Dopo il referendum, 22 aprile la ratifica di Parigi, COP21.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

 a cura di Claudio Della Volpe

Dato l’impegno profuso dallo scrivente in tema di referendum attraverso le pagine di questo blog appare doveroso riconoscere e commentare la sconfitta.

Chi vuole dare un occhio più da vicino ai risultati può trovarli qui oppure in forma sintetica qui.

Il referendum abrogativo del 17 aprile termina con un 32.15% di votanti che hanno votato Si all’85.85%. Le regioni più soggette a servitù legate alle estrazioni fossili come Basilicata, Puglia, Sicilia, Abruzzo hanno visto percentuali più elevate e/o risultati del Si più alti. La Basilicata è stata la regione in cui il referendum è “passato” con il 50.16% dei votanti e il 94.6 di Si. In genere il Sud ha superato il 90% di Si e la Puglia è la regione più grande in cui la partecipazione è stata al 41.6 e i Si al 95.6.

Qualcuno potrebbe dire che il referendum è stato inutile e che abbiamo buttato 350 milioni; ma, a parte che questa scelta non è dipesa da chi ha chiesto di votare, essa è comunque un momento importante di presa di coscienza per milioni di persone; non tutti hanno votato per motivi “politici”; lo prova la distribuzione del voto che vede in testa le regioni più soggette a problemi pratici legati alle estrazioni di combustibile. E tutto nonostante i ripetuti inviti ad astenersi da parte di membri delle istituzioni, che è un reato bello e buono.

Personalmente ritengo sia stato un momento di un processo più ampio e lungo di presa di coscienza che occorre cambiare metodo di conversione dell’energia primaria: dai fossili alle rinnovabili, pena un futuro climatico tragico.

In questi giorni la Norvegia è stata portata ad esempio di felice paese che con i fossili si sta preparando un futuro di rinnovabili e perchè non possiamo fare così anche noi? Ebbene anche in Norvegia si preparano giorni duri perchè da una parte il basso prezzo del petrolio sta mettendo in crisi il Fondo Sovrano basato sui proventi dell’estrazione e che ha assicurato al paese una comoda stampella economica, ma soprattutto la riduzione delle estrazioni dai giacimenti già sfruttati che hanno superato il picco da un bel pò, sta aprendo il problema di andare ad estrarre nel cuore delle riserve naturali costituite dalle Isole Lofoten e Vesteralen; c’è scontro e non è tutto oro quel che luce.

La realtà è che questa transizione non è banale per nessuno e non può essere lasciata alle “mani invisibili del mercato”, ma deve essere guidata e accelerata quanto possibile.

Ho vissuto il referendum del 17 aprile in questo senso, come un momento di presa di coscienza da parte di tante persone dei problemi climatici ed energetici, una cosa che va al di là del mero risultato numerico. Se pensiamo che siamo il paese in cui la recente trasmissione di Luca Mercalli , Scala Mercalli, era seguita da poco più di un milione di persone e che il Si è stato scelto da oltre 12 milioni questa è comunque una notizia di cambiamento.

Un modo giusto per continuare questo processo di presa di coscienza e di effettivo cambiamento dei comportamenti energetici è certo quello di continuare a stare attenti alle scadenze chiave che sono immediate, dietro l’angolo.

Venerdì prossimo 22 aprile inizia il processo di ratifica dell’accordo di Parigi; c’è un sito tenuto dal collega Valentino Piana che tiene memoria del processo e al quale potete guardare per maggiori informazioni.

L’Italia dovrebbe firmare già il 22 in occasione della Giornata della Terra, in una cerimonia che si tiene a New York, presso le Nazioni Unite, depositarie ufficiali dell’Accordo di Parigi e l’accordo sarà aperto alla firma presso le Nazioni Unite a New York dal 22 Aprile 2016 al 21 Aprile 2017.

Di fatto inizierà a funzionare quando almeno il 55% dei paesi l’avrà ratificato; Usa e Cina hanno dichiarato che firmeranno subito e Obama che depositerà lo strumento di ratifica in contemporanea;

The United States and China will sign the Paris Agreement on April 22nd and take their respective domestic steps in order to join the Agreement as early as possible this year” – cioè firma nel World Earth Day e ratificazione quanto prima.

Il primo paese in assoluto che ha già ratificato – con atto parlamentare approvato all’unanimità da governo e opposizione – sono state le isole Fiji nel Pacifico, seguite da Palau , Isole Marshall e Maldive.

”La Giornata mondiale della Terra assume un significato ancor più importante dopo lo storico accordo raggiunto alla Cop 21 di Parigi, che proprio in quei giorni firmeremo a New York”.

Così, in una nota dell’ufficio stampa dell’Earth Day 2016 (la Giornata Mondiale della Terra che si celebra il 22 aprile) si fa presente che nel corso dell’edizione di quest’anno si ratificherà quanto deciso alla Cop 21.

In effetti il ministro dell’Ambiente Galletti sarà al Palazzo di Vetro di New York per rappresentare il nostro paese alla firma dell’accordo.

La questione effettiva della ratifica dell’accordo implica una decisione legislativa vera e propria discussa e votata dal Parlamento. Non sappiamo come procederà l’Italia a riguardo non avendo un serio programma energetico nazionale. Staremo a vedere.

Nel frattempo dati molto preliminari e non ufficiali per marzo 2016* ci dicono che per il sesto mese consecutivo l’anomalia termica terra+oceano è rimasta sopra un grado, 1.28°C per la precisione con una piccola riduzione dal record di febbraio, 1.35 (il limite COP21 è fissato a 1.5°C annuo, gli ultimi 6 mesi sono stati: 1.06, 1.03, 1.10, 1.14, 1.35, 1.28, e gli ultimi 12 mesi hanno una media RMS esattamente di 1°C di anomalia a 2/3 di percorso dal limite stabilito)

referendum51

La Natura è purtroppo matrigna, come recitava tale Leopardi ne “La ginestra” , e quindi il clima non aspetta; chissà, forse qualche ragione ce l’avrà anche lui.

Spero che Renzi e Galletti l’abbiano studiato a scuola; e meglio dell’inglese.

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E’ APERTA LA RACCOLTA DI FIRME PER LA PETIZIONE ALLA IUPAC per dare il nome Levio ad uno dei 4 nuovi elementi:FIRMATE!

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements

2 thoughts on “Dopo il referendum, 22 aprile la ratifica di Parigi, COP21.

  1. Riporto il commento dell’amico Massimo Antonicelli, che condivido al 100 % “A proposito del referendum mi è parso che in pochi abbiano osservato in che razza di delirio normativo siano stati chiamati gli Italiani a esprimersi. Si doveva metter mano all’articolo 6, comma 17, del Codice dell’Ambiente, ovvero disarticolare un testo molto complesso e prolisso (come tutti i testi demenziali e illogici che derivano dalle cosiddette direttive europee), con tutta una serie di implicazioni che solo un esperto (e non tutti i giuristi lo sono) può comprendere ed essere in grado di manipolare. Questo “positivismo giuridico” che imperversa ormai da troppo tempo vanifica qualsiasi possibilità di convivenza civile per la presenza di una mole spaventosa di casistiche minuziose costituenti un infinito repertorio di interventi legislativi dominati dall’horror vacui. La figura del “legislatore fenomenico”, intento a inseguire e fotografare ex post la dinamica dei processi di trasformazione della realtà, da questi essendo peraltro costantemente spiazzato, la fa ormai da padrone e impedisce di fatto al giudice chiamato a dirimere le controversie, di prendere qualsiasi decisione di buon senso, proprio perché legato all’applicazione letterale di testi che richiamano a procedure rigide da rispettare letteralmente. Chi si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro sa che cosa intendo e con che difficoltà abnormi si è chiamati a operare oggi in Italia.
    Ebbene il sedicente Codice dell’Ambiente, che gli Italiani sono stati chiamati a modificare con il referendum, è proprio uno di questi maledetti testi legislativi.
    Io nei giorni scorsi ho accuratamente evitato di tentare di convincere il prossimo a percorrere i ragionamenti che mi hanno portato a decidere di astenermi, ma lo scrivo ora, a bocce ferme: mi rifiuto categoricamente di entrare nel merito di queste porcherie con un semplice sì o con un semplice no per un motivo semplicissimo: il “legislatore fenomenico” domani, a dispetto di qualsiasi nostra decisione, giusta o sbagliata che sia, è già pronto a vomitare un testo legislativo che (ad arbitraria maggioranza parlamentare) cambierà le carte in tavola un’altra volta, fottendosene del parere del Popolo. Questo è puntualmente avvenuto una moltitudine di volte, una su tutte addirittura sulla Costituzione, che comunque la si veda dev’essere un testo condiviso e non può essere soggetto a modifiche “a semplice maggioranza”.
    In allegato il D.Lgs. 152/2006
    http://www.acquavaltellina.altervista.org/…/codice-dellambi…

  2. Pingback: E la FuF? - Ocasapiens - Blog - Repubblica.it

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