A volte ritornano.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

E’ di pochi giorni fa la notizia che negli Stati Uniti si sta sperimentando la produzione di una pellicola trasparente per la conservazione degli alimenti. Il titolo (come sempre piuttosto fuorviante) è questo: “Plastica addio, arriva la pellicola di latte”.

L’idea è quella di produrre una pellicola trasparente composta da caseina e pectina da utilizzare per la conservazione dei cibi.

caseina1La fase di produzione di questi ecoimballaggi di nuova generazione, messi a punto presso il Dipartimento dell’Agricoltura degli Usa, ha di recente preso il via con una prima linea da parte di una piccola azienda texana, ma già altre realtà stanno guardando con interesse ai nuovi imballaggi, tanto che i ricercatori prevedono che le prime pellicole al latte possano arrivare sul mercato nell’arco dei prossimi 3 anni.

Questo progetto è stato presentato al 252esimo “National Meeting & Exposition of the American Chemical Society” (ACS), il congresso della Società Americana di Chimica.

Per il momento non si conosce ancora molto del processo di produzione perché i ricercatori hanno deciso di concentrarsi soprattutto sulla comunicazione dei vantaggi nell’utilizzo dei nuovi imballaggi a base di caseina. In particolare sul fatto che potranno ridurre i problemi provocati dalla diffusione ormai incontrollata di rifiuti di plastica nell’ambiente.

Secondo la coordinatrice del progetto, Peggy Tomasula, questo tipo di pellicola basata su proteine riduce di 500 volte la diffusione di ossigeno rispetto ai film in uso e garantirebbe “una migliore conservazione dei cibi nella catena della distribuzione e riducendo di conseguenza gli sprechi”.

Questo perché il polimero così ottenuto avrebbe porosità di dimensioni inferiori a quelle in uso attualmente, sia di polietilene, sia di cellophane che di quelle ottenute dall’amido di patate.

Cortesia della ACS.

Per migliorarne le caratteristiche meccaniche si aggiunge pectina di agrume, un polisaccaride naturale. Il film infine sarebbe anche mangiabile, una caratteristica alquanto originale rispetto agli altri.

Non è però la prima volta che si sente parlare dell’utilizzo della caseina per la produzione di materiali e non come cibo.

Possiamo indicativamente ricordare tre periodi: il primo collocabile tra la fine dell’800 e i primi del 900, il secondo nel periodo immediatamente precedente la seconda guerra mondiale , e quello odierno di cui il progetto americano non è che uno degli ultimi.

I primi studi sulle fibre ottenibili dalle proteine si effettuarono per riprodurre fibre tessili pregiate quali la seta che venne però sostituita dal rayon ottenuto dalla cellulosa.

Mentre fibre che dovevano sostituire la lana vennero prodotte proprio a partire dalla caseina presente nel latte. Questo perché vi era una certo eccesso nella produzione di latte, e allo stesso tempo una mancanza reale o percepita di fibre naturali. La lana poi aveva importanza primaria per la produzione militare.

I progetti vennero sviluppati sia in Italia con la produzione del Lanital, che sempre negli Stati Uniti con la fibra denominata Aralac (da American Research Associates e dalla parola latina Lac che significa appunto latte).

caseina3

Il processo produttivo di lavorazione prevedeva la separazione dei grassi e degli oli dalla caseina del latte.

La caseina è insolubile in acqua (essendo idrofobica), e in acidi e alcol, mentre si può solubilizzare in soluzioni basiche di idrossido di sodio o di ammonio. Sempre per il medesimo motivo la caseina ( o meglio le caseine, ce ne sono almeno 4 tipi diversi) forma nel latte delle micelle, come il sapone in acqua.

La solubilizzazione è necessaria per ottenere un prodotto filabile. Per migliorarne la viscosità la soluzione di caseina veniva lasciata “maturare” facendo attenzione all’ossidazione ed agli attacchi batterici.

Successivamente veniva estrusa in un bagno coagulante che conteneva acidi come il solforico e sali come i solfati di sodio, alluminio, magnesio.

Successivamente si sottoponeva la fibra grezza ad un trattamento di reticolazione in bagni acidi di formaldeide per migliorarne la tenacità. Al termine del processo di produzione il filo veniva lavato ed asciugato e poteva già essere utilizzato nelle normali macchine tessili.

Una fibra di questo tipo risultava meno soggetta agli attacchi delle tarme, ma decisamente meno resistente alle sollecitazioni quali l’abrasione. E dai ricordi dei soldati in guerra abbiamo testimonianze che tenesse meno caldo della lana naturale. In Italia la SNIA VISCOSA che deteneva il brevetto del Lanital e ne avviò l’industrializzazione cercò dopo la guerra di rilanciarlo con il nome di Merinova.

caseina4

Ma lo sviluppo delle fibre acriliche in poco tempo fece uscire quelle caseiniche dal mercato.

L’interesse per questo tipo di fibre è ritornato alla ribalta per diversi motivi, primo fra tutti quello della richiesta di prodotti ecosostenibili. Nel processo produttivo al posto del bagno di formaldeide per la reticolazione della fibra si usano acidi policarbossilici quali il citrico per diminuire la produzione di residui di produzione inquinanti ed aumentare la biocompatibilità.

Attualmente questo tipo di fibre viene associato a fibre in poliestere per migliorare la qualità complessiva del filato associando la fibra caseinica alle più tecnologiche fibre in acrilico.

In questo modo si ottiene una fibra molto più simile alla seta al tatto. La fibra si ottiene per copolimerizzazione di caseina e fibra acrilica modificate.

Questi tipi di studi e sperimentazioni che prendono origine da necessità contingenti del passato sono un tentativo di sfruttare nuove materie prime. O per meglio dire materie seconde se per esempio la caseina viene recuperata da sottoprodotti delle lavorazioni casearie.

La caseina è la principale proteina del latte e quindi il suo uso pone il problema della sostituzione di un cibo così comune e diffuso, mette in concorrenza cibo e materie prime ed inoltre la sua effettiva riciclabilità dipende dalla quantità di energia fossile usata nella produzione del latte vaccino.

Nei prossimi anni si potrà valutare meglio il successo o meno di questi prodotti che attualmente con il nome di Q Milk o Rollomilk ci riportano ad un passato dove per necessità contingenti si utilizzavano le materie prime diverse dal petrolio che non era disponibile come lo è oggi, per le ragioni più diverse ma sostanzialmente nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale per quelle geopolitiche.

Ma come si vede i corsi e ricorsi storici si riferiscono anche alla chimica ed ai suoi processi di produzione.

Per approfondire: http://www.labmanager.com/news/2016/08/edible-food-packaging-made-from-milk-proteins-video-?fw1pk=2#.V8zRHYWp97Y

2 thoughts on “A volte ritornano.

  1. Grazie al’Autore per questo prezioso articolo. Una nota di apprezzamento per la cartolina pubblicitaria del Lanital, con l’inconfondibile profilo dolomitico delle Torri del Vajolet (nel Gruppo del Catinaccio). Buona giornata.

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