Tubazioni di cemento amianto e rilascio di fibre. Un problema delicato.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

In questo articolo vorrei fare qualche considerazione su questo problema piuttosto delicato. Cercando di affrontare il tema dal punto di vista chimico impiantistico. Il problema epidemiologico sanitario è ovviamente al di fuori delle mie competenze e da questo punto di vista ci si deve basare sugli studi effettuati dall’OMS.

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La presenza di tubazioni di cemento amianto nella rete acquedottistica ed anche nei cassoni che fungevano da serbatoi di accumulo in vecchie abitazioni va affrontato ovviamente con cautela. E’ purtroppo facile cadere nel meccanismo della psicosi e rinunciare al consumo di acqua potabile spostando la scelta sull’acqua imbottigliata. Scelta ovviamente che attiene alle abitudini dei consumatori. Ma sappiamo che l’acqua in bottiglia ha impatti ambientali diversi, legati alla produzione di rifiuti (bottiglie in plastica), consumo di energia ed emissioni di CO2 legate alla movimentazione ed al trasporto delle confezioni anche a molti chilometri di distanza dalle fonti di imbottigliamento. Non accenno al problema del rilascio di frammenti di materiale plastico nelle bottiglie che è stato molto ben trattato da Luigi Campanella su questo stesso blog.

Per l’amianto non sono ancora stati stabiliti limiti di concentrazione per le acque destinate al consumo umano, sia nella normativa italiana che in quella comunitaria.

In Italia le tubazioni in cemento amianto (fibrocemento) si sono iniziate ad utilizzare fin dal 1916, e in generale l’utilizzo del fibrocemento in edilizia è continuato in maniera costante dagli anni 50 fino agli anni 80. La scoperta che le fibre di amianto se inalate provocavano asbestosi e insorgenza di mesotelioma pleurico hanno portato all’emanazione del Decreto del Ministero della Sanità 14 maggio 1996, attuativo della legge n° 257 del 27 marzo 1992 che ha vietato l’estrazione, l’importazione e la commercializzazione dei manufatti in amianto. Sono ancora in corso bonifiche e rimozioni di questo materiale che spesso ricopriva varie costruzioni con le caratteristiche coperture ondulate.

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Il problema specifico delle tubazioni di questo materiale destinate al trasporto di acqua potabile è stato affrontato nel D.P.R 215 del 24/05/1988 che ne proibiva l’immissione sul mercato, analogamente agli altri manufatti e stabiliva una deroga temporanea fino al 30/04/1991 ad eccezione di casi in cui le acque fossero particolarmente aggressive.

Per quanto riguarda l’ingestione di fibre di amianto con l’acqua potabile e lo sviluppo di tumori del tratto gastrointestinale le indicazioni fornite dall’Istituto Superiore di Sanità, basandosi su studi effettuati a livello internazionale, ha indicato che non esistevano chiare evidenze di una correlazione tra ingestione di acqua potabile contenente fibre di amianto, (provenienti da fonti naturali contaminate o da rilascio da tubazioni o cassoni serbatoio) con valori di fibre/litro che variavano da 1 milione fino a 200 milioni di fibre/litro.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1994 nel documento “Direttive di qualità per l’acqua potabile” si espresse con questa affermazione : “ Non esiste dunque alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute, non è stato ritenuto utile pertanto stabilire un valore guida fondato su delle considerazioni di natura sanitaria, per la presenza di questa sostanza nell’acqua potabile”. Ricordo che tutte le linee e i valori guida dell’OMS sono poi di norma recepiti nelle normative specifiche di settore. Per questa ragione ancora non esiste un valore nelle normative del settore idrico.

L’EPA (Environmental Protection Agency) degli Usa ritiene accettabile nell’acqua potabile la presenza di 7 milioni di fibre/litro con lunghezza superiore a 10 µm.

Veniamo ora a qualche considerazione di tipo tecnico. Il rilascio di fibre di amianto dipende dalla solubilizzazione della matrice in cemento che subisce la sottrazione di ioni calcio. In questa situazione si può verificare il rilascio di fibre di cemento nell’acqua. Quindi dipende anche dall’aggressività dell’acqua che è funzione dl pH, della durezza calcica e dell’alcalinità. Altri fattori sono la temperatura, l ’ossigeno disciolto, il contenuto di solidi sospesi e la velocità dell’acqua nella tubazione. Paradossalmente un’acqua fortemente incrostante con valori elevati di durezza eserciterebbe un fenomeno di protezione superficiale. Lo strato di calcare isolerebbe la parte di tubatura in cemento- amianto impedendo il rilascio di fibre.

amianto3

Per quanto riguarda l’aggressività dell’acqua la formula elaborata dall’American Water Works Association e ripresa da EPA e OMS è la seguente.

IA (Indice di aggressività) = pH + log10 (AxH)

A= alcalinità totale (mg/l di CaCO3)

H= durezza calcica (mg/l CaCO3)

L’acqua risulta più aggressiva quanto più basso è il valore di questo indice. Il valore di temperatura in cui questa formula ha validità va da 4,5 a 26,5 ° C.

Il 31 Marzo di quest’anno dopo segnalazione di comitati di cittadini e del dipartimento di protezione dell’Asl di Pistoia, l’Istituto Superiore di Sanità ha autorizzato la richiesta che l’Asl aveva inviato alla regione Toscana di effettuare monitoraggi sulla rete acquedottistica. L’Istituto Superiore di Sanità ribadisce la non pericolosità dell’amianto citando l’ultima conferenza governativa e le revisioni degli studi scientifici di IARC, OMS,ISS. L’ordine dei medici di Pistoia è di parere diverso.

http://www.italyjournal.it/2016/03/31/lamianto-nellacqua-non-provoca-cancro/

In ogni caso adottando il principio di precauzione il monitoraggio sulla rete dell’ acquedotto Pistoiese verrà eseguito.

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In passato sono stati eseguiti monitoraggi sulla rete dell’acquedotto di Bologna e in altre zone della Toscana.

Il monitoraggio sulla rete acquedottistica di Bologna è stato condotto dal 1998 al 2005. Le positività per presenza di fibre di amianto è risultata essere positiva in 11 campioni su 188 analizzati, con una percentuale del 5,8% dei campioni.

Le positività ripetute si sono verificate in punti terminali di condotta dove è più facile l’accumulo, anche in relazione a possibili rotture della tubazione.

I valori riscontrati variavano da un minimo di 238 fibre/litro fino ad un massimo di 2550 fibre/litro.

Valori quindi di diversi ordini di grandezza inferiori a quello suggerito dall’EPA Statunitense (7 milioni di fibre/litro).

La regione Toscana ha effettuato monitoraggi sulle condotte nel biennio 1995-1996 su 59 campioni di acqua della rete riscontrando positività nel 24% dei casi con valori variabili da 1600 fibre/litro nelle reti dell’Isola d’Elba, Scandicci, Empoli, zona Livorno Centro, fino a valori di 37700 fibre litro nella rete della zona Livorno Porto.

Normalmente in questo tipo di analisi prevedono la determinazione di parametri chimico fisici dell’acqua per verificarne l’eventuale aggressività (Cloruro, Nitrato, Nitrito ,Ammonio, Durezza , pH ,Conducibilità) e la filtrazione di due litri di acqua potabile da sottoporre poi alla microscopia elettronica a scansione. Per diminuire gli errori sperimentali e di contaminazione viene effettuata prima dell’analisi al microscopio anche la lettura di un bianco di due litri di acqua ultrapura filtrata.

Qualche considerazione conclusiva.

L’acqua potabile non viene usata solo per bere, ma anche per uso di cucina e per lavaggio di superfici. Quindi vi sono quantità di acqua che evaporano da superfici estese o da lavabi e docce. Quindi non si può escludere un problema di inalazione di fibre areodisperse. Il decreto del ministero della Sanità citato all’inizio dell’articolo (Decreto Ministero Sanità 1/5/1996) citava studi statunitensi che indicavano che acque con concentrazione molto elevata di amianto (pari a 20 milioni di fibre/litro ) potessero aumentare di cinque volte il valore di fondo di fibre areodisperse nelle abitazioni.

I valori riscontrati negli studi in Toscana e a Bologna riportano dati abbastanza variabili ma con valori non elevati di concentrazione fibre/ litro di amianto.

Secondo il Safe Drinking Water Committee della National Academy Sciences statunitense il rischio tumorale associato alla presenza di amianto nelle acque potabili sarebbe dell’ordine di un tumore ogni 100.000 persone che abbiano ingerito per 70 anni di vita acque con concentrazioni di amianto dell’ordine delle 100.000 – 200.000 fibre/litro.

Questo non vuol dire abbassare la guardia, ma al contrario prevedere ulteriori campagne di monitoraggio e di verifica. Il problema è delicato ed è molto sentito, basta fare una ricerca in rete per rendersene conto. Per questo problema, come per tutti gli altri attinenti ad inquinanti emergenti occorrono atti concreti e se possibile nessuna propensione all’isteria o alla demagogia. Ci sono necessità di interventi sulla rete acquedottistica e quindi di investimenti anche cospicui in termini economici. . L’esperienza che ho maturato mi ha portato a concludere che spesso sull’acqua si fa confusione, si fanno fiorire leggende. Molti la vogliono pubblica (e dal punto di vista del diritto naturale il concetto non è fuori luogo) ma poi ci si perde in discussioni capziose e sterili, mentre le strutture invecchiano e necessitano di manutenzioni, upgrading o rifacimenti totali. Nello stesso tempo si deve investire in apparecchiature analitiche sempre più complesse e sofisticate, per raggiungere limiti di rilevabilità analitica sempre più bassi, e per determinazioni qualitative di inquinanti sempre nuovi.

E il dialogo tra politica, movimenti di cittadini, tecnici del settore è spesso un dialogo tra sordi.

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Anche su questo specifico argomento basta vedere in rete e si coglie un diffuso senso di polemica e di litigiosità. E comprensibile che la parola amianto faccia paura, ma bisogna cercare di rimanere razionali se possibile.

Ritengo indispensabile creare un clima più disteso e collaborativo e contestualmente creare e diffondere una corretta cultura dell’acqua. E tra i promotori culturali ca va sans dire i chimici hanno esperienza e cose da dire.

Ovviamente anche gli studi epidemiologici e clinici devono approfondire il tema. La sinergia è fondamentale. Terzo elemento: informazione onesta e trasparente. Siamo già sommersi da bufale e leggende. Questo per altro è un problema che trascende l’argomento in oggetto, e va molto oltre.

Per approfondire.

  • Decreto Ministero della Sanita 14/05/1996 G.U suppl. Ord 25/10/1996
  • EPA Technical Fachtsheet on Absestos
  • “Fibre di amianto nell’acqua potabile” di O. Sala Rivista Arpa Emilia Romagna n° 2 Marzo-Aprile 2006
  • “Contaminazione da fibre di amianto nelle acque potabili in Toscana” a cura di G Fornaciai, M Cherubini, F Mantelli Fondazione Salvatore Maugeri, IRCCS, Pavia 1997 I Documenti . 12
  • Polissar L , Severson R.K and Boatman E.S “ A case- control study of asbestos in drinking water an cancer risk” American Journal of Epidemiology 119: 456-471
  • Working group on the DHHS Commettee to Coordinate Environmental and Related Programs. Subcomittee on Risk Assessment (1987) “Report on cancer risk asoociated with the ingestion of asbestos”. Enviromental Healt Perspectives 72 : 253-265.
  • World Healt Organization (WHO) (1984-1985) “Guidelines for drinking- water quality”
  • Asbestos International Association (1982) “Method for the determination of airborne asbestos fibres and other inorganic fibres by scanning electron microscopy. Recomanded Technical Method n° 2 AIA Health and Safety Publication London
  • Chatfiel E.J ,Dillon M.I, “Analytical method for determination of sbestos in water” EPA- 600/4-83-043
  • Ministero della Sanità (1992) Decreto del 13 dicembre 1991 “Direttive per la redazione elaborazione aggiornamento e trasmissione della mappatura relativa agli impianti di acquedotto e per la trasmissione dei dati relativi al controlli analitici esperiti sulle acque destinate al consumo umano” G.U serie generale n° 3 4/1/1992

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E’ APERTA LA RACCOLTA DI FIRME PER LA PETIZIONE ALLA IUPAC per dare il nome Levio ad uno dei 4 nuovi elementi:FIRMATE!

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements

3 thoughts on “Tubazioni di cemento amianto e rilascio di fibre. Un problema delicato.

  1. Pingback: Tubazioni di cemento amianto e rilascio di fibre. Un problema delicato – Noise From Pavia

  2. Io credo che all’acqua che ingeriamo si dia una forte connotazione emotiva, molto più che a quella che “respiriamo” (nella doccia, dai panni che asciugano e manipoliamo, etc.). Da quanto si accennava qui suppongo che, al crescere della concentrazione, l’amianto nell’acqua potabile diventi un problema per l’inalazione ben prima che per il consumo. Da un lato mi sembra irrazionale che ci si butti sulla questione del bere; dall’altro forse è un bene, perché se iniziamo a crearci paranoie sull’inalazione è davvero il panico generale.

  3. Pingback: Sull’amianto negli acquedotti | Weissbach

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