Perché il blog cambia nome.

“La Società Chimica Italiana (SCI) ospita l’accesso a questo blog dal proprio portale web nella convinzione di contribuire al rapporto fra chimica e società civile ed alla disseminazione della cultura chimica; al tempo stesso ne sancisce l’assoluta autonomia e sottolinea che nessuna responsabilità su quanto in esso pubblicato è ascrivibile alla SCI.”

a cura di Claudio Della Volpe.

Il blog della SCI è al suo quinto anno di lavoro; ha iniziato infatti a pubblicare il 14 novembre 2012 e da allora ha pubblicato oltre 600 fra post e pagine (150 all’anno, uno ogni due o tre giorni) con molte decine di autori diversi ricevendo fra 900 e 1000 contatti in media per ogni post, 14000 ogni mese; nell’ultimo anno sfiora i 160.000 contatti.

blogsci2017Dietro questa mole di lavoro c’è una redazione di meno di dieci persone che scrivono e discutono insieme e il contributo di tanti altri che ogni tanto inviano il loro testo o filmato.

Siamo partiti con un nome “il blog della SCI” che faceva riferimento all’ambiente da cui veniamo fuori in maggioranza, la SCI, anche perchè riteniamo che il blog sia un modo per comunicare fra di noi e con il grande pubblico che è uno dei compiti della Società Chimica; l’art. 2 del nostro statuto recita:scopo1Mentre tutti gli altri punti sono sostanzialmente al centro dell’impegno della SCI il secondo item del punto 1 dell’articolo 2

scopo2non vede al momento numerose le opportunità di realizzazione concreta; il blog ci sembrava e ci sembra dunque uno dei modi di realizzare concretamente questo obiettivo.

In effetti guardando dall’esterno la SCI si presenta come una associazione essenzialmente universitaria (sui 3500 soci attuali 2500 dichiarano al momento dell’iscrizione di essere in qualche modo legati all’università: docenti, studenti, dottorandi, precari); all’esterno della SCI, il mondo della chimica è molto più variegato, dato che l’università copre solo qualche percento dei quasi 100.000 chimici del nostro paese (un numero che non vuole essere una stima esatta) e fra i quali la maggioranza fa tutt’altro lavoro: industria, terziario, scuola. Si capisce dunque la difficoltà legata al compito a dir poco immane di stare legati fra chimici e di essere presenti fra la popolazione più in generale. Ora mentre al primo di questi obiettivi concorrono molte delle iniziative scientifiche come i congressi o le riviste, a quelle divulgative e didattiche sono dedicati molti meno sforzi, nonostante l’impegno notevole che la sezione didattica sta sviluppando meritoriamente in questi anni (si veda anche il nuovo sito in corso di costruzione). Per esempio è chiaro che anche una partecipazione massiva alle Olimpiadi della Chimica di per sé non può coprire le esigenze di formazione generalizzata verso la popolazione più in generale; ci vuole un’approccio che non può fare a meno oggi dell’uso dei media moderni, la rete prima di tutto, e che sia costante e che impegni risorse intellettuali adeguate.

Non si tratta qui di un desiderio personale (o perfino politicizzato come qualcuno ha detto di recente) ma di uno scopo statutario e direi anche di una esigenza basilare: la chimica o riacquista una immagine positiva presso il grande pubblico oppure scompare dal novero delle scienze affidabili per la popolazione, giusto mentre il suo ruolo di fatto diventa quello di uno strumento comune e necessario a tutti i rami della produzione, col rischio di divenire mezzo di controllo e dominio invece che mezzo di liberazione.

Abbiamo condotto varie battaglie in questi quattro anni e le rivendichiamo orgogliosamente: contro l’uso dei neonicotinoidi in agricoltura, per una presa di posizione sulla questione climatica, per la chiusura delle piattaforme estrattive marine, per il nome Levio ad uno dei nuovi elementi e altre ancora.

Si tratta di prese di posizione legittime, basate su argomenti scientifici, sulla letteratura pubblicata; qualcuno ci ha chiesto di non andare oltre, o ha perfino sostenuto che su argomenti di questo tipo la chimica non può parlare; noi pensiamo al contrario che sia nostro dovere come chimici parlare e far sentire il peso dell’argomentazione scientifica e razionale sul terreno delle scelte sociopolitiche, per l’energia e le risorse, un terreno sul quale spesso avviene il contrario: la scienza viene usata come strumento di potere o di giustificazione, non come strumento di comprensione e liberazione.

Il CC della SCI ci ha chiesto di cambiare nome per evitare ambiguità; qualcuno potrebbe fraintendere che le posizioni espresse da noi siano le posizioni della SCI e perfino usare legalmente questo argomento; anche se a malincuore obbediamo a questa richiesta; riconosciamo al CC un sostanziale equilibrio nella decisione che ci lascia le medesime possibilità di prima (lo stesso supporto globale da parte della SCI) col solo cambio del nome.

Contestiamo un punto; questo blog NON è una scelta personale, NON è uno strumento dei membri della redazione; esso è un luogo culturale e mentale necessario alla SCI per attuare il proprio statuto; si è fatto il paragone con i blog di alcune società chimiche estere, che sono o strettamente di comunicazione passiva oppure che sono i blog di alcuni singoli; la questione secondo noi dovrebbe essere posta diversamente, la SCI deve essere presente nell’agone pubblico e non si può sempre pretendere di avere posizioni univoche su tutto, ma non si può nemmeno evitare di prendere posizione, quando la scienza e la chimica sono poste in discussione, sono l’oggetto del contendere o lo strumento di decisione o di discernimento.

antropocene2Il nostro nuovo nome sarà diverso da quello della rivista storica: La Chimica e la Società; il nostro referente infatti è la società nel suo complesso, non una sua parte, e il nostro oggetto sarà la Chimica dell’Antropocene, intendendo con questo termine, proposto anche da alcuni Nobel per la Chimica, l’epoca geologica attuale fortemente caratterizzata dalle attività dell’uomo. La Chimica (come tutte le scienze applicate alla produzione, come una delle pochissime che dà il nome ad un settore produttivo indispensabile e che di fatto è supporto per tutti gli altri) ha il compito di custodire il pianeta e aiutare a ridurre le diseguaglianze mediante l’uso delle energie rinnovabili e l’economia circolare. Produrre linearmente, consumando risorse non rinnovabili e riempiendo la biosfera di rifiuti è un modo inaccettabile di fare chimica.

D’altronde i due aspetti naturali e sociali non sono separabili, non è possibile una soluzione solo tecnica che lasci invariate le tensioni legate ad una ineguale distribuzione delle risorse e della ricchezza.

La Chimica non può continuare a guardarsi l’ombelico, ma deve prendere coscienza del proprio ruolo produttivo indispensabile e farsi valere; dobbiamo acquisire quella indispensabile coppia di autorevolezza culturale e di indipendenza di giudizio che sole possono farci superare la crisi di credibilità che la chimica moderna vive: “chemical free” senza chimica è l’impossibile richiesta di quella parte ahimè maggioritaria di popolazione che non vede soluzioni all’invadenza ambientale e sociale di una scienza ridotta a mero strumento di profitto. Sta a noi fargli cambiare idea.

Mentre il nome, il motto del blog e il disclaimer cambiano rimangono invariati altri aspetti come i meccanismi di lancio dei post, il link in pagina web della SCI e i link dei vecchi files, oltre al piccolo supporto economico (100 euro) che ci consente di usare lo spazio WP.

3 thoughts on “Perché il blog cambia nome.

  1. Pingback: Tarantino-Finelli: 15 pari - Ocasapiens - Blog - Repubblica.it

  2. I miei auguri per il nuovo corso del blog e i miei ringraziamenti a Claudio e alla redazione che da anni ci permette di partecipare a stimolanti discussioni.
    Ma nella mia qualita’ di bastian contrario non riesco a fare a meno di notare quel poco che non condivido in questo post. Nell’intestazione iniziale, leggo “la Chimica ha il compito di custodire il pianeta e aiutare a ridurre le diseguaglianze …”. La Chimica e’ una scienza sperimentale e come tale, piuttosto che vederla come titolare di compiti, la vedo come fonte di conoscenza e quindi di potere.
    Come convinto assertore del metodo sperimentale, noto che quello che sto scrivendo (ma anche quello che scrive Claudio) non e’ soggetto a verifica sperimentale e quindi e’ opinione e non scienza. Il potere che deriva dalla Chimica e dalla Scienza in generale e’ fondamentale per chiunque voglia fare qualcosa, sia essa bella brutta, sia una brutale dittatura o una politica di benessere, giustizia e liberta’. La responsabilita’ di come si usa la Chimica e’ nostra (come uomini) e ce la dobbiamo prendere, senza scaricarla sulla natura della Chimica stessa.

    • Anzitutto ringrazio Gustavo come lettore e lo ringrazio del suo commento; la frase a cui ti riferisci Gustavo è quel che si chiama una metonimia o una sineddoche, la parte per il tutto, o una cosa per un’altra vicina, se vuoi; diciamo la Chimica ma intendiamo ovviamente i chimici, quelli che la Chimica la fanno, la inventano, la applicano. Perché il punto è questo la Chimica è una attività umana, una attività che ci è stata passata, insieme all’abilità di accendere il fuoco, da un nostro predecessore, Homo Erectus; noi l’abbiamo portata ad una vetta notevole e ne abbiamo fatto uno strumento sofisticato di comprensione e di dominio.
      L’idea che la scienza (scientia ipsa) sia potere sembra venga da Bacone, ma, quale che ne sia l’origine, condivido il concetto che la chimica e la scienza più in generale siano uno dei nostri principali strumenti; noi siamo una specie priva di grossi strumenti corporei e ne abbiamo costruiti di extracorporei in quantità strabocchevole. Se le cose stanno così è chiaro che i suoi contenuti e la sua applicazione dipendono da noi, concordo, ma d’altronde si tratta di uno strumento che serve a fare i conti con la realtà; in questo senso l’esperimento e l’applicazione (l’applicazione in senso lato è un esperimento) ci dà delle risposte e delle verifiche.
      Ora (e su questo non sono d’accordo con te) custodire il pianeta e ridurre le diseguaglianze sono esperimenti o applicazioni, e sono soggette al vaglio sperimentale. Finora le applicazioni della chimica e della scienza hanno avuto effetti contraddittori, la Chimica dell’antropocene ha cambiato largamente l’ambiente in modo irreversibile e in direzioni impreviste (buco dell’ozono, global warming, alterazione del ciclo degli elementi principali, scomparsa di molte specie viventi, etc) si tratta di prendere atto di questi esperimenti sbagliati e porvi rimedio; tutto qua. Agli occhi degli altri uomini noi chimici siamo la chimica e ne abbiamo la responsabilità: denunciamo gli esperimenti sbagliati.
      Più complesso si presenta l’aspetto del contenuto della scienza; personalmente su quello ci tengo a dire che non credo sia neutro: se la scienza è un nostro strumento, non esiste fuori di noi, non del tutto almeno. Dietro alla MQ per esempio ci sono metodi di calcolo analoghi ma anche concezioni e modelli mentali che sono profondamente diversi, fra Bohr e Bohm non c’è solo una differenza lessicale e io sono e rimango Bohmiano al midollo, e fra due osservazioni non credo che le particelle siano inconoscibili.
      Approfitto per dire che molti anni fa da studente scrissi un documento in cui prendevo in giro Einstein e le idee di Dan e Donella Meadows su questi aspetti; beh faccio ammenda oggi.

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