Il referendum del 17 aprile 2016: (3 parte) clima ed energia.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

I precedenti post di questa serie sono pubblicati qui e qui

a cura di Claudio Della Volpe

Quasi per caso, ma forse non del tutto per caso, alcune notizie relative al clima terrestre degli ultimi giorni rinforzano i ragionamenti di chi vorrebbe votare SI.

La NASA ha pubblicato i dati riguardanti l’anomalia termica di febbraio 2016 e questa anomalia è la più alta mai misurata finora (punto vuoto in alto a destra nel grafico sotto).

         anomaliatermica

Nel grafico vedete i valori dell’anomalia termica che è la differenza fra i valori medi del mese considerato e quelli della media per il medesimo mese del periodo di controllo scelto qui come 1951-80, riferiti alla media delle stazioni terra+oceano (il metodo preciso è indicato qui).

Dal grafico (in cui i valori dei 12 mesi per un certo anno hanno tutti la medesima ascissa) si vede bene che mesi come gennaio o febbraio, i mesi invernali per eccellenza nell’emisfero Nord (punti rossi e vuoti) sono gli estremi dell’insieme dei valori sia un senso che nell’altro; la spiegazione potrebbe essere connessa al maggior ruolo dell’emisfero nord, che contiene la maggior parte delle terre emerse, nell’incremento di temperatura (l’Oceano ha una capacità termica superiore e sta funzionando da scudo, per cui il comportamento delle terre emerse domina i picchi estremi); l’Oceano ci sta difendendo sia assorbendo una quantità enorme di CO2 ed acidificandosi che assorbendo il grosso dell’incremento termico; visto il suo lento tempo di ricambio stimabile in circa 10.000 anni questo rallenta il riscaldamento; l’Oceano profondo non si è ancora “accorto” di cosa succede in superficie.

In particolare gli ultimi 5 punti sulla destra che coprono i mesi da ottobre 2015 a febbraio 2016 sono indicati in alto a destra e per la prima volta da quando si fanno misure, e sicuramente per gli ultimi 136 anni, sono tutti consecutivamente crescenti e superiori al grado centigrado, un indice terribile e tragico insieme del riscaldamento in corso.

Il limite di 1.5°C indicato come estremo del grafico non deve essere confuso con il valore usato come limite sperabile a COP21, perchè in quel caso si tratta dell’anomalia media annua, non di quella mensile; “fortunatamente” tale anomalia annua è per ora a 0.87°C nel 2015, ma potrebbe superare il limite di 1°C quest’anno.

nasaclima

Il nostro paese che si trova alla latitudine media di 40° Nord è nella zona in cui l’effetto crescente del riscaldamento si fa sentire; spostandosi verso Nord nel nostro emisfero le anomalie termiche si incrementano in modo massivo, raggiungendo il valore estremo nella zona polare, dove è in corso la fusione dei ghiacci una volta definiti “eterni”.

Da quando si raccolgono misure, circa la fine del ‘700, la temperatura media italiana è cresciuta in modo considerevole.

cnrisac

Dati ISAC-CNR

Anche qui non confondete il valore dell’anomalia termica italiana con quel limite di 1.5°C che è ragionevole su scala planetaria (mix di terra e oceano). Si tratta comunque di un valore molto alto che cresce andando verso Nord; in Finlandia l’anomalia termica è di quasi 3°C e l’Artico questo inverno ha avuto una anomalia termica di oltre 10°C.

planisfero

Questa situazione è ormai ben conosciuta a livello mondiale e COP21 la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici tenutasi a Dicembre 2015 a Parigi ha concluso che occorre:

tenere l’incremento della temperatura media mondiale ben sotto i 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali e fare sforzi per limitare l’incremento della temperatura a 1.5 °C, riconoscendo che ciò ridurrebbe significativamente i rischi e gli impatti del cambiamento climatico”.

La riduzione minima nella produzione di CO2 per mantenere la temperatura nei limiti è stimata -8 GTonCO2 al 2020 e -11 nel 2030 rispetto agli attuali 35-40 Gton/anno, ossia attorno al 20%.

Questo dipende dal fatto che l’apporto umano di gas serra è considerato la causa principale dei cambiamenti climatici attuali.

Quale è la situazione mondiale del consumo energetico?

energy

Come vedete dal grafico nel tempo il gas ha iniziato a sostituire il petrolio e in parte il carbone il cui comportamento oscillante dipende dal fatto che nonostante l’inquinamento e i limiti tecnici ha un prezzo basso; ma il totale dei fossili domina l’orizzonte, costituendo grosso modo il 90% dell’energia primaria.

Il nostro paese si è impegnato come gli altri a fare questo: ridurre i livelli di emissione del 20% entro una quindicina di anni.

A causa della crisi economica e della modifica della sua struttura economica, da più manifatturiera a più terziaria, l’andamento dei consumi primari italiani ha avuto un picco nel 2005:

energyitalia

Grossolanamente siamo fra l’1 e il 2% del consumo mondiale quindi dobbiamo contribuire con una riduzione corrispondente fra 80 e 160Mton di CO2; attualmente ne produciamo circa 550-600.

Nonostante i successi ottenuti nello sviluppo di energie rinnovabili nuove come eolico e fotovoltaico che hanno raggiunto il 40% della percentuale di elettricità come vedete il valore complessivo sull’energia primaria ed inclusa la energia idroelettrica rimaniamo attorno ad un interessante 20% che ci colloca ai primi posti nello sviluppo delle rinnovabili, ma non ci elimina l’obbligo di ridurre la quota di gas serra. Purtroppo il nostro paese non ha un piano energetico nazionale degno di questo nome e non ha nessun progetto credibile per raggiungere gli obiettivi COP21.

La questione che si pone insomma non è come sostituire i fossili che non estrarremo con altri fossili, ma come sostituire quei fossili con energia rinnovabile.

Occorre dire che anche la nostra estrazione endogena di gas ha già piccato e in tempi non sospetti:

gasitalia

Perchè? Prima di tutto perchè il nostro gas è un gas non poco costoso rispetto al mercato medio e quindi non molto appetibile se non fosse per le basse royalties, molto basse ripetto a quelle medie internazionali.

Fra l’altro di fatto il 17 aprile spenderemo 350 milioni per decidere se circa 50 milioni all’anno di quelle royalties ci rimarranno o no.

Anche il trend di produzione delle specifiche zone estrattive soggette a referendum (una parte di quelle entro le 12 miglia come detto qui) è in riduzione da tempi non sospetti.

gas2italia

Slide di Dario Faccini, Aspo Italia

Il referendum del 17 aprile diventa quindi una occasione, tutto sommato poco costosa di iniziare questo percorso obbligato e virtuoso verso il futuro. Concordo che non c’è un progetto razionale dietro, ma la voglia di cominciare a fare qualcosa, qualcosa che chi decide la politica energetica ancora non si decide a fare.

C’è un altro aspetto che occorre sottolineare:

gas4italia

Slides di Luca Pardi, Aspo Italia.

Le riserve italiane corrispondono a un consumo pari a 1-2 anni di consumi, e sono una quantità sostanzialmente irrisoria nel panorama mondiale; gli unici ad avvantaggiarsi dell’estrazione locale sono coloro che lo faranno alle condizioni favorevoli garantite dalle bassissime royalties italiche, un mero favore all’industria petrolifera.

Nel prossimo post parleremo degli aspetti lavorativi ed ambientali del referendum, che pur non essendo per quanto detto finora centrali sono da analizzare in qualche dettaglio.

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E’ APERTA LA RACCOLTA DI FIRME PER LA PETIZIONE ALLA IUPAC per dare il nome Levio ad uno dei 4 nuovi elementi:FIRMATE!

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements

One thought on “Il referendum del 17 aprile 2016: (3 parte) clima ed energia.

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