Metanolo e “narsulin”

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

Quando si discute di argomenti inerenti alla chimica, specialmente con interlocutori non chimici, il discorso finisce per toccare il sempreverde tema della sofisticazione alimentare. Trent’anni fa le prime pagine dei giornali si occuparono di uno scandalo rimasto nella memoria di molte persone. Quello del vino al metanolo. Io ho parenti che vivono nella zona del basso Monferrato e sono o sono stati viticoltori. Ho ricordi molto vivi del periodo della vendemmia. Del ritiro delle uve presso la cantina sociale di Mombaruzzo il paese d’origine dei miei genitori e dove vivevano i miei nonni. Negli anni della mia infanzia prima ed adolescenza poi ho assimilato alcuni fondamentali valori: etica del lavoro, amore per la terra ed anche un minimo di cultura sulla coltivazione della vite e sulla produzione del vino. Le vicende della vita paradossalmente mi hanno portato ad occuparmi di acqua, ma alcune basi di enologia le ho imparate sul campo.

mombaruzzo

Veduta delle colline di Mombaruzzo

La vicenda ebbe anche un riscontro che è rimasto vivo nella mia memoria. Durante una cena con i parenti in un ristorante ci venne proposto di bere un barbera imbottigliato a Narzole. Ricordo che uno zio si mise a discutere animatamente con il cameriere e con il padrone del ristorante, fino ad ottenere di far portare a tavola un vino di altra provenienza. Questo perché i miei zii esperti viticoltori sapevano benissimo che a Narzole non vi erano colline né vigneti, e quindi diffidavano del vino proveniente da quella zona. Anzi sostenevano che quella zona era una zona buona per i noccioleti, non per i filari delle vigne. Forse addirittura una terra che nei romanzi di Pavese e Fenoglio viene definita gerbido, cioè un terreno incolto per abbandono da parte dei contadini. Ma più spesso perché non adatto alla coltura della vite. Il termine dialettale “narsulin” non significa quindi persona originaria di Narzole ma adulteratore, sofisticatore di vini.

Purtroppo non riesco a ricordare quando accadde questo episodio, ma sono quasi certo che sia precedente al verificarsi dello scandalo.

Nel 1986 Narzole aveva centodieci aziende vinicole in un paese di tremila abitanti. L’attività era quella di imbottigliamento , di commercio e di rivendita di vini più che di coltivazione della vite.

Narzole

Veduta di Narzole dove aveva sede la ditta di Giovanni Ciravegna

La tentazione di sofisticare vino può prendere piede fatalmente e direi statisticamente in queste condizioni. Ma esiste una fondamentale differenza per esempio tra la pratica di aggiungere zucchero ai mosti, oppure a tagliarli con mosti di bassa qualità, o ancora nei casi più “naif” a spacciare per vino una mistura di mosto, acqua zuccherata, vinacce e carbonati. Queste sono truffe, frodi in commercio. Disdicevoli e truffaldine certamente ma senza effetti letali.

Invece nel vino che un’ imbottigliatore di Asti (Vincenzo Odore) distribuiva a grandi catene di supermercati come Esselunga a Milano e che era stato a sua volta acquistato dalla ditta Ciravegna di Narzole ci finì il metanolo.

Odorevincenzo

Due anni prima nel 1984 l’alcol metilico detto anche spirito di legno era stato detassato. Forse questo fu il fattore che spinse qualcuno ad avere l’idea di utilizzarlo per aumentare la gradazione di un prodotto che tutto era meno che vino. Dopo i primi casi di morti sospette (la prima fu quella di un uomo di cinquantotto anni Armando Bisogni invalido ed alcolista, trovato morto in casa il 3 marzo 1986 a Milano) segui un altro decesso. Altre tre persone si recarono al pronto soccorso dell’ospedale Niguarda di Milano con i sintomi dell’avvelenamento da metanolo: dolori alla testa, nausea, crampi. Dichiararono di essersi sentiti male dopo aver bevuto del vino da tavola comprato al supermercato. Scattarono i sequestri del vino eseguiti dai Nas e le analisi effettuate mostrarono valori di metanolo superiori di dieci volte il limite percentuale di 0,16 ml consentiti per legge come prodotto naturale della fermentazione.

Furono 23 le persone che morirono per questa intossicazione mentre una ventina subirono danni permanenti ai nervi ottici perdendo la vista.

La semplice mancanza di quel gruppo metilenico interposto tra il gruppo metilico e l’ossidrile fa la fondamentale differenza tra un veleno letale (l’alcool metilico) e l’alcool per antonomasia, quello etilico.metilalcol

etilalcol

Per quanto riguarda le vicende processuali Giovanni Ciravegna dopo essere stato detenuto in attesa di giudizio per un anno e mezzo, scarcerato per decorrenza dei termini e tornato al paese trovò assolutamente normale richiedere in camera di commercio l’autorizzazione a proseguire nell’attività di negoziante all’ingrosso di vini.

Il processo a Giovanni Ciravegna e a suo figlio Daniele, all’imbottigliatore di Asti Vincenzo Odore e ad altre figure minori (agenti di commercio non piemontesi ed autotrasportatori) venne celebrato nel 1991. La sentenza fu di omicidio colposo plurimo e non di omicidio volontario. Gli imputati non ammisero mai le loro responsabilità. Si ipotizzò che fossero stati usati reflui di distilleria per il taglio di quelle partite di vino, per abbassare il prezzo ed aggiudicarsi la fornitura alle grandi catene di supermercati. Probabilmente si sapeva della presenza di metanolo in quei reflui, ma si sottovalutarono o ignorarono i rischi di intossicazione e di avvelenamento.

Lo scontrino dell’Esselunga di Viale Sarca ritrovato a casa della prima vittima mostrava il prezzo del bottiglione di vino da due litri: 1860 lire. Oggi in euro quel vino costerebbe mezzo euro al litro, un prezzo assurdamente basso e fuori mercato.

In Italia abbiamo ridotto il consumo pro capite di vino che allora era di 70 litri/anno, e abbiamo imparato a capire che il vino non può costare come un soft drink qualunque. Allora questa vicenda rischiò di azzerare le esportazioni di vino e di uccidere l’industria enologica. La politica della qualità invece finì per modificare la cultura del consumo del vino. Giovanni Ciravegna morì nel 2013 senza mai ammettere nessuna colpa, anzi sostenne di essere stato ingannato, ma soprattutto di non aver dovuto sborsare una lira in risarcimenti.

Enzo Binotta un carpentiere di Monza dopo due bicchieri di quel vino bevuti la sera prima a tavola, il giorno dopo rientrò al lavoro e guardò le lancette dell’orologio. Poi improvvisamente non le riuscì più a vedere.

Perse l’uso della vista e finì per fare il telefonista in comune.

Esiste un’associazione “Vittime del metanolo” che si batte per ottenere risarcimenti per le persone che sono morte o hanno subito cecità e danni neurologici permanenti, e che non sono mai state indennizzate.

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E’ APERTA LA RACCOLTA DI FIRME PER LA PETIZIONE ALLA IUPAC per dare il nome Levio ad uno dei 4 nuovi elementi:FIRMATE!

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements

6 thoughts on “Metanolo e “narsulin”

  1. Il mio prof. di chimica degli alimenti mi spiegò all’epoca che si trattava probabilmente di una frode destinata ai distillatori di acquavite: si vendeva loro un prodotto la cui gradazione era artificialmente aumentata con aggiunta di metanolo (il prezzo era appunto in funzione della gradazione alcolica). Durante la distillazione poi (correttamente) il metanolo veniva scartato; quindi, il produttore di acquavite comprava un prodotto teoricamente di alta resa, che invece poi rendeva molto meno alla distillazione; ma il consumatore non ne aveva alcun danno alla salute perché il metanolo era stato eliminato. Per qualche motivo, il prodotto venne invece messo in commercio come tale, senza distillazione, e quindi con tutto il suo contenuto di metanolo.

  2. Più che all’immagine della chimica, ha contribuito a confermare l’immagine dell’italiano furbetto e imbroglione. Altri casi di sofisticazione di vini seguirono a quello, in netto contrasto con i proclami nazionali che il vino è una delle “nostre eccellenze che tutto il mondo ci invidia”. Durante il mio periodo di PhD a Southampton (GB) negli anni 70, c’era un negozio di “specialità” italiane (tenuto da italiani) che vendeva il chianti bianco. Non vi dico le altre porcherie.

    • Il chianti bianco se non ricordo male viene citato nel film “007 Dalla Russia con amore”. La spia russa prima lo chiede al cameriere di servizio (la scena è ambientata nel vagone ristorante dell’ Orient Express”.) Poi saputo che il Chianti è un vino rosso lo ordina ugualmente per abbinarlo ad un piatto di pesce. Nel momento in cui l’agente 007 lo smaschera pronuncia la battuta. “Vino bianco con il pesce. Non potevi che essere un russo” Ho citato la battuta a memoria, ma il senso è quello.

  3. Mauro Icardi dimentica un particolare che fece sbellicare dalle risate (si fa per dire) me e molti miei colleghi, allora giovani quarantenni docenti di un Itis per chimici.
    Il quotidiano torinese La Stampa pubblicò la notizia con un titolo cubitale: ” Vino al metilene”.

    • Grazie per averlo ricordato. All’epoca prima del trasferimento in Lombardia lavoravo in un Laboratorio di un’azienda della cintura di Torino, e credo che anche lì la cosa non passò inosservata. Ricevemmo molte richieste di analisi del vino, che purtroppo non potemmo soddisfare. (L’azienda si occupava di smaltimento rifiuti)

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