Mi prendi un campione?

Mauro Icardi

Quando al lavoro pronuncio questa frase vuol dire che, quasi sempre mi trovo a far fronte ad un problema.

Di solito è l’assenza non prevista di colleghi per malattie proprie, o dei figli piccoli. A quel punto, se non voglio soccombere, devo chiedere un aiuto ai ragazzi che si occupano della conduzione e manutenzione dell’impianto. Il prelievo di un campione di acqua da un campionatore programmabile generalmente è un’operazione tutto sommato semplice. La questione è diversa quando si tratta dei campioni della linea fanghi. Sia che siano destinati ad analisi che devono essere svolte nel laboratorio aziendale, sia che invece debbano essere inviate a laboratori esterni. Cerco di dare delle indicazioni di massima per avere un campione rappresentativo. E cerco di far capire che il campionamento è la fase fondamentale di un’analisi. In questo modo cerco anche di comunicare qualcosa della filosofia chimica. Quella analitica in particolare. Posto che la chimica ancora per troppi rappresenti un concetto negativo , è anche difficile fare capire che il chimico che svolge un’analisi non è un indovino. Che deve seguire un preciso percorso metodologico, sia quando preleva un campione, ma anche quando lo deve pretrattare prima di sottoporlo ad analisi.

Cerco di spiegare che l’analisi della medesima sostanza in materiali diversi può presentare problemi analitici anche sensibilmente differenti. Per esempio la determinazione del ferro nel sangue, in una lega metallica o negli spinaci.

Quindi mi diletto a parlare di queste cose. Qualche volta il mio interlocutore è attento, altre volte visibilmente annoiato. Oppure pensa che io lo stia sottoponendo ad una delle famose “supercazzole” divenute famose grazie al film “Amici miei”. Questo accade quando pronuncio qualche parola che per me è ovviamente usuale. Terminologia tecnica, o qualche formula chimica che risulta a chi mi ascolta particolarmente astrusa. Sembra che il linguaggio e la terminologia della chimica risulti particolarmente indigesto. Infatti secondo alcuni dei miei colleghi io per l’analisi dei metalli utilizzo “l’assorbitore atomico”.

Qualche altro collega , per animare la conversazione mi propone improbabili teorie. Queste notizie sono reperite normalmente su siti, o su programmi televisivi decisamente poco attendibili . Se ci pensiamo bene se ci si vuole informare in maniera corretta, occorre fare un capillare lavoro di verifica dell’attendibilità delle fonti. Smontare teorie assurde o palesemente false nel corso di queste conversazioni, mi fa provare inevitabilmente ad una sensazione di stanchezza e fatica.

Un’altra delle cose che succede, è che chi preleva campioni di fanghi, nonostante io gli dica che la quantità che mi serve è per esempio di circa 250 grammi, si presenta in laboratorio con un barattolo da un chilo pieno fino all’orlo. Quasi che esista un collegamento più campione= analisi più precisa. Forse l’idea che un chimico si occupi di concentrazioni a volte davvero molto basse induce ad un ragionamento di questo tipo. Si tratta di fanghi che poi tendono a gassificare anche se sono già stati già sottoposti al processo di disidratazione. Quindi non mi rimane che liberarmi dell’eccesso, pena riempire il frigorifero del laboratorio di barattoli e campioni inutili.

Non manca mai, e anzi continua l’incomprensione quando parlo del fatto che un problema analitico non si risolve possedendo arti divinatorie, ma che l’approccio al problema analitico deve essere sistematico, cioè non si deve improvvisare. Un dialogo di questo tipo si presenta quando qualcuno mi porta un campione che in questo caso non gli ho chiesto di prelevarmi, ma che invece è stato prelevato di sua iniziativa in qualche punto dell’impianto o della rete di acquedotto. L’intenzione è lodevole, ma di solito non so dove e come il campione sia stato prelevato, e con quali modalità. E la stessa cosa vale per chi mi chiede qualche volta l’analisi dell’acqua di casa. Propongo di fornire i contenitori che uso in laboratorio. Ma l’offerta viene spesso rispedita al mittente. Quindi negli anni mi sono giunti campioni in bottigliette di acqua, in contenitori di marmellata, e anche in scatole di biscotti e caramelle, se erano solidi o polverulenti. E questi campioni sono stati conservati in maniera non ben definita E’ quindi del tutto evidente che questa sia una battaglia persa . La morale finale è quella che, la frase “Scusa puoi prendermi un campione ?” la sto pronunciando ormai da tempo il meno possibile. Preferisco, anche a costo di variare l’impostazione di un programma di lavoro già definito, recarmi di persona per effettuare il campionamento. O accompagnare la persona che è stata incaricata di farlo. Credo che il chimico che lavora con coscienza sa di assumersi una responsabilità di fronte alle persone per le quali sta svolgendo il servizio. E quindi delegare sull’effettuazione dei campionamenti, o delle verifiche sul campo sarebbe come venir meno ad un impegno da cui non mi sento di derogare.

Questo mi pone alcune volte un problema di come ottimizzare il mio tempo, ma è l’unica soluzione possibile. Sarebbe interessante pensare ad un corso interno per insegnare le modalità di base del campionamento per il personale di impianto. Un’idea che però non è ancora stato possibile realizzare fattivamente.

Un ultima considerazione relativa alle fasi di preparazione di un’analisi. Credo che occorra insegnare con molta attenzione il giusto pretrattamento dei campioni. Spesso ho avuto discussioni anche molto accanite su questo aspetto del lavoro. Visto che sono convinto che il punto critico del trattamento di depurazione convenzionale risieda nella linea fanghi, se il campione proviene da quel trattamento occorre convertire l’analita che si andrà a determinare nel modo migliore e nella forma più adatta per la successiva analisi.

Questo ultimo tipo di problema è come uno spartiacque. Sembra che dedicare più tempo al pretrattamento sia una perdita di tempo inutile, e limiti la produttività. E invece è una fase fondamentale.

Non è argomento facile quando l’interlocutore non è un tecnico. La difficile conversazione che da sempre esiste tra il settore tecnico e quello amministrativo. Credo in ogni azienda.

One thought on “Mi prendi un campione?

  1. Il dialogo tra scienziati e popolazione non è mai semplice. A Bologna da una dozzina di anni esiste il progetto “Il linguaggio della ricerca” (http://linguaggiodellaricerca.bo.cnr.it/) che ha lo scopo di dare agli studenti delle scuole secondarie strumenti intellettuali adeguati a filtrare il sensazionalismo dei mass-media. Dal 2019 il Gruppo Interdivisionale per la Diffusione della Cultura Chimica della Società Chimica Italiana avvierà formalmente le proprie attività con l’obiettivo di dare ai Chimici capacità di comunicazione e fare conoscere alla popolazione gli innumerevoli vantaggi che le conoscenze chimiche hanno dato alla nostra civiltà.
    Io decisi di iscrivermi al corso di laurea in chimica perché ritenevo che quegli studi mi avrebbero fatto comprendere la maggior parte dei fenomeni che mi accadono attorno. Agli studenti amo ripetere: “Tutto ciò che ci circonda è Chimica”.

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