Tungsteno o Wolframio: due nomi per lo stesso elemento

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Rinaldo Cervellati

(Per questo post ho ampiamente attinto alla rubrica del Journal of Chemical Education: “Ask the Historian”: W.B. Jensen, Why Tungsten Instead of Wolfram?, J. Chem. Educ., 2008, 85, 488-489.)

Il Tungsteno, simbolo W (da wolframio, appunto) è l’elemento 74 della Tavola Periodica. E’ un metallo di transizione e, per sue proprietà metalliche (alto punto di fusione 3422°C, conducibilità elettrica 1,89 × 107 S/m, durezza 7,5) ha trovato e trova molteplici applicazioni, dagli acciai rapidi alla pesca sportiva, dalla radiologia alle pale per turbine. Ma il suo uso più conosciuto è nei filamenti per le (ormai vecchie) lampadine a incandescenza. Abbastanza noto è il libro del medico scrittore Oliver Sachs, “Zio Tungsteno” (Adelphi, 2006), con i ricordi del giovane Sachs che nell’infanzia e adolescenza si interessò moltissimo alla chimica.

zio-tungstenoVediamo una breve storia del tungsteno (wolframio) per capire l’origine dei due nomi dati a questo elemento.

Nel 1747 il chimico e mineralogista (nonché farmacista e medico) svedese Johan Gottschalk Wallerius (1709 – 1785) descrisse un nuovo minerale presente in Svezia che, a causa della sua pesantezza, chiamò tung sten, che in svedese significa “pietra pesante” (oggi: wolframite[1]).

wolframite

wolframite

tunsteno-metallo

tungsteno-metallo

Nel 1781 il chimico Carl Wilhelm Scheele[2], anch’egli svedese, riportò la scoperta di un nuovo “ossido acido” in questo minerale che, a causa di ciò, chiamò ossido tungstico acido. Due anni più tardi, i fratelli Elhuyar (Fausto e Juan José, chimici spagnoli) isolarono lo stesso ossido dalla wolframite e si accorsero subito che si trattava dello stesso composto scoperto da Scheele il quale, in conformità alla nomenclatura francese in uso all’epoca, chiamò nel 1784 il metallo contenuto nell’ossido tungsten regulus.

Tuttavia, nella successiva riforma della nomenclatura chimica del 1787, Lavoisier e collaboratori rifiutarono l’uso del termine “regulus” per nominare i nuovi metalli poichè esso non si accordava con la proposta di nomenclatura per i composti binari[3]. Di conseguenza la parola regulus fu eliminata (allo stesso modo per molibdeno e manganese) e il termine accorciato in tungstène, rendendo così il nome del metallo identico al corrispondente nome comune (tung sten) del minerale da cui sarebbe stato estratto. Robert Kerr, traduttore e divulgatore della riforma lavoisierana in Gran Bretagna, tradusse in tungsten il termine tungstène.

Sebbene anche i chimici tedeschi adottarono infine la nomenclatura riformata di Lavoisier e colleghi, preferivano spesso usare vocaboli derivati dal greco antico, ad esempio Sauerstoff invece di ossigeno, Wasserstoff invece di idrogeno[4]. La letteratura chimica tedesca e scandinava di questo periodo fu anche più strettamente affine alla letteratura mineralogica rispetto a quella inglese e francese, ciò che provocò ulteriori problemi rispetto al termine tungsteno, perchè i mineralogisti cominciarono a favorire l’alternativa wolframio per il nuovo metallo in onore del suo isolamento dal minerale wolframite. La confusione aumentò con la proposta di chiamare scheelium il metallo, in onore del suo scopritore, Scheele.

carl-wilhelm-scheeleCosì nel 1791 la versione tedesca del famoso dizionario della chimica di Macquer elencò il metallo solo alla voce “Wolfram”, mentre il dizionario tedesco Remler del 1793 riportò wolfram, tungsten e scheelium come sinonimi. In netto contrasto, dizionari chimici inglesi e francesi di questo periodo non fanno menzione di queste alternative e utilizzano solo il nome adottato da Lavoisier e dai suoi collaboratori o il suo equivalente inglese.

Entrambi i nomi tungsteno e scheelium riflettono il fatto che l’elemento in questione è stato scoperto da uno svedese e quindi vi è una certa ironia apprendendo che il grande chimico svedese Jöns Jacob Berzelius raccomandò che, almeno nella letteratura chimica nord-europea, l’elemento dovesse essere indicato con il nome wolfram. Ciò anche a causa dell’introduzione di Berzelius del nostro attuale simbolismo chimico (intorno all’anno 1814), in cui ogni elemento è rappresentato da una o due lettere del suo nome latino o latinizzato (v. link in nota 3). Al fine di distribuire più equamente i simboli su tutto l’alfabeto, Berzelius insistitè su alcune scelte “inusuali”, molte delle quali suggerite dalla sua conoscenza dettagliata della letteratura mineralogica e la sua preferenza per il latino, come natrium invece di sodio, kalium invece di potassio, tantalio invece di niobio, e naturalmente, wolframium o wolfram invece di tungsteno.

Commentando quest’ultima scelta nel suo famoso libro di testo, Berzelius sostenne:

scheelite

scheelite

Anche se alcuni chimici hanno suggerito che dovrebbe essere chiamato scheelium in onore di Scheele, non solo questo nome non si adatta bene alla lingua svedese, ma l’immortalità del nostro connazionale non richiede un tale sostegno supplementare; così la mia preferenza è andata al nome wolfram[5].

Il simbolismo di Berzelius fu rapidamente adottato dalle comunità dei chimici tedeschi e scandinavi, ma l’impatto sugli inglesi e sui francesi è stato molto più lento. In effetti, i simboli di Berzelius erano rari nei libri di testo inglesi e americani precedenti il 1840, dopodichè la discrepanza tra il nome tungsten e il simbolo W è stata considerata solo un altro caso di un nome accoppiato con un simbolo sulla base di un latino alternativo (wolframium), non diversamente dal caso del sodio, Na per natrium. I chimici francesi, forse per spirito di rivalsa su quello che i tedeschi avevano fatto in precedenza con alcuni dei nomi proposti da Lavoisier, alterando alcuni dei suoi simboli, continuarono per un certo tempo a utilizzare Az per l’azoto e ovviamente Tu per tungsteno. Tuttavia, nell’interesse dell’universalità, prevalse il simbolo W per il tungsteno, anche se francesi e inglesi conservano ancora la scelta del nome originale di Lavoisier per questo elemento.

Infine, nel 1961 la IUPAC dichiarò ammissibili entrambi i nomi.

 

[1] In realtà la wolframite non è un vero e proprio minerale ma una miscela dei minerali ferberite e hubnerite, entrambi tungstati di ferro e manganese, il primo più ricco in ferro, il secondo in manganese. La wolframite ha una composizione variabile secondo la zona di provenienza. La wolframite, insieme alla scheelite (tungstato di calcio, CaWO4), rappresentano le principali riserve di tungsteno. La wolframite deve il suo nome al mineralogista irlandese Peter Woulfe (1727-1803) che nel 1779 dedusse che il minerale doveva contenere un nuovo elemento.

[2] Carl Wilhelm Scheele (1742-1786), chimico svedese, scoprì per primo l’ossigeno (ma la scoperta è accreditata a Joseph Priestley), il molibdeno, il tungsteno, il bario e il cloro (queste scoperte furono poi attribuite ad altri, fra i quali Humphrey Davy). Scoprì gli acidi organici tartarico, ossalico, urico, lattico e citrico, come pure gli acidi fluoridrico, cianidrico e arsenico. Parlava essenzialmente in tedesco, lingua utilizzata all’epoca dai chimici e farmacisti svedesi.

[3] Sulla riforma della nomenclatura di De Morveau, Lavoisier, Bertholet e De Furcroy abbiamo parlato in un precedente post: https://ilblogdellasci.wordpress.com/2016/07/20/lorigine-della-nomenclatura-e-della-simbologia-chimica-moderna/

[4] Non mi meraviglio perché fino a quando sono stato studente, negli anni ’70, nelle etichette delle bottiglie Merck per l’acido cloridrico e l’acido nitrico c’era scritto Salzsaure e Salzspetersaure rispettivamente. Provate a vedere cosa vi suggerisce anche oggi il traduttore google a questo proposito…

[5] Il contributo di Scheele fu poi ulteriormente riconosciuto col nome scheelite dato all’altro importante minerale del tungsteno (v. nota 1).

One thought on “Tungsteno o Wolframio: due nomi per lo stesso elemento

  1. Maurizio Casarin fa giustamente notare che nel post c’è un refuso laddove si dice tantalio al posto di niobio, in effetti si tratta di niobio al posto di columbio. Niobio e Tantalio sono elementi diversi rispettivamente i numeri 41 e 73 della Tavola Periodica. Grazie a Maurizio per la precisazione.

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