La Storia della Chimica tra i banchi di una Fiera Antiquaria

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Roberto Poeti

 

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La fiera antiquaria di Arezzo si svolge la prima domenica di ogni mese . Molte stradine e piazze della città vecchia si riempiono di bancarelle che espongono merce di ogni genere : oggetti e strumenti dei mestieri passati , suppellettili , mobili , quadri , vecchi gioielli ecc.. . Può capitare che di tanto in tanto siano esposte intere collezioni di vetreria per laboratorio chimico e farmaceutico . Ma ci sono anche bancarelle che offrono vecchie edizioni di libri , fotografie d’epoca , stampe antiche . In queste ultime bancarelle possono capitare per noi chimici delle vere e proprie perle . Si tratta di manuali di chimica che possono risalire fino al settecento . Qualche volta i loro prezzi sono ragionevoli . L’ultima volta che ho visitato la fiera , scorrendo i titoli di vecchi libri allineati in un tavolo , ho avuto uno scatto di meraviglia quando ho letto sul frontespizio di un piccolo testo “ Raffaele Piria “ e il titolo “Trattato Elementare di Chimica Inorganica “ Pisa 1845 .

Il prezzo era francamente modesto e così l’ho acquisito alla mia collezione.

Raffaele Piria (Scilla, 20 agosto 1814 – Torino, 18 luglio 1865) è stato un grande chimico italiano , dette vita presso l’Università di Pisa , dove fu chiamato nel 1842 ad occupare la cattedra di chimica, ad una prestigiosa scuola di chimica.

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Raffaele Piria

A Pisa ebbe come allievi Stanislao Cannizzaro e Cesare Bertagnini . Altri suoi allievi furono Orazio Silvestri e Paolo Tassinari. Vista la grande fama e importanza che caratterizza gli allievi del Piria , la scuola pisana è considerata quella che, in Italia, ha fondato la Chimica moderna . E’ stato un patriota durante il Risorgimento e poi un importante uomo politico dopo l’Unità d’Italia. Tra il 1840 ed il ’41 pubblicò il Trattato elementare di Chimica Inorganica , che si rivelò subito di grande importanza per rigore scientifico e chiarezza dell’espressione ; lo dedicò al suo illustre maestro , il grande chimico Jean Baptiste Dumas , presso il cui laboratorio aveva compiuto importanti ricerche, ricordiamo quelle sulla salicina , e a partire da questi studi si aprì la strada alla realizzazione della famosa aspirina poi prodotta dalla società tedesca Bayer . Così presenta il Trattato di Piria Gaetano Giucci nel “ Degli Scienziati Italiani formanti parte del VII congresso di Napoli nell’autunno del 1845 , Notizie Bibliografiche raccolte da Gaetano Gucci , Napoli 1845 “ :

Fu tale l’accoglienza fatta dal pubblico a questo lavoro di Piria che in breve tempo se n’esaurirono tre edizioni “ .

In realtà le edizioni furono cinque , l’ultima venne da lui curata dopo il 1860 poco prima della sua morte . Cannizzaro così descrive il lavoro del suo Maestro:

Il Piria fra gli smalti ed i cammei della sua non mai abbastanza lodata e citata monografia, fu una delle maggiori glorie scientifiche italiane tanto per l’importante parte con cui contribuì al progresso della chimica, quanto per la durevole influenza che egli esercitò sull’insegnamento scientifico della penisola”.

Ma le sorprese più grandi che riserva la Fiera sono là dove meno te l’aspetti. Così è accaduto tempo fa quando in mezzo a vecchi quadri, vasi di porcellana incrinati e sbreccolati e poltrone sdrucite, seminascosti, quasi a vergognarsi di tale compagnia, erano allineati sei volumi rilegati in pelle marrone chiara, con titoli e fregi dorati ai dorsi, che riportavano “ TADDEI CHIMICA GENERALE“. I volumi sono ben conservati e le pagine del testo di carta bianca, di ottima qualità, sono arricchite di fini incisioni xilografiche. Nel frontespizio si legge che i sei volumi sono stati pubblicati tra il 1850 e il 1855. Contengono, riportate fedelmente , ” Le lezioni orali di un corso privato “ tenute dal Professore Cav . Gioacchino Taddei a cavallo tra il 1849-1850.

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I sei volumi di “ Chimica generale “ di Taddei

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Gioacchino Taddei (San Miniato, 1792 – Firenze, 1960) appartiene alla generazione precedente a quella di Piria , e ancora molto giovane , nel 1819 , ottiene la cattedra di Chimica Farmacologica nell’Arcispedale di Firenze . Come farà Piria dopo di lui , nel 1821 , due anni dopo l’incarico all’Arcispedale , Taddei inizierà una lunga peregrinazione in Europa dove incontrerà i protagonisti della nuova Chimica .

  Imperò nell’agosto del 1821 egli si dirigeva per l’Italia superiore alla volta di Parigi, ove erano in fama ed onoranza i nomi di Vauquelin, di Gay-Lussac, di Thenard e di Chevreul, dai quali ebbe cortese e familiare accoglienza ed ogni facilitazione di apprendere quanto più si poteva dalla loro voce e dai loro lavori, e di far loro ad un tempo comunicazione dei proprj; tanto che nell’anno appresso si vide publicata in francese la traduzione della sua Memoria intorno ad un nuovo antidoto del sublimato corrosivo. Da Parigi il Taddei non fece ritomo in patria senza prima visitar Londra, che vantava allora di possedere un Davy, un Vollaston, un Dalton, già saliti in molta rinomanza e gli ultimi in ispecie per la nuova dottrina delle

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Giovacchino Taddei

proporzioni determinate; la quale fece si bella impressione nell’animo del nostro viaggiatore che reduce appena in Firenze la volle far conoscere a’suoi, illustrandola in quella sua publicazione col titolo «Sistema di Stechiometria chimica».”

Così scriveva il prof. Serafino Capezzuoli nel volume IX de «Il Politecnico», del settembre 1860. La citazione è tratta di una sintetica biografia del Taddei scritta a pochi mesi dalla sua morte.

E’ sorprendente come molti giovani chimici, con pochi mezzi a disposizione, provenienti da molti paesi, inclusi gli Stati Uniti, intraprendessero   un lungo viaggio, per quei tempi, alla volta della Germania, Francia e Inghilterra , considerate i luoghi della Nuova Chimica. Non era la fuga dei cervelli come oggi la conosciamo, i nostri viaggiatori facevano ritorno nei loro paesi per diffondevi le conoscenze apprese. Paesi nei quali, in qualche modo, riuscivano a trovare un ambiente disposto ad accoglieva queste novità.

Ma torniamo al nostro Taddei .

Perché si parla nel frontespizio di “Lezioni orali di un corso privato “? Non aveva la cattedra di Chimica al Reale Arcispedale fiorentino ? Negli anni 1848-49 Taddei partecipa in modo attivo alle vicende politiche che scuotono il Granducato di Toscana . E’ tra i principali protagonisti dell’Assemblea Costituente Toscana durante la vacanza del Granduca , ricoprendo la carica di presidente . Al ritorno di quest’ultimo al potere seguì l’allontanamemto del Taddei dai suoi incarichi pubblici e gli fu interdetto l’insegnamento anche nelle scuole private . Così il Taddei nella propria abitazione terrà per due anni un corso di chimica che comprenderà la chimica inorganica e organica articolato in ben 187 lezioni per la prima e 99 per la seconda . Sempre il Capezzuoli nella biografia del Taddei

Perduta la sua carissima catedra in un coi diletti discepoli, cercò pure nella scienza un conforto e ve l’ebbe onorevole ed efficace. Vedetelo infatti nella sua propria abitazione attorniato da un eletto stuolo di cittadini volonterosi d’intendere e d’ammirare i vantaggi e le bellezze della Chimica, vedetelo, io diceva, dettare un corso di lezioni private intorno a questa scienza ampiamente svolta da lui in ogni sua parte, e comporre così e divulgare per le stampe un libro di Chimica generale che più degli altri onora grandemente il Taddei. E divero il suo natural genio intollerante di qualunque pastoja e vago di spaziare in ogni regione della Chimica, potè spiccare liberissimo il volo, quando non astretto da veruno speciale e determinato modo d’insegnamento fu padrone di scegliere il campo più confacente alle sue vaste aspirazioni. Il perchè non fu né poteva essere il Taddei, a parlar propriamente, uno specialista, ma poteva essere e fu un Chimico inteso a seguire la scienza ed abbracciarla quanto essa è grande nelle sue molteplici diramazioni e nelle sue svariatissime applicazioni. Aprite quel libro delle Lezioni orali di chimica generale, disteso e spartito in sei grossi volumi, e sempre maggiore ne ritrarrete la convinzione di quanto è stato dello fin qui “.

Per meglio comprendere il clima in cui si tennero le lezioni riporto, sempre da un’altra biografia scritta da Tertulliano Taddei e pubblicata nel 1860 , l’introduzione alla Edizione delle Lezioni scritta dagli stessi compilatori :

Allorquando ci proponemmo di raccogliere diligentemente e quindi pubblicare le Lezioni Orali del Professore Gioacchino Taddei, fummo guidati a interpretare questo lavoro non tanto dal vedere che numerosi ed eletti accorrevano d’ogni ceto gli uditori , quanto dal modo col quale l’illustre chimico fiorentino intendeva a rendere la sua scienza uno studio e dilettevole a un tempo ; uno studio che per la sua aridità fu fin qui da molti creduto la parte più ardua del tirocinio farmaceutico e delle mediche discipline , e solo ai cultori da queste devoluto “.

E ancora

“Reputeremo bastantemente ricompensate le nostre fatiche , se anche per esse potrà realizzarsi il voto espresso dal nostro illustre maestro , il quale all’occasione di comunicarci il piano che si proponeva di tenere nel corso di queste Lezioni , si esprimeva così «Io mi chiamerei fortunato qualora riuscendo ad insinuare il gusto per le chimiche discipline in ogni ceto di persone , potessi far si che venisse molto più estesamente coltivato e diffuso questo ramo di filosofici studj , senza il quale reputo non possa darsi vera e completa scientifica educazione ».

Vorrei concludere con la “scoperta più voluminosa “ fatta poco tempo fa . Ammonticchiati alla rinfusa in un grande tavolo , assieme ad oggetti tra i più disparati , giacevano , senza nessun riguardo, molti volumi appartenenti ad una stessa collezione , e mi sarebbero passati inosservati se non avessi intravisto, passando vicino , la scritta sul dorso di uno dei volumi la parola Chimica . Si trattava dell’Enciclopedia di Chimica di Francesco Selmi (Vignola (MO) 1817 – 1881). L’opera consiste di undici grossi volumi , due di supplemento stampati in corso d’opera e , dopo la morte del Selmi  , di altri cinque di supplemento, a cura quest’ ultimi di   Icilio Guareschi . Il primo volume esce nel 1868 e l’ultimo, l’undicesimo , nel 1878 . L’ultimo volume contiene un ampio e interessante “ compendio storico “ che parte dalla civiltà egizia e termina con la chimica  dei primi dell’ottocento. I cinque supplementi del Guareschi ( dovrebbero essere sette ) sono prodotti nel decennio 80-90 ( Per inciso in genere sono riportate in letteratura un numero di supplementi inferiore a quelli da me trovati ). L’opera è veramente monumentale , e racchiude le conoscenze scientifiche nel campo della chimica e della tecnologia chimico – industriale dell’epoca. La stampa è ottima , molto ricca di incisioni xilografie , lo stato di conservazione buono . E il prezzo ? Non osavo chiederlo . Me la sono aggiudicata , dopo una contrattazione serrata , ad un prezzo ragionevole. L’opera del Selmi è il primo esempio di enciclopedia di chimica stampata in Italia e in Europa. La cosa che è per molti aspetti sorprendente è la grande tiratura che ebbe l’opera . Vennero stampate ben settemila copie! Se pensiamo in quel periodo al basso grado di scolarizzazione in generale e in particolare la scarsa diffusione della cultura scientifica , soprattutto quella chimica ci si chiede chi ebbe tanta fiducia in questa impresa editoriale .

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Ma per comprendere la sua mole l’ho confrontata con l’Enciclopedia della Chimica della casa editrice USES che apparve negli anni 1970 . Nello scaffale superiore è l’opera moderna , mentre nello scaffale inferiore è l’opera del Selmi ( mancano due volumi che ho prestato ) . Una nota curiosa : la casa editrice che ha stampato le due opere a distanza di cento anni è la stessa!

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Francesco Selmi ((Vignola (MO) 1817 – 1881)

Francesco Selmi ((Vignola (MO) 1817 – 1881) ha molto in comune con gli altri due chimici Piria e Taddei . Sono stati scienziati e uomini politici protagonisti del risorgimento e del nuovo stato unitario. Come scienziato Selmi diffuse in Italia le teorie di Liebig soprattutto la chimica applicata all’agricoltura e collaborò con Cavour sia dal punto di vista scientifico che istituzionale. La vicinanza con Cavour favorì la sua integrazione nell’ambiente scientifico torinese . In quel periodo Selmi strinse anche rapporti di amicizia con Ascanio Sobrero (1812-1888), destinato a diventare famoso in tutto il mondo per la scoperta della nitroglicerina . Sarebbe stato proprio Selmi a comunicare la scoperta nel corso della Riunione degli Scienziati italiani di Venezia nel 1847. La sua frequentazione con i protagonisti della chimica italiana ebbe altre testimonianze :   dopo i moti del 1848 un altro grande della chimica di quel tempo , Cannizzaro , fu costretto a rifugiarsi a Parigi. Nel 1851 lo scienziato siciliano riuscì finalmente a rientrare in Italia , trovando sistemazione presso il Collegio nazionale di Alessandria come professore di chimica e fisica, grazie all’aiuto di Francesco Selmi . La figura ricca e complessa del nostro scienziato è dimostrata dalla sua profonda cultura che spazia dal campo scientifico a quello umanistico . Compirà infatti approfonditi studi danteschi , condotti con estremo rigore filologico, che portano Selmi a raccogliere nelle biblioteche d’Italia una mole enorme di informazioni sui codici della Divina Commedia e su altre opere del poeta fiorentino. E l’ Enciclopedia di Chimica Scientifica e Industriale rappresenta l’emblema dell’altra faccia della medaglia . La divulgazione di una cultura scientifica diffusa e aggiornata per l’affermazione di una classe borghese moderna e illuminata è lo scopo principale di questa opera . Ogni argomento è assegnato ad un esperto della materia e lo stesso Selmi partecipa alla stesura di molte ‘voci’ ; tra i chimici importanti che vi collaborano troviamo tra i più assidui Ugo Schiff (Francoforte sul Meno, 26 aprile 1834 – Firenze, 8 settembre 1915) .

Ora è tempo di preparare un’altra spedizione esplorativa tra i banchi delle Fiera dell’Antiquariato di Arezzo .

One thought on “La Storia della Chimica tra i banchi di una Fiera Antiquaria

  1. In merito a Piria, non posso dimenticare che mi chiamava “Piria” quando facevo un pasticcio e forse cantava anche una canzonetta in triestino che citava il personaggio.

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