L’immagine del chimico nei film

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

Credo sia ormai risaputo per tutti i chimici che la nostra disciplina e noi stessi ci portiamo addosso come dei fardelli diversi stereotipi. Per quanto riguarda la chimica l’associazione tra questo aggettivo ed i concetti di nocivo o sintetico. Per quanto riguarda invece il chimico si possono trovare diversi tipi di immaginario comune che si ritrovano in alcune pellicole cinematografiche (si veda anche sul medesimo argomento il post di Giorgio Nebbia).

Andiamo con ordine. Possiamo dire che nell’immaginario collettivo di moltissime persone un chimico sia perfettamente rappresentato da un’immagine come questa.

film1L’industria cinematografica ha spesso prodotto pellicole dove il protagonista è appunto un chimico, completamente assorbito nei suoi strani esperimenti e dove nelle sequenze si mostrano a profusione matracci o becher riempiti di liquidi colorati dai quali immancabilmente vediamo levarsi fumi abbastanza persistenti.

Uno tra questi film è “Un professore tra le nuvole” del 1961 cui fece seguito il remake del 1997 “Flubber un professore tra le nuvole” che ebbe come protagonista Robin Williams.

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Il protagonista principale il professor Brainard è un docente di chimica con la testa tra le nuvole appunto, talmente concentrato nel lavoro di laboratorio al punto di dimenticare svariate volte la data del proprio matrimonio e quindi non presentarsi all’altare suscitando le sacrosante ire della fidanzata.

Come risultato dei propri esperimenti Brainard riuscirà a produrre il Flubber , cioè una gomma capace di vincere la forza di gravità (la parola deriva da Flyng Rubber gomma volante). Nel remake il Flubber sarà invece un organismo vivente di color verde contenente una gran quantità di energia, praticamente indistruttibile e molto elastico.

Ovviamente come in moltissimi altri film l’esperimento chimico che darà origine al Flubber si concluderà con una comica esplosione nel laboratorio.

Il primo film del 1961 fu addirittura candidato a tre premi oscar per la miglior scenografia, fotografia ed effetti speciali.

E una foto di scena chiarisce quanto dicevo prima riguardo all’immaginario collettivo del lavoro del chimico.

Vi è ritratto Robin Williams nei panni del Professor Brainard.

film2Direi che il topos del chimico è pienamente raffigurato. I due film nel complesso sono divertenti e godibili. Ovvio non si debba cercarvi altro che del sano divertimento (che confesso di aver provato quando li ho visti) e niente di più.   Dal punto di vista prettamente chimico sono totalmente inverosimili, ma potrebbero forse risvegliare negli spettatori più giovani l’interesse per la chimica dei polimeri. E questo non è certamente un male. Una precisazione, il fantomatico Flubber servirà in entrambe le pellicole per creare automobili in grado di volare e da qui il doppio senso del “Professore tra le nuvole” , considerando anche il fatto che questo film è basato su un racconto di Samuel W. Taylor che si intitola “A situation of gravity”.

Un altro stereotipo che ho potuto notare in due film molto diversi, uno comico con Renato Pozzetto “E’ arrivato mio fratello” uscito nei cinema nel 1986, il secondo tratto dal romanzo di Beppe Fenoglio “La paga del sabato” che venne trasmesso in televisione nel 1975, riguarda il chimico al servizio della criminalità, che si occupa di valutare la purezza di dosi di sostanze stupefacenti da immettere nel mercato clandestino.

Nel primo film Pozzetto interpreta il doppio ruolo di due fratelli gemelli, uno Ovidio timido ed impacciato, ed il secondo Raffaele burlone e autore di piccole truffe. Raffaele sarà incaricato di nascondere una bustina di cocaina dal proprietario del night dove suona il pianoforte. Il locale è una copertura per traffici di droga. Per occultare la bustina di droga non troverà di meglio che nasconderla tra le bustine di eucaliptolo che Ovidio usa per le inalazioni contro il raffreddore. Ovidio farà quindi inalazioni di cocaina con esiti assolutamente esilaranti, mentre Raffaele riporterà al trafficante una bustina di Eucaliptolo. Sarà smascherato da un serissimo ed impassibile chimico che in una scena successiva vediamo prima agitare la polvere in un provetta classica (un comunissimo tubo da saggio), e poi assaggiare direttamente la polvere contenuta nella bustina portandosela alla lingua. Esprimendo poi con aria decisamente ieratica un verdetto inappellabile : “Polvere di eucaliptolo”.

film3Nel secondo film tratto dal romanzo di Fenoglio ( La paga del sabato un film di Sandro Bolchi, con Lino Capolicchio, Jenny Tamburi, Nino Pavese, 1977, )

11449_mini 3581_miniil protagonista è Ettore, ex partigiano che fatica a rientrare nella quotidianità del dopoguerra dopo avere vissuto con molta intensità le vicende della lotta partigiana. Deciso a consentire una vita economicamente dignitosa alla fidanzata Vanda ma insofferente all’idea di lavorare in fabbrica decide di collaborare con Bianco, ex partigiano anch’egli, dedito a traffici illegali, ponendogli però come condizione che le azioni che compiranno riguardino solamente coloro che dopo l’armistizio si fossero schierati con i nazifascisti. Ettore stanco della vita da malvivente abbandonerà Bianco e cercherà di riscattarsi iniziando a fare il camionista. Ma quando ormai tutto sembra rientrare nei binari della normalità, un banale incidente chiude in modo crudele, inaspettato, la vicenda. Palmo il vecchio compagno che lo ha seguito quando ha deciso di chiudere con gli affari illeciti , lo investirà accidentalmente con il suo stesso camion, guidato maldestramente. In questo sceneggiato mi ha colpito un dialogo che si svolge tra Bianco ed Ettore. Un dialogo che mette in luce lo stile narrativo di Fenoglio. Bianco ha deciso di entrare nel traffico di stupefacenti. Ma ha bisogno di qualcuno che sia in grado di capire se la cocaina che ha deciso di acquistare da trafficanti francesi sia pura e non tagliata. Ettore allora decide di contattare un chimico che conosce. Bianco ha bisogno di una persona fidata che non riveli nulla dei loro traffici. Ettore lo rassicura ricordandogli che Faraone (questo il nome di battaglia che il chimico aveva quando era partigiano) è ormai dipendente dall’alcol e quindi “starà buono e tranquillo e farà tutto quello che gli diremo noi”. Quando Bianco dice ad Ettore se non c’è nessun altro da poter coinvolgere Ettore gli risponderà: “Faraone è un alcolizzato come dici tu, ma nessuno conosce le materie come le conosce lui. Ci sono dei farmacisti già ricchi che si leccherebbero il gomito per avere la sua scienza da far fruttare

A quel punto Bianco risponde ad Ettore “Allora è quello che ci vuole per riconoscere se la cocaina che i francesi ci vogliono vendere è di prima qualità”.

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cocaina

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idrato di terpina

film4A Faraone viene promessa una ricompensa di ventimila lire e visto che l’azione si svolge nel 1946 si tratta una cifra più che rispettabile. L’incontro con i contrabbandieri francesi avviene al confine del Monginevro. Con la medesima tecnica dell’assaggio cioè di fatto con l’utilizzo dell’analisi organolettica Faraone smaschererà la truffa dei contrabbandieri francesi sentenziando “Pas cocain, non è cocaina è idrato di terpina”. La figura del chimico qui assume una veste totalmente diversa da quella dell’esempio precedente. Forte della sua conoscenza della materia e dei suoi segreti è quasi seduto su uno scranno, e poco importa che metta la sua professionalità al servizio di contrabbandieri e trafficanti.

Non emette nessun referto analitico date le circostanze, ma ugualmente viene tenuto in altissima considerazione. E non ha bisogno nemmeno di servirsi di un laboratorio. Olfatto e gusto lo supportano adeguatamente. E’ depositario di una scienza che può far fruttare.

La chimica come la matematica a molte persone tende a creare una sorta di blocco perché ritenuta difficile e noiosa. L’immagine del chimico che viene descritta in questi film è per noi che di chimica ci occupiamo forse superficiale. Ma se ci riflettiamo un attimo potremo trovare, soprattutto nel chimico descritto nel film tratto dal libro di Fenoglio riferimenti che ci portano fino al ciabattino che, nel racconto arsenico del sistema periodico rimane ammirato dal piccolo laboratorio dove ha portato dello zucchero da fare analizzare (o meglio chimicare piemontesismo ormai conosciuto). E dopo aver ritirato il referto ammirato esce dicendo . “Bel mestiere il vostro: ci va occhio e pazienza. Chi non c’è la è meglio che se ne cerchi un altro”.

Ma perché solo occhio? Sappiamo usare anche gusto e olfatto…

7 thoughts on “L’immagine del chimico nei film

    • Ringrazio Giusi. Che amnesia ho avuto. Smetto quando voglio è un film che mi è molto piaciuto e Giuseppe Battiston molto bravo nell’interpretare il ruolo del chimico che si occupa di produrre materialmente una “droga legale”. Film che è permeato di una ironia intelligente. Anche nel mostrare quanto sia sottovaluto il mondo universitario e della ricerca.

  1. Carissimi,
    forse possiamo aggiungere a questi esempi di raffigurazione del “chimico” nell’immaginario filmico, i non pochi analisti di laboratorio tossicologico-forense che integrano le crime fiction statunitensi (e qualche bolso clone nazionale). Innanzi a tutte (prevalentemente giovani donne, da uomo agé protesto fermamente!) va Abby Sciuto di NCIS, con il suo Major Mass Spec (rigorosamente Thermo-Finnigan); il laboratorio della modesta serie italiana, RIS, era invece carrozzato Sciex. L’ingenuità nella descrizione dei ruoli è palese, ma l’immagine è vincente: armate di spettrometro e analizzatore DNA, queste incarnazioni post-moderne delle Valchirie (le sapienti guerriere figlie di Wotan-Odino) sgominano i cattivoni a colpi di Sapere, basando si su minuscole tracce di insospettata materia.
    Quanti lamentano di una “bassa immagine” del chimico nell’immaginariocontemporaneo hanno di che ricredersi.
    Buona giornata,
    FMRubino

    • Federico concordo con te; fra l’altro sono un fan di NCIS e di Abby, che ha proprio l’immagine dellla stranezza: catene punk, vestiti in tono, facile alla lacrima, molto affettuosa ed espansiva e in contrasto con i forti o le donne forti come Ziva David la killer tenera o Anthony Di Nozzo, di chiare origini italiane e “quindi” inveterato sciupafemmine. Mi ci diverto un mondo, è forse il meno retorico fra tutti i filmoni pro USA. Comunque nelle serie americane come Bones o NCIS il chimico forense è d’obbligo, mentre in quelle italiane al massimo c’è un medico legale raramente assistito dal chimico;poi ovviamente ci sarebbe Breaking bads, ma non l’ho mai visto, dove il chimico scorretto è il centro del racconto, il professore di chimica che invece di inventare Flubber sintetizza la metanfetamina.

  2. Bell’ articolo! Desidero segnalare un libro molto interessante sull’ argomento intitolato “ReAction! Chemistry in the Movies” pubblicato da Oxford University Press, Autori Mark Griep e Marjorie Mikasen. Buona lettura!
    Adriano Bigotto

  3. Mi stupisco dell’omissione di Breaking Bad!
    Questo articolo mi ha fatto tornare in mente il Professore Pazzo di Robin Williams, visto, rivisto e strarivisto da bambino. Ma forse ignorate (e mi par strano!) che moltissimi miei coetanei si sono appassionati alla Chimica anche grazie -ed in qualche caso soprattutto- a quella definita da molti “La miglior serie televisiva degli ultimi vent’anni”, ovvero Breaking Bad. Sono sempre rimasto scettico riguardo le serie TV, eppure quando ho iniziato il mio percorso di studi universitario, sentendo questa serie citata e ricitata dai miei compagni di corso, mi sono convinto a guardarmela tutta: sono 5 serie, ci vogliono mesi per vederle tutta la saga, ma penso che davvero meriti, anche solo per capire come mai questa scienza un po’ di nicchia sia diventata nota al grande pubblico della mia età!

    • Beh visto che lo hai visto tutto forse potresti azzardare tu un commento; non so se sei un chimico, ma comunque se sei disposto a scrivere un commento su come Breaking Bad vede la chimica e che idee ti ha fatto venire, insomma una recensione su Breaking Bad e la chimica sarà ben accetto (dopo che la redazione ci avrà dato un occhio, ovvio); mandalo prima a me.

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