Corruzione e fuga.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Claudio Della Volpe

 Giorni fa mi chiedevo su queste pagine quando la SCI dovrebbe prendere una posizione pubblica e mi pare che adesso ce ne sia l’occasione; di che si tratta? Ve lo spiego brevemente.

Pochi giorni fa su tutti i giornali sono comparse delle dichiarazioni del dott. Cantone, magistrato, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione nel corso della tavola rotonda sul tema “I modelli organizzativi anticorruttivi tra pubblico e privato” tenutasi a Firenze. cantoneSiamo subissati di segnalazioni su questioni universitarie, soprattutto segnalazioni sui concorsi“.

E ancora

C’è un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione“.

Sull’università “proveremo a fare linee guida ad hoc, che non vogliono burocratizzare ma provare a consentire l’esercizio della discrezionalità in una logica in cui la discrezionalità però non diventi arbitrio, in cui discrezionalità significhi dare conto ai cittadini, non solo gli studenti ma tutti i cittadini perché l’università è il nostro futuro“.

L’università dovrebbe essere l’esempio, per rilanciare il nostro Paese. Le classifiche internazionali, purtroppo, in questo senso, e se non ci premiano una delle cause sta anche in una serie di vischiosità del sistema universitario. Non concordo che le università italiane sono baracconi burocratici; ma all’estero tutti credono che lo siano, e sappiamo bene quanto conti non solo il fatto di essere ma anche di apparire. E questo apparire costituisce un danno enorme per il nostro Paese“.

Ha detto anche altre cose su un caso specifico di corruttela e criticato la legge Gelmini, ma stiamo alle prime tre.

Le sue dichiarazioni hanno suscitato discussione e polemiche. In particolare Ciro Ciliberto, presidente della UMI, l’Unione Matematica Italiana, una associazione del tipo della SCI, ha scritto una lettera aperta in cui critica fortemente queste dichiarazioni e invita Cantone a correggerle o a precisarle.

ciro-cilibertoNella stessa lettera Ciliberto dice:

chiunque può segnalare quel che vuole e ”segnalare” non vuol dire un bel nulla, forse ”denunciare” vorrebbe dire qualcosa in più. Il grave è che le viene attribuita la deduzione che, da queste non meglio precisate ”segnalazioni”,  ne derivi che la corruzione dilaghi nelle università del nostro paese, al punto che, secondo lei, ci sarebbe ”un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione”. Dunque, la fuga dei cervelli sarebbe in gran parte motivata non dalla drammatica e ampiamente documentata carenza di fondi e investimenti per la ricerca che determina un enorme calo di competitività e attrattività del nostro sistema universitario, con conseguente mancanza di opportunità di lavoro decoroso per i nostri giovani più brillanti, ma semplicemente dalla casta baronale corrotta e inefficiente.

E inoltre:

il nostro ”corrotto” sistema universitario, questi giovani brillanti li produce, e sono bravi e tanto competitivi da trovare posto nelle migliori istituzioni di ricerca straniere. Questo vuol dire che, nonostante il vero e proprio accanimento dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi circa dieci anni, nel tagliare fondi alla ricerca, il sistema incredibilmente funziona ancora, evidentemente grazie alla competenza e qualità dei docenti. I bravi ricercatori nascono sotto i cavoli, qualcuno deve aver loro insegnato qualcosa! O no?

E ancora: Quel che risulta a me, e che ormai è chiaro ai colleghi stranieri più attenti alle nostre cose, è che la situazione della ricerca in Italia è al limite della sostenibilità per le difficoltà economiche cui ho fatto cenno ed anche per le normative che alcuni politici hanno voluto appiopparci, che anche le dichiarazioni a lei attribuite sembrano giudicare viscose, paralizzanti e talvolta umilianti. Leggo infine che lei avrebbe annunciato per l’Università ”linee guida ad hoc, che non vogliono burocratizzare, ma provare a consentire l’esercizio della discrezionalità in una logica in cui la discrezionalità però non diventi arbitrio”, regole che servano a dar conto ”a tutti i cittadini, perché l’università è il nostro futuro”. Che l’università, la scuola, la cultura, siano il nostro futuro sono in molti ad affermarlo. Peccato che nessuno ne tragga l’unica conclusione sensata, e cioè che occorre investire meglio, e soprattutto molto di più di quanto non si faccia ora, investire quanto investono i paesi con cui vogliamo confrontarci e relazionarci.

Devo dire che condivido quasi completamente la valutazione di Ciliberto; è pur vero che il nostro paese è “ben piazzato” (cioè in fondo) nelle classifiche internazionali della corruzione e perfino della libertà di stampa, ma direi che il fatto che è ultimo in Europa per investimenti nella ricerca, nella didattica e nel numero di laureati siano una base materiale almeno altrettanto potente.

Luciano di Samosata (Contro un bibliomane ignorante) diceva: Una cosa terribile è l’ignoranza, fonte senza fine dei mali umani, diffonde una nebbia sui fatti, oscura la verità, e lancia un buio sulla vita individuale. Siamo tutti pedoni nelle tenebre

e noi ripetiamo in uno dei banner del blog:” Se pensi che l’istruzione sia costosa, prova con l’ignoranza” (Derek Bok -25° presidente dell’Università di Harvard).

Il nostro paese ha preso sul serio la sfida retorica di Bok e al contrario di TUTTI gli altri paesi europei ha ridotto di miliardi il già basso investimento in istruzione e ricerca, ha ridotto in 10 anni del 20% il numero di docenti universitari, ha bloccato il ricambio generazionale di fatto almeno dal tempo di Tremonti e della legge Gelmini; vi ricordate? Il primo miliardo lo abbiamo perso con loro, i ministri del tunnel dei neutrini!

Una delle scuse di questa strategia è stata la parentopoli, dimostrata dalle omonimie e denunciata in un famoso articolo da Stefano Allesina; peccato che l’articolo sia sbagliato. I casi di potenziale parentopoli denunciabili sulla base delle omonimie non superano l’1.36% del totale dei docenti.

Ma cosa è successo dopo? Nulla di diverso purtroppo.

Faccio due esempi recenti di come la riduzione di spesa e le regole burocratiche folli ci opprimono letteralmente e questo occorre dirlo ai giovani e a tutti. E su questo per fortuna Cantone la legge Gelmini la critica, in questo direi che si poteva cogliere l’unica sollecitazione giusta della sua perorazione (a parte ovviamente la PUNIZIONE a SEGUITO di DENUNCIA non di segnalazione dei casi di corruttela).

Il primo esempio è il PRIN; PRIN significa Progetti di ricerca di interesse nazionale e i fondi non venivano erogati da ben 4 anni, dal 2012; per qualche dato più ampio potete vedere qui. Ma la cosa che mi interessa far notare è che stiamo parlando di richieste per oltre 2 miliardi di euro e fondi per soli 91 milioni di euro; 4000 progetti di cui solo 300 sono stati finanziati, il 7.5% e con importi pari al 4% del totale richiesto, in definitiva ai progetti vincenti hanno dato comunque metà in media di quanto richiesto.

La corruzione cosa c’entra con questo?

Il secondo esempio sono le regole folli; la legge dice che il dottorato non può durare meno di tre anni; da questo si dedurrebbe che il percorso di dottorato che in tutti i paesi o quasi del mondo è superiore ai tre anni possa se le esigenze di formazione o di ricerca lo impongono essere in qualche modo supportato per OLTRE tre anni; ma invece l’ultimo ritrovato della burocrazia ministeriale è che l’interpretazione autentica è che la durata sia al MASSIMO tre anni; si veda qui in particolare art.8 comma 6.

Se ne deduce che se non finisce in tre anni giusti lo studente è fregato e i soldi spesi già sono persi. Nessuno sta chiedendo allo stato di metterci i soldi ma almeno di lasciarli usare quando ci sono.

Ovviamente si possono trovare trucchi perfettamente legali, l’Italia è “la patria del diritto” ma anche dei legulei e dei trucchetti, ma non credo che Cantone dicesse questo.

O forse no, dopo tutto anche Cantone si occupa di diritto.

Voi che ne dite?

8 thoughts on “Corruzione e fuga.

  1. Sono pienamente d’accordo con Ciliberto e Della Volpe. Chi lavora nell’Università sa bene che il problema della fuga dei cervelli, e non solo, è la mancanza di finanziamenti pubblici ed ormai, causa crisi, anche quelli derivanti da progetti con gruppi privati. L’accusa propagandistica di corruzione finora è sempre stata finalizzata ad introdurre elementi appunto di discrezionalità nei meccanismi di gestione degli enti accusati di essere covo di corrotti. (E’ lo stesso meccanismo per cui governanti di paesi che sono strategici per per i giacimenti di petrolio vengono accusati di essere dittatori sanguinari e spietati, prima di essere abbattuti da chi poi spadroneggiarà nei loro territori desertificati.) La Sanità e l’Università italiane sono gioielli democratici al servizio di tutti: vanno quindi privatizzate! E’ triste pensare che un magistrato come Cantone si presti a questo, magari in buona fede.

  2. Sulle conseguenze disastrose dei tagli al finanziamento e al personale sono pienamente d’accordo. Però la parentopoli universitaria esiste e in molti casi i due fattori sono sinergici.

    Esempi di cattive scelte dettate da interessi personali ne saltano fuori continuamente. Non sono uniformemente distribuiti su tutti i settori (i fatti denunciati dai giornali riguardano quasi sempre medicina e giurisprudenza) ma nessuno è esente. Le ristrettezze di fondi e i regolamenti ci spingono comunque a far vincere i concorsi a candidati locali: ci viene spesso citato l’esempio luminoso dell’IIT di Genova, che riesce ad attirare studiosi stranieri perché ha da solo un finanziamento annuale superiore al PRIN e può fissare i compensi senza sottostare alle regole imposte alle università. Probabilmente, se i concorsi fossero più giusti riusciremmo a tenere in Italia qualche giovane ricercatore molto bravo. Ma, a parità di risorse, il numero degli emigranti rimarebbe lo stesso; infatti, nel nord Europa sono accolti a braccia aperte non solo i nostri migliori allievi, ma anche quelli uno o due gradini più giù!

    • Concordo come ho scritto che i due fattori coesistano ma con una differenza importante; i tagli e le riduzioni di personale sono enormi e generalizzati a tutto il settore della ricerca e dell’istruzione, mentre la corruzione e la parentopoli sono (a stare ai fatti che ho linkato) ridotte e forse più forti in certi settori, presenti come lo sono in altri ambiti di un paese che sulla scala internazionale della corruzione non sta benissimo; probabilmente la cosa da dire e da fare è che la cooptazione universitaria, perchè di cooptazione si tratta dovrebbe, come altrove, essere fatta sulla base oltre che della valutazione diretta della capacità scientifica, didattica, di procurarsi fondi e di lavorare in gruppo anche di trasparenti lettere di raccomandazione in cui uno mette la faccia; personalmente ho firmato più di una volta lettere di presentazione di persone, dottorandi o postdoc che “applicavano” all’estero per qualunque cosa e per le quali molte università estere hanno appositi moduli on-line; non c’è scandalo se ci metto la faccia, esprimo una opinione e se sbaglio faccio la figura del pirla. Tutto qua. Ma credere che l’essenziale dei problemi in un paese che spende meno dell’1% del PIL per la ricerca sia la corruzione del mondo universitario è una scioccchezza sesquipedale. Se i vari accordi europei a riguardo sono disattesi completamente e un solo istituto fondato da Tremonti e gestito in modo non del tutto trasparente (IIT) riceve più di tutti gli altri, questo non ha a che fare con la corruzione ma con le scelte miopi di una classe dirigente privata e pubblica da rivoltare come un calzino. Una cosa per esempio facile da fare: abolire i settori disciplinari; nessun paese li ha solo noi e a chi servono? a garantire che pochi ordinari comandino le scelte dei loro settori; in una ricerca scientifica in cui i migliori risultati vengono da iniziative di commistione, mescolamento, scambio culturale questa struttura monadica ci condanna all’arretratezza, eppure nessun consigliere del principe ne parla. Secondo voi come mai?

    • Sono pienamente d’accordo, i fattori sono sinergici e la mancanza di fondi è una conseguenze della parentopoli che dura da decenni. Qual è il mordente di un Professore che ha ereditato il proprio posto, nel trovare fondi per fare ricerca? Perchè mai dovrebbe sforzarsi a fare ricerca di qualità chi ha ottenuto la posizione di Professore senza aver fatto gavetta nella ricerca? Alcuni Professori-parenti non sarebbero nemmeno all’altezza di guidare un vero gruppo di ricerca, non hanno alcun ruolo nella comunità scientifica, nessuna collaborazione, sono semplicemente fuori dal circolo virtuoso per ottenere i finanziamenti, che l’Italia taglia ma l’Europa dà. Io sono un ricercatore fuggito perchè il mio Professore figlio di Professore non aveva alcuna volgia di coltivare il mio cervello.

      • Io personalmente, pur essendo nell’Università da trent’anni, non conosco casi di professori-parenti, come dice lei. Comunque la spinta a cercarsi i finanziamenti deriva dal fatto, non a tutti noto evidentemente, che i professori subiscono da anni ed ogni anno un processo continuo e costante di valutazione del loro lavoro dal punto di vista didattico, scientifico ed anche in termini di impegno all’interno delle strutture dipartimentali.

  3. A me pare che all’estero la ricerca sia più facilmente finanziabile perchè si tratta di paesi dove corruzione, parentela e spreco sono al minimo fisiologico grazie a un maggiore senso civico dei loro cittadini. Tutta la società, in quei paesi, ha quindi maggiore fiducia che i soldi non siano sprecati ma, al contrario, siano ben utilizzati. In Italia, probabilmente, più nessuno crede ciò possa essere possibile. Dobbiamo chiederci se un aumento generalizzato dei finanziamenti nell’attuale stato “morale” delle istituzioni nazionali non avrebbe il significato, purtroppo, di finanziare soprattutto i pozzi senza fondo dello spreco e dell’inefficienza a scapito delle eccellenze che pur ci sono.

  4. Il problema della fuga dei cervelli e’ un problema mal posto dai media. E’ assolutamente normale e fisiologico che persone che hanno avuto una buona formazione in Italia vadano a fare ulteriore formazione e ricerca nei posti piu’ adatti nel mondo. Questo tanto piu’ in un campo come la Chimica, dove la ricerca e’ a livello mondiale e ogni ricercatore ha continuamente bisogno di confronto e opportunita’ da tutto il mondo.
    Quello che non va bene e’ la mancanza di reciprocita’, cioe’ di far lavorare in Italia altrettanti ricercatori formati in altre parti del mondo. Questa capacita’ e’ quasi completamente persa, ed e’ ben comprensibile che solo pochissimi studiosi con buoni progetti puntino sull’Italia come luogo dove svolgerli. Lo scandaloso taglio dei finanziamenti, come da voi detto, e’ una delle cause principali, ma non l’unica. Altrettanto deleterio e’ il meccanismo con cui i fondi vengono gestiti: ritardi nell’erogazione (un finanziamento per il 2000-2003 puo’ pervenire nel 2005, e richiedere il rendiconto entro il 2004; non vi e’ certezza ne’ prevedibilita’ su finanziamenti futuri, il che impedisce qualsiasi orizzonte di un certo respiro; le modalita’ di spesa sono soggette a impicci burocratici incredibili per chi le incontra provenendo da altri paesi).
    La corruzione esiste e non va sottovalutata. L’Universita’ deve vederla come uno dei principali nemici da combattere. Su questo, l’unica consolazione e’ che nel mondo della ricerca l’omerta’ e’ molto meno diffusa che in altri ambiti che non sto a nominare.

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