La nostra avventura.

Luigi Campanella, già Presidente SCI.

Scrivo questo post nella mia veste anche di direttore di CNS Chimica Nella Scuola il giornale della SCI edito da ARACNE dedicato all’insegnamento della Chimica nella Scuola primaria e secondaria,quindi di fatto all’inizializzazione della cultura chimica nei giovani.

La nostra è disciplina complessa, non facile da insegnare e anche da comprendere, tanto da richiedere una creatività didattica capace di superare queste difficoltà. Proprio in questa convinzione CNS cerca di mettere a comune esperienze,originalità, veri e propri prodotti del capitale umano al fine di accrescere la capacità creativa ed innovativa del sistema didattico. Su questa base mi avvicino sempre con interesse a testi che possono promuovere in me stimolazioni e provocazioni da raccogliere da parte di colleghi che appartengono alla stessa comunità, intendendo per essa quella della didattica, non necessariamente limitata alla Chimica.

Ho così letto le due ultime fatiche di Carlo Rovelli , SETTE BREVI LEZIONI DI FISICA e L’ORDINE DEL TEMPO (ADELPHI ED.).Mi ha subito colpito l’approccio: la disciplina da spiegare vista come un’avventura, quasi verso l’ignoto, cercando quindi in questa prospettiva di offrire a chi fruirà della descrizione, la soddisfazione di avere superato un ostacolo, di essere arrivato in porto dopo una procellosa navigazione. Da qui la convinzione che la conoscenza è figlia dell’ignoranza precedente. Pensare di sapere tutto frena l’interesse scientifico, ma limita anche la curiosità formativa e quindi l’apprendimento.

La creatività dell’insegnante si misura proprio in questa capacità.

Quando il primo ministro inglese chiese a Faraday a cosa servisse l’elettricità, lui rispose che un giorno sarebbe stata tassata. Quando la scoperta delle onde gravitazionali  ha confermato la teoria di Einstein non si pensava che poi i gps avrebbero funzionato anche grazie alla relatività generale.

Nella ricerca  di linee guida che l’esplorazione didattica richiede si misura il secondo aspetto della creatività didattica. Per la Fisica Rovelli crede molto al “tempo” per questa funzione. Sembra ovvio che scorra in avanti,ma perchè il futuro è diverso dal presente e questo diverso dal passato? Sappiamo che è l’entropia, l’aumento del disordine a differenziare i livelli temporali. Ma per spazio e tempo la gravità quantistica obbliga a ripensarne certi modelli. La materia oscura poi, di cui si intuisce  l’esistenza, ma che non sappiamo rappresentare potrebbe ai concetti di tempo e di spazio assegnare nuovi connotati.

Mi chiedo ora: se volessimo anche noi trovare una linea guida per l’insegnamento della Chimica,come la dovremmo scegliere? Qual’è il corrispondente del Tempo di Rovelli?

Se si leggono con attenzione le ultima annate di CNS, anche le precedenti più antiche, se disponibili, ci si rende conto come la nostra stella polare è la Natura, a partire dall’evoluzione chimica dell’universo, per proseguire con le leggi che regolano i processi chimici, anche quelli naturali, con la trasformazione dell’ambiente in paesaggio a seguito delle attività antropiche, con il passaggio dalla CHIMICA DELLA VITA (conoscenza ,esplorazione), ALLA CHIMICA PER LA VITA(sicurezza,salute,qualità della vita).

Credo che la Chimica abbia fatto molto per la Natura,ma questa ha fatto, fa e  farà molto per la Chimica, in quanto ne agevolerà sempre l’insegnamento e lo sviluppo di una cultura.

2 thoughts on “La nostra avventura.

  1. Si, sono molto d’accordo, tutti i chimici sono affascinati dalle forme e dai colori. Le forme sono la mirabile architettura geometrica delle strutture molecolari, i colori sono quelli delle sostanze con cui tutti abbiamo “giocato” tra precipitati, filtrazioni, centrifugazioni in provetta, ma anche è la consapevolezza che i colori della natura sono il risultato di ciò che noi oggi conosciamo come molecola che, proprio per la sua struttura geometrica ed “energetica” è l’interprete principale (insieme alla radiazione luminosa) della varietà della tavolozza del mondo naturale. Il chimico è quindi un privilegiato perché ha un punto di osservazione straordinario che, forse, è il solo a far si che egli possa apprezzare più a fondo la straordinarietà di ciò che sta in Terra. Mi piace ricordare, e lo faccio spesso anche con i miei allievi, come i più preziosi tesori si nascondano, spesso, in luoghi inaspettati e che solo lo sguardo “aperto” dello scienziato sia in grado di scovarli. L’umanità, per secoli, è stata terrorizzata dal Dolore e dalle Infezioni, eppure la natura ha nascosto uno dei migliori farmaci contro il dolore in una pianta di Papaverum e il chimico ci ha messo a disposizione l’oppio e i suoi derivati. Con l’avvento degli anestetici abbiamo tutti un po’ meno paura ad affrontare piccoli e grandi interventi chirurgici. Nel terreno che calpestiamo la Natura ha nascosto decine di differenti microorganismi che producono metaboliti antibiotici (Waksman e il suo allievo Schatz trovano la streptomicina il primo farmaco efficace contro la tubercolosi in un pugno di terra raccolto nel prato dell’università) e nella muffa del pane che per i più è un inconveniente di cui sbarazzarsi – si scopre la Penicillina dando il via all’era degli antibiotici. Pochi anni fa la scienziata You You Tu è stata insignita del premio Nobel per la Medicina per aver scoperto, nel 1972, quello che oggi è noto come il miglior rimedio contro la malaria: l’artemisinina. Ma quello che io trovo straordinario è che questo principio attivo è stato estratto da un cespuglio vegetale che, generalmente, è estirpato perché infestante e si sviluppa, umilmente, tra le rocce delle zone abbandonate: l’Artemisia annua. Da allora, in un angolo del mio giardino, ho seminato l’Artemisia e oggi è un fiorente cespuglio. Prima di uscire di casa per andare a lezione io lo guardo e, questo, mi fa sentire bene. Sono fortunato perché ho gli “occhiali giusti” per vedere tutte queste cose. Grazie chimica!

    Un caro saluto a tutti

    Giuseppe

  2. Pingback: La nostra avventura.2. | La Chimica e la Società

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