Invito all’educazione idrica.

Mauro Icardi

L’approssimarsi dell’estate si può ormai riconoscere da due fenomeni ricorrenti. Il primo sono gli incendi boschivi. Piaga che sembra quasi da considerarsi come una maledizione, ma dipende invece da un disinteresse per il rispetto ambientale. E anche da disturbi comportamentali. Il piromane è attirato dagli effetti del fuoco, e può appiccarli per vandalismo, profitto personale o vendetta. Non sono né psicologo ne psicoterapeuta. Tocca a loro studiare il problema.

Il secondo fenomeno che si sta invece verificando negli ultimi anni, e con un peggioramento significativo è quello dei fenomeni ricorrenti di siccità. Il modificarsi del regime delle piogge, i sempre più evidenti fenomeni estremi sia di siccità prolungate che di scarso innevamento invernale si ripercuotono in maniera evidente nel comparto delle gestione del ciclo idrico integrato.

Già nel 2011 l’organizzazione mondiale della sanità si è preoccupata di emanare linee guida per la fornitura idrica ed il trattamento di potabilizzazione durante il verificarsi di eventi meteorologici estremi.

(WHO Guidance in water supply and sanitation in extreme weather events).

Eventi di questo genere mettono sotto pressione le strutture di distribuzione e di depurazione. Quindi occorre dotare le aziende di efficaci piani di intervento. Allo stesso tempo, ad eventi violenti e concentrati di precipitazioni piovose fanno spesso seguito periodi piuttosto lunghi di assenza di precipitazioni. Quindi occorre predisporre usi razionali dell’acqua. E questo non deve essere impegno solo delle aziende fornitrici, ma dovrebbe esserlo di ogni singolo utente. Per quanto attiene al settore depurativo che patisce maggiormente le repentine variazioni dei flussi idraulici vale comunque l’invito a non gettare nei wc materiali estranei e non biodegradabili. Questa è una regola ancora troppo spesso sottovalutata. Interventi straordinari di manutenzione e di pulizia sono necessari per liberare le sezioni di trattamento da materiali estranei che oltrepassano la sezione di grigliatura. Spesso il trattamento di depurazione è conosciuto da non molte persone. Questo è un invito a non buttare tutto giù nl wc alla rinfusa.

Per quanto riguarda invece l’acqua potabile l’invito è sempre quello di risparmiarla e di non sprecarla. Destinandola agli usi principali, cioè per bere e cucinare, e per l’igiene personale.

In questo grafico viene suggerito come l’acqua piovana possa sostituire quella potabile per utilizzi diversi. Ma non solo l’acqua potabile, anche l’acqua depurata potrebbe avere utilizzi diversi, primo fra tutti quello irriguo. Non sono pochi gli ostacoli di carattere più burocratico che tecnico. Ma occorre essere molto attenti, e rendersi conto che dovremmo inserire tra le materie di studio anche quella dell’educazione idrica. Educarci a risparmiare e rispettare l’acqua. Da subito. Da ora. Vincendo inutili resistenze, rinunciando alla piscina gonfiabile in giardino, e del rito settimanale di lavaggio dell’auto.

Non è a mio parere una regressione, bensì il primo passo dell’educazione idrica . Fondamentale e indispensabile.

(Cogliamo l’occasione per ricordare il nostro collega di Unife Francesco Dondi che anche su questi temi ha speso la sua vita accademica; Francesco continuiamo la tua attività).

 

2 thoughts on “Invito all’educazione idrica.

  1. Trovo molto interessante quello che lei pubblica – in generale – e anche quello che lei ha appena scritto circa l’Invito all’educazione idrica.
    Ho un problema, che le espongo.
    I miei possiedono una villetta su tre piani (all’incirca 10 m di lato e 6-9 m di altezza, a seconda della falda) che andrebbe in parte ristrutturata, con l’allacciamento al gas metano, la cui dorsale attualmente dista un centinaio di metri lungo la strada statale e lascia sguarnita una zona del mio quartiere (circa 8 abitazioni e un paio di azienda meccaniche di piccole dimensioni). Qualora nei prossimi anni riuscissimo ad accordarci per suddividere la spesa del prolungamento della dorsale del metano fino alla nostra zona, si verrebbe a liberare la nostra cisterna sotterranea del gasolio, in acciaio, del volume di 3000 litri, posata nel 1986.
    Ragionando in termini di educazione idrica, due anni fa, ho pensato di interessarmi per farla, un domani, bonificare, verniciare internamente con resina bicomponente per evitare la ruggine – internamente – e convertire in serbatoio dell’acqua (abito in provincia di Varese, dove iniziano le prime colline, a periodi di intense piogge seguono ormai lunghi periodi di siccità e, di norma, in estate un’ordinanza comunale – che condivido – impedisce di irrigare giardini e orti con l’acqua dell’acquedotto in deteminatei orari/periodi).
    Ho provato lo scorso anno a sentire l’ufficio tecnico del Comune, dove mi hanno detto che loro ritengono sia possibile il cambio d’uso e di contenuto della cisterna, ma non mi hanno saputo dare riferimenti di legge nè altri suggerimenti di natura tecnica. In pratica sembrerebbe che a loro la cosa non interessi più di tanto (forse dovrei sentire l’ARPA?) se uso una cisterna del gasolio, preventivamente pulita, per contenere acqua piovana per usi irrigui.
    Ho contattato preventivamente un paio d’imprese edili e da entrambe mi sono sentito dire che la cosa a loro pare “originale, eccentrica” (nel senso di “stramba”!) e di difficile attuazione, oltre a essere molto costosa e consentire una raccolta di solo 3.000 litri (sostengono che avrebbe senso solo a fronte di almeno 10.000 litri (ma io ho un terreno lungo 70 metri e larco 20, occupato da casa, garage, laboratorio, portico e cortile lastricato, quindi alla fine devo solo irrigare un giardino di 250 mq, un giardinetto di di 25 mq, un orto di 300 mq (perciò, ad abbindare, solo 575 mq). Nessuno è stato in grado di prospettarmi il tipo di opere da costruire (come una serie di pozzetti d’ispezione in cui far decantare le eventuali impurità trasportate dall’acqua piovana – la cisterna raccoglierebbe almeno metà del tetto della villetta, pari a una falda inclinata di 85 mq su un totale di oltre 200 mq, e con poca spesa si potrebbe anche convogliare la terrazza di un garage e laboratorio per altri 90 mq e una tettoia che copre un portico per altri 60 mq, il tutto pari a 235 mq se il caso – un filtro per evitare di intasare rubinetti e ugelli a valle e una pompa o autoclave per poter gestire in primis l’impianto di irrigazione automatica del giardino e l’irrigazione manuale dell’orto) e nemmeno un costo preciso. Un ulteriore motivazione usata dalle imprese è stata che il gioco non vale la candela e dopotutto l’acqua dell’aqcuedotto costa così poco che il recupero dell’acqua piovana verrà a costarmi così tanto che non si ripagherà mai ( sia considerati i costi di gestione ordinaria – energia elettrica per la pompa – che per la manutenzione e pulizia del sistema: non parliamo poi se si dovesse guastare qualcosa nel corso degli anni!).
    L’ultima impresa che ho conatattato mi ha piuttosto suggerito di usare la cisterna per raccogliere l’acqua dell’acquedotto in periodi non di siccità e poter così irrigare “con acqua di cisterna” anche in periodi di divieto municipale!

    Lei mi sa dare qualche consiglio. Magari anche solo un incoraggiamento per non farmi sentire così solo ed “eccentrico”
    Possibile che, se voglio far eseguire quel tipo di conversione, mi debba inventare io un sistema di pozzetti e sfioratori per alimentare con acqua priva di sospensioni quella cisterna, e debba studiare dove posizionare l’autoclave e come insonorizzarla?
    Grazie e cordiali saluti!

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