Gli odori degli oggetti di una volta

Rinaldo Cervellati

Nella Chemistry & Engineering newsletter on-line del 21 novembre scorso è contenuto un articolo dal titolo “How science may help us smell the past”, letteralmente “Come la scienza ci può aiutare ad annusare il passato”, di Carrie Arnold, che ritengo particolarmente interessante per coloro che si occupano di protezione e conservazione dei Beni Culturali oltre che curioso per tutti.

L’autore parte da un’osservazione che più o meno è stata sperimentata da molti. Racconta Arnold: Quando la scrivania in legno di pino di Henry David Thoreau[1] arrivò alla Morgan Library & Museum di Manhattan per una mostra speciale sulla vita dello scrittore, la curatrice Christine Nelson non poté resistere e aprì uno dei cassetti ricevendo una zaffata di odori particolari, un sentore di legno che le fecero venire in mente i profumi del bosco e l’immagine di Thoreau seduto alla scrivania mentre scrive il suo famoso libro Walden, ovvero la vita nei boschi. Dice letteralmente Nelson: “Quando ho messo la testa sulla scrivania e ho sentito l’odore di questo vecchio pino, sono stata sopraffatta dall’emozione e dal senso di connessione con il passato e con questo personaggio”.

Attualmente Christine Nelson fa parte di un gruppo di ricercatori che cercano di identificare gli odori della storica Morgan Library.

Un numero crescente di scienziati e storici è impegnato in ricerche simili per decostruire e ricreare gli odori del passato. I risultati di queste ricerche potrebbero influenzare il modo in cui consideriamo il passato e quello con cui gli scienziati lavorano per preservarlo. Ad esempio, alcuni odori sono segni di decadimento degli artefatti storici che i restauratori potrebbero quindi provare a fermare o rallentare. È accertata la relazione simbiotica tra l’olfatto e l’emozione, quindi la decodifica di ciò che le persone avrebbero potuto odorare può contribuire alle idee che gli storici si fanno su come si sentivano e cosa pensavano.

“L’olfatto è il santo graal della scienza della conservazione”, dice Lorraine Gibson, docente di chimica pura e applicata presso l’Università di Strathclyde. È un modo più profondo ma più sfumato di pensare al passato.

A differenza della vista e del suono infatti, che possono essere misurati quantitativamente, l’odore spesso è percepito in modo soggettivo. Ad esempio le persone descrivono l’odore di uno scantinato allagato come quello di indumenti bagnati, o come l’aroma di una nuova varietà di caffè tostato.

Il problema, dice Michelle Francl, un chimico computazionale del Bryn Mawr College, è che ciò che odora di ribes e cioccolato per una persona può essere quello di una tazza di caffè per altre. Parte della nostra difficoltà nel descrivere gli odori è la mancanza di un vocabolario comune con cui farlo. La classificazione degli odori richiede una connessione standard fra un singolo odore e una parola, in modo tale che chiunque identifichi un odore specifico userà la stessa parola per descriverlo. Sebbene non preciso come uno spettrofotometro per misurare il colore di un oggetto, un vocabolario degli odori standardizzato può fornire ai ricercatori un punto di partenza.

I profumieri e i viticoltori, il cui lavoro dipende in larga misura dalla produzione e descrizione di profumi precisi, furono i primi a costruire un fondamento linguistico di questo tipo.

Negli anni ’80, Ann C. Noble, un chimico sensoriale dell’Università della California a Davis, sviluppò uno strumento chiamato “la ruota aromatica del vino” per standardizzare le descrizioni degli aromi nei vini, introducendo aggettivi precisi per fasce aromatiche facili da identificare, ad esempio fruttato per albicocche e pesche o floreale per rosa e geranio o ancora terroso per funghi e polvere, ecc. Le ruote aromatiche per birra e caffè spuntarono subito dopo, diventando un punto fermo dell’industria alimentare e degli aromi.

Cecilia Bembibre, dottoranda in Scienze della Conservazione all’University College di Londra (UCL), ha centrato il suo progetto di ricerca sulla costruzione di una ruota aromatica per gli odori dei libri allo scopo di standardizzarne le descrizioni che hanno ispirato generazioni di bibliofili e amanti della letteratura.

Cecilia Bembibre annusa un libro antico nella biblioteca della Saint’s Paul Cathedral

Per Bembibre, tuttavia, l’obiettivo non era commerciale; piuttosto quello di mettere a punto uno strumento per migliorare la scienza della conservazione di questi artefatti, partendo dalla considerazione che “molti curatori possono annusare la carta invecchiata e ricavare informazioni su un libro solo attraverso l’esperienza sensoriale, ma è necessario un programma sistematico per identificare, studiare e catalogare questi odori”, dice Bembibre.

Bembibre e il suo supervisore, Matija Strlič dell’Istituto per il Patrimonio Sostenibile (Institute for Sustainable Heritage) dell’UCL, hanno dapprima intervistato i visitatori della biblioteca Dean & Chapter alla St. Paul’s Cathedral di Londra, chiedendo loro di descrivere con parole gli odori che permeavano la stanza. Tutti i partecipanti hanno definito l’odore come “legnoso”, l’86% come “fumoso”, il 71% come “terroso” e il 41% come “vaniglia”. Riguardo all’odore di un singolo libro antico, “cioccolato” è stato il termine più scelto dai 79 intervistati, seguito da “caffè” quindi da “vecchio”, “legno” e ”bruciato”. Per costruire un’accurata ruota storica degli odori del libro, tuttavia, Bembibre e Strlič avevano anche bisogno di identificare i singoli componenti chimici degli odori caratteristici.

Christine Morgan, negli U.S.A., aveva utilizzato la microestrazione in fase solida (SPME)[2], una tecnica in grado di intrappolare e prelevare i composti organici volatili (VOC) emessi da qualsiasi oggetto. In pratica si pone sull’oggetto in esame una campana di vetro nella quale è inserita una siringa che termina con un ago di metallo lungo e sottile rivestito di paraffina che funziona da adsorbente (v. Figura). Dopo diverse ore l’ago rivestito di paraffina è inserito in un gascromatografo / spettrometro di massa, la paraffina si riscalda rilasciando i VOC che sono analizzati dal GC/MS.

Tecnica di intrappolamento dei VOC

Bembibre e Strlič hanno catturato le molecole responsabili degli odori dei vecchi libri nella biblioteca di St. Paul, usando una variante della SPME. La coppia ha intrappolato i VOC emessi da un singolo libro mettendolo in una busta di plastica da alimenti contenente una spugna di carbonio per assorbirli. Per campionare un grande spazio, Bembibre ha semplicemente posto la spugna di carbone nella stanza per farle assorbire gli odori che la permeano. Successivamente le spugne di carbonio sono state analizzate via GC / MS.

È stato anche messo a punto un olfattogramma, cioè una versione di gas cromatogramma standard in cui i picchi sono annotati con l’odore di ogni sostanza chimica che esce dalla colonna, come riportato da un esperto “annusatore” (sniffer). Gli annusatori hanno gli occhi bendati per favorire la concentrazione sui profumi che descriveranno come “vaniglia” o “legnoso”, ecc. secondo una “ruota degli odori” precedentemente stabilita. “È un procedimento molto intenso”, afferma Bembibre, ogni sessione ha una durata di soli 15 minuti per ridurre al minimo l’affaticamento dell’annusatore.

Una sniffer al lavoro

Sebbene il GC / MS possa identificare una sostanza chimica e correlarla con il suo odore caratteristico nel modo descritto, la tecnologia non ha ancora superato la sensibilità del naso umano. Nell’esperienza fatta in U.S.A, gli esseri umani possono rilevare gli odori a concentrazioni che non si registrano nemmeno su un GC / MS. Per alcune molecole, in particolare tioli come la putrescina (tetrametilendiammina) e la cadaverina (1,5-pentanidiamina), il cui odore sgradevole è quello della decomposizione delle carni, la sensibilità del naso umano è di diversi ordini di grandezza superiore a quella delle macchine più sensibili.

15 composti identificati nell’odore dei libri antichi

Usando il metodo dell’olfattogramma, Bembibre e Strlič hanno creato la ruota degli odori dei vecchi libri (C. Brembibre, M. Strlič, Smell of heritage: a framework for the identification, analysis and archival of historic odours, Heritage Science, 2017, DOI: 10.1186 / s40494-016-0114-1). L’odore “legnoso” è dovuto al furfurale nella carta in deperimento. Il D-Limonene dà ai vecchi libri l’aroma di arancia, e la benzaldeide fornisce odori ricchi e simili a cibo. I lattoni aggiungono più note fruttate.

Ruota degli odori di Bembibre e Strlič

Per quanto piacevole possa essere per gli amanti dei libri, Nelson afferma che l’odore dei libri antichi è in definitiva un segno del lento degradamento di un libro.

Tuttavia, analisi chimiche come quelle eseguite da Bembibre e Strlič (e da Nelson negli USA) potrebbero fornire l’opportunità di intervenire e preservare un libro prima che la sua degradazione arrivi al punto di non ritorno. La pasta di legno usata per fare la carta in molti libri del XIX secolo contiene lignina, che lentamente si decompone in una serie di composti acidi. Questi acidi degradano ulteriormente la carta già divenuta fragile. L’analisi dei VOC rilasciati durante questo processo con SPME può suggerire ai restauratori che è necessario un ulteriore intervento.

Infine, questi ricercatori non si limitano a studiare gli odori dei libri antichi. I vecchi negativi dei film realizzati in cellulosa, i dischi in vinile e persino i primi modelli di tute spaziali realizzati dalla National Aeronautics & Space Administration si degradano e si deteriorano nel tempo. Strlič ha utilizzato metodi analoghi di analisi degli odori per caratterizzare questi processi e identificare i modi migliori per conservare artefatti preziosi.

Dice Strlič: “I VOC di plastica e carta storica seguono percorsi di degradazione simili alle molecole organiche. Gli scienziati della conservazione sono sempre stati alla ricerca di modi meno distruttivi di campionamento di oggetti storici per controllarne lo stato, e cosa è meno distruttivo del semplice annusarlo e intrappolarne l’odore?”.

Tradotto e adattato da c&en news on-line November 21, 2017

Nota. La ricerca di Bembibre e Strlič, insieme a una breve intervista ai due autori, è stata oggetto di un articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica del 17 aprile 2017 nella rubrica Scienze.

http://www.repubblica.it/scienze/2017/04/17/news/cioccolato_e_caffe_e_il_profumo_dei_libri_antichi-163216398/?ref=search

[1] Henry David Thoreau (1817-1862), scrittore, filosofo e poeta americano, noto principalmente per il libro autobiografico: Walden; or, Life in the Woods, 1854 (trad. ital. Walden, ovvero Vita nei boschi, a cura di Franco Venturi, La Vita Felice, 2016) e per il saggio Disobbedienza civile in cui sostiene che è ammissibile non rispettare le leggi quando esse vanno contro la coscienza e i diritti dell’uomo, ispirando in tal modo i primi movimenti di protesta e resistenza non violenta.

[2] Sviluppata negli anni ’90 dal chimico Janusz Pawliszyn all’università di Waterloo (Canada).

One thought on “Gli odori degli oggetti di una volta

  1. Grazie di questo articolo estremamente interessante.
    Da chimico poco addentro agli argomenti qui trattati, sarei interessata ad approfondire. Chiedo quindi se esiste qualche libro (diciamo “divulgativo” ma tecnicamente valido) sulle ruote aromatiche di vino, birra e caffè (citate nell’articolo).
    Simona

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