrittore, partecipando anche a incontri e conferenze e rilasciando interviste[2].

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Fra queste interviste ho ritrovato quella rilasciata a Carmine De Luca [3] per la rivista di didattica e ricerca didattica “Riforma della Scuola” (Editori Riuniti, Roma), pubblicata nel novembre del 1986 (pag. 59, n. 11), forse l’ultima intervista rilasciata dallo scrittore-chimico prima della sua scomparsa avvenuta nell’aprile del 1987. La riportiamo integralmente.

intervista Levi

Nella prima domanda Levi risponde di pensare ancora, dopo dodici anni di abbandono, seppure inconsciamente, come un chimico e quindi a scrivere in modo conciso e preciso.

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La seconda domanda interessa in modo particolare la scuola. De Luca chiede se la chimica insegnata nei licei riesca a sviluppare le capacità cognitive e di analisi dei ragazzi. La risposta è articolata e a mio avviso abbastanza “diplomatica”, almeno inizialmente. Levi ricorda che praticamente tutto quello che ci circonda è chimica e che siamo chimica noi stessi, quindi non sapere nulla o quasi di chimica è un handicap perché così non si riescono a capire molti eventi strettamente legati a cause chimiche. Lamenta poi la “snobistica” ignoranza della chimica da parte di molti servizi giornalistici. La chimica però non è esente da colpe, dice Levi, e appunto a questo è dovuta la sua cattiva fama cui segue l’ignoranza e il rifiuto.

Per “pulire le mani alla chimica” Levi propone di imporre nelle facoltà un corso deontologico con esame, in modo tale da accertare che il futuro professionista si renda conto della tremenda forza che detiene nelle sue mani. Ma questo corso andrebbe esteso, secondo lo scrittore, a tutti i professionisti tecnici, medici, biologi, ingegneri.

Levi affronta poi la questione della storia della chimica, comprensibilmente a lui molto cara. Con molta umiltà devo dire che è molto cara anche a me. Non solo per mostrare la potenza dell’intuizione umana ma per fare capire che raramente l’intuizione nasce spontanea, è piuttosto il frutto di una ricerca profonda e paziente su ciò che è stato fatto, pensato e scritto prima su un dato oggetto d’indagine. A Cannizzaro, Arrhenius, Van’t Hoff e tanti altri non si è “accesa una lampadina” all’improvviso; hanno studiato, meditato e controllato quello che era stato fatto prima sui pesi atomici, sulla conducibilità, sul comportamento delle soluzioni, prima di proporre le teorie molecolari, della dissociazione elettrolitica e della pressione osmotica, rispettivamente. A quanto pare anche Newton aveva studiato e meditato i testi degli antichi matematici greci prima di arrivare alla derivata attraverso lo sviluppo del binomio con esponente n sempre più grande. Quindi la proposta di iniziare qualunque corso di chimica con un’introduzione storica mi sembra il minimo che si possa ragionevolmente richiedere. Ma occorrerebbe invece un intero insegnamento di Storia della… in qualunque corso di laurea scientifico o tecnico.

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Come giustamente ritiene Levi, la pratica di laboratorio dovrebbe essere parte integrante del processo di insegnamento/apprendimento della chimica nei licei. Sfortunatamente questo non avviene tranne che in rarissimi casi. Fra le cause, la cronica insufficienza delle strutture scolastiche, la scarsa preparazione di molti insegnanti, insieme alla pressoché nulla cultura scientifica di tutti i ministri dell’istruzione da Giovanni Gentile a oggi.

All’ultima domanda su quale sarà il futuro della chimica Levi risponde: “un futuro indefinito”. Indefinito nel senso che “si aprono sempre nuovi fronti”. Una risposta da vero scienziato.

In conclusione le affermazioni di Levi in questa intervista di circa 30 anni fa sono ancora attuali e pienamente condivisibili.

[1] Levi si iscrisse a chimica a Torino nel 1937 laureandosi con lode nel 1941. In quel periodo la chimica tedesca sia a livello accademico sia industriale era ancora la più avanzata nel mondo. Molti docenti universitari italiani consigliavano di studiare le loro discipline in testi classici in tedesco.

[2] Importante l’intervista rilasciata a Enzo Biagi l’8 giugno 1982 nel Programma “Questo Secolo” su Rai1.

[3] Carmine De Luca (1943-1997) è stato giornalista, studioso di letteratura per l’infanzia e curatore editoriale. Ebbe un ruolo di rilievo nel rilancio di Riforma della Scuola la prestigiosa rivista italiana dedicata alla scuola e ai suoi problemi, fondata da Dina Bertoni Jovine e Lucio Lombardo Radice.

Lucio_Lombardo_Radice

Lucio_Lombardo_Radice

Dina_Bertoni_Jovine

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One thought on “Primo Levi e la scuola: un’intervista ritrovata.

  1. Sono da poco lettore del vostro blog, Complimenti a tutti per quello che scrivete e Complimenti all’autore di questo articolo! Ho potuto assistere ad un seminario sulla vita di Primo Levi dal Prof. Aldo Domenicano all’Università degli Studi dell’Aquila, semplicemente fantastico!

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