Ministri e commissari.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

In Italia si dice che ci siano parecchi commissari tecnici della nazionale di calcio, nel senso che molti parlano come se occupassero quella posizione.

Credo che questa immagine possa tranquillamente trasferirsi, mutatis mutandis, ad altri settori, per esempio l’ambiente di cui molto parlano non sempre a proposito, proprio come avviene per la nostra nazionale dello sport più popolare. Voglio anche io per una volta tanto adeguarmi a questa aspirazione: cosa farei se fossi il nuovo Ministro dell’Ambiente (siamo alla soglia di una nuova legislatura)?

Partirei dalla constatazione che la pressione umana sulla natura ed i conseguenti modelli economici devono essere modificati nel rispetto di un maggiore equilibrio fra società e generazioni diverse. Il capitale umano e quello naturale, alternativi a quello materiale, sono risorse che devono essere esaltate e valorizzate.

Il secondo punto importante lo individuo nel fatto che il nostro Paese fa parte di comunità mondiali all’interno delle quali ha siglato impegni ed accordi,in particolare applicazione Agenda 2030 ed Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Il terzo punto riguarda quanto è stato avviato: credo che sia profondamente sbagliato applicare il metodo della lavagna bianca, cioè del ricominciare sempre da zero. La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, il Piano Nazionale per l’Adattamento ai cambiamenti climatici, la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), l’introduzione nel codice penale dell’ecoreato, la legge n. 221/2015 che ha introdotto alcuni strumenti per consentire allo Stato di raggiungere l’obbiettivo di un modello economico più sostenibile, istituendo il Comitato Nazionale per il capitale naturale ed il Catasto dei Sussidi ambientalmente favorevoli e sfavorevoli, l’individuazione degli indicatori BES, di benessere equo e sostenibile sono tutti passi importanti che sono indice di una, sia pure lenta, maturazione del sistema ed apparato pubblici, ma che necessitano di un consolidamento e di un rafforzamento, a partire da un’integrazione fra le Strutture Centrali preposte a contrastare l’emergenza quotidiana: si pensi alle strutture di Missione Italia Sicura e Progetto Casa Italia. La green economy – si deve assolutamente comprendere – non è una camicia di forza all’economia,ma un’opportunità, peraltro già colta da oltre 350.000 mila imprese che hanno investito su prodotti e tecnologie green,sulla sostenibilità ed efficienza energetica. Questi dati indicano l’urgenza di abbandonare la vecchia idea che l’ambiente e la salute siano variabili indipendenti dalla politica e dai piani dei Grandi Industriali.

Ritengo queste le premesse alle prime iniziative che dovrà assumere il nuovo Ministro dell’Ambiente, o che per lo meno io assumerei se lo fossi:

1)regolamenti e norme per dare attuazione alla fuoriuscita dall’utilizzo del carbone nella trasformazione di energia a partire dal 2025;

2)rigorosa definizione delle aree per le attività di prospezione,ricerca e sfruttamento di idrocarburi sia a mare che a terra;

3) varo di uno strumento legislativo quadro che armonizzi e sancisca l’obbiettivo di decarbonizzazione dell’economia;

4)aggiornamento del Piano Generale dei Trasporti del marzo 2000 attraverso un Piano Nazionale della Mobilità;

5)applicazione della VINCA, valutazione di incidenza,a protezione della Rete Natura 2000;

6) riproposizione eventualmente aggiornata del ddl sul consumo del suolo ed il suo riuso gia’ discusso nel 2016;

7) introduzione della cauzione sugli imballaggi monouso;

8) iniziative legislative in favore di chi investe in natura con agevolazioni fiscali,in particolare per le giovani imprese che investono in green jobs;

9) promozione di un’azione interministeriale (Mibaact,Mipaaf,MinAmb) per definire una strategia integrata per i territori, la natura, il paesaggio facendo riferimento ai molteplici strumenti messi a punto a tal fine negli altri Paesi (Carte del Paesaggio o del Territorio in Francia,Statuto dei Luoghi in Gran Bretagna);

10) introduzione dell’educazione ambientale e per la sostenibilità nei piani di studio della Scuola .

Queste le prime urgenze da affrontare. Nel corso della legislatura poi non mi dimenticherei di biodiversità, mare e montagna, agricoltura, turismo.

Cosa c’entra in tutto ciò la Chimica?

Credo che le risposte siano molteplici sia perché le competenze necessarie ad affrontare i problemi indicati sono sì, come sempre del resto, inter- e multi-disciplinari, ma la chimica gioca al loro interno un ruolo primario e poi perché qualsiasi iniziativa innovativa a qualunque campo la si voglia riferire richiede la conoscenza del presente e la conoscenza dell’ambiente è settore ampiamente a carattere chimico.

3 pensieri su “Ministri e commissari.

  1. Più che una risposta, avrei una domanda. Nell’intento di limitare la CO2 prodotta da fonti non rinnovabili, alcuni anni fa si era dato impulso ai motori diesel, che, a parità di lavoro, producono meno CO2. Inoltre i carburanti diesel possono essere in parte rimpiazzati dal biodiesel. Ora però sembra che il diesel sia diventato “il male”. Ma ci interessa di più il bilancio della CO2 o l’aria pulita delle nostre città? Siamo sicuri che le cose vadano di pari passo? Se passiamo dai motori diesel ai motori a benzina o elettrici (tenendo conto che in Italia l’energia elettrica è ancora prodotta in massima parte da combustibili fossili) siamo sicuri di diminuire l’emissione di CO2?

  2. Aggiungerei anche una rapida conversione in legge del pacchetto sull’economia circolare in discussione al parlamento europeo.

  3. I motori Diesel sono responsabili di una buona parte del particolato atmosferico che a sua volta è responsabile di migliaia di patologie in Pianura Padana. Usciranno di produzione solo i Diesel leggeri per fare posto alle linee di produzione delle auto ibride o elettriche a zero emissioni. Al momento ci sono molte perplessità sulla sull’affidabilità delle forniture di materie prime strategiche per la realizzazione della transizione energetica. Quindi il solo approccio energetico non è sufficiente, serve un cambiamento culturale se non addirittura antropologico.di volere più di quanto a

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