La cultura nell’era post-industriale.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Il mondo cambia e con esso l’organizzazione civile e sociale. Anche la cultura ed i suoi servizi dovrebbero rinnovarsi per rispondere ad una richiesta sempre più pressante ma anche diversificata per situazione abitativa, livelli di formazione, possibilità di spese.

Che cosa dire del museo tradizionale? Centralità, linearità, rigidità, nella migliore tradizione gerarchica. Rigidità dovuta al fatto che un museo è stato lungamente identificato con un preciso modello, museo tradizionale come blocco monolitico indipendente dall’esterno, che offre una o poche chiavi di lettura in quanto lineare e rigido.

La cultura non può essere inglobata in un museo onnicomprensivo, esaustivo, assoluto, ma devono essere tenute in conto tutte le interdipendenze fra le numerose branche e ciò può essere attuato soltanto con un modello reticolare che abiliti il maggior numero di connessioni possibili. Dinamicità e flessibilità, quindi, in quanto ad ogni esigenza imprevista la struttura può adeguarsi aggiungendo nodi e connessioni, forgiando quindi nuovi percorsi che agevolino anche le periferie e tutte le zone della città. Il museo del futuro, come tutti i sistemi configurati secondo il modello distribuito della rete deve tendere a privilegiare le possibili connessioni fra i suoi poli elementari, piuttosto che un singolo ambiente centralizzato che raccolga tutto lo scibile umano. La differenza è notevole.

Reputazione e referenze: le carte vincenti del lavoratore post-industriale Ivana Pais Università degli Studi di Brescia 3 febbraio 2009.

Società nell’ Era Post-Industriale

Non stiamo vivendo uno sconvolgimento temporaneo, una congiuntura negativa per economia e politica, ma piuttosto i sintomi di un cambiamento radicale, il passaggio fra due epoche, quella industriale, nata nel diciottesimo secolo in seguito alla spinta ideale dell’illuminismo e quella Post-Industriale.

Era Post-Industriale significa affermazione di un nuovo concetto di capitalismo, nettamente diverso da quello tradizionale. Nel secolo scorso Marx ed Engels svilupparono una critica molro dettagliata del capitalismo, in base ad un’accurata analisi delle condizioni delle masse lavoratrici. Un capitalismo ingiusto, a loro parere, perché incentrato sulla concorrenza spietata, su un profitto che avvantaggiava pochi fortunati a scapito di una maggioranza insoddisfatta ma necessaria per generare il profitto stesso.

Le soluzioni alternative prospettate dai pionieri del comunismo non hanno tuttavia condotto ai risultati attesi, la Storia lo dimostra, tutti gli esperimenti più o meno seri sono falliti miseramente, Unione Sovietica, in primis. Il capitalismo criticato da Marx sta subendo lo stesso destino, se è vero che tutte le strutture e le organizzazioni che hanno sposato i suoi insegnamenti ora stanno attraversando un momento di crisi profonda.

Cosa ci riserverà l’Era Post-Industriale?

Prima di tutto l’internalizzazione, il dissolvimento di qualsiasi frontiera, che sia territoriale o semplicemente simbolica. L’Era Industriale ha concorso a creare le infrastrutture e la tecnologia per eliminare le distanze fra i popoli, per rompere le diversità, per edificare una mentalità universale basata su principi comuni, validi per qualsiasi individuo indipendentemente dal suo luogo di origine. L’Era Post-Industriale sarà segnata da un nuovo cosmopolitismo, da una maggiore libertà di movimento, dalla condivisione dei patrimoni informativi.

La crisi di alcuni principali gruppi industriali del nostro tempo è riconducibile ad una serie di cause più o meno influenti, fra cui senz’altro l’incapacità di motivare il singolo, di farlo sentire in qualche modo importante. L’uomo del futuro sceglierà lavori stimolanti, attività che contribuiranno a far aumentare la fiducia in se stesso, e scarterà le strutture tradizionali, destinate ad un’ingloriosa estinzione.

Era Post-Industriale significherà anche rivalutazione della qualità della vita, ricerca di lavori diversi, occupazioni più innovative per minimizzare gli sforzi e massimizzare i risultati.

L’Era Post-Industriale, per riassumere, combatterà strenuamente le divisioni rigide, le strutture soffocanti per la personalità umana, le situazioni di staticità, per favorire il dinamismo globale, l’interattività e l’etica.

One thought on “La cultura nell’era post-industriale.

  1. Caro collega,
    mi pare cheil tuo “pezzo” sia ispirato ad un esagerato ottimismo quasi “neo-positivista”.
    Io leggo il presente molto più pessimisticamente: le prospettive non sembrano quelle della società “nella quale lavoreremo 4 ore al giorno” e avremo prosperità e tempo libero.
    Il (poco) lavoro ben pagato si concentrerà nelle mani di quei pochi che hanno usato e continuano ad usare il potere economico che hanno per influenzare a loro favore “le regole del gioco” (ho passato 35 anni in una Università dominata dagli economisti manager, so quel che dico) e drenare frazioni sempre maggiori della ricchezza in surplus eventialmente creata dal sistema, generando contemporaneamente masse di sotto pagati e disoccupati destinati ad essere marginalizzati dai consumi e dal benessere. In pratica, invece di “primomondializzare” i paesi del terzo e quarto mondo, stiamo “terzomondializzando” i paesi del primo, in omaggi all’ideologia neoliberista.
    Se a ciò aggiungiamo la crisi ecologica data dal Global Warming e dall’esaurimento progressivo delle risorse temo che ci stiamo avviando, allegramente ed inconsciamente verso quel “medioevo prosimo venturo” caro alla fantascienza catastrofica.
    Con i media specie la TV ci stanno preparando a questo da anni, e lo accetteremo senza replicare con la lotta sociale e politica per una maggiore giustizia redistributiva, così come abbiamo accettato di lavorare sempre di più ogni giorno e sempre più a lungo nella vita per la gloria dell’economia e dei suoi “parametri modello”.

    Stefano Antoniutti

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