Fluorazione delle acque potabili. Una questione controversa.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

Esiste per ogni persona che si occupi di chimica, un filo che ci collega a qualche elemento. Non è semplice capire perché uno invece di un altro. Le suggestioni possono essere diverse e magari derivano da ricordi di lezioni scolastiche. Io ero interessato agli alogeni ed in particolare incuriosito dal fluoro. Forse le prime curiosità nascevano dalla pubblicità. Io posso definirmi della generazione di Carosello, contenitore pubblicitario che aspettavo di vedere ansiosamente, come quasi tutti i bambini. Negli anni 70 erano innumerevoli le pubblicità che dicevano meraviglie di dentifrici con nomi che mi ricordavano gli alogeni (anche se Chlorodont probabilmente faceva riferimento alla clorofilla più che al cloro…).
Il fluoro è un elemento molto noto per la sua capacità di creare composti anche a temperatura ambiente con quasi tutte le sostanze organiche ed inorganiche vista la sua elettronegatività.
Ricordo che rimasi molto impressionato dalle proprietà dell’acido fluoridrico che, mi venne spiegato, veniva usato per incisioni da effettuarsi sul vetro, quali quelle che molti anni fa si trovavano per esempio sulle bottiglie dei reattivi o nelle porte degli uffici.

fluoro

Eppure in molti paesi di area anglosassone quali Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda l’acqua potabile veniva e viene sottoposta a fluorazione con l’aggiunta di composti quali sodio fluoruro (NaF) o acido fluosilicico (H2SiF6).
L’ipotesi alla base di questo provvedimento era che il fluoro avrebbe effetto di prevenzione sulla carie dentaria.
In Italia ed in buona parte dell’unione europea l’acqua potabile non viene fluorata con l’eccezione di Irlanda e Gran Bretagna. In paesi quali Germania, Belgio, Austria e Francia è di normale uso il sale fluorato.
In Italia i primi studi ed esperimenti sull’efficacia dl fluoro come mezzo profilattico risalgono ai primi anni cinquanta e furono avviati dalla Clinica Odontoiatrica dell’Università di Pavia, diretta da Silvio Palazzi, in collaborazione con Alessandro Seppilli, direttore dell’Istituto di Igiene dell’Università di Perugia; le ricerche delle due Scuole confermarono il potere batteriostatico ed antifermentativo del fluoro applicato direttamente sullo smalto, oltre che quello preventivo e profilattico dei dentifrici fluorurati.
L’Italia in ogni caso non scelse di fluorare le proprie acque potabili per diverse ragioni,la prima fra tutte il fatto che in Italia la concentrazione media di fluoruri nelle acque si stima abbia un valore di concentrazione medio di 1 mg/lt, con scostamenti in zone quali quelle dei Castelli Romani dove è sensibilmente più alta.
Per quanto riguarda la normativa Italiana il limite di concentrazione dei fluoruri nelle acqua potabili è fissato a 1,5 mg/lt dal decreto legislativo 31 del 2001 che è la normativa di riferimento per i controlli di qualità.
In Italia non esistono normative relative alla fluorazione dell’acqua.
Per quanto riguarda il rapporto rischi/benefici di una fluorazione delle acque potabili, il dibattito è tutt’ora più che mai aperto.
La fluorazione delle acque può essere un intervento di sanità pubblica molto benefico nelle zone in cui le acque potabili sono povere di fluoruri. Il beneficio non si limita alla prevenzione della carie, ma protegge anche da infezioni, perdite di denti e patologie orali particolarmente dolorose.
Sono però noti anche danni conseguenti a fluorosi sia a livello dei denti che dell’apparato scheletrico.
Quindi sembrerebbe una decisione più sensata quella di applicare composti a base di fluoro localmente con le paste dentifricie piuttosto che tramite una profilassi diffusa tramite la distribuzione di acqua degli acquedotti municipali.

acquedotto

Questo anche per una ragione pratica: non tutte le persone utilizzano acqua di rubinetto per bere, anche se in Italia negli anni il gradimento è aumentato. Il 71,8%, sceglie l’acqua del rubinetto e quasi una persona su due, dichiara di berla sempre o quasi sempre (44%).

La fluorazione di acque municipali negli Stati Uniti condusse anche a proteste popolari non appena si ebbero maggiori informazioni sulla tossicologia dei fluoruri. Queste informazioni si ricavarono da studi condotti sulle industrie che utilizzavano fluoro o suoi composti per produzioni industriali. Il fluoro nel XX secolo è stato utilizzato dall’industria per la produzione di materiale plastico (teflon), nei refrigeranti industriali come il freon (prima che ne venisse vietata la produzione), e anche nell’industria farmaceutica. Un ben conosciuto medicinale utilizzato per curare stati ansiosi e depressivi ha come principio attivo la fluoxetina.
Dove però si lavoravano minerali contenenti fluoro da utilizzare come materie prime per le successive produzioni si riscontravano tra i lavoratori una serie di malattie lavorative che andavano da disturbi gastrici,neuromuscolari, fino agli sfoghi cutanei.
Un libro fondamentale sulla tossicologia del fluoro e dei fluoruri fu scritto dal medico danese Kaj Eli Roholm e venne tradotto in inglese nel 1937 con questo titolo : Fluorine intoxication – A clinical hygiene study with a review of the literature and some experimental investigation.
Roholm concluse anche, studiando gli operai di uno stabilimento di Copenhagen che trattava la criolite proveniente dalla Groenlandia, che i denti degli operai che contenevano più fluoro erano maggiormente rovinati. Ma manifestazioni di fluorosi dentale che macchiavano con chiazze giallastre i denti, si riscontravano anche nei figli di operaie che avevano ricevuto fluoro attraverso il latte materno.

dental-fluorosis

Per questa ragione, mentre la battaglia tra i favorevoli ed i contrari alla fluorazione delle acque proseguiva, nel 1950 negli USA a Seven’s Point un paese del Wisconsin dove la fluorazione dell’acqua potabile era in corso da cinque mesi si tenne un referendum pro o contro questo trattamento.

I No vinsero per 3705 voti contro 2166.

A fine 1955 risultarono effettuati 231 referendum in tutti gli Stati Uniti con un po’ più della metà (127) contrari al trattamento di fluorazione delle acque.

Attualmente la fluorazione è un argomento ancora controverso nei paesi in cui viene praticata.
Pensare di stabilire una stima esatta del consumo giornaliero di acqua che sia applicabile a tutta una popolazione risulta essere non semplice, se si tiene conto dei differenti stili di vita, e del fatto che il consumo di acqua varia molto da individuo ad individuo.
Diversi studi clinici hanno evidenziato che l’assunzione di fluoro in maniera continuativa attraverso l’acqua potabile potrebbe aumentare il rischio di contrarre osteosarcomi.
Per concludere penso che aggiungere qualcosa nelle acque di acquedotto sia una sorta di forzatura. E tutta la vicenda della fluorazione risente degli anni  ormai lontani in cui è stata proposta ed attuata.
Per la prevenzione dei disturbi dentali è preferibile praticare una corretta igiene orale piuttosto che attuare improbabili campagne di fluorazione di massa.
Anche se il fine dovesse essere quello di fare profilassi e prevenzione per persone economicamente svantaggiate. Lo scopo di chi gestisce una rete idrica è provvedere alla fornitura di acqua sicura e controllata. Non di trasformarla in una sorta di medicinale. Questa la mia personale opinione.
Ma se fate una ricerca in rete su questo argomento troverete pagine con le opinioni più diverse. Da quelle tutto sommato possibiliste sul portale Epicentro dell’ISS, fino a trovare pagine in cui questo argomento viene trattato con uno stile del tutto simile a quello dei sostenitori delle scie chimiche (Fluorizzazione- Controllo mentale delle masse?).
Queste sono le cose che riescono tutt’ora a sorprendermi. La capacità di costruire leggende e pseudoscienza, quasi ci trovassimo di fronte ad un nuovo medioevo.
Noi come chimici  possiamo e dobbiamo continuare con un lavoro continuo paziente e capillare di informazione.
E per quanto riguarda la questione fluoro (ma vale per ogni altro aspetto legato alla chimica che spesso viene tirata in ballo a sproposito) dobbiamo informare.
Per una questione di questo tipo sarebbe importante e auspicabile un confronto anche con altre categorie (medici e biologi per esempio).
Perché la questione resta aperta e meriterebbe un approfondimento.

4 thoughts on “Fluorazione delle acque potabili. Una questione controversa.

  1. A proposito di fluoro, ho notato che ultimamente vari spot televisivi di dentifrici sottolineano l’assenza di questo elemento dal prodotto pubblicizzato. Fino a poco tempo fa, al contrario, il contenuto di fluoro veniva sfoggiato come motivo di vanto. Cos’è successo? All’improvviso è diventato tossico ciò che prima era benefico? Oppure è semplicemente scoppiata una nuova moda pubblicitaria, simile a quella contro l’olio di palma?

  2. Beh sul fluoro è probabile sia moda; sull’olio di palma la questione è più complessa; a maggio EFSA aveva scritto: “I contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, danno adito a potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti di tutte le fasce d’età giovanile e per i forti consumatori di tutte le fasce d’età”. quindi lì il problema potenziale c’è e non dipende solo dall’uso-abuso del consumatore.

    • Un documento redatto dall’Istituto Superiore di Sanità riporta, tra le conclusioni: “Non ci sono evidenze dirette nella letteratura scientifica che l’olio di palma, come fonte di acidi grassi saturi, abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono/poliinsaturi, quali, ad esempio, il burro.” (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2481_allegato.pdf).
      E anche dalle parole dell’EFSA da lei riportate emerge che l’olio di palma non è l’unico responsabile dei mali del mondo, ma condivide le sue colpe con altri oli vegetali, con le margarine e con vari prodotti alimentari trasformati. Per quanto riguarda l’altro aspetto che spesso viene sollevato a carico di questa sostanza, cioè quello delle pesanti conseguenze ambientali della sua produzione, si potrebbe obiettare che anche l’amato burro è molto poco ecologico, dal momento che è legato all’allevamento bovino, cioè a una delle attività umane ambientalmente meno sostenibili che esistano; però non si è mai scatenata nell’opinione pubblica una campagna anti-burro paragonabile a quella anti-olio-di-palma.
      Chiedo scusa per aver portato il discorso completamente fuori tema rispetto all’argomento della fluorurazione delle acque potabili. La questione delle pubblicità dei dentifrici senza fluoro mi sembrava un’occasione per richiamare l’attenzione sulla chemofobia dilagante nei mezzi di (dis)informazione di massa, e per invitare tutti gli scienziati a opporsi a questi meccanismi diffondendo un po’ di buona controinformazione tra amici e parenti.

  3. Anche io ho spesso usato l’esempio dell’olio di oliva, quando si parla di olio di palma; la coltura dell’olio di oliva nel mediterraneo ha certamente distrutto la foresta primigenia, qui da noi come in Grecia o in Spagna; e ovviamente lo stesso è stato per il burro; l’estensione dei prati montani è certamente variata in aumento per questo scopo; si tratta degli effetti che anche l’agricoltura “non industriale” ha avuto in passato; quello che secondo me caratterizza la questione olio di palma e i meccanismi odierni è che tutto è portato all’ennesima potenza, i numeri congiunti di popolazione e superficie usata e soprattutto la tendenza al massimo profitto fanno si che se un materiale comporta un vantaggio economico per i produttori (non necessariamente per tutta la società) sia pur piccolo, tale vantaggio diventa bastevole a decretare la vittoria di un certo bene e a rendere massima la sua produzione a discapito di ogni altra considerazione; non è tanto quindi l’olio di palma o un altro prodotto ma il modo in cui produciamo, il profitto privato, l’esclusione dei beni comuni, come l’ambiente, il suolo, la foresta, l’aria, il mare dal conto economico a comportare poi decisioni folli; G. Hardin, The tragedy of the commons: http://science.sciencemag.org/content/162/3859/1243.full/

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