I gas intestinali vi creano problemi? Non preoccupatevi, potrebbe essere un segno di salute.

Rinaldo Cervellati

Con questo titolo, imbarazzante in tutti i sensi, Tim Cutcliffe sintetizza, su NUTRAingredients newsletter-USA del 26 giugno u.s., i risultati di un dettagliato studio pubblicato da ricercatori giapponesi sulla rivista Journal of Functional Foods (M. Matsumoto et al., Effects of functional milk containing galactooligosaccharide, maltitol and glucomannan on the production of hydrogen gas in the human intestine, J. Funct. Food, 2017, 35, 13-23).

Secondo questo studio, una bevanda contenente fibre può favorire la produzione di idrogeno nell’intestino, un gas con effetti antiinfiammatori come affermano i ricercatori giapponesi in base anche a ricerche precedenti.

Kazuo Subota

Abbiamo sviluppato una bevanda composta da latte vaccino con galattooligosaccaridi (GOS), maltitolo e glucomannano e abbiamo esaminato la capacità di questo latte funzionale di incrementare la quantità di idrogeno prodotta nell’intestino umano.

I risultati dei test clinici effettuati per verificare gli effetti di questa bevanda confermano che il consumo del nostro latte induce concentrazioni più elevate di idrogeno nel respiro, inclusi picchi di concentrazione più alti e persistenza più lunga nel tempo rispetto al consumo del normale latte o di acqua saturata con idrogeno, dice il team di scienziati giapponesi provenienti da un’industria privata (Kyodo Milk Industry Co. Ltd., Tokio) e dalla Keyo University School of Medicine, Tokyo.

Il gruppo fa riferimento a studi risalenti a dieci anni fa che hanno evidenziato gli effetti fisiologici di H2 gas dopo la scoperta delle sue elevate proprietà antiossidanti e il suo uso potenziale nel ridurre i sintomi patologici di infarto cerebrovascolare in modelli animali (ratto). Inoltre studi precedenti hanno mostrato che H2 possiede effetti benefici come agente antiinfiammatorio nei casi di ischemia, nella prevenzione di sindrome metabolica, nel proteggere il sistema nervoso centrale e nel contrastare l’eccesso di radicali liberi in tutti i casi di stress ossidativo cellulare. Il 75% di questi studi è stato effettuato su modelli animali ma recentemente i test clinici sono in aumento.

I ricercatori affermano poi che tutti gli studi menzionati hanno utilizzato l’inalazione del gas o l’ingestione di acqua idrogenata come sorgenti rilascianti idrogeno. La prima modalità richiede apparecchiature specifiche, la seconda limita il tempo di permanenza del gas a un massimo di 30 minuti.

Poiché studi su modelli animali hanno evidenziato che l’idrogeno prodotto da battèri intestinali viene trasportato a organi come il fegato, Mastumoto e collaboratori hanno deciso di provare se l’ingestione di fibre alimentari potesse far aumentare produzione e durata nel tempo di idrogeno da parte dei battèri.

Maltitolo

Glucomannano

Essi hanno analizzato l’effetto di diversi prodotti indigeribili per la loro potenzialità di rilasciare idrogeno per effetto batterico, come pure quello di diverse combinazioni di fibre alimentari. La capacità di un solo tipo di fibra dipende dal microbioma del singolo individuo e quindi può risultare inefficace.

Matsumoto e il suo gruppo hanno trovato che opportune combinazioni di galattooligosaccaridi, maltitolo e glucomannano sono induttori efficaci per la produzione di idrogeno.

Negli studi clinici la concentrazione di idrogeno nel respiro è risultata significativamente maggiore nel gruppo di volontari cui è stato somministrato il latte contenente le fibre rispetto al gruppo controllo e strettamente correlata con quella prodotta nell’intestino.

Oltre a lievi sintomi di flatulenza (comunque noiosi nota di RC), nessun altro effetto collaterale è stato rilevato dai volontari dell’esperimento, un solo soggetto si è lamentato di avere “lo stomaco gorgogliante”.

Infine, dicono Matsumoto e collaboratori:

I test clinici sono stati del tipo open-label, cioè senza ospedalizzazione, quindi saranno necessari ulteriori studi più approfonditi e controllati per verificare l’efficacia di bevande contenenti fibre per incrementare la produzione di idrogeno intestinale.

Nota di R.C. Confesso che nonostante le mie ricerche sulla determinazione dell’attività antiossidante di estratti e sostanze isolate da piante officinali e alimenti funzionali con metodi chimico fisici questa faccenda dell’idrogeno mi è giunta nuova. Così sono andato a cercare nella recente bibliografia e ho trovato due interessanti riferimenti:

  1. Ohta, Molecular hydrogen as a novel antioxidant: overview of the advantages of hydrogen for medical applications. Methods Enzymol., 2015, 555, 289-317.

J.M. Lee et al., Headspace –solid phase microextraction (HS_SPME) analysis of oxidized volatiles from free fatty acids (FFA) and application for measuring hydrogen donating antioxidant activity, Food Chem., 2007, 105, 414-420.

 

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