La chimica e il nuovo presidente.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura  di Claudio Della Volpe

Pochi giorni fa gli USA hanno eletto un nuovo Presidente che rimarrà in carica almeno per 4 anni; lo scontro politico è stato durissimo come forse non era da parecchio tempo (sebbene già il caso Gore-Bush sia stato un sintomo che qualcosa stava cambiando nell’immagine almeno della strapotenza americana).

108761_gettyimages-621864896-heroQuesto ha avuto effetti anche in campo scientifico; gli USA sono da almeno 100 anni considerati il paese leader in praticamente tutti i settori scientifici di avanguardia ed in genere vanno fieri di questo primato, indipendentemente dal settore politico; tuttavia l’intellighenzia americana non fa eccezione alla regola generale che gli intellettuali siano di sinistra o comunque difficilmente siano di destra, e quindi il mondo scientifico americano tende ad essere democratico, piuttosto che repubblicano (d’altronde perfino gli artefici del potenziale nucleare americano caddero vittima del maccartismo, il caso Oppenheimer su tutti).

Alcune riviste divulgative ed informative di chimica, si sono schierate apertamente contro Trump, già nel corso della campagna elettorale; mi riferisco a Chemistry World, per esempio, espressione della prestigiosa Royal Society of Chemistry; e da questa rivista traggo un paio di commenti sulla elezione di Trump.

Mark Peplow, già chief editor di Nature, ha scritto un articolo durissimo (Trump scatenato), in cui ricorda le posizioni politicamente scorrette sui vari temi dal femminismo alla immigrazione manifestate da Trump ma cerca anche di capire cosa succederà in campo scientifico.

Peplow ricorda che Trump, contrario alla immigrazione, si pone agli antipodi di una politica aperta all’ingresso di ricercatori di altri paesi; con la sua retorica populista si pone in antitesi al pensiero critico; tuttavia ricorda anche che non ha fatto dichiarazioni specifiche contro la scienza, ma che ci si può aspettare che le richieste di un mercato “libero” siano in antitesi ai controlli più incisivi richiesti dal Toxic Substances Control Act (TSCA).

Il principale tema caldo riguarda tuttavia gli interventi in materia climatica; Obama ha giocato un ruolo essenziale nella ratifica di COP21 e anche nello sviluppo della nascente industria delle energie rinnovabili; le dichiarazioni di Trump sul mercato libero e la libertà di scelta del consumatore americano nei riguardi dell’energia fanno pensare che spingerà l’acceleratore sui fossili, ancora una volta; fra l’altro dovendo scegliere uno dei membri della Corte Suprema proprio mentre la Corte sta vagliando la proprosta di legge di Obama, il Clean Power Plan, per limitare le emissioni fossili, la cosa non sarà indolore.

Anche in campo educativo Trump ha espresso la posizione che debba essere il libero mercato a decidere gli orientamenti educativi senza che lo stato ci metta becco.

E conclude amaramente Peplow:

But it is a sad and worrying state of affairs when our best-case scenario is that the next US president is merely a mendacious, opportunist demagogue.”

In un altro articolo, a firma di Rebecca Trager, si legge:

Trump’s election sparks anxiety among scientists

ossia “L’elezione di Trump provoca ansietà fra gli scienziati”.

La Trager ricorda che mentre i democratici hanno ripetutamente espresso posizioni favorevoli all’ambiente della ricerca (per esempio proponendo di dare la cittadinanza americana a tutti coloro che si laureino o prendano il PhD in USA e promettendo di sostenere le agenzie di ricerca), Trump non ha fatto analoghe dichiarazioni, ma al contrario ha dato adito ripetutamente a sospetti opposti.

I democratici hanno fatto notare che Trump sarebbe ben felice di lasciare gli affari scientifici alle commissioni del congresso (a maggioranza repubblicana attualmente) e che se Trump decide di realizzare effettivamente i suoi piani di riduzione delle tasse e di investimento nelle infrastrutture americane (alquanto obsolete in alcuni casi) il costo di queste decisioni corrisponderebbe al taglio delle spese in ricerca; d’altronde Trump esprime direttamente gli interessi proprio dell’industria delle costruzioni, con un conflitto di interesse i cui effetti noi italiani ben conosciamo avendolo sperimentato direttamente con un altro famoso tycoon, leggermente più spelato.

Nell’articolo si fa notare come molti commentatori di ambito scientifico, biologi o fisici, concordino nel ritenere che gli obiettivi dichiarati di Trump siano in opposizione anche solo al mantenimento del livello di investimento in ricerca fatto finora e ci sia il timore sul mantenimento degli effettivi livelli di spesa in campo scientifico; questo per la prima volta da molti anni scalfirebbe il primato di investimento in ricerca degli USA, che hanno consentito a quel paese di costituire una solida base per il suo dominio politico; mai come per gli USA “Scientia potestas est!”.

C’è addirittura il timore che il brain-drain, l’attrazione che gli USA hanno avuto per molti decenni nei confronti delle migliori e più brillanti menti del pianeta sia vicina ad un punto di svolta; le idee politiche generali del nuovo presidente mettono in dubbio che si voglia continuare a sostenere questo processo che ha concentrato negli USA un potenziale umano incredibile e che ne ha reso possibile, ne ha concimato il potere economico e politico fin da prima della 2° guerra mondiale.

Mark Wilson, che dirige il dipartimento di chimica alla University of Durham in UK è d’accordo e sostiene che la situazione inglese sia analoga con Brexit: “The immigration stance would be worrying,’. ‘In a similar way to Brexit, it is a major problem to UK scientists because we rely on easy movement of scientists and easy scientific exchanges.

Ma i timori principali sono ancora una volta sui temi dell’ambiente con il blocco della TSCA e dell’accordo di Parigi sul clima. La cosa sarebbe tragica poichè altri paesi soprattutto emergenti potrebbero seguire la deriva trumpista.

Ovviamente le dichiarazioni delle associazioni padronali sono diverse; la SOCMA, l’equivalente della Federchimica per le piccole medie imprese, pur chiedendo di approvare il TSCA si dichiara certa dell’appoggio governativo dal punto di vista del controllo del mercato interno; in questo senso le industrie biotech e farmaceutiche per esempio che avevano ricevuto dalla Clinton una tirata di orecchi per le politiche troppo aggressive sul costo dei farmaci vedono di buon occhio la vittoria dell’antagonista Trump difensore del libero mercato. Non a caso il giorno dopo l’elezione il Nasdaq farmaceutico ha fatto un salto del 9%.

 

7 thoughts on “La chimica e il nuovo presidente.

  1. Ho fatto fatica a leggere un tale concentrato di propaganda e spirito neocolonial/imperialista: per uno che si è detto comunista tutta la vita è un bel contrappasso. La cosa scandalosa è mischiare scienza e politica in questo modo poco decoroso: delle due l’una la scienza di cui parli non è scienza o è al soldo di chi paga. Non rispondo puntualmente solo perché lo sforzo che mi richiederebbe non vale la pena: tu non capiresti.
    Le pecore hanno paura del lupo, ma è il pastore che poi le conduce al macello!

  2. Rosa Di Maggio leggi con attenzione: ho tradotto un paio di articoli della RCS pubbicati su una rivista per altro linkata; cosa c’entrano le mie idee personali con questa traduzione? leggi con più attenzione per favore e gentilmente evita di offendere personalmente; grazie.

  3. Sono totalmente daccordo con Rosa Di Maggio. Così come ci sono certi cantanti, scrittori, registi ecc. che fanno delle professioni di fede per poter lavorare, evidentemente ci sono anche degli scienziati. Ho sempre diffidato dei cosiddetti key opinion leader nella scienza, dove solo i trovati sperimentali sono quelli che dovrebbero contare.

  4. Se al posto delle opinioni di Peplow, Trager e Wilson, il post avesse tradotto le risposte che il Presidente-eletto ha dato alle domande di un Editor di Scientific American sui temi scientifici, non sarebbe nata questa polemica e ciascuno si sarebbe formato autonomamente la propria.
    Le risposte di Donald J. Trump si possono leggere qui e forse sorprenderanno qualcuno.
    https://www.scientificamerican.com/article/how-president-elect-trump-views-science/

  5. Qui abbiamo un piccolo spaccato del nostro ambiente chimico; Rosa di Maggio, che ha uno studio nel mio stesso corridoio mi fa un attacco personale attribuendomi le opinioni dei due articoli pubblicati sul giornale della RCS, una società consorella, Chemistry World; bah!! Vabbè, alla mia risposta di chiarimento mi accusa di non essere autorevole e chiede di essere cancellata da SCI-list; concesso.
    Paolo Lombardi si dice d’accordo con Rosa; ho temuto che si riferisse pure lui alle mie opinioni politiche che non erano oggetto del post; ma invece se capisco bene si riferisce al fatto che in chimica valgono i fatti; concordo con lui, ma d’altronde caro Paolo i fatti hanno senso in un contesto; non ci sono fatti puri; per analizzare i fatti occorre fare misure con strumenti preesistenti e frutto a loro volta di teorie e visioni del mondo; non esistono i fatti puri staccati dalle opinioni intese come ipotesi, o i risultati puri staccati dalle teorie; se misuri una cosa è perchè hai di fatto una teoria su di essa che vuoi verificare; gli strumenti di misura sono a loro volta frutto di lavoro teorico; l’idea che le teorie siano costruite su fatti puri è una delle maggiori mistificazioni sulla attività scientifica; in altre parole le opinioni sono fatti a loro volta, tanto più quando come in questo blog si incontrano scienza e società .
    Marco Taddia che ha lasciato questo blog tempo fa mi rimprovera di non aver citato dei fatti, ossia le opinioni di Trump riportate da Scientific American, ma le opinioni su Trump di altri; uso questo rimprovero per chiarire il discorso precedente.
    Quelle 20 risposte, caro Marco, sono parte di una intervista fatta a settembre scorso da una organizzazione che raccoglie 20 organismi fra cui anche l’ACS, erano rivolte a tutti e 4 i candidati e venivano quindi usate per confrontare i 4 candidati fra di loro (si veda qui: http://cen.acs.org/articles/94/web/2016/09/Trump-Clinton-Stein-answer-20.html); riportare oggi a distanza di due mesi e dopo le elezioni SOLO le opinioni di Trump non fa valutare bene il fatto, che in questo caso è il confronto fra i candidati, scopo per cui era stata fatta l’intervista; stamani quando mi sono trovato per caso senza un post pronto perchè quello preparato aveva un problema mi sono dovuto inventare un post e ho ripeto tradotto le opinioni appena pubblicate sul giornale RCS (non le mie).
    I fatti e le opinioni sono come il principio di indeterminazione: l’osservatore può modificare il risultato o se volete come una delle tesi su Feuerbach: Il difetto principale di ogni materialismo fino ad oggi, compreso quello di Feuerbach, è che l’oggetto, il reale, il sensibile è concepito solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente. Le opinioni dei chimici testimoniate dall’articolo RCS sono importanti come le idee di Trump, sono fatti anch’esse; e non meno oggettive. A proposito considerate le risposte di Trump alle 20 domande, scarne, perfino ridicolmente; sul clima Trump dice che se ne sa poco e che la cosa importante è combattere la malaria; fa il paio con l’altro fatto/opinione di Trump; il Belgio è una bellissima città; auguri al neo-presidente. E pure a tutti noi, che di politici livello tunnel dei neutrini abbiamo già fatto esperienza pratica e la stiamo ancora facendo.

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