Note sull’Antropocene.1.Le origini.

Claudio Della Volpe

Il nostro blog ha un sottotitolo che contiene la parola Antropocene:

Nell’Antropocene, l’epoca geologica attuale fortemente caratterizzata dalle attività dell’uomo, la Chimica ha il compito di custodire il pianeta e aiutare a ridurre le diseguaglianze mediante l’uso delle energie rinnovabili e dell’economia circolare.

In realtà una definizione formale e condivisa dell’Antropocene non esiste ancora ma ci si sta lavorando e in questo post vorrei appunto raccontare a chi non la conosce una breve storia di questo concetto, di questo meme, che è destinato secondo me e secondo tutti noi del blog ad un ruolo culturale crescente.

Una occasione per approfondire potrebbe essere la lettura di un libro di recente tradotto in italiano e che tratta proprio di questi temi; mi riferisco a Jason W. Moore: Antropocene o Capitalocene? Scenari di ecologia-mondo nell’era della crisi planetaria, Ombre Corte, 2017

Il termine è stato inventato dal microbiologo Eugene Stoermer professore di microbiologia all’Università del Michigan; grande esperto di diatomee egli usò questo termine per indicare, fin dai primi anni Ottanta del XX secolo, l’impatto dell’uomo sul pianeta.

Fu solo nel 2000 che il premio Nobel per la chimica Paul Crutzen (lo aveva vinto con Molina e Rowland per la scoperta del buco dell’ozono e dei meccanismi connessi) popolarizzò il termine in un articolo scritto a quattro mani (1).

L’idea non era nuovissima; era stata intravista fra i primi dal geologo italiano abate Antonio Stoppani, una delle menti più fini della nostra cultura nazionale, patriota e rivoluzionario, zio di Maria Montessori; che inventò il termine di Era antropozoica. Stoppani è un personaggio di cui sicuramente avete visto il ritratto o usato un’espressione; eh si, perchè egli scrisse fra gli altri un testo dal titolo, pensate un pò, “Il bel paese”. Il titolo del libro era a sua volta preso in prestito da Petrarca:antropocene12

Questo titolo fu preso a prestito insieme con il ritratto di Stoppani nel 1906 dalla Galbani per il suo famoso prodotto; e dunque difficile che non lo conosciate. Come il vecchio dei formaggini.

Di meno come intellettuale. Ma per fortuna nostra lo conoscono all’estero; tanto è vero che Crutzen e Stoermer citano una sua frase che cade qui a fagiolo:

“[l’attività umana] è una nuova forza tellurica che in potenza e universalità può essere paragonata alle maggiori forze della terra”, scritta nel 1873 (3). Vorrei farla leggere a certi colleghi che so io e che la negano ancora oggi, dopo oltre 130 anni.

antropocene11

Lo riconoscete? Era su parecchi dei formaggini che ci siamo sbafati da fanciulli.

SE vi sembra incredibile che un comunistaccio come me debba citare come gloria nazionale un abatino, pensate che lo spessore delle persone non dipende dalle loro idee religiose. E questa citazione di Crutzen e Stoermer ne è la conferma. Perchè vedete Stoppani partecipò alle 5 giornate di Milano e costruì ad uso dei combattenti dei piccoli palloni aerostatici per mandare messaggi della rivolta che superassero le mura senza essere colpiti dagli austriaci, aiutato dal tipografo Vincenzo Guglielmini. Più tardi scrisse un testo “Gli intransigenti” contro la resistenza della chiesa cattolica ai nuovi fermenti politici e sociali. Un abate “rosso” si direbbe oggi (ma non per i capelli come si diceva di Vivaldi). Un teologo della liberazione. E anche uno scienziato a tutto tondo.

Ma dato che nemo propheta in patria il testo da cui è presa la frase, cioè il suo Corso di Geologia (scritto da professore universitario a Milano) è sostanzialmente introvabile sulla rete come pdf; fortunatamente viene citato sempre da una rivista straniera, in inglese (3).

Diffidate da chi scrive che la frase si trova ne “Il bel paese”, non si è guardato le carte e mi ha fatto perdere un pomeriggio per capirci qualcosa.

Torniamo al nostro argomento principale.

L’articolo seminale di Crutzen e Stoermer cita molti altri autori che hanno preparato il terreno al meme, per esempio Vernadskij e Teillard de Chardin che inventarono l’idea della noosfera, cioè della crescente importanza della scienza e della tecnologia nel forgiare il futuro della biosfera terrestre. (4)

In quell’articolo i due autori indicano i motivi per i quali considerano giustificato definire una nuova era geologica e che a distanza di soli 17 anni noi ritroviamo potenziati ed aggiornati (l’elenco che segue è stato aggiornato da me):

-durante gli ultimi 3 secoli la popolazione umana è cresciuta più di dieci volte ad oltre 7.5 miliardi di persone, con una crescita della popolazione di animali asserviti tale per cui la biomassa totale degli uomini e dei loro animali rappresenta il 97% della massa dei vertebrati terrestri (tutti i grandi animali selvatici sono solo il 3%!!)

– per effetto delle azioni umane la velocità di estinzione delle specie nelle foreste tropicali è cresciuta di un fattore stimato da 1000 a 10.000 volte;

– durante gli ultimi 100 anni la popolazione urbanizzata è cresciuta di più di 10 volte

-dal 30 al 50% della superficie terrestre è stata trasformata per opera dell’uomo (esaurimento del suolo) e l’uomo è il principale produttore di materiali in forma di polveri e granuli (più della erosione naturale);

– in poche generazioni l’umanità si avvia all’esaurimento dei combustibili fossili prodotti in quasi 400 milioni di anni.

– il rilascio di zolfo sotto forma di biossido a causa della combustione di tali combustibili è almeno due volte la somma annua di tutte le emissioni naturali di zolfo che avvengono principalmente come dimetilsolfuro oceanico;

– l’azoto fissato sinteticamente, principalmente dalla reazione di Born-Haber ed usato come fertilizzante agricolo (e come componente degli esplosivi) è maggiore della quota fissata da tutti gli ecosistemi terrestri; il rilascio di NO nell’atmosfera da combustioni è maggiore dell’output naturale dando origine alla formazione di ozono fotochimico (smog) in molte regioni del pianeta

– l’uomo estrae una quantità di fosforo multipla di quella estratta naturalmente per erosione (phosphate weathering); come conseguenza di questa situazione sia il ciclo delll’azoto che quello del fosforo sono totalmente alterati rispetto alla situazione naturale;

– l’uomo intercetta il 10% di tutta l’acqua che cade sul pianeta, questa quota rappresenta però più di metà dell’acqua potabile accessibile; la restituisce spesso spostandola da fonti geologiche esauribili e in molti casi profondamente inquinata;

– la combustione dei fossili e l’agricoltura basata sui fertilizzanti sintetici hanno accresciuto il flusso di alcuni gas serra verso l’atmosfera e l’oceano: come conseguenza la concentrazione di tali gas è aumentata negli ultimi 3 secoli di oltre il 30% per la CO2 e del 100% per il metano; il conseguente aumento di temperatura media superficiale oceano-terra è misurato al momento in poco meno di 1 grado centigrado; il pH oceanico si è ridotto di circa 0.2 unità e mette a rischio la sopravvivenza di alcune specie.

– la criosfera polare e continentale si sta riducendo a velocità enorme; si prevede che entro pochi decenni i ghiacci del Polo Nord scomparirano e quelli dell’Antartide e della Groenlandia scompariranno entro qualche secolo, con la conseguenza di innalzare il livello dei mari di alcuni metri.

– inoltre l’umanità ha immesso in circolo alcune sostanze inquinanti profondamente tossiche come mercurio e cadmio estraendole dai loro depositi geologici e altre sintetiche, apparentemente stabili chimicamente come i clorofluorocarburi o la “sporca dozzina”; ma in tutti i casi queste molecole alogenate sono in realtà instabili sul lungo periodo e hanno danneggiato significativamente lo strato di ozono stratosferico e si sono accumulate nei tessuti di parecchie specie viventi con danni ancora non precisamente valutabili; nonostante gli accordi internazionali in vigore per controllare tale inquinamento la situazione non è ancora sotto controllo; si sospettano azioni che simulano effetti ormonali in molte altre sostanze usate comunemente (bisfenolo-A e alcuni tensioattivi) e si ipotizza di attribuire a tale inquinamento la riduzione della fertilità maschile stimabile in alcuni casi ad oltre la metà dei valori naturali;

– le zone costiere sono state danneggiate sia dall’arricchimento in fosforo e azoto con la formazione di zone anossiche, dead zones, in varie parti dell’oceano e dei mari interni come il Mediterraneo, sia con la scomparsa del 50% delle mangrovie;

– la pesca industrializzata rimuove una percentuale crescente della produzione primaria dell’oceano valutabile in oltre un terzo;

– le attività nucleari umane (belliche e non) hanno inquinato irreversibilmente con isotopi radioattivi anche sintetici alcune zone del pianeta e tale presenza è comunque misurabile in ogni zona del mondo.

PB_FIG33_media_11jan2015_web2

Il lavoro di Crutzen e Stoermer conclude:

Considering these and many other major and still growing impacts of human activities on earth and atmosphere, and at all, including global, scales, it seems to us more than appropriate to emphasize the central role of mankind in geology and ecology by proposing to use the term “anthropocene” for the current geological epoch. The impacts of current human activities will continue over long periods. According to a study by Berger and Loutre, because of the anthropogenic emissions of CO2, climate may depart significantly from natural behaviour over the next 50,000 years.

“Si tratta di una proposta che è stata presa in seria considerazione. La reazione del mondo umanistico è stata entusiastica con la nascita di ben tre riviste internazionali dedicate al tema: Anthropocene, The Anthropocene Review ed Elementa.

Nel campo delle scienze naturali sia la International Commission on Stratigraphy che la International Union of Geological Sciences hanno finora rifiutato di riconoscere il termine come categoria valida per la suddivisione del tempo geologico. Dall’altro, nell’agosto 2016 il Working Group on the Anthropocene – dopo sette anni di lavori – ha ufficialmente raccomandato un tale riconoscimento ai suddetti organi burocratici (con voto ad ampia maggioranza ma senza unanimità). In buona sostanza gli scienziati del gruppo presieduto da Jan Zalasiewicz propongono di considerare l’Antropocene come una serie, l’equivalente stratigrafico di un’epoca, tanto quanto l’Olocene o il Pleistocene che l’hanno preceduto. Il golden spike [chiodo d’oro] individuato come punto originario sarebbe da collocarsi nella cosiddetta grande accelerazione, cioè a partire dagli ultimi sussulti della seconda guerra mondiale, quando le bombe atomiche vennero sganciate e la dipendenza da carbone e petrolio contagiò l’intero pianeta (sebbene con intensità molto variabili).”

(Il sintomo-Antropocene di Emanuele Leonardi e Alessandro Barbero, Effimera, 9 ottobre 2017)

Nella seconda parte del post racconteremo più in dettaglio quali sono i possibili confini temporali dell’Antropocene, una questione per la quale in realtà esistono almeno 4 differenti ipotesi e proposte.

(continua)

Riferimenti.

(1)Crutzen, P. J. & Stoermer, E. F. The Anthropocene. IGBP Global Change Newsl. 41, 17–18 (2000)

(2)Stoppani, Il bel paese, 1873 –http://www.sba.unifi.it/upload/scienze/img150anniuniti/doc150anniuniti/belpaese.pdf

https://ia600502.us.archive.org/6/items/ilbelpaeseconver00stopuoft/ilbelpaeseconver00stopuoft.pdf

(3)Stoppani Corso di geologia in 3 vol. 1873; la parte che ci interessa è tradotta in inglese qui http://www.geologicnow.com/2_Turpin+Federighi.php; MAKING THE GEOLOGIC NOW RESPONSES TO MATERIAL CONDITIONS OF CONTEMPORARY LIFE edited by Elizabeth Ellsworth e Jamie Kruse trad. di Valeria Federeghi

Riporto qui l’intera frase perchè sia chiaro che Stoppani non rinnega la sua fede, ma la fonde con i fermenti dell’era di rivoluzione economica, sociale e politica che vive (la lascio in inglese come scorno, per far risaltare l’abbandono che abbiamo della nostra storia migliore):

“…when, in the bosom of the aged fabric of ancient pagan societies, the Christian ferment was introduced, the new element par excellence, that substituted ancient slavery with freedom, darkness with light, fall and degeneration with rebirth and true progress of humanity.

It is in this sense, precisely, that I do not hesitate in proclaiming the Anthropozoic era. The creation of man constitutes the introduction into nature of a new element with a strength by no means known to ancient worlds. And, mind this, that I am talking about physical worlds, since geology is the history of the planet and not, indeed, of intellect and morality. But the new being installed on the old planet, the new being that not only, like the ancient inhabitants of the globe, unites the inorganic and the organic world, but with a new and quite mysterious marriage unites physical nature to intellectual principle; this creature, absolutely new in itself, is, to the physical world, a new element, a new telluric force that for its strength and universality does not pale in the face of the greatest forces of the globe.”

(4)Personalmente conosco almeno un filosofo dell’800 (fra il 1850 e il 1860) che scrisse a proposito di ciò nella critica alla società capitalistica che vedeva nascere; lascio a voi scoprire chi era costui, che pensava alla scienza applicata alla produzione e al lavoro sociale nella forma di divisione del lavoro come la base materiale della trasformazione della biosfera; egli vedeva già allora il puro tempo di lavoro che andava scomparendo mano a mano come fonte principale della ricchezza sostituito da questo nuovo e più potente paradigma sociale che avrebbe inglobato ogni sviluppo (anche legato ai robot, a lui sconosciuti ma inglobabili nel suo “sistema automatico di macchine”). Si tratta di una forza produttiva talmente potente che se non domata e sottoposta alla ragione e al controllo sociale può, con la sua esigenza di sviluppo infinito, distruggere ogni biosfera e giustificare il paradosso di Fermi.

 

3 thoughts on “Note sull’Antropocene.1.Le origini.

  1. Caro prof. ti ringrazio tantissimo per questo interessantissimo intervento sull’Antropocene. Drammatici i dati sul pianeta, che dovrebbero far riflettere quelli che hanno le leve del potere. Per quanto riguarda l’abate Stoppani, mi viene in mente quanto sia stato fortunato a vivere quasi tre secoli dopo Giordano Bruno. Altrimenti avrebbe fatto la stessa fine, come ha scritto il famoso poeta romanesco, Trilussa, ….. “..fece la fine dell’abbacchio al forno, perché credeva al libero pensiero….”

  2. Pingback: Note sull’antropocene. 2. Le origini. prima parte | La Chimica e la Società

  3. Pingback: Note sull’Antropocene.2.Le ipotesi. Parte seconda. | La Chimica e la Società

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...