Note sulla chimica del tabacco

Luigi Campanella ex Presidente SCI

Le prime manifatture del tabacco risalgono agli anni 1712 e 1743. Prima di queste due date si conoscevano soltanto singole operazioni:essiccazione e macinazione.Il Laboratorio Chimico dei Monopoli di Stato in via della Luce a Trastevere,Roma,deve essere invece considerato la prima istituzione scientifica statale impegnata nel settore del tabacco.

La prima applicazione della Chimica all’industria del tabacco risale ad oltre un secolo dopo la prima manifattura, precisamente al 1877, ma in realtà non portò a risultasti significativi e comunque di un qualche interesse.

Le prime reazioni chimiche di rilievo trattate nel settore del tabacco con metodo scientifico, un vero e proprio salto di qualità rispetto al passato risalgono a Cannizzaro (1893), chimico, scienziato, patriota, senatore.

La reazione che porta il suo nome è la ben nota

         Aldeide benzoica + formaldeide (in ambiente di idrossido di sodio)——-formiato di sodio (o acido formico) + alcool benzilico

A Cannizzaro si deve peraltro anche la determinazione dei pesi atomici di 31 elementi.Tra i suoi studi più significativi quelli sulle condizioni igienico sanitarie nelle solfatare,nelle industrie dei fiammiferi,nella stessa industria del tabacco..Cannizzaro ha svolto anche ricerche nell’analisi dei tabacchi.delle sostanze impiegate nella sua manifattura,dei suoli sui quali la pianta viene coltivata,nonché sugli indicatori a contrasto delle frodi. Le innovazioni a lui dovute nell’industria del tabacco sono tre: fermentazione, lavaggio, macerazione. Per quanto riguarda la fermentazione enzimatica su tabacco essiccato (T=30-60 °C,30-40 gg) l’amido viene ossidato a CO2,si ottengono come prodotti secondari acido acetico,composti amidici e NH3,con perdita di nicotina, nitrato, acidi organici e materia grassa.

La sostanza del tabacco sottoposta ad analisi chimica elementare risulta composta da C,H,O,gruppi acidi ( acido oleico, stearico, palmitico), gruppi alcoolici (glicerolo); risulta inoltre non polare, insolubile in acqua,con densità pari a 0,90-0,98 g/cc. L’analisi chimica rivela anche carbonato di calcio (7-65%) nel residuo insolubile in acqua,la presenza di sali organici (probabilmente per l’addizione che si fa di citrato, malato, tartrato) e quella di carbonato di potassio (1-30%) dopo la combustione.(1 h,circa) .Con analisi qualitative molto accurate è possibile anche evidenziare tracce di numerosi altri composti,quali acido solforico,acido fosforico,acido nitrico,acido cloridrico,anidride solforosa,idrossido di calcio e di sodio,silice.,oltre ovviamente a quanto già detto prima,in particolare la nicotina.E’ questa la componente più rilevante: si tratta di un liquido trasparente, leggermente giallo,di sapore acre ed odore simile a quello della piridina, igroscopico (+177% di acqua all’aria,persa a 150°C),.di densità 1.01, capace di deviare il piano della luce polarizzata verso sinistra e che si accumula nel ciclo vegetativo, con carbonio % fra 0,2 e 10.

A seconda del contenuto in carbonio distinguiamo tabacchi forti con contenuto % in carbonio fra 3 e 10,e tabacchi leggeri con contenuto % in carbonio minore di 3.La nicotina viene estratta per distillazione che può così essere schematizzata

Matrice ____H2SO4 —-evaporazione —-carbonato di ammonio   nicotina———solubilizzazione in alcool etilico——-distillazione

Un’alternativa è il metodo di Schloesing che si basa sulla insolubilizzazione in NaCl della nicotina libera,conseguente precipitazione, dissoluzione in etere e soluzione di carbonato di potassio con ripartizione fra le due fasi e confronto con un tabacco di riferimento per il valore % di nicotina,da fornire come caratteristica.

Esiste anche un terzo metodo,più complesso, ma anche più accurato. Si tratta del Metodo di Pezzolato che si basa sulla distillazione in corrente di vapore acqueo della nicotina liberata per idrolisi basica e poi fissaggio della stessa su acido solforico che viene titolato.

Si può concludere che la chimica ha avuto un ruolo e lo conserva anche oggi nell’industria manifatturiera e nella caratterizzazione dei tabacchi, che nel tempo questa partecipazione si è evoluta da metodi empirici a di natura organolettica a metodi quantitativi affidabili, che ancora si registra una certa carenza di dati sostenuti statisticamente, che per il futuro è da auspicare una standardizzazione delle metodiche analitiche riferite al tabacco.

Si veda anche :

http://media.accademiaxl.it/memorie/S5-VXXXIII-P2-2009/Lenci451-463.pdf

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