Farmaceutica, nutraceutica, elettroceutica.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Claudio Della Volpe.

La parola farmaceutica viene dal greco, probabilmente ha radici egiziane; è la scienza dell’uso del farmaco, parola di analoga origine che significa sia medicina che veleno, a conferma del fatto che il vecchio adagio del grande ParacelsoE’ la dose che fa il veleno” ha una tradizione millenaria; una nozione dialettica direi, nel senso hegeliano del termine, qualcosa che cambiando di quantità si trasforma nel suo opposto. Sembra un gioco di parole, ma in effetti è un risultato basilare della chimica applicata alla cura del corpo umano.

La farmaceutica tradizionale è stata uno dei maggiori successi della chimica, la pallottola magica che risolve i problemi medici, esemplificata dall’azione degli antibiotici nel risolvere la questione millenaria delle infezioni batteriche che mietevano milioni di vittime. Ma come l’uso sconsiderato degli antibiotici, sia nell’uomo che negli animali ci ha condotto ad una situazione estremamente rischiosa, per la quale oggi esistono batteri capaci di resistere a tutti i tipi di antibiotici conosciuti, così un po’ tutta l’impostazione tradizionale della pallottola magica segna il passo, perde splendore. Come abbiamo raccontato oggi si cerca di intervenire diversamente, destabilizzando la rete di contatti (Quorum Sensing )che i batteri se nocivi ed invasori stabiliscono all’interno dell’organismo umano attraverso il cosiddetto Quorum Quenching (https://ilblogdellasci.wordpress.com/2016/05/18/la-comunicazione-tra-batteri-1-parte/).

Le malattie croniche sembrano in molti casi difficilmente aggredibili in modo banale, con singoli farmaci, e contemporaneamente si è compreso il ruolo almeno in parte sia della genetica che dell’ambiente nella determinazione della malattia; il ruolo dell’inquinamento ambientale e della alimentazione nel favorire lo sviluppo dei tumori per esempio ha condotto all’idea che si può fare prevenzione o che si può perfino guarire da certi tipi di disturbi attraverso una alimentazione opportuna che elimini alcune componenti oppure che gestisca con equilibrio i diversi cibi o ancora come ci ha raccontato un recente post che introduca degli “integratori”, delle molecole che l’organismo possa sfruttare per combattere da solo gli effetti dell’invecchiamento o della degenerazione dei tessuti o dell’inquinamento. E’ il campo della nutraceutica.

Ma questa parola è a malapena entrata nel nostro vocabolario che un’altra “ceutica” fa il suo ingresso nel medesimo vocabolario, nel mercato e nella pratica clinica: la elettroceutica.

elettroceutica1Di cosa si tratta? Ne troviamo notizia nelle grandi riviste scientifiche ed una giustificazione nell’interesse che un colosso dell’industria farmaceutica GSK (che aveva fino a poco tempo fa un grande centro di ricerca in Italia, a Verona, dedicato allo sviluppo di farmaci per le terapie delle malattie nervose e mentali, poi chiuso), Google e grandi università statunitensi (come il MIT) e tedesche dimostrano sul tema, investendo massicciamente in questo nuovo settore con la convizione che entro pochi anni la medicina ne sarà rivoluzionata. Di che si tratta? Cosa è la elettroceutica?

L’idea base è relativamente antica; l’uso della corrente elettrica per guarire o uccidere ha una storia tutto sommato lunga e molte storie si potrebbero raccontare a partire dall’uso della “terapia anticonvulsivante”, volgarmente elettroshock. Nel 1870 il ricco Cornelius Vanderbilt cercava “dottori elettrici” per guarire e nelle prigioni americane la scarica elettrica è usata per i prigionieri condannati a morte (ancora una volta l’idea di Paracelso, è la dose che fa il veleno); d’altronde oggi è comune l’uso di apparecchi come il pacemaker cardiaco o il defibrillatore che usano potenziali elettrici per salvare la vita delle persone. Ma non solo: impianti neurali clinici come gli impianti cocleari per ripristinare l’udito, impianti retinici per ripristinare la vista, stimolatori del midollo spinale per alleviare il dolore o pacemaker cardiaci e defibrillatori impiantabili, non esterni, sono esempi di possibili applicazioni

Ma qui parliamo di qualcosa di ancora più sofisticato; il cervello controlla gli organi e ne riceve informazioni, c’è una rete di collegamenti sulla quale si può intervenire per ricavare informazioni, risolvere i problemi di funzionamento, in alternativa o in parallelo con l’uso di farmaci e si possono oggi individuare perfino gruppi o singole cellule ed agire in modo molto fine su di esse. Per fare questo, una volta conosciuto ed analizzato il sistema organico occorrono dispositivi impiantabili di dimensioni minime, dotati di elettrodi inerti, fissarli in loco e fornire loro energia o tramite sorgenti interne oppure tramite energia radiante inviata dall’esterno in forma elettromagnetica o acustica, compiti per cui la chimica dei materiali è una necessità.

  elettroceutica2La descrizione di questo nuovo possibile modo di aggredire i malfunzionamenti cellulari è diventata la nuova frontiera della pubblicità delle grandi case come GSK che si sono avviate su questa strada: oltre la farmaceutica.

Vi segnalo due articoli che potete approfondire, uno dell’MIT su Nature (Nature. 2013 April 11; 496(7444): 159–161) ed uno su Angewandte Chemie intitolato indovinate un pò: la Chimica dei cyborg (Angew. Chem. Int. Ed. 2013, 52, 13942 – 13957)!

 elettroceutica3Quest’ultima immagine è perfino inquietante, potrebbe prefigurare aspetti di controllo elettronico addirittura e il fatto che la DARPA, l’agenzia USA di ricerca delle forze armate, ci investa con lo scopo dichiarato di controllare la salute dei soldati sul campo non è tranquillizante; ma d’altronde la scienza ha sempre questo aspetto duplice, potere di vita E di morte (come ne “Il 27° giorno” Urania 154 di J. Mantley) in cui gli alieni invasori propongono una versione supertecnologica della pillola magica che ha letteralmente potere di vita E di morte, è sia bomba che soluzione universale dei mali, contemporaneamente.

elettroceutica4

L’elettroceutica è la nuova frontiera della medicina oppure dobbiamo averne timore?

Sta a noi controllare il tutto e questo si fa entrando in campo, facendo divulgazione, abbandonando la torre d’avorio cari colleghi chimici, dibattendo insieme sul ruolo della scienza nella società contemporanea: la scienza e la tecnologia applicate in modo socialmente coordinato sono la forza produttiva principale, il semplice tempo di lavoro o il numero di lavoratori diventano sempre meno importanti. E’ per questo che discutere e divulgare gli sviluppi scientifici e le loro implicazioni sociali è un compito ineludibile, a cui come chimici e come cittadini non possiamo sottrarci. Voi che ne dite?

 

One thought on “Farmaceutica, nutraceutica, elettroceutica.

  1. Un ringraziamento particolare a Luigi Galvani (1737-1798), a suo nipote Giovanni Aldini (1762-1834), Alessandro Volta (1745-1827) e Antonio Meucci (1808-1889): quattro italiani che studiarono le interazioni lettricità-tessuti animali o l’applicarono empiricamente come terapia.

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