La Cina prosegue sulla strada dello sviluppo incontrollato.

Claudio Della Volpe

La Cina è la principale produttrice di sostanze chimiche di sintesi al mondo (40% del fatturato mondiale); prova ne sia che anche i nostri marchi si rivolgono a quelli cinesi.

Federchimica chiama pudicamente “outsourcing” la tendenza a delegare alla Cina (e ad altri paesi) dove le regole sono poche nell’ambiente e nel lavoro la produzione di sostanze chimiche di sintesi.

“Dagli anni Duemila l’occupazione chimica è tendenzialmente diminuita, in parte per effetto dell’outsourcing di attività prima svolte all’interno delle imprese chimiche con conseguente miglioramento dell’efficienza.”

Da L’industria chimica in cifre 2017 di Federchimica.

Si guadagna di più (pudicamente “miglioramento dell’efficienza”). Non mi dilungo se no mi arrabbio.

Questi non sono fenomeni naturali, sono scelte di politica economica; che conseguenze hanno?

Pochi giorni fa c’è stato il caso dell’AIFA che ha segnalato che in un farmaco prodotto in Cina per aziende di tutto il mondo comprese aziende italiane (valsartan, un sartano sintetico, antagonista del recettore dell’angiotensina II) da un marchio da noi sconosciuto, ma che di fatto è una delle più grandi aziende cinesi, leader nel settore dei pril-products, ossia gli ACE-inibitori (economicamente concorrenti dei sartani, ossia captopril, enalapril, lisinopril), Zhejiang Huahai Pharmaceuticals, si erano trovati residui di N-nitrosodimetilammina, che è una sostanza sospetta cancerogena.

La cosa non mi meraviglia, poteva succedere anche dalle nostre parti probabilmente; ma tanto più facilmente succede in Cina dove le regole spesso esistono ma non vengono rispettate (cosa che succede anche da noi ed è successa tanto in passato), ma anche non esistono affatto ed è per noi difficile sapere come stanno le cose dato il regime di controllo esasperato delle informazioni di quel grandissimo paese.

Ma ci sono altre storie e sono legate fra di loro.

Il pomeriggio di giovedì 12 luglio scorso alle 18.30 una esplosione ha squarciato il cielo del Sechuan, sopra l’impianto chimico della Yibin Hengda Technology, uno dei principali produttori chimici cinesi; un testimone ha dichiarato di aver sentito 7 esplosioni in 10 minuti; la fabbrica produceva 300 ton di acido benzoico all’anno, usato nella conservazione del cibo e 200 ton/anno di acido 5-nitroisoftalico, per medicine e coloranti.Le cause dell’esplosione sono al momento sconosciute, ma l’esplosione ha provocato 19 morti e 12 feriti.

https://news.abs-cbn.com/list/tag/yibin-hengda-technology

Se sarà possibile vi terrò informati sul prosieguo. Il motivo è che ritengo che nel momento in cui la Cina è diventato il principale produttore chimico del mondo, i chimici di tutto il mondo e i cittadini del mondo debbano fare attenzione ai problemi che questo genera; non meno di quando avviene più vicino a noi.

(abbiamo reso sempre ragione degli incidenti chimici avvenuti in Europa e in Italia su questo blog: qui, qui, qui e qualche altro post mi sfugge certamente).

Lo abbiamo fatto anche per quelli cinesi. Tre anni fa di questi tempi vi raccontavo e discutevamo del grande incidente cinese di Tianjin una esplosione seguita incendio che durò giorni e che fece oltre 160 morti (qui); ipotizzammo che fosse stata probabilmente una esplosione innescata da un uso improprio dell’acqua in un deposito troppo grande di carburo di calcio, nitrato di potassio e nitrato di ammonio. Ma le cose stavano diversamente (anche se alcuni come il collega Paccati nel corso della discussione, avevano fatto l’ipotesi poi rivelatasi quella vera o comunque condivisa dai giudici).

il sito di Tianjin dopo l’esplosione.

Una corte cinese ha condannato 49 persone per non aver fatto il proprio dovere, preso tangenti e abusato del proprio potere ed ha invece ricostruito la situazione così:

https://www.dw.com/en/china-convicts-dozens-for-last-years-giant-explosions-in-tianjin/a-36324321

Yu Xuewei, il dirigente della compagnia Rui Hai International Logistics, che era il proprietario del deposito è stato condannato a morte, ma la pena è stata poi sospesa; aveva pagato tangenti per avere il permesso di stoccare più di 49.000 ton di cianuro di sodio ed altri prodotti chimici tossici fra il 2013 e il 2015. Questo grazie alla compiacenza interessata di decine di responsabili della Rui Hai e di altre compagnie e sulla base di certificati falsi

Le investigazioni dei giudici hanno rivelato che l’esplosione è avvenuta quando un deposito di nitrocellulosa , usata come agente adesivo in farmaci e vernici si è incendiato a causa del caldo eccessivo di agosto 2015. Le fiamme hanno raggiunto il deposito illegale del fertilizzante nitrato di ammonio scatenandone l’esplosione. Nell’esplosione sono morti 99 poliziotti e 11 vigili del fuoco che non sapevano della presenza del materiale esplosivo . I danni fisici hanno coinvolto oltre 800 persone ed una parte del porto di Tianjiin è stato distrutto e danneggiato, mentre l’inquinamento da cianuro ha perfino superato i confini nazionali.

Cosa è cambiato da allora in Cina?

Non lo so, è difficile anche avere informazioni sulle leggi e i regolamenti; un amico che lavora in Cina per una ditta multinazionale, intervistato telefonicamente il 13 luglio sull’incidente in Sechuan mi ha detto: “non ne so nulla, qua le notizie sono rigidamente controllate; e comunque mentre l’inquinamento dell’ambiente è al momento altamente considerato le regole sulla sicurezza del lavoro lo sono molto meno”.

La Cina è un grande paese, con un enorme ed incontrollato sviluppo industriale che sta purtroppo seguendo (forse anche peggiorando) il cattivo esempio che noi occidentali abbiamo dato in passato in questo campo e nell’uso della chimica.

Ma il loro sviluppo e la nostra situazione non sono scorrelati; noi siamo loro clienti ed è molto probabile che ci sia qualcuno dalle nostre parti che si frega le mani per aver esportato la produzione di sostanze che da noi ormai risulta troppo rigidamente regolamentata per risultare “efficiente”: dunque esternalizzare, outsourcing. Anche il caso del valsartan ci obbliga a chiederci: perchè i controlli sulla composizione fatti dai nostri furbi acquirenti nazionali non sono più frequenti e ampi?

E’ veramente più efficiente far produrre in Cina queste sostanze? O è solo un affare economico dato che fino ad ora là ci sono meno regole (ossia lacci e lacciuoli, come li chiamano i giornali di lorsignori). Ma noi europei o cinesi semplici cittadini cosa ci guadagnamo oltre a veder scendere l’occupazione e ricever ogni tanto schifezze al posto di medicine, morire sul lavoro o di inquinamento?

Pensateci, pensiamoci.

6 thoughts on “La Cina prosegue sulla strada dello sviluppo incontrollato.

  1. Assolutamente d’accordo.
    C’è anche da dire che, perlomeno nella chimica e nei farmaceutici in particolare, mi dicono che molte imprese stiano facendo il “reshoring” ritrasferendo per esempio proprio in Italia molta produzione a suo tempo portata in Cina, proprio per evidenti problemi di qualità dei prodotti.

    Incidentalmente, sarà anche a voi successo di tirar fuori al cambio di stagione le scarpe “italiane” fatte in Cina comprate l’anno scorso o un paio d’anni fa (o con le gomme delle suole provenienti dalla Cina) e sentirle sbriciolarsi dopo cinque passi…: ecco la qualità di certa chimica cinese !

    antoniutti

  2. Trent’anni fa, a Bophal,in India, I morti furono migliaia, la proprietà dell’industria chimica statunitense. Non abbiamo imparato nulla.

  3. Ma perchè non creare un’industria chimica Europea? Il mio sogno è una moneta/tassa che quantifichi l’impatto ambientale, tipo IVE (imposta valore eliminato), da applicare a ogni transazione economica, riferito a quanto sia impattante il prodotto in tutto il suo ciclo di vita. Vuoi inquinare? Ok, ma paga la bonifica.

    • Caro Libb la legge italiana è più avanti di questo; al momento; l’inquinamento è vietato all’origine; non avrebbe senso inquinare per poi ripulire anche perchè i costi sarebbero sempre altissimi e in genere ci si accorge del problema quando è già enorme e di solito IRREVERSIBILE e quanto costa questo? Dunque i meccanismi attuali come la 152/2006 e il REACH soprattutto obbligano ATTUALMENTE le aziende a prevenire ogni e qualunque tipo di inquinamento. E la legge 81/08 d’altronde è severissima sulla sicurezza del lavoro; come sicurezza l’industria chimica sta un pò meglio della media nel settore specifico; un po’ meno quando la chimica è attività di servizio (basti pensare alla metallurgia e alla metalmeccanica che hanno visto i maggiori incidenti industriali degli ultimi anni: un nome per tutti: ThyssenKrupp, esempio di italico servaggio al grande capitale tedesco, noi siamo il Sud-del-mondo per il Nord europa, come Seveso era il Sud-del-mondo per la Svizzera!!!).Per il passato invece di fatto sono stati pochissimi i casi in cui le aziende inquinatrici hanno pagato il prezzo dei loro misfatti; basti pensare che al momento abbiamo 10.000kmq (DIECIMILA) il 3% del nostro territorio nazionale che è inquinato in gran parte da una industria chimica vorace, pirata e disattenta a tutto ciò che non fosse profitto becero; e non abbiamo i soldi e spesso nemmeno i metodi per pulire e disinquinare quello che lorsignori hanno combinato. Dunque il criterio l’unico criterio accettabile è: VIETATO inquinare; SEMPRE. Ma proprio per questo per la severità susseguente al lassismo totale molti buoi sono scappati via lasciando scheletri nell’armadio e scheletri industriali vuoti ormai, spostandosi dove le leggi non sono ancora così sagge (come in Cina o in Est Europa). L’industria europea esiste eccome, (guardi la 1 tabella dell’articolo) ma è rimasta e cresciuta dove le spalle industriali dei paesi le dimensioni medie del capitale erano sufficienti a sostenere non solo i costi dell’aggiornamento tecnico ma anche lo scontro sul mercato mondiale (Germania, Francia). L’industria italiana la cui dimensione non era all’altezza e forse nemmeno la capacità imprenditoriale (Gardini e Cagliari si suicidarono ricordate Mani pulite? fine della Chimica, fine della prima repubblica, ma poi quanti presidenti ENI non sono stati coinvolti in casi giudiziari? e questo la dice lunga su tutto) si è ridotta fortemente; ma non sono argomenti che si possano esaurire in poche righe. Ne riparleremo anche perchè i giri del grande capitale italiano fra nazionalizazioni e privatizzazioni hanno segnato oltre 100 anni di storia del nostro paese e la chimica è entrata nel giro parecchie volte; è un argomento che ha molto da insegnare se qualcuno ha il tempo di ascoltare.

  4. Ri-condivido tutto quello che scrivi, Claudio della Volpe.
    Ho avuto la ventura, ca 25 anni fa, di conoscere un ex-dirigente della chimica di Porto Marghera (la mia città), il quale mi ha aperto gli occhi su molte cose.
    Per farmi capire che l’industria chimica di base, quando il mercato tira, fa guadagni tali da ammortizzare impianti da centinaia di miliardi (di allora !) in un paio d’anni, mi propose come paradigma dell’industria chimica quello della produzione della droga (eroina, cocaina etc): si compra a niente e si vende a tantissimo.
    Purtroppo la conclusione è che quel tipo di “industria” ha fatto e fa tuttora da paradigma all’industria chimica per l’etica e la moralità dei suoi dirigenti in molti contesti : devastatori di territori e con molto sulla coscienza (se ne avessero mai) . Vedere dall’alto la zona industriale (basta atterrare a Tessera) fa venire i brividi a pensare a cosa c’è lì sotto…

    antoniutti

  5. secondo le ultime notizie la storia del valsartan e dell’impurezza dipenderebbe da un cambio di reazioni di sintesi avvenuto nel 2012 e riguarderebbe anche altri prodotti a base di valsartan venduti in tutto il mondo; ma chi faceva controlli o meglio chi avrebbe dovuto farli dov’era? e questo conferma la follia di delegare cose delicate come queste a paesi che non hanno il medesimo livello di sicurezza (conquistato con lagrime e sangue da noi) al solo scopo di essere più efficienti (traduzione fare profitti in europa, o negli USA, gli prendesse un canchero a LORO!!!) https://www.corriere.it/salute/cardiologia/cards/ritiro-valsartan-cinque-cose-che-pazienti-devono-sapere/non-tutti-farmaci-contengono-l-impurita.shtml (PS ma secondo voi i profitti si possono portare nell’aldilà?)

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