Ritorno alla titolazione

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

L’esperienza di ritornare a usare gli strumenti e le nozioni dell’analisi chimica di un tempo è un’esperienza recentissima. Dovuta alle indicazioni ricevute da una funzionaria dell’Arpa durante una visita per il rinnovo dell’autorizzazione allo scarico dell’impianto di depurazione dove lavoro.

Bisogna fare una piccola premessa indispensabile. Negli anni il mio lavoro in Laboratorio si è modificato. Oltre alla gestione del processo di depurazione e alle analisi chimiche necessarie per controllarlo e intervenire sulle regolazioni necessarie, si sono aggiunte attività di carattere completamente diverso. In particolare la gestione e l’archiviazione storica dei referti analitici, il rispetto di normative specifiche, la corretta gestione dei rifiuti provenienti dall’attività del laboratorio stesso. Oltre ad altre attività che spesso vengono effettuate direttamente sul campo, quali verifiche e prelievi, oppure il controllo dei parametri di gestione delle apparecchiature per il trattamento dei fanghi residui.

Per poter gestire al meglio queste attività negli anni alcune analisi di ruotine che venivano effettuate con strumenti tradizionali sono state sostituite con l’introduzione dei kit analitici.

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Questo ha permesso di poter dedicare più tempo ad altre attività vista la versatilità e la riduzione dei tempi di analisi e di quantità di campione da utilizzare.

Ma l’abitudine ad utilizzare test in cuvetta  e con reagenti dosati oltre ad un maggior costo che può venire ammortizzato se il numero di campioni è significativo, e il risparmio di tempo per eseguire l’analisi, può però provocare una sorta di oblio.

I kit analitici sono ormai diffusissimi. Ma in realtà se osserviamo le metodiche analitiche ufficiali non sono citati.

L’analisi della richiesta chimica di ossigeno, il conosciutissimo COD prevede l’uso delle tecniche secolari, e l’esecuzione di una ossidazione delle sostanze organiche e inorganiche con una soluzione di dicromato di potassio acida per aggiunta di acido solforico e catalizzata da solfato d’argento.

Il ritorno a questa metodica analitica ci è stato suggerito dalla funzionaria Arpa come condizione non restrittiva ma derivante da possibili modifiche delle normative regionali in materia, che nel futuro potrebbero prevedere anche per i controlli routinari l’utilizzo delle sole metodiche ufficiali.

Ci siamo quindi messi al lavoro e per una volta non ho dovuto rimpiangere l’età che avanza. Perché tra tutti i colleghi, essendo uno dei più anziani sia per età anagrafica che per anzianità di servizio,  sono anche uno dei pochi che ha eseguito questa analisi utilizzando le tecniche tradizionali.

Quindi preparando le soluzioni, pesando i sali per preparare i reattivi, verificando il titolo delle soluzioni preparate, e infine tornando all’utilizzo delle pipette per volumetria.

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Rispolverando le vecchie apparecchiature per l’ebollizione a ricadere, e titolando con le burette.

All’inizio devo confessare che la cosa mi è sembrata strana. Ma poi mi ci sono ritrovato in pieno. Perché le cose imparate molti anni fa sono tornate (forse un poco più faticosamente di una volta) alla memoria. E mi hanno sempre di più convinto che non ci si debba affidare solamente all’elettronica che pure ci ha dato una grande aiuto, o alla sola chimica analitica strumentale. Ma che occorra conservare come un retaggio da non dimenticare le tecniche che arrivano dagli albori del lavoro in laboratorio. E che prevedono tempi meno frenetici e soprattutto che non riducono il lavoro ad una serie di gesti automatici. Ma che danno il tempo di riflettere, di aguzzare la vista, di ritrovare la dote della manualità che tanto abbiamo forse qualche volta faticato a padroneggiare. Ma che una volta che hai acquisito non dimentichi più.

Mi ha anche dato una strana sensazione che non riesco a definire dover fare la chioccia a colleghi più giovani ai quali ho dovuto mostrare come si esegue l’analisi, perché non avevano avuto modo di farla se non poche volte nel loro percorso scolastico.

La riflessione finale è quella che anche nell’insegnamento, come nelle attività di lavoro non è mai troppo prudente dare per finite o obsolete le antiche tecniche di lavoro dei chimici nostri antenati. Perché quello che abbiamo per le nuove necessità cacciato dalla porta, può sempre rientrare dalla finestra. Un’altra piccola soddisfazione per un chimico dai capelli che cominciano ad ingrigire.

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E’ APERTA LA RACCOLTA DI FIRME PER LA PETIZIONE ALLA IUPAC per dare il nome Levio ad uno dei 4 nuovi elementi:FIRMATE!

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements

 

One thought on “Ritorno alla titolazione

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