Incidenti.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Claudio Della Volpe

Lunedì 17 ottobre si sono verificati in Germania due incidenti in due diverse fabbriche chimiche della Basf, poste entrambe nel sud-est della Germania, in quella Renania-Palatinato che è il cuore della potenza industriale tedesca e anche della sua storia. Lungo il Reno si incontrano due cittadine che sono state teatro di due incidenti situate a pochi chilometri l’una dall’altra, più a Nord, Lampertheim, che è stata teatro della prima esplosione e dove verso le 9.30 è esploso un filtro in un impianto per la produzione di materiale plastico con 4 feriti; alle 11.30 l’incidente più grave a Ludwigshafen, una cittadina che si trova in un’ansa del Reno di fronte alla più nota Mannheim.

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A sera il bilancio reso noto dalla portavoce dell’azienda, Silvie-Kristin Wemper, parla di due morti, sei feriti e due persone ancora non rintracciate. Le cause sono ancora da accertare, ma sembra che sia scoppiato improvvisamente un incendio in una tubazione tra l’area in cui i liquidi vengono scaricati e i serbatoi di stoccaggio. Poi l’esplosione, avvenuta nel porto nord sul Reno, e la colonna di fumo visibile a decine di chilometri.  La stessa Basf ha chiesto alla locale popolazione “di evitare gli spazi aperti e di lasciare chiuse porte e finestre delle abitazioni”.  E’ stato il 15esimo incidente verificatosi nella struttura solo negli ultimi 12 mesi, così riferisce il settimanale Focus sottolineando che le autorità cittadine – prima della tragedia odierna – avevano già convocato per il 26 ottobre i vertici della Basf proprio per l’alto numero di problemi nell’impianto.”

(Repubblica 18 ottobre)

Ma sembra che i morti accertati siano almeno 3 al momento.

Ovviamente la tensione legata al terrorismo ha fatto scattare tutti i media internazionali tenendo alta l’attenzione sui fatti. Occorre però dire che qui il terrorismo non c’entra nulla, ma c’entrano altri fattori.

Ludwigshafen non è un impianto qualunque, è la sede dal 1865, da oltre 150 anni, di uno dei maggiori stabilimenti chimici del mondo, con un’area di 10kmq e con 39.000 degli oltre 100.000 dipendenti di BASF SE.

Badische Anilin- und Soda Fabrik (Fabbrica di Anilina e Soda del Baden) è il nome del gruppo BASF che conta più di 200 tra filiali e joint venture e possiede siti produttivi in 50 paesi in Europa, Asia, Nord e Sud America. Alla fine del 2015, la società impiegava 112 430 persone, di cui più di 50 000 solo in Germania. BASF ha clienti in più di 170 paesi e fornisce circa 8 000 diversi prodotti in molti settori dell’industria.

Di incidenti Ludwigshafen ne ha visti parecchi.

Il primo fu anche il più famoso; 95 anni fa di questi tempi, il 21 settembre 1923, un silo contenente 4500 tonnellate di una miscela di nitrato di ammonio e di solfato di ammonio esplose uccidendo fra le 500 e le 600 persone e facendo 2000 feriti.

Qui sotto una immagine della distruzione causata, con in primo piano il cratere: l’esplosione fu stimata in 1-2 kilotoni e danneggiò gli edifici fino a 50 chilometri di distanza.

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Abbiamo parlato già del potenziale esplosivo di questa molecola, il nitrato di ammonio, usato come fertilizzante e come esplosivo e la cui natura si è scoperta solo col tempo e dopo molti morti.

All’epoca si riteneva che mantenendo la percentuale del nitrato nella miscela sotto il 60% non potesse avvenire nulla di serio; in effetti la cosa è parzialmente vera, nel senso che i problemi iniziano quando la percentuale di nitrato raggiunge il 50% e crescono fino al limite critico del 60; all’epoca i miglioramenti nei metodi di produzione e la riduzione dell’umidità del prodotto ottenuto consentirono alla zona di stoccaggio di raggiungere il limite critico.

Nel silos di contenimento il materiale si ammassava e si induriva; per aprirsi la strada gli operai usavano piccolissimi cariche esplosive di dinamite; avete capito bene, dinamite usata “dentro” il silos di nitrato di ammonio. Tale procedura ripetuta per decine di migliaia di volte era relativamente sicura nelle circostanze in questione, ma non completamente; le modifiche dell’umidità relativa, e la non perfetta omogeneità della miscela probabilmente portarono a superare il limite pratico del 60% e si verificò l’esplosione.

Ma Oppau non fu l’unico incidente di quel sito.

Nel 1943 20 ton di butadiene e butilene esplosero; si era durante la guerra e l’incidente ebbe forse poco risalto in quanto tale. Si ritiene che in questo caso abbia avuto un ruolo il cosidetto fenomeno UVCE (Unconfined Vapor Cloud Explosion), che giocò un ruolo anche nel successivo incidente.

Nel 1948 un secondo gravissimo incidente provocò 245 morti e oltre 3000 feriti.

In questo caso lo stabilimento era denominato allora Farbenindustrie e produceva coloranti. Composto di 18 edifici fu completamente distrutto. Una cisterna contenente 30 ton di dimetiletere fu all’origine della tragedia

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Francobollo commemorativo della dell’incidente del 1948

Nel 1953 ci fu una fuga di diossine alla BASF, il 17 novembre 1953 negli impianti di Ludwigshafen, su una linea di produzione di Triclorofenolo. Il primo incidente importante con diossine prima di quello di Seveso.

 Nel 2004 25 gennaio affondamento nel Reno di una chiatta che trasportava, per conto della BASF, 2400 tonn. di acido solforico da Ludwigshafen ad Anversa.

Il 29 ottobre 2014 esplosione durante uno scavo presso l’edificio dello Heartliner, a Ludwigshafen, durante lavori della Basf: 1 morto e 30 feriti.

Quest’anno il settimanale Focus sotto il titolo “La inquietante serie della BASF” riporta ben 15 incidenti avvenuti a Ludwigshafen con le critiche di Verdi e Linke locali che si chiedono se “l’impiego di aziende in subappalto” possa essere il motivo dei tanti guasti e la difesa dell’azienda che giustifica tale serie con “lavori di ammodernamento di diversi impianti.

L’elenco potrebbe essere più completo, ma concludo con questa riflessione finale sugli incidenti più recenti le cui cause esatte non si conoscono ancora:

Qualora nell’analisi sulle cause dell’incidente emergesse che tra le concause degli incidenti ci fossero state l’errata o mancata manutenzione, l’obsolescenza di parti d’impianto non sostituite nei tempi programmati saremmo di fronte ad un fatto nuovo per quanto riguarda l’immagine dell’industria chimica tedesca.

(http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5096&Itemid=2)

Tuttavia, abbiamo visto come la storia insegni  non così nuovo.

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