Standard, norme e certificazioni.1. Cosa sono e perché ne abbiamo bisogno?

Marino Melissano

L’importanza della standardizzazione e della normazione

Cos’è una norma? Ce lo dice la Direttiva Europea 98/34/CE del 22 giugno 1998: “norma” è la specifica tecnica approvata da un organismo riconosciuto a svolgere attività normativa per applicazione ripetuta o continua, la cui osservanza non sia obbligatoria.

Infatti:

  • le norme sono volontarie: costituiscono un riferimento che le parti interessate si impongono spontaneamente;
  • sono basate sul consenso e sulla trasparenza: devono essere approvate con il consenso di tutti coloro che hanno partecipato ai lavori e l’iter di approvazione è pubblicato e messo a disposizione degli interessati;
  • sono democratiche: tutte le parti interessate possono partecipare ai lavori e formulare osservazioni;
  • ogni cinque anni vengono sottoposte a riesame.

Quindi, le norme sono documenti che definiscono le caratteristiche di un prodotto, di un processo, di un servizio (dimensionali, prestazionali, ambientali, di qualità, di sicurezza, di organizzazione), secondo lo stato dell’arte e sono il risultato del lavoro di migliaia di esperti in Italia e nel mondo.

E ancora: «possiamo affermare che oltre a creare vantaggio per la comunità dei produttori e per la società economica nel suo complesso, le norme salvaguardano gli interessi del consumatore e della collettività.» Una norma è un documento che prescrive come fare bene le cose, garantendo sicurezza, rispetto per l’ambiente e prestazioni certe. (www.uni.com)

Norme e standard sono la stessa cosa?

 Spesso le due voci sono usate indifferentemente, considerato però che gli standard sono norme tecniche.

Alla voce “standard” dell’enciclopedia Treccani on line troviamo:

«Modello o tipo di un determinato prodotto, o insieme di norme fissate allo scopo di ottenere l’unificazione delle caratteristiche (standardizzazione) del prodotto medesimo, da chiunque e comunque fabbricato. Anche, insieme degli elementi che individuano le caratteristiche di un determinato processo tecnico

Tale concetto non è riferibile esclusivamente all’ambito tecnologico, ma in generale a tutto l’ambito della produzione manifatturiera e industriale. Si coglie quanto la possibilità di fare affidamento su uno standard generalmente riconosciuto e le cui caratteristiche siano pubbliche, agevoli la produzione industriale in due direzioni:

  • per chi progetta e produce, poiché, conoscendo tali informazioni, può evitare un dispendio di risorse e ha maggiori possibilità che il suo prodotto sia accolto dal mercato;
  • per i consumatori, poiché, ricevendo prodotti ideati sulla base di standard condivisi, avranno maggiori garanzie che tali prodotti possano funzionare tra di loro.

Ciò trova conferma in un passaggio del libro intitolato emblematicamente “Le regole del gioco”, prodotto da UNI (ente di standardizzazione italiano) con lo scopo di fare informazione e divulgazione in materia di normazione:

«applicare uno standard è: promuovere la sicurezza, la qualità della vita e la conservazione dell’ambiente, regolamentando prodotti, processi e servizi; migliorare l’efficacia ed efficienza del sistema economico, unificando prodotti, livelli prestazionali, metodi di prova e di controllo; promuovere il commercio internazionale, armonizzando norme e controlli di prodotti e servizi; facilitare la comunicazione, unificando terminologia, simboli, codici ed interfacce; salvaguardare gli interessi del consumatore e della collettività

Pari interesse desta la definizione più succinta presente nella sezione “Frequently asked questions” del sito web dell’ISO (autorevole ente di normazione a livello mondiale):

«[A standard is] a documented agreement containing technical specifications or other precise criteria to be used consistently as rules, guidelines, or definitions of characteristics to ensure that materials, products, processes and services are fit for their purpose.»

Come la precedente, anche questa definizione sembra dare per acquisito che l’idea di standard e di norma siano pressoché coincidenti. Si noti infatti l’accento posto sul concetto di “accordo documentato” contenente le specifiche tecniche o altri criteri per lo sviluppo di materiali, prodotti, processi e servizi.

Gli standard normativi servono ad assicurare la qualità e la sicurezza del contenuto o del trattamento di un’informazione o di un servizio.

Quando si tratta di documenti elettronici, la standardizzazione è cruciale, perché condiziona la diffusione e garantisce un accesso realmente aperto alle informazioni.

Standard de jure e de facto

Si parla di standard de jure quando lo standard è frutto di un regolare processo di analisi tecnica e di definizione, gestito da apposite organizzazioni, e quando è stato formalizzato e descritto in uno specifico documento chiamato comunemente “norma tecnica”, o anche più semplicemente “norma”; di conseguenza gli enti preposti a questo tipo di attività vengono denominati enti di formazione (o anche più genericamente di standardizzazione).

Le norme vengono formalizzate attraverso un complesso meccanismo di consultazione e analisi (Comitati di progetto, CP) che vede il coinvolgimento, da parte dell’ente di normazione, di esperti del settore industriale implicato (Comitati Tecnici, CT) e dei cosiddetti stakeholders, ovvero i soggetti potenzialmente interessati allo standard nascente, tra cui i rappresentanti dei consumatori. Ovviamente l’autorevolezza di una norma dipende anche (anzi, soprattutto) dalla presenza del maggior numero di tecnici, di stakeholders coinvolti nel processo e dalla loro autorevolezza. Una norma deve basarsi su comprovati risultati scientifici, tecnologici e sperimentali.

Ci sono modelli di riferimento che, solo per la loro elevata diffusione, vengono comunemente considerati standard, ma in realtà non sono mai stati riconosciuti come tali da apposite organizzazioni attraverso un regolare processo di standardizzazione: si parla in questo caso di standard de facto.

 

Norme e certificazioni

Fare norme non significa fare certificazione. Queste vengono effettuate da appositi enti accreditati: In base al Reg. CE 765/2008 (eur-lex.europa.eu) è Accredia, che garantisce la certificazione, in conformità alle norme UNI.

Norme tecniche e leggi

Tra normazione tecnica e legislazione esiste un rapporto stretto, ma anche complesso. Se infatti l’applicazione delle norme tecniche è volontaria, quando queste vengono richiamate nei provvedimenti legislativi può intervenire un livello di cogenza, delimitato pur sempre dal contesto di riferimento. La sinergia più corretta è quella della co-regolamentazione: il legislatore affida alla normazione la definizione degli elementi sufficienti al raggiungimento degli obiettivi di legge.
Sono infatti numerosi i provvedimenti di legge che fanno riferimento – genericamente o con preciso dettaglio – alle norme tecniche, a volte obbligatoriamente, altre solo preferenzialmente.

Uno dei casi più emblematici di sinergia tra norme e leggi è dato dalle direttive europee, cosiddette “Nuovo approccio” (GU dell’UE del 26.07.2016), che definiscono i requisiti essenziali di salute e sicurezza dei prodotti. La legislazione deve fissare solo i requisiti essenziali di sicurezza e non le specifiche tecniche della produzione. La stesura delle specifiche tecniche è demandata agli organismi di normazione europei.

I produttori possono liberamente scegliere come rispettare tali requisiti obbligatori, ma se lo fanno utilizzando le norme tecniche europee “armonizzate” (cioè norme elaborate dal CEN su richiesta della Commissione Europea e citate dalla Gazzetta Ufficiale) i prodotti beneficiano automaticamente della presunzione di conformità e possono dunque liberamente circolare nel mercato europeo.

In una economia di libero scambio, la normazione volontaria è la chiave di volta della governance del mercato unico: rappresenta una regolamentazione indispensabile per riequilibrare i rapporti di forza tra gli operatori, tutelare gli interessi dei consumatori e supportare le azioni regolamentative.

Uno dei grandi valori della normazione sta, dunque, nella sua funzione di supporto alla legislazione.

Le prescrizioni di legge possono trovare la loro concreta declinazione nelle norme tecniche, che semplificano il sistema e rendono più veloce e automatico l’aggiornamento del corpus legislativo.

Alcuni esempi più recenti e significativi del rapporto virtuoso tra norme e leggi:

  • Edifici scolastici: norme di prevenzione incendi
  • Acquisti sostenibili e criteri ambientali minimi
  • Verso la green economy: la legge 221/2015 cita le norme UNI
  • Direttiva EN-71: la sicurezza dei giocattoli
  • Salute e sicurezza sul lavoro: richiamo delle norme UNI nelle leggi del settore
  • UNI EN 1811:2011: norma armonizzata ai sensi del Reg. 1907/2006, conosciuto come regolamento REACH (Registration, Evaluation and Authorization of Chemicals). La norma specifica un metodo per simulare il rilascio di Ni, utilizzato per determinare la conformità degli articoli sottoposti al test all’allegato XVII, punto 27, del REACH.

Si cita, a questo proposito, la sentenza di primo grado sul caso Thyssen (Trib. Torino, Corte d’Assise, 15 aprile 2011), che, di fronte alle argomentazioni della difesa che lamentava le difficoltà legate al dare adempimento all’obbligo previsto dall’articolo 2087 c.c.( “il datore, per tutelare l’integrità psico-fisica del prestatore, ha l’obbligo di predisporre le cautele necessarie secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica): dapprima premette che “la Corte non ignora una ipotizzabile difficoltà, per il datore di lavoro, di conoscere effettivamente come comportarsi […] a fronte di un dovere generale di solidarietà e di una espressione di ampio contenuto quale quella di cui all’art. 2087 c.c. […].” 

Ma poi aggiunge che “il dovere generale di tutela, derivante dalla Costituzione e dall’art. 2087 c.c., funge da – elementare, ma altrettanto fondamentale – criterio interpretativo per tutta la legislazione in materia di sicurezza e di salute dei lavoratori, a cominciare dal D.Lgs 626/94 (ora D.Lgs. 81/08), passando per i decreti ministeriali, per giungere alle norme “tecniche”, le quali ultime, riproducendo lo “stato dell’arte” (nel nostro caso, relativo alla materia di prevenzione antincendio), costituiscono il “contenuto” preciso del rinvio alla “tecnica” ed alle “conoscenze acquisite in base al progresso tecnico” come indicate all’art. 2087 c.c. all’art. 3 D.Lgs 626/94.” [Ora art. 15 c. 1 lett c).D.Lgs. 81/08.]

 

Dunque – secondo la sentenza torinese – le norme tecniche, riproducendo lo “stato dell’arte”, costituiscono il “contenuto” preciso del rinvio alla “tecnica”, operato dall’articolo 2087 del codice civile, ed anche del rinvio che l’attuale art. 15 del D.Lgs.81/08 (“misure generali di tutela”) fa alle “conoscenze acquisite in base al progresso tecnico”.

Direttiva EN-71: la sicurezza dei giocattoli

Le norme tecniche UNI EN 71, adottate e pubblicate in Italia dall’UNI (www.uni.com), stabiliscono i requisiti di sicurezza e i metodi di prova sui giocattoli destinati ai bambini fino ai 14 anni di età.

Dette norme sono rientrate nella DIR CE 2009/48, recepita in Italia dal Dlgs 54 dell’11.04.2011 e quindi sono diventate cogenti.

Molti giocattoli sono però di importazione cinese.

E’ obbligatorio rispettare gli standard EN 71 quando si importano giocattoli dalla Cina?

Sì. Non vi è alcuna differenza tra il realizzare il prodotto in Europa o l’importarlo da un altro paese: bisogna comunque rispettare gli standard EN 71. Il problema è che a volte è difficile capire se un dato prodotto sia da considerarsi un “giocattolo” o meno ai sensi della direttiva EN 71. La definizione più comune è la seguente: se un prodotto può venir usato per giocare ed è destinato ai minori di 14 anni, allora deve essere conforme alla direttiva EN 71. Sembra che solo il 12% dei fornitori di giocattoli presenti su portali commerciali dichiari di poter produrre giocattoli conformi alla direttiva EN 71.

Come se non bastasse, molti fornitori cinesi tendono a mentire sui certificati in modo da assicurarsi il maggior numero possibile di clienti europei o americani. Quindi, siccome sappiamo per esperienza che buona parte dei certificati dichiarati sono falsi o scaduti, ci sentiamo di affermare che solo il 3-5% dei fornitori cinesi di giocattoli sia qualificato per esportare in Europa.

D’altronde, è l’importatore ad essere legalmente responsabile – sia a livello civile che penale – per il rispetto delle direttive europee, non certo il fornitore cinese. (https://cinaimportazioni.it)

Chi si occupa di standardizzazione

La standardizzazione è effettuata a livello internazionale dall′International Organization for Standardization (ISO), mentre a livello europeo è effettuata dal Comitato Europeo di Normazione (CEN) ed a livello italiano dall’Ente nazionale italiano di unificazione (UNI), mentre negli USA l’ente di standardizzazione è l′American National Standards Institute (ANSI), membro dell’ISO. La CEI è un’associazione di normazione tecnica in campo elettrotecnico ed elettronico, che partecipa, su mandato dello Stato italiano, ai lavori del CENELEC e dello IEC. In base alla L 186/1968, tutti i materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici, devono essere realizzati e costruiti a regola d’arte, e quelli prodotti secondo le norme CEI si considerano costruiti a regola d’arte.

L’UNI è un’associazione privata senza scopo di lucro, che partecipa, in rappresentanza dell’Italia, all’attività normativa degli organismi internazionali di normazione ISO. Riconosciuto dal Reg. 1025/2012 UE (art. 27), nel 2016 ha pubblicato 1.702 norme. L’attività di normazione è svolta da una struttura multilivello, articolata in circa 1.100 organi tecnici (OT) e 7 organizzazioni esterne indipendenti (Enti federati), sotto la supervisione della Commissione Centrale Tecnica (CCT), che coordina i lavori di normazione e approva, su proposta dell’OT competente, il recepimento delle norme ISO.

In ambito alimentare è da citare anche il Codex Alimentarius, insieme di regole e normative adottate da 181 Paesi ed elaborate dalla Commissione del Codex, istituita nel 1963 dalla FAO e dall’OMS. Gli standard del Codex si basano su dati e considerazioni oggettive, confortate da acquisizioni scientifiche, provenienti da organismi di ricerca indipendenti e/o su consultazioni internazionali ad hoc, organizzate dalla FAO e dall’OMS. Pur se costituiscono solo raccomandazioni, gli standard del Codex sono spesso usati come base per le legislazioni sanitarie, tecniche e commerciali dei vari Paesi.

Occorre qui citare anche l’ANEC, (European consumer voice in standardization), che difende gli interessi dei consumatori nei processi di standardizzazione e certificazione, collaborando in tal senso con la CE, nella stesura e nell’implementazione delle norme.

Le sigle che caratterizzano le norme

Le norme, oltre che da numeri, sono indicate da sigle. Dalla sigla si può risalire a chi l’ha elaborata e alla sua validità.

Le principali sigle che caratterizzano una norma sono:

  • UNI: contraddistingue tutte le norme italiane e, se è l’unica sigla presente, significa che la norma è stata elaborata direttamente dalle commissioni UNI o dagli enti federati;
  • EN: identifica le norme elaborate dal CEN (Comité Européen de Normalisation). Le norme EN devono essere obbligatoriamente recepite dai Paesi Membri. La loro sigla di riferimento diventa, nel caso dell’Italia, UNI EN. Queste norme servono ad uniformare la normativa tecnica in tutta Europa;
  • ISO: individua le norme elaborate dall’ISO, che sono un riferimento applicabile in tutto il mondo. Ogni Paese può decidere se rafforzarne il ruolo adottandole come proprie norme nazionali; in questo caso, in Italia, la sigla diventa UNI ISO o UNI EN ISO, se la norma è stata adottata anche a livello europeo.

ALCUNI ESEMPI

Per percepire quanto questa tematica influisca sulla vita di tutti noi (pur inconsapevoli), basta avanzare alcuni esempi:

  • i fogli A4 su cui uffici pubblici, aziende, professionisti e privati stampano i loro documenti rispondono ad un preciso standard dimensionale di 210 per 297 millimetri: da ciò deriva che se utilizziamo quel tipo di carta, siamo pressoché certi che riusciremo ad inserirla in qualsiasi modello di stampante, di fotocopiatrice, di rilegatrice presenti sul mercato;
  • la tastiera alfanumerica comunemente detta “QWERTY” dalle prime lettere in essa presenti (da sinistra in alto), è il tipo di tastiera ormai universalmente utilizzato, da noi, su computer, palmari, smartphone, macchine da scrivere e altri dispositivi simili. Molte persone sono ormai così avvezze alla posizione delle lettere che possono digitare ampie porzioni di testo senza nemmeno guardare direttamente la tastiera; e questo indipendentemente dal tipo di dispositivo che si sta utilizzando. Si provi a immaginare il disorientamento e il disagio in cui ci troveremmo se ciascun produttore di dispositivi elettronici utilizzasse un proprio diverso ordine nella disposizione delle lettere.

One thought on “Standard, norme e certificazioni.1. Cosa sono e perché ne abbiamo bisogno?

  1. Ci sarebbero molte osservazioni da fare sui contenuti dell’articolo, che riflette la prevalentemente la posizione degli Enti Normatori e dei diversi soggetti, quasi tutti privati, che intervengono nella filiera normativa , certificazione , accreditamento. Il sottoscritto è da anni un convinto sostenitore della necessità di tale filiera, come pure della opportunità di passare delegare la gestione tecnica, ma per l’interesse pubblico che riveste questa attività, per i costi che determina e anche per la interrelazioni che ci sono con le libere professioni, sembra opportuno che quanto meno le attività di regolazione e controllo dell’ intero Sistema, resti di esclusiva competenza dello Stato. In questo mondo fatto di regole, e di mutui riconoscimenti ,c’è né una che che da anni viene continuamente riniviata: quella che andava sotto il nome di Sistema Qualità Italia e che doveva proprio stabilire il ruolo dell’Autorità Pubblica.

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