Prodotti di ieri e di oggi. 1. La Vegetallumina.

Claudio Della Volpe

Alcuni di noi hanno un’età tale da aver vissuto rivoluzioni epocali in molti campi; il mondo non è stato sempre come appare adesso. Migliore o peggiore non so, ma certamente diverso.

Uno degli aspetti che è cambiato di più è l’attenzione all’uso delle sostanze in farmacologia (ma anche in altri settori); per questo mi ha colpito molto il ritorno di vecchi marchi, di nomi di prodotti che parecchi anni fa erano non solo campioni di incasso, ma soprattutto delle costanti, delle certezze, dei punti fermi della terapia casalinga e in generale della vita quotidiana.

Mi piacerebbe perciò andare ad esaminare come sono cambiati farmaci e altri prodotti che hanno caratterizzato la nostra vita in passato; alcuni pur mantenendo lo stesso nome o marchio hanno però cambiato completamente di composizione, altri invece sono scomparsi del tutto; perchè?

Preciso altresì che non essendo farmacologo o specialista di miscele non sarò …..preciso; me ne scuso con i lettori e li invito a correggermi (e anche a partecipare con i loro post).

Cominciamo con un prodotto che quando ero ragazzino ho consumato a fiumi: la Vegetallumina, una pomata contro i dolori da piccoli traumi, ma anche da reumatismi e soprattutto da geloni, che si vedeva comunemente nell’armadio casalingo delle medicine, gestito nel mio caso da mia nonna e in cui non potevo mettere le mani, uno perchè era messo bello alto e fuori portata e due perchè mi sarei beccato una bella sgridata.

Saggia decisione ancora oggi e comunque mettere i farmaci lontano dalle mani dei bambini.

I geloni oggi sono una cosa rara, ma una volta quando non esisteva il riscaldamento, condominiale o meno, erano comunissimi; (a casa l’unico riscaldamento era un braciere con il carbone, che serviva ad asciugare i panni nelle giornate umide ed anche a riscaldarsi); inoltre il mio banco a scuola era freddissimo e mi beccavo i geloni ad ogni inverno. La Vegetallumina era una soluzione, che dava una mano.

Allora la vecchia Vegetallumina era fatta così:

Canfora 2,0 g,

Metile salicilato 0,3 g,

Alluminio acetato basico 1,7 g,

Essenza di timo 1,0 g,

Trietanolammina 0,3 g,

Biossido di titanio 16,5 g

Il biossido di titanio dava alla pomata quel colore bianchissimo così caratteristico, ma non credo molto di più; oggi è rimasto colorante alimentare (E171) ma comune anche nelle vernici bianche; ricordo ancora a lezione Paolo Corradini che il primo giorno di Chimica generale 1 diceva: sapete quale è il prodotto chimico più importante nell’industria? Il Biossido di titanio che fa tutti i “bianchi” che vedete in giro attorno a voi. Mentre l’azione antinfiammatoria era garantita dal salicilato di metile, un rimedio classico uno dei primissimi FANS, e uno degli antiinfiammatori più diffusi fino a 50 anni fa.

La canfora che è assorbita velocemente attraverso la pelle, produce una sensazione di raffreddamento e funge da leggero anestetico locale e da sostanza antimicrobica. Era coadiuvata dall’essenza di timo un estratto naturale, contenente l’olio essenziale di timo con una  serie di composti come cymene, mircene, borneolo e linalolo anch’essi dotati di proprietà antisettiche.

Anche l’acetato di alluminio svolgeva una attività antisettica e si usa ancora come farmaco galenico in combinazione sostanzialmente uguale alla vecchia vegetallumina, cioè con canfora e metilsalicilato.

La trietanolammina immagino svolgesse un ruolo di regolatore del pH della miscela.

La nuova Vegetallumina è abbastanza diversa come composizione ma ha indicazioni analoghe: un gel al 10% di un derivato di un infiammatorio non steroideo, un inibitore degli enzimi che scatenano la cascata infiammatoria, l’Ibuprofene.

Come il salicilato, ma in modo più potente, l’ibuprofene inibisce la cicloossigenasi piastrinica che sintetizza le prostaglandine dall’acido arachidonico ed inizia la cosiddetta cascata infiammatoria, una serie di reazioni tipiche della reazione infiammatoria nelle cellule e nei tessuti umani.

I suoi effetti collaterali che condivide con gli altri FANS sono ovviamente molto ridotti dall’uso esterno.
Gli altri componenti sono Isopropanolo, idrossietilcellulosa, sodio para-ossibenzoato di metile, sodio para-ossibenzoato di etile, glicerolo, lavanda essenza, acqua depurata.

Come vedete il ruolo di disperdente è stato preso da un derivato della cellulosa, mentre i due parabeni, ossia i due paraossibenzoati di etile e metile sono usati da molti decenni come conservanti e antimicotici nei prodotti per uso personale; i parabeni sono spesso citati come potenti interferenti endocrini, ma parliamo di quelli a catena più lunga, mentre questi due hanno tale attività in grado molto minore, anche se le frasi H412 (H412 – Nocivo per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata) e P273 (P273 – Non disperdere nell’ambiente.) ECHA gliele ha appioppate comunque e indicano che il rischio c’è per certe specie animali ma non per noi. Sono da escludere al momento nocività di altro genere specie per l’uomo se ci si tiene nelle soglie di concentrazione indicate dalla legge.

Voi che ne pensate : era meglio la vecchia o la nuova Vegetallumina?

Al prossimo post per un altro esempio di prodotti vecchi e nuovi.

2 thoughts on “Prodotti di ieri e di oggi. 1. La Vegetallumina.

  1. Interessantissimo! Complimenti.
    Ricordo anch’io con nostalgia la vecchia vegetallumina, che quando ero bambino (classe ’58) era un toccasana, una vera panacea. L’ho cercata nuovamente qualche anno fa, non ricordo neppure più in che occasione, ma trovandola cambiata ho lasciato perdere, sconsolato, non avendone più fiducia.

    Trovo, purtroppo, che farmaci molto semplici ed estremamente economici – un tempo preparati per poche lire anche dallo stesso farmacista come preparati galenici – oggi scontano, a volte con un nome di grido, accantivante, altre volte grazie al packaging che colpisce o a un nome di produttore famoso (altre volte addirittura senza tutto questo!) prezzi al consumo da favola, come se fossero vini pregiatissimi millesimati.
    E’ il caso di tutte quelle soluzioni caustiche usate per calli, porri, verruche, mollusco contagioso: contengono come principio attivo qualche grammo di acido acetilsalicilico o acido lattico, ma arrivano a costare l’equivalente di 500-600€/litro.
    Meglio darsi alla produzione di vino pregiato o più redditizia la diluizione di 2g di acido acetilsalicilico con un pizzico di cortisonico (0,064g di betametasone dipropinato) e qualche banale eccipiente + acqua distillata q.b da vendere in confezione da 30 g e commercializzarla in otologia per combattere le infenzioni micotiche?

    E che dire di quell’antimollusco che, venduto in crema a 17€ per 3 g è l’equivalente di oltre 5.000 € al kg?

    La colpa spesso viene data alla chimica, o almeno alla chimica farmacologica, demonizzando la categoria dei chimici che vi lavorano. Un po’ come se fosse giusto criminalizzare la categoria degli ingegneri per le attrezzature belliche (o anche solo le banali autovetture che mietono così tanti morti sulle strade, ogni giorno). E’ però vero: spesso i dipendenti delle grandi aziende diventano – senza volerlo e senza accorgersene – “…strumenti ciechi di occhiuta rapina, che loro non tocca e forse non sanno”! Il problema non sta nella “base”, ma nella “dirigenza”.

    Le faccio un esempio di un fatto molto recente, equiparabile per scandalosità: ho appena acquistato presso una catena una lavatrice, pagando anche il trasporto, l’installazione e il ritiro dell’usato. Il trasportatore ha effettuato l’installazione (secondo voi un trasportatore è anche un tecnico specializzato?) e ha applicato pure un magnete – convincendo mio padre, novantenne e invalido al 100%, che il magnete fosse necessario per “ionizzare bicarbonato di calcio” ed evitare che il pericoloso calcio si trasformi in calcare, riducendolo al contrario in aragonite (ai chimici ogni commento!). Sovrapprezzo che ha dovuto pagare mio padre: 49,99€ (come da etichetta con codice a barre della confezione del magnete Antikal Gold). Inutile dire che a meno di un metro dalla lavatrice, a casa di mio padre è già installato da anni un impianto di decalcificazione “professionale” che (appositamente rigenerato con periodicità certosina) già decalcifica l’acqua di casa, rendendo inutile altri dispositivi decalcificatori (torno a ripetere: la catena di vendita di elettrodomestici mi avrà inviato un tecnico specializzato competente, come richiede il libretto di istruzione della lavatrice alla voce “Installazione”?). Sentita la catena al riguardo (e rivisitato il punto vendita), ho scoperto che loro quel prodotto lo acquistano a 5 € (prezzo di carico) e lo venderebbero in negozio a 29 € (lucrando già un ottimo profitto). E guardando bene l’etichetta con prezzo e codice a barre della confezione venduta dall’installatore a mio padre sembra proprio di trovarsi di fronte a un’etichetta taroccata (con prezzo portato a 49,99€), alterata e fotocopiata, ritagliata con le forbici e incollata sul packaging!

    Di chi la responsabilità di tutto ciò?

    Le confesso che, con tutti questi sotterfugi – troppi! – a cui assisto da anni, non mi sento più in grado di creare anche solo una graduatoria delle immoralità che mi circondano.
    Anche solo limitandomi a ciò che vedo in qualità di piccolo consumatore.
    Se poi mi rivolgo ai contesti aziendali, mi verrebbe da ripetere in continuazione (leopardiana memoria): “…ove per poco il cor non si spaura”!

    Negli ultimi tempi mi sono riavvicinato alla chimica, quella studiata con amore al liceo. Ero in una sezione staccata – in una piccola città che avrebbe ben meritato al contrario la definizione di paesino – dalla sede centrale che distava una decina di chilometri e stava invece in un centro di maggior dimensioni (soprannominata un tempo “città dalle cento ciminiere”). Non avevamo laboratorio di chimica, nemmeno un microscopio per biologia o una bilancia, un metro, un pendolo per fisica. Avevamo sempre e solo studiato teoria, sui libri o con gli appunti. Finché non mi venne in mente di chiedere alla prof di chimica di lasciar portare in classe le vecchie scatole de “Il piccolo chimico” che alcuni compagni, più ricchi, avevano ricevuto come regalo di Natale o compleanno negli anni delle scuole medie.
    E fu così che qualche esperimento lo si fece, scolorendo inesorabilmente anche la superficie di fòrmica della cattedra e il linoleum del pavimento…
    [Un po’ di folclore al riguardo: colui che vide i suoi jeans prima macchiati con alcune gocce di soluzione, poi forati passato il finesettimana (!) divenne ingegnere e presiede ora la filiale italiana di un importante gruppo di consulenza e organizzazione aziendale; dei tre che avevano fornito la scatola de “Il piccolo chimico” uno lavora nel settore chimico, un’altro ha lavorato per decenni in un’azienda farmaceutica e ora si è dato alla ristorazione, un terzo lavora per un gruppo che produce materie plastiche!!!].
    … Ma almeno provammo con mano, oltre la semplice teoria.

    Nessuno però ci aveva mai messo in guardia sull’aspetto morale del nostro operato. Anche nell’ora di religione – alle superiori – sembrava che la moralità fosse riconducibile principalmente al nostro modo di agire secondo le convenzioni religiose tradizionali dell’epoca. Soprattutto in tema di morale sessuale (e i prof di religione ci aveva esortato ad andare a vedere Arancia Meccanica per poi poterla commentare in classe nella sua ora).
    Nessuno che ci mettesse in guardia sull’immoralità dei facili guadagni (personali e aziendali).

    Spero che la nuova vegetallumina risulti più efficace della vecchia. Almeno per poterne giustificare il cambio di formulazione (che non sia solo un “cost saving”!) e… il nuovo prezzo al pubblico!

    Stia bene. Sempre felice di poterla leggere!
    Con i miei più cordiali saluti.

  2. Grazie dell’intervento e dei suoi commenti; sono stato stimolato a cercare come fosse variato di prezzo il farmaco nel tempo, ma non sono riuscito ad appurarlo; tuttavia cercando bene ho trovato una cosa; che sono ancora disponibili con un nome leggermente cambiato, tipo Vegetallumina 100 delle versioni identiche al vecchio farmaco, cioè con Metile salicilato + canfora + alluminio acetato basico + timo essenza ; mentre col nome Vegetallumina antidolore o Vegetallumina Antid o Vegetallumina Escina (l’escina si usa contro gli ematomi) o simili si trovano le versioni moderne; devo confessare che mi era sfuggito. In sostanza il nome vegetallumina con piccole variazioni e aggiunte copre sia la nuova che la vecchia composizione, che ritenevo da una ricerca precedente esistente solo come preparazione galenica, ma che si trova invece anche come farmaco da banco, sapendo cosa cercare. Dunque il vecchio farmaco non è scomparso o almeno non del tutto. Sarebbe interessante capire quanto costava una volta e fare il paragone. Chi ha ancora una vecchia confezione con l’anno di produzione?

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