Insegnamento della chimica: situazione critica.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

Autori vari.

Stavolta non si tratta di un post vero e proprio ma di alcune lettere di protesta che abbiamo ricevuto sul tema della ristrutturazione dei settori di insegnamento della chimica e sul ruolo giocato finora dalla SCI in queste modifiche.

E’ chiaro che la responsabilità dei cambiamenti decisi di recente e che modificano profondamente insegnare la chimica è del Governo Renzi e della Ministra Giannini in carica, non della SCI, che ricordiamolo non è un sindacato ma una associazione scientifico-culturale; la strategia seguita dalla SCI e dal CNC, che sono stati consultati e che si sono inutilmente opposti, è illustrata qui.

Tuttavia anche su questo ci sono delle critiche, come vedrete leggendo le mails che qui riportiamo; insomma il punto vero di questo post è: che ruolo per la SCI, per il CNC ed eventualmente per Federchimica, che spesso ci rappresentano, nel campo della scuola e dell’insegnamento?

Non siamo riusciti ad organizzare velocemente un post organico, ma avremo certamente delle risposte da parte di chi queste trattative ha svolto. Sentire le opinioni di tutti è importante. Questo blog è un luogo dove discuterne.

La redazione.

mail di Cosimino Malitesta <cosimino.malitesta@unisalento.it>, UniSalento, L’insegnamento delle discipline chimiche nelle nuove classi di concorso per la scuola secondaria
L’insegnamento delle discipline chimiche nelle nuove classi di concorso per la scuola secondaria (classe A-34 Scienze e tecnologie chimiche, DPR n. 19/2016): la SCI è stata consultata?

Il 23 febbraio scorso è entrato in vigore il DPR n.19/2016 che nell’intenzione dichiarata dal Legislatore vuole razionalizzare ed accorpare le classi di concorso attraverso cui è organizzata la docenza della scuola secondaria. La “vecchia” classe di concorso 13/A (Chimica e tecnologie chimiche) è stata accorpata con la 12/A (Chimica agraria) e la 66/A (Tecnologia ceramica) producendo un’unica nuova classe A-34 denominata Scienze e tecnologie chimiche che dà accesso ad una lunga lista di insegnamenti che gli interessati possono trovare in corrispondenza della classe A-34 nell’ultima colonna della Tabella A allegata al DPR (http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-02-22&atto.codiceRedazionale=16G00026&elenco30giorni=false).

Non voglio qui prendere posizione sull’indicazione che viene da questo accorpamento, ossia l’idea che per tanti anni sia stato sbagliato immaginare che gli abilitati dell’una classe non potessero insegnare le discipline dell’altra. Quest’approccio non è nuovo e chi ha qualche anno come me si ricorda di operazioni analoghe negli anni ‘90. Prima o poi sarebbe però bene che la SCI si interrogasse su quanto debba essere specializzata la formazione dei docenti che devono insegnare in istituti nominalmente specializzati ( non esistono solo i licei classico e scientifico tra le scuole secondarie!).

Invito invece i Colleghi ad andare a considerare le colonne, dalla seconda alla sesta (quest’ultima riportante alcuni vincoli), che indicano quali lauree degli ordinamenti che via via si sono susseguiti danno accesso a questa classe di concorso. Ve ne troveranno un ampio numero, accanto alle lauree in Scienze Chimiche,  Scienze e tecnologie della chimica industriale.

Per la verità tutte le lauree indicate prevedono generalmente almeno un insegnamento di Chimica generale e molte anche almeno uno di Chimica organica. Sono poche quelle che invece aggiungono a questo elenco anche la Chimica analitica, la Chimica fisica, la Chimica Industriale, gli Impianti chimici, ecc. Vi segnalo questo, perché tra le discipline che si possono insegnare ve ne sono un numero significativo ( per es. Chimica analitica e analisi applicate, Scienza dei materiali, Tecnologie applicate ai materiali ed ai processi produttivi, ecc.) che a mio parere richiedono una specifica formazione universitaria.

A questo aggiungerei un altro aspetto, assolutamente generale, temo trascurato dagli esperti che compilano le tabelle delle classi di concorso. Dopo la riforma, le tabelle ministeriali che regolano gli ordinamenti universitari indicano solo gruppi di settori scientifico-disciplinari per la composizione del percorso formativo di un corso di laurea, ossia la presenza di un SSD in quelle tabelle non è garanzia che il piano di studi lo preveda. Peraltro le lauree magistrali lasciano una buona libertà alle singole sedi nello stabilire la formazione d’ingresso (requisiti curriculari). Non che non vi sia rimedio a tutto ciò: altre classi subordinano l’accesso alla classe di concorso non solo al possesso di una specifica laurea, ma anche a piani di studio con corsi in SSD particolari. Solo a mo’ d’esempio, alla nuova classe A-20 (Fisica), corrispondente alla precedente 38/A (Fisica), può accedere il laureato in ingegneria (classi da LM-20 ad LM-35) solo se con un piano di studi con almeno 24 crediti nel settore scientifico disciplinare FIS/01 od il laureato in matematica (LM-40) solo se con un piano di studi con almeno 12 crediti nel , settore scientifico disciplinare FIS/01 o 08 ed, ancora, alla nuova classe A-40 (Scienze e tecnologie elettriche ed elettroniche) possono accedere i laureati LM-35 Ingegneria per l’ambiente ed il territorio solo con un piano di studi con almeno 48 crediti nei settori scientifico disciplinari ING-IND e ING-INF di cui 12 ING-IND/31, 12 ING-IND/32, 12 ING-IND/33, 12 ING-INF/07; e vi sono molti altri esempi che si possono fare.

Mi chiedo se la SCI, in quanto comunità di Chimici, sia stata coinvolta in questo processo di “ridefinizione” e, nel caso lo sia stata, che tipo di posizione abbia preso.

Cosimino Malitesta, UNisalento

Ho letto con attenzione le note del 19/02 e del 26/11/20158 (nota del blogmaster: cioè quelle riportate nella pagina sopra linkata della SCI – Relazioni con il MIUR) : esse trattano quasi esclusivamente dell’insegnamento della Chimica nei Licei, con un approccio che condivido in pieno (la Chimica la insegnino i chimici). Si occupano molto marginalmente dell’insegnamento delle discipline chimiche specializzate negli istituti specializzati (quelle che nel testo in vigore riguardano la nuova classe A-34). L’unico accenno che ho trovato è nel documento sulla proposta di abilitazioni bidisciplinari (“Negli istituti tecnici e in quelli professionali, per le intrinseche caratteristiche, le discipline di insegnamento sono attribuite ai soli docenti in possesso di abilitazione primaria coerente con i contenuti del corso.”). Nessuna attenzione poi sulle lauree d’accesso alla classe A-34, che è il tema che io pongo in relazione alle discipline chimiche specializzate e che segue proprio la linea di pensiero espressa in occasione della bidisciplinarietà. Tutto ciò mi dice che la SCI non si è occupata della faccenda che pongo ( non solo io ti assicuro).
Quindi, confermo la mia comunicazione. Dopo aver guardato meglio, va bene come post nel blog con avviso sulla SCI-list.

mail di Giovanni Spina <chim.spina@alice.it> Gli ex A060 possono insegnare la chimica al I biennio degli istituti tecnici ma il programma per il concorso è diverso da quello della ex A013

Buonasera, non riesco a capire come mai l’insegnamento della chimica nel primo biennio degli istituti tecnici (che doveva rimanere alla sola A-34 ex A013) è stato affidato anche alla nuova classe di concorso A-50 (ex A060 – la maggior parte naturalisti e biologi) quando i programmi di chimica per i concorsi nelle due classi sono diversi per contenuto.

CHIEDO ALLE PARTI INTERESSATE COSA FACCIAMO, RIMANIAMO A GUARDARE?

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E’ APERTA LA RACCOLTA DI FIRME PER LA PETIZIONE ALLA IUPAC per dare il nome Levio ad uno dei 4 nuovi elementi:FIRMATE!

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements

13 thoughts on “Insegnamento della chimica: situazione critica.

  1. Il collega Malitesta, già dal titolo, si chiede se la SCI sia stata consultata. Se la domanda viene presa alla lettera, la risposta è positiva. Si la SCI è stata consultata. Non è che qualcuno l’ha chiamata, ma dopo molte sollecitazioni, e cercando contatti con canali non sempre istituzionali, una delegazione della Divisione di Didattica è stata ricevuta al massimo livello tecnico del MIUR e la DDSCI è stata invitata a esprimere un parere scritto alla VII Commissione Cultura del Senato (parere scritto che ha sostituito le usuali “audizioni” che, nell’esame di questa legge, non sono state fatte). Se, come credo, in realtà il collega si chieda non se è la SCI è stata consultata, ma se è stata “ascoltata”, allora la risposta è negativa. La DDSCI la proposto, infatti, in quelle sedi un gruppo limitato di modifiche alla legge in approvazione (vedere il testo sul sito della DDSCI), ma queste modifiche non sono state recepite nel testo finale.
    La DDSCI insieme al CNC (Consiglio Nazionale dei Chimici) aveva elaborato una proposta organica per la Formazione Iniziale dei Docenti che prevedeva un superamento delle Classi di Concorso e una Laurea Magistrale Bidisciplinare. La convinzione che sosteneva questa proposta era che, se da un lato in certi tipi di scuole (Istituti Tecnici) fosse necessario uno specializzarsi nell’insegnamento (riassunto nella frase “la chimica ai chimici”), dall’altro lato l’eccessiva specializzazione potesse risultare non completamente adeguata in altri tipi di scuole (Licei) (vedere proposta Bidisciplinare sul sito della DDSCI). L’attuale legge detta “Buona Scuola” ha modificato profondamente la normativa sulla formazione iniziale dei docenti eliminando, in pratica, le Lauree Magistrali per l’Insegnamento. La proposta della DDSCI e di CNC va, quindi, riaggiornata. Per fare questo, la DDSCI si sta muovendo in rapporto con le associazioni disciplinari della Fisica e di Scienze Naturali e anche in stretto rapporto con i Pedagogisti non disciplinari. Un momento di confronto su questo tema è previsto in un’iniziativa specifica che si sta organizzando insieme a ConScienze, e ConChimica in particolare.
    Accanto all’elaborazione teorica, proprio le vicende della legge sulle nuove Classi di Concorso, hanno dimostrato che se non si stabiliscono dei canali con il MIUR, che ci permettano di essere parte attiva fin dalla definizione delle Bozze delle Leggi, la possibilità di incidere poi è veramente minima. Per superare questo problema la SCI e la DDSCI hanno scritto al Ministro chiedendo che la nostra organizzazione sia riconosciuta come soggetto privilegiato da inserire nei Tavoli Tecnici che elaborano queste bozze (un’analoga richiesta è stata inoltrata dal CUN (vedere sito del CUN), con cui la DDSCI è in stretto rapporto).
    È questo sufficiente, tenuto conto che il legislatore ha promesso a breve di riorganizzare organicamente tutta la disciplina della Formazione Iniziale dei Docenti? Non è facile dirlo, ma solamente compattando il mondo chimico (compresa la Federchimica) possiamo sperare di fare una massa critica che riesca non solo a farsi “consultare”, ma anche a farsi “ascoltare”.

    Giovanni Villani
    Presidente della Divisione di Didattica

    • Questo è il momento buono,
      vediamo se almeno ora si muovono per fare qualcosa per la chimica!!!

      Mozione – A proposito del regolamento per la razionalizzazione e l’accorpamento delle classi di concorso per l’insegnamento nelle scuole secondarie (d.P.R. 14 febbraio 2016, n. 19) – del CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE

      Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
      Consiglio Universitario Nazionale

      Prot. n. 5737 del 7/3/2016
      Alla Sig. Ministra
      Sen. Prof. Stefania Giannini

      Oggetto: Mozione «A proposito del regolamento per la razionalizzazione e l’accorpamento delle classi di concorso per l’insegnamento nelle scuole secondarie (d.P.R. 14 febbraio 2016, n. 19)»
      Adunanza del 1 marzo 2016
      IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE
      VISTO il d.P.R. 14 febbraio 2016, n. 19, con il quale è stato adottato il «Regolamento recante disposizioni per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento, a norma dell’art.64, comma 4, lettera a) del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133», (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 febbraio 2016, n.43, Suppl. ordinario, n.5),
      RILEVA
      La permanenza, in tale provvedimento, delle principali criticità già segnalate da questo Consesso con la Raccomandazione approvata il 14 settembre 2015 e, ancor più analiticamente, con il documento di Analisi e Proposte licenziato l’8 ottobre 2015.
      Il Regolamento continua ad accogliere soluzioni sostanzialmente incoerenti con l’attuale struttura delle classi di laurea magistrale, capaci di produrre effetti significativamente distorcenti a carico del sistema universitario e scolastico e di aprire altresì a discriminazioni che possono diventare causa di un esteso e motivato contenzioso. Nel d.P.R. n. 19/2016 si riscontrano, infatti, casi di:
      -classi di concorso cui possono accedere laureati magistrali privi delle competenze indispensabili;
      -classi di concorso cui non possono accedere laureati in classi di laurea magistrale che chiaramente forniscono le competenze richieste;
      -classi di concorso che richiedono requisiti del tutto incompatibili con gli ordinamenti delle attuali lauree magistrali;
      -classi di concorso in cui risultano incongruenze fra i titoli del vecchio ordinamento, ex DM n.509/1999 ed ex DM n.270/2004, che vi danno accesso;
      -classi di concorso affini per le quali si fissano requisiti incoerenti;
      -classi di concorso per le quali si fissano requisiti non correlati alle competenze necessarie per l’insegnamento delle discipline previste dalla classe.
      Il Regolamento inoltre continua a non chiarire come possano essere conseguiti i requisiti richiesti (se soltanto nella laurea magistrale, ovvero nell’intero quinquennio, e/o mediante l’iscrizione a corsi singoli). Non sono, infine, considerate in alcun modo le competenze acquisite nei corsi di dottorato di ricerca.
      Si osserva altresì come l’impianto di questo decreto sia difficilmente compatibile con quanto previsto dall’art 1, comma 181, della l. 13 luglio 2015, n. 107, recante la «Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti». É, infatti, sostanzialmente impossibile armonizzare quanto richiesto dal Regolamento in esame con quanto si dispone nell’art. 1, comma 181, lettera b.2) della l. n.107/2015: il solo esito determinato dalla convivenza di queste disposizioni, ove il testo del Regolamento rimanesse in vigore nell’attuale formulazione, consisterebbe nel precludere di fatto ai futuri laureati magistrali l’accesso alle classi di concorso individuate.
      Tutto ciò premesso,
      IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE
      REPUTA INDISPENSABILE
      procedere sin da ora, come del resto previsto dall’art. 1, comma 181, lettera b.6) della l. n.107/2015, al «riordino delle classi disciplinari di concorso dei docenti e delle classi di laurea magistrale, in modo da assicurarne la coerenza». Tale riordino deve evitare le criticità sopra segnalate e dev’essere effettuato nei tempi idonei a garantire un celere avvio del nuovo percorso di formazione degli insegnanti.
      RIAFFERMA
      la necessità di coinvolgere in tale processo di riordino anche questo Consesso, quale principale organo di consulenza del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per tutto ciò che concerne le classi di laurea e laurea magistrale.
      Il PRESIDENTE
      Andrea Lenzi

  2. E’ poco chiaro perchè la redazione abbia sentito il bisogno di chiarire che “SCI … non è un sindacato ma una associazione scientifico-culturale”, quando la questione posta nel mio intervento non è sindacale, ma scientifica e culturale e cioè riguarda la formazione universitaria dei docenti che devono insegnare discipline chimiche specializzate in istituti scolastici specializzati.

    • Caro Cosimino, rispondo io perchè come caporedattore ho scritto io la frase e me ne assumo la responsabilità; la questione è scientifico culturale,concordo, e per questo occorre usare i modi che sono o sono stati storicamente tipici di quella questione; come Villani ha illustrato la SCI lo ha fatto, ma non è bastato; forse poteva farlo meglio come argomenti tu, non so, ma certamente non è bastato.

      Il motivo per cui ho scritto la frase è proprio questo. Dato che non è bastato occorre trovare altri modi, oltre il presentare civilmente le proprie ragioni in un paese dove l’ignoranza media della chimica e della scienza è propria della popolazione e anche dei suoi rappresentanti politici e tecnici e dove le ragioni di corto respiro della politica-politicante soffocano le ragioni di lungo periodo di uno Stato che voglia avere una strategia culturale degna di questo nome, dove i ministri non sanno quanto lungo possa essere un tunnel, poniamo e i loro tecnici eseguono. Dove i fondi della ricerca vengono dati praticamente tutti ad un solo agente di cui non si sa nulla (IIT); dove esiste come in nessun altro posto la dittatura dell’IF e del VQR mentre fino a pochi anni fa c’era quella dei “baroni”. Cambiare tutto per non cambiare nulla. Gattopardi.

      Come si può fare? Occorre stendersi per strada, bloccare il traffico o fare una manifestazione in camice, come già altri hanno tentato? Non lo escludo; lo lascerei come ulteriore possibilità, oppure si può iniziare a fare guerriglia culturale come fa questo blog per fare entrare le ragioni della chimica e della scienza dentro il senso comune. Siamo pochi, deboli e separati fra di noi, abbiamo un avversario potente, una ignoranza abissale, ma anche interessi economici costituiti che usano la chimica ai propri fini facendoci apparire come quelli che sporcano il mondo; contro questi interessi che sono anche intervenuti sul blog, dobbiamo recuperare prima di tutto autonomia culturale per recuperare autorevolezza e forza. Non ho scritto che la SCI non è un sindacato per schermirmi o schermire la SCI; al contrario, ma per dire costituiamolo noi un “sindacato” della cultura. Non esiste al momento, ma se esistesse mi ci iscriverei di corsa. Al momento sono contento che alle tue domande e a quelle di altri si sia provato a rispondere in modo trasparente.

  3. Il tema di questa discussione è evidentemente di fondamentale importanza ed io, nel mio ruolo in seno al Comitato Organizzatore nazionale dei Giochi della Chimica, mi trovo a ricevere segnalazioni e richieste di chiarimento da parte di docenti che vorrebbero partecipare ai Giochi ma alle quali, a volte, per la complessità di questa materia, non so rispondere adeguatamente.

    In particolare mi rifaccio a quanto scritto da Giovanni Spina in cui egli si chiede come mai “l’insegnamento della chimica nel primo biennio degli istituti tecnici (che doveva rimanere alla sola A-34 ex A013) è stato affidato anche alla nuova classe di concorso A-50 (ex A060 – la maggior parte naturalisti e biologi)”
    Quindi i docenti ex A060 possono insegnare nel biennio degli IT però riporto qui di seguito quanto mi ha scritto pochi giorni fa una docente per segnalarmi la sua delusione per non aver più potuto partecipare ai Giochi della Chimica:
    “Da molti anni (riforma Gelmini) noi docenti della classe di concorso A060
    nell’istituto tecnico nautico abbiamo perduto il diritto di insegnare chimica, diritto di insegnamento acquisito con regolare concorso ed effettuato per molti anni.
    E con vero rammarico, le posso assicurare! La speranza di un ripensamento da parte del ministro delle pubblica istruzione, per lo meno per i ‘vecchi’ docenti di ruolo, è andata scemando.”

    Mi pare qui ci sia una contraddizione oppure si tratta di materia così confusa da essere indecifrabile? Anche la nuova riforma della scuola secondaria di secondo grado avrà influito: quando parliamo di Istituti Tecnici (settore Tecnologico oppure Economico) questi sonopoi ulteriormente articolati in indirizzi che sono diversi a seconda se si tratta di biennio o di triennio e poi nel triennio c’è un ulteriore splittamento ….

    Cosa posso rispondere a quella docente che mi dice di non poter più insegnare chimica al Nautico? Grazie!!!!

  4. Vorrei far presente che i chimici (ex A013) praticamente non hanno accesso ai licei in quanto sono assegnati alla ex A060. Nei nuovi licei delle scienze applicate si accede all’insegnamento solo a discrezione del Dirigente , il quale cerca di salvaguardare il posto agli insegnanti di ruolo. Questa mentalità deve essere assolutamente cambiata: non siamo tuttologi, né noi chimici né i biologi. Nell’ambito dell’insegnamento di scienze integrate al liceo è possibile scorporare la chimica dalla biologia e dalla geologia, ma questo modo di agire andrebbe contro alla lobby dei biologi che pretendono di insegnare tutto! A causa di questo i licei delle scienze applicate, nella maggior parte dei casi sono stati una delusione per gli studenti che speravano di fare molto laboratorio (scienze applicate….), sono una copia malfatta dei licei scientifici e non danno le competenze promesse. L’accorpamento delle classi di concorso accentuerà questa problematica estendendola anche agli istituti tecnici (non oso pensare ad un biologo che insegna chimica all’ITI!!).
    Scusate lo sfogo, ma sono stufa di avere a ripetizione ragazzi del liceo che non hanno capito nulla della chimica che gli viene insegnata in un modo assurdo e che quindi la odiano, e questo mi fa piuttosto arrabbiare.
    Altro punto importante: sono fra quelle persone che non si sono sentite tutelate dall’ordine che pensa esclusivamente alla libera professione: se non sbaglio la divulgazione scientifica in qualunque forma, è uno degli obiettivi del chimico e per questo va tutelata!!

    • Sono d’accordo con quanto sopra detto per il liceo delle scienze applicate ed aggiungo che aver dato la possibilità di insegnare chimica al biennio IIT a classi diverse dalla A -34 indica di fatto la perdita della maggior parte di posti per questa classe. Forse chi ha fatto la trattativa non conosce le dinamiche delle classi atipiche che di fatto lasciano al dirigente la possibilità di scegliere l’insegnante che preferisce. Ovviamente sceglierà quello che copre più ambiti, …………………………..quindi di fatto, nel tempo questo insegnamento verrà perso.
      Per rispondere a qualcuno che cita i sindacati, essi proteggono gli interessi di molti e non certo quelli di una classe di concorso piccola come la nostra ed in via di estinzione………
      Possiamo organizzarci per fare qualcosa contro questa decisione ingiusta che di fatto ci toglie la possibilità di lavorare?

  5. Caro Presidente Villani,

    ho letto con attenzione il tuo contributo: i documenti che citi li ho consultati, nel limite di quelli ad accesso pubblico, per il mio secondo commento. La Divisione certamente si è impegnata ed il MIUR è sordo, ma la questione posta è un’altra:

    – nell’occuparsi (documento del 26/11/2015 alla VII Commissione del Senato) di quello che poi sarebbe stato il DPR 19/2016 sulle nuove classi di concorso, l’attenzione è stata esclusivamente rivolta all’insegnamento della Chimica nei Licei ( cosa certamente importante, ma non l’unica da considerare);
    – nessuna attenzione invece è stata rivolta alle lauree (formazione universitaria) che danno accesso, almeno nella situazione attuale e chissà per quanti anni ancora, alla classe A-34 e quindi all’insegnamento delle discipline specializzate negli istituti tecnici professionali, che pure era oggetto del DPR 19/2016;
    – possibile che in quella circostanza ( documento del 26/11/2015!), o in altre, non si potesse segnalare che le lauree indicate per la classe A-34 andavano anche bene purchè coniugate ad un piano di studi opportuno, perché la classe dà accesso indistintamente ad una serie di insegnamenti specializzati ( e quindi può accadere che si possa insegnare Tecnologie applicate ai materiali ed ai processi produttivi senza aver sostenuto almeno un esame di Chimica Industriale o Scienza dei Materiali senza aver almeno anche un esame di Chimica Fisica, ecc.)? Per la Fisica, l’Ingegneria è così ed è così anche per altre discipline anche umanistiche.

    Ti ringrazio per l’ attenzione che si potrà rivolgere alla questione posta, secondo me di significativa importanza per lo sviluppo industriale di questo Paese.

    Saluti

    Cosimino Malitesta

    • Caro collega, per prima cosa voglio ringraziarti per aver dato la possibilità a tutti gli interessati di interloquire su questo fondamentale argomento sul nostro blog. I problemi dell’insegnamento della chimica dovrebbero essere al centro degli interessi di tutta la comunità dei chimici, a partire dall’università che è da sempre responsabile della formazione degli insegnanti, ma, permettimi di notare, che questo non è sempre accaduto (e anche questo è stato, in un modo o nell’altro, pagato).
      L’interesse che ha suscitato l’argomento (insieme alla rabbia di molti insegnanti che ho potuto verificare anche personalmente) deve essere indirizzato in positivo, in azioni da fare non in scoraggiamento. Io credo che il Ministero abbia effettivamente intenzione di mettere mano in maniera organica alla Formazione Iniziale degli Insegnanti e su questo terreno non dobbiamo farci trovare impreparati né da un punto di vista teorico né da quello pratico. Ho accennato nel precedente intervento all’iniziativa che si sta organizzando con ConChimica e ai stretti rapporti che si stanno portando avanti con pedagogisti. E’ importante che le occasioni pubbliche che organizziamo e/o a cui partecipiamo siano ritenuti importanti per tutti i chimici e non solo per gli “addetti ai lavori”. Si spera, quindi, che, da questo momento, tali tipi di iniziative siano un po’ più partecipate.
      Non entro nel dettaglio di quanto dici sulle tante altre cose che potevano essere segnalate. Molte sono state da noi segnalate nei contatti diretti, tante altre in contatto con il CUN, supportati in queste richieste da insegnanti che quelle problematiche le vivono sulla loro pelle. Nel caso specifico, speravamo che il concentrarci su poche (ma significative) richieste, potesse rendere possibile centrare l’obbiettivo, ma nemmeno questo è successo.

      • Caro Villani,

        che in passato chi doveva non abbia fatto o abbia fatto male (magari in buona fede, solo per non aver chiesto ai docenti che vivono tutti i giorni la Scuola) è cosa sotto gli occhi di tutti. E’ cosa importante concentrarsi sull’impostazione che avrà la formazione prossima futura degli insegnanti. Ma, come sai, dal momento in cui si vara un nuovo modello di formazione al momento in cui diventa operativo e va a regime ci vuole molto tempo. Possiamo nel frattempo adattarci a quello che è accaduto? Credo che possiamo, mentre ci occupiamo del futuro, chiedere, formulando una proposta chiara al Ministero, nell’interesse degli studenti di oggi, che:

        – si inseriscano dei vincoli sui piani di studio che devono accompagnare le lauree che danno accesso alla classe A-34 (come accade per la Fisica e non solo)

        – si riservi alla classe A-34 l’insegnamento della Chimica negli istituti tecnici e professionali

        Per quel che riguarda l’insegnamento della Chimica nei Licei, a mio modesto parere, la strada maestra è lo scioglimento del connubio biologia, scienze della Terra, chimica. Capisco che non sia un obiettivo oggi conseguibile e che si è tentato in passato senza successo e quindi per il momento lo lascerei tra le cose, molto importanti, da fare in futuro, magari discutendo del nuovo modello di formazione degli insegnanti.

        La mia disponibilità a dare un contributo, se può essere d’aiuto, c’è. Capisco che sia poca cosa, ma sono sicuro che se si chiamano a raccolta su questi obiettivi per il presente le energie migliori dei docenti della Scuola, essi risponderanno, aiutando la Divisione a formulare una proposta di modifica del DPR 19/2016 che consenta di avere insegnanti con la formazione giusta per gli studenti delle Istituzioni scolastiche di oggi.

  6. Salve,
    la proposta di Cosimino Malatesta indicata nel post del 22 marzo 2016 alle 8:09 è secondo me assolutamente condivisibile e soprattutto da portare avanti in tempi brevi! La situazione sta sfuggendo da troppo tempo di mano ai chimici. Il livello dell’insegnamento negli Istituti tecnici e professionali si va via via abbassando, e continuerà a farlo se non ci si oppone con forza alla ultima riforma delle classi di concorso; sappiamo tutti quanto sia difficile anche per un chimico comunicare correttamente certi concetti della disciplina, e assistiamo già da anni a quanto, con le dovute eccezioni beninteso, accede nei licei scientifici.
    Una via di interlocuzione privilegiata con il Miur da parte delle SCI potrebbe forse portare alla luce finalmente il nostro punto di vista, e opporlo agli interessi della conservazione dei posti di lavoro a discapito della qualità dell’insegnamento.

  7. Saluti i colleghi ed esprimo il mio parere.
    Concordo con la proposta di Cosimino Malatesta (22 marzo 2016 alle 08:09) di riservare ai Chimici l’insegnamento della Chimica negli Istituti Tecnici: ora è A034 e sarebbero riservate le 3 ore settimanali nel biennio (Scienze Applicate: Chimica). Nel Biennio degli IT esistono anche 2 ore assegnate, fino ad ora, all’ex A060 ed ora A050 (Scienze Applicate: Scienze della Terra-Biologia). La creazione delle basi della Chimica è essenziale per un Biennio Tecnologico: deve essere chiara e specifica, in vista della scelta dell’Articolazione del triennio successivo. I Chimici dovranno insegnare Chimica sicuramente poi nel triennio delle Articolazioni di Chimica (Materiali, Ambientale, Biotecnologia…).
    Insegno a stretto contatto con colleghi Biologi e la presentazione dei ‘nuclei fondanti’ della Chimica è diversa quando realizzata la loro. Negli ultimi anni, sia con le SSIS che con i TFA, sono stati preparati nuovi insegnanti in modo approfondito: perché ora tutto deve essere accorpato e ‘generalizzato’? Da parte mia, dieci anni fa, pur di ruolo per l’A013, avevo frequentato anche la SSIS e conseguito l’abilitazione dell’ex A060. Grazie a questo per un anno ho insegnato Scienze nei primi due anni di un Liceo delle Scienze Applicate: non mi sembrava di ‘far del male’ agli studenti del 1° anno se per 4 mesi insegnavo Scienze della Terra ed a quelli di 2° trattavo la struttura della cellula e le bio-molecole. Avrei avuto delle perplessità per approfondire la Biologia nelle classi successive. Tale ‘riguardo’ però non c’è negli insegnanti dell’ex A060 che trattano la Chimica generale ed analitica il 4° anno e la Chimica Organica in 5° nel Liceo delle Scienze Applicate. Ma questo era stato chiarito nella Riforma Gelmini del 4 febbraio 2010: in tal modo la preparazione degli studenti non sarebbe stata troppo specifica e non sarebbero diventati dei ‘piccoli chimici’ (testuale motivazione allegata al testo della Riforma). Non si sentono ‘inadeguati’ perché pensano che bastino quei pochi esami dell’Università per trasmettere un pò di nozioni.
    Penso e temo che nel primo periodo dell’applicazione del DPR N.19 del 14-02-16-CC sia lasciato al ‘buon senso’ dei Dirigenti Scolastici l’assegnazione degli insegnamenti ai docenti di queste classi di concorso molto atipiche (attuali A34 ed A50) conservando l’attuale ‘status-quo’ e preservando le cattedre di chi è già in ruolo da anni. Sarà però molto rischioso perché non sempre i Dirigenti comprendono la diversità nella preparazione didattica di un Chimico e di un Biologo. Negli anni successivi, dopo l’attuale concorso, la ‘generalizzazione’ potrebbe avere il sopravvento e gli studenti si ritroveranno con una preparazione chimica molto superficiale ed inadeguata.
    Già il 7 maggio 2011 la Conferenza dei Presidenti degli Ordini territoriali dei Chimici aveva scritto al Ministero alcune proposte in previsione della creazione della nuova Classe di Concorso A034 ma tali richieste si sono perdute nel tempo.
    Concludendo, riconfermo la proposta di Cosimino Malitesta (22 marzo 2016 alle 08:09)
    – si inseriscano dei vincoli sui piani di studio che devono accompagnare le lauree che danno accesso alla classe A-34
    – si riservi alla classe A-34 l’insegnamento della Chimica negli istituti tecnici e professionali

    Spero che la SCI-DD si faccia sentire con il Ministero.
    Saluto nuovamente tutti i colleghi,
    Marina Scandola

  8. L’azione meritoria di pressione nei confronti del CNC e della SCI che i colleghi insegnanti stanno facendo è purtroppo inutile. Gli unici che avrebbero credito nei confronti del Ministero sono in sindacati della scuola, ai quali non interessa se la chimica venga insegnata dai chimici o dai biologi, ma interessa invece mettere a lavorare quante più persone possibile. Visto che i biologi a spanno sono di almeno un ordine di grandezza più numerosi dei chimici, i sindacati non perderanno mai tempo su questa battaglia per loro controproducente.
    Si tratta di un problema culturale ed investe sia la parte professionale del mondo chimico che quella universitaria. Ma riguarda però anche l’atteggiamento degli insegnanti die confronti di CNC e SCI. Quanti sono percentualmente gli insegnanti iscritti all’Ordine professionale? Non so quanti siano iscritti alla SCI, ma presumo che siano anche qui un numero limitato. Se gli insegnanti, in tutti questi anni, non hanno ritenuto che CNC e/o SCI li rappresentassero, perché oggi ne chiedono il sostegno? È chiaro che se loro sono i primi a non riconoscere a CNC e SCI un ruolo nella loro vita professionale, il Ministero non prenderà sul serio le proposte che arrivano da questi due soggetti che semplicemente non sono titolati.
    Sono stato personalmente a parlare con i rappresentanti politici che si occupano di scuola di vari partiti che si trovano in Parlamento. A parole tutti si sono detti d’accordo sulle nostre posizioni, tutti hanno capito il danno che si sta facendo alle generazioni di ragazzi che si vedono negato l’accesso alla conoscenza in una materia fondamentale per capire ciò che ci circonda. Tutti, all’atto pratico, non hanno però poi alzato un dito. Perché? Perché non è conveniente dal punto di vista dei numeri!
    La proposta della divisione didattica della SCI, appoggiata anche dal CNC, sulla bidisciplinarietà potrebbe cambiare la situazione per i ragazzi. Purtroppo mi pare che anche questa sia avversata dai colleghi insegnanti. Ma dobbiamo cercare altre strade, che quelle che abbiamo percorso fino ad ora non hanno portato ad alcun risultato significativo.
    Valter Ballantini

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