Cambiamenti climatici e agricoltura: quale futuro?

Mauro Icardi

Sabato 28 Ottobre ho assistito all’incontro scientifico dedicato alla Meteorologia e Climatologia delle Alpi organizzato dall’Associazione Forte di Bard in collaborazione con la Società Meteorologica Italiana e Equipe Arc-en-Ciel, METEOLAB 2017. Il cui titolo chiarisce già molto bene l’attualità e l’importanza del tema : “Cambiamenti climatici e agricoltura: quale futuro?”

Questo articolo vuole farne un resoconto, ma soprattutto cogliere i molti spunti e riflessioni che ne ho colto. A cominciare da quello a me più familiare. Quello sulla gestione attenta, programmata e consapevole dell’uso dell’acqua. Acqua e agricoltura è intuitivo siano strettamente legate.

E sia Luca Mercalli, che Laurent Vierin presidente della regione Valle d’Aosta lo hanno sottolineato. Per l’agricoltura, come per la gestione della risorsa idrica le programmazioni richiedono quasi inevitabilmente una prospettiva di lungo periodo. La raccolta di dati sulle esigenze e sui consumi, la ricognizione e verifica dello stato dell’arte di condutture e sistemi di pompaggio, o nel caso dei sistemi irrigui la rete dei canali, la progettazione e il reperimento delle risorse finanziarie possono richiedere un’altra importante risorsa. Il tempo. Non solo anni, ma in qualche caso decenni.

Le cronache dell’ estate 2017 ci raccontano invece, oltre che di un’estate rovente, di un continuo ed affannoso tentativo di porre rimedio alle emergenze idriche con provvedimenti di emergenza, con una sensazione di affanno, e con il contorno di un’informazione che a mio parere troppo spesso ricerca un sensazionalismo che non è utile. Che non aiuta a capire.

La valle d’Aosta ha pensato ad un piano straordinario di tutela delle acque ed ha costituito pochi giorni prima di questa iniziativa un tavolo tecnico per l’utilizzo razionale delle acque. Un importante primo passo.

In effetti al mio arrivo nella località di Bard ho potuto notare come fontane e lavatoi, tipici dell’ambiente di montagna fossero chiusi. Così come lo sono state le fontanelle un po’ in tutta Italia, da Roma , Verona e Parma questa estate.

Il caldo è finito. La siccità non ancora.

La giornata di studio è proseguita fitta di molte interessanti relazioni. Quello che è emerso ascoltando tutti i relatori è, a mio parere, riassumibile in un solo concetto: non è più tempo di indecisioni e di staticità. I problemi causati dai cambiamenti climatici stanno già mostrando segnali chiari, che interferiscono con la nostra realtà quotidiana, rispetto a come l’abbiamo sempre vista e pensata in passato. Cogliendo diversi degli spunti e delle cose dette in questa giornata, alcune risaltano con una chiarezza disarmante. Il modificarsi del regime delle precipitazioni, le minori giornate con innevamento al suolo tendono a modificare la fertilità del terreno agricolo. La saggezza dei nostri nonni lo diceva che “Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame”. L’agricoltura di montagna, la produzione di prodotti di qualità è una risorsa, ma che è minacciata dal nuovo tempo “impazzito”. Nell’aprile di quest’anno la Valle d’Aosta ha visto azzerata la propria produzione di vini pregiati a causa di una gelata tardiva. La gelata ha colpito vigneti che erano già in fioritura avanzata a causa di un inverno mite che ha anticipato il ciclo vegetativo e lo sviluppo dei germogli nelle vigne. Quindi se la gelata è un fenomeno che si può verificare, e si è spesso verificato in passato nella regione alpina, l’inverno insolitamente mite (ma mi chiedo se sia il caso di usare ancora questo avverbio) è invece il vero fenomeno anomalo.

Anche lo sviluppo ed il ciclo vitale dei parassiti si modifica e cambia. Ci sono più cicli di deposizione e schiusa di uova, e quindi danni maggiori, e necessità di più interventi di lotta antiparassitaria.

La Valle d’Aosta si sta scoprendo territorio adatto alla produzione di un prodotto agricolo come lo zafferano , e a questo proposito sono stati molto interessanti gli interventi di due titolari di aziende agricole, Diego Bovard e Stefano Carletto che raccontano come la passione e l’inizio della produzione sia nata quasi per caso. Una coltivazione quella dello zafferano che richiede di effettuare pratiche antiche, quale per esempio il diserbo manuale. Il cambiamento del clima ha effetto anche al di fuori del settore agricolo. Trasforma la vocazione turistica delle località di montagna. Che vedono maggiori afflussi turistici nella stagione estiva, che in quella invernale ormai sempre più povera di innevamento naturale. L’idea di persone che, come è capitato questa estate, fuggono da città rese invivibili da un caldo mai registratosi prima dovrebbe essere uno stimolo non solo a riflessioni, ma anche ad atti molto concreti.

La chiusura della giornata di studio e divulgazione si chiude con alcune domande di rito del pubblico (che ha risposto numeroso a questa ormai ottava edizione di Meteolab), e con alcune considerazioni finali che cercherò di riassumere ed esprimere.

La scienza ha ormai fatto e continua a fare la sua parte. Le evidenze ci sono. Dall’IPCC al WMO (World Meteorological Organization) al NOA, alla NASA, solo per citarne alcune, tutti hanno prodotto studi, hanno raccolto dati e pubblicato grafici. Il cambiamento climatico è realtà.

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Appurata questa cosa è incomprensibile la stasi che di fatto vediamo con i nostri occhi. Accordi sul clima disattesi, e tempo che passa senza azioni concrete. E allora vale la pena ribadire che ognuno di noi può adottare la filosofia del colibrì dell’omonima favola peruviana.

E’ questo è stato detto e ripetuto da Luca Mercalli ( che ce lo ricorda ormai da decenni). Ci sono atti concreti che si possono fare. Isolare la casa, installare pannelli solari , esercitare un consumo critico quando si va al supermercato, coltivare un orto, bere acqua del rubinetto, razionalizzare gli spostamenti e l’uso dell’auto. E a completamento di questo, vorrei aggiungere che si impara con i piccoli passi ad essere resilienti. E che non ci si deve spaventare dell’eventuale fatica che si può inizialmente provare quando si cambiano le abitudini. Anche con il concetto di fatica, che non è negativo, si può tornare a familiarizzare.

Altro concetto importante che riguarda invece l’attività di divulgazione, e che l’ottava edizione di Meteolab ci lascia come idea, è quella dell’interdisciplinarità. La salvaguardia di pianeta e clima trova resistenze dovute a falsi miti, a superficialità e banalizzazioni. E quindi è necessaria non solo la collaborazione continua tra le diverse discipline scientifiche, tra ricercatori, scienziati e tecnici. Ma anche quella che trovi sinergie con le scienze umane. Che trovi la chiave di comunicazione, gli strumenti che ci aiutino ad avvicinare un problema, che non è quello del cambiamento climatico, ma della “grande cecità” che proviamo davanti ad esso. Oppure quello della fase collettiva di rifiuto della realtà da parte di sempre più ampi strati della società. Una ecologia della mente che ci liberi da questa assuefazione al consumo sfrenato, visto a volte come l’unico traguardo della propria realizzazione personale.

La chiusura di questo articolo non può che essere un doveroso ringraziamento agli organizzatori e tutti i relatori di un’iniziativa di ottimo livello. Di una bella giornata. Siamo stati ancora istruiti e avvisati. I semi sono stati gettati. Magari riusciranno a germogliare anche in condizioni estreme, come il solo fiore di zafferano che, come ci è stato raccontato, è riuscito a germogliare alle pendici del Monte Bianco.

Meteolab 2017: questi i relatori presenti: Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana; Corrado Adamo, dirigente della Struttura Produzioni vegetali e Servizi fitosanitari dell’assessorato regionale agricoltura e risorse naturali; il prof Michele Freppaz dell’Università degli Studi di Torino; Edoardo Cremonese, dell’Area Operativa Cambiamenti Climatici dell’Arpa Valle d’Aosta; Odoardo Zecca, coordinatore del settore Viticoltura, ricercatore e insegnante dell’Institut Agricole Régional; Diego Bovard e Stefano Carletto, titolari di aziende agricole; Federico Spanna, presidente dell’Associazione Italiana di Agrometeorologia, e Gabriele Dono, presidente del Corso di Laurea Triennale in Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi della Tuscia.

Grazie!

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