Le Olimpiadi della Chimica, qualche commento.

Claudio Della Volpe

In questi giorni si sono concluse le 50esime olimpiadi della Chimica, nella stessa città che ne vide i natali 50 anni fa, Praga, associata con Bratislava; 50 anni fa la Cecoslovacchia era un solo paese, mentre oggi è divisa nei due paesi Repubblica Ceca (capitale Praga) e Slovacchia (capitale Bratislava).

Non ho ancora i risultati finali se non la (consentitemi un commento: un po’ enfatica) comunicazione interna della SCI di pochi giorni fa:

Cari Soci il capo delegazione alle Olimpiadi Internazionali della Chimica, il Past-President Raffaele Riccio mi ha appena comunicato i risultati della nostra squadra e sono lusinghieri in quanto TUTTI i nostri studenti hanno vinto una medaglia!

Daniele Furlanetto  (Veneto), Giovanni Pellegrino (Puglia) e Luca Spagnoletti (Liguria) si sono aggiudicati la Medaglia di Bronzo, mentre Filippo Bigi (Emilia Romagna) ha ripetuto l’impresa dello scorso anno vincendo per la seconda volta la Medaglia d’Argento!

Devo dire che le Olimpiadi della Chimica non mi hanno mai molto entusiasmato per motivi che vi dirò in questo post. Ma prima vorrei con voi riepilogare le regole e i risultati di questa iniziativa che si svolge ormai da così tanto tempo e per la quale converrebbe forse fare una riflessione più approfondita.

Si tratta di una competizione internazionale, proposta inizialmente da 3 paesi al di là della cosiddetta Cortina di Ferro, e che si è estesa nel tempo e alla quale partecipano studenti di molti paesi del mondo, ma mai più della metà dei paesi (i paesi della Terra sono 196 e i partecipanti sono stati al massimo una novantina); ci sono delle selezioni preliminari in tutti i paesi partecipanti che coincidono di fatto con i Giochi della Chimica e le squadre prescelte partecipano poi ad una serie di prove teoriche e pratiche nel paese prescelto; i punteggi sono individuali e sono ripartiti fra risultati nelle prove pratiche e teoriche con un massimo di 100.

I premi vengono assegnati con i seguenti criteri:

http://www.ichosc.org/documents-of-the-icho/regulations

(1)        The best 10% to 12% of all competitors receive gold, the next 20% to 22% silver, and the following 30% to 32% bronze medals.

(2)        An honorable mention is received by non-medalists who are in the best 70 to 71% of all competitors.

(3)        The exact number of recipients for each award is determined automatically to yield the largest possible difference in the marks of students receiving different honors. In the case of identical differences, the one resulting in more medals will be selected.

(4)        Each medalist must receive the medal and a corresponding certificate from the organizer.

(5)        In addition to the medals other prizes may be awarded.

(6)        Each competitor receives a certificate of participation.

(7)        In the awarding ceremony, the non-medalists are called alphabetically.

(8)        Team classification is not made.

(9)        The organizer must provide a complete list of results as a part of the final report.

Di fatto dunque circa il 66% dei partecipanti riceve COMUNQUE una medaglia, 2 su 3, comunque vadano le cose vengono premiati; su 100 partecipanti di una ipotetica competizione 66 verrebbero premiati; i primi 10-12 riceverebbero una medaglia d’oro, dal 13esimo fino al 32esimo classificato una d’argento e da lì al 66esimo una di bronzo.

Sono regole discutibili ma queste sono. Non so quali altre tipologie di gare abbiano regole che assicurano una medaglia ai 2/3 dei partecipanti, ma ripeto così è. I partecipanti vinceranno statisticamente nel 66% dei casi una medaglia.

Quali sono stati i risultati nel tempo?

Non è banale recuperarli completamente perchè le graduatorie complete con i punteggi divisi fra teoria e pratica sono solo sui siti dei paesi che le hanno indette mentre sul sito internazionale si trovano dei riassunti parziali; capita quindi, per esempio, che i risultati dettagliati dello scorso anno in Thailandia non siano al momento disponibili.

Tuttavia possiamo usare i riassunti di ICHO che è la organizzazione internazionale interessata.

Alcuni risultati complessivi degli ultimi 49 anni li trovate elencati qui:

Italia  Gold medal: 7. Silver medal: 30. Bronze medal: 57. Honorable mention: 12

Germania (riporto separatamente le due germanie di cui una quella democratica non esiste più dal 1989)

Gold medal: 43. Silver medal: 67. Bronze medal: 49. Honorable mention: 9

Gold medal: 9. Silver medal: 12. Bronze medal: 20. Honorable mention: 7

 

Francia  Gold medal: 6. Silver medal: 42. Bronze medal: 68. Honorable mention: 5

 USA Gold medal: 36. Silver medal: 63. Bronze medal: 33. Honorable mention: 1

Paesi bassi  Gold medal: 7. Silver medal: 18. Bronze medal: 78. Honorable mention: 9

Austria   Gold medal: 23. Silver medal: 58. Bronze medal: 59. Honorable mention: 4

UK   Gold medal: 9. Silver medal: 56. Bronze medal: 65. Honorable mention: 1

 Cina   Gold medal: 89. Silver medal: 27. Bronze medal: 4. Honorable mention: 0

 Come vedete i nostri risultati non sono eccezionali anche se occorre dire che partecipiamo dal 1980, dunque ci siamo persi 12 anni di gare. Quattro partecipanti italiani alla volta per un totale di 136 partecipanti hanno meritato in totale 94 medaglie (alcuni anni non abbiamo partecipato), il che ci dice che le nostre performances totali sono 94/136=0.69, poco al di sopra della casualità (0.66 in media se siamo bravi nella media) , come risultati totali.

Ancor più facciamo un esempio dettagliato: anche nel 2016 tutti e quattro gli studenti si sono piazzati, ma l’ordine di arrivo è stato: 63esimo e 70esimo (med. Argento), 151esimo bronzo, e 178esimo, menzione.

Volete un confronto impietoso?

La Germania “Federale” ha mandato in totale 160 studenti e ha avuto 159 medaglie, praticamente tutti gli studenti hanno vinto una medaglia.

La Cina partecipa dal 1987, ha mandato 128 studenti che in 120 casi hanno vinto una medaglia, ossia nel 94% dei casi.

La Cina ha vinto solo una volta il Nobel in Chimica come noi, ma le sue vittorie alle Olimpiadi fanno ben sperare per il futuro.

I risultati dettagliati non  sono esaltanti né rispetto a paesi di dimensioni comparabili come Inghilterra o Francia, ma nemmeno a paesi più grandi e con enorme interesse industriale nella Chimica come Germania, Usa e Cina, ma non lo sono nemmeno rispetto a paesi nostri immediati vicini come l’Austria che sono ben più piccoli di noi come popolazione (ma che vantano però 6 Premi Nobel in Chimica rispetto alla nostra singola vittoria). L’Austria ha mandato 156 studenti e ha vinto 140 medaglie, 9 studenti su 10 hanno vinto.

Diciamo che i risultati di quest’anno con tutti gli studenti italiani che hanno vinto una medaglia sono quello che altri paesi fanno dal primo momento. Bene, molto bene, ma era anche ora.

Anche perchè la nostra ultima medaglia d’oro risale al 1999, quindi ad ormai 19 anni fa.

Attenzione il grafico sotto è indicativo; i singoli punti sono esatti, mentre le zone individuate lo sono “a senso”, i confini fra le zone medaglie sono imprecisi.

Il grafico mostra quel che dicevo prima: incremento del numero di partecipanti mondiali con espansione delle posizioni possibili nel tempo,  medaglie d’oro italiane azzerate da 20 anni, argenti e bronzi si sono consolidati ma con notevoli alternanze e le nostre posizioni attuali tipiche in graduatoria sono fra la 50esima e la 200esima posizione assoluta. Per arrivare sotto la 50esima dobbiamo tornare indietro di quasi 10 anni. Mentre per vincere un oro occorre arrivare sotto la 30esima. Questi i nudi numeri.

Ora dopo 50 anni è da chiedersi: queste gare che senso hanno, a che servono, che indicazioni danno?

Anzitutto sono importanti perchè in qualche modo mostrano l’interesse crescente nei confronti della Chimica, quindi ben vengano; anche la partecipazione dei giovani in quanto tale è importante, sono l’avanguardia di una massa di altri studenti che rappresentano la Chimica nei loro paesi. Tuttavia diciamo anche che mancano molti paesi; tutti i paesi poveri non ci sono ancora; paesi dell’Africa o dell’America Latina sono assenti e non c’è stato interesse finora  a superare questo gap.

Inoltre c’è la questione di come si fanno le gare, di come ci si prepara alle gare; alcuni amici che insegnano dicono che di fatto c’è una situazione di “drogaggio” degli studenti; chi partecipa viene seguito da noi e ancor più in altri paesi moltissimo sulla Chimica a cui dedica tantissime energie, ma trascurando le altre cose, dunque è una preparazione non standard, ma finalizzata alla partecipazione alle olimpiadi; fra l’altro questo cambia anche i contenuti che divengono anno per anno più specialistici, secondo alcuni perfino nozionistici, a volte da ricerca vera e propria. Che significa questo? Chi ne trae vantaggio? Quegli studenti? Gli altri? La scuola tutta?

Non credo; diventa come in altri campi una competizione fine a se stessa, che non misura lo stato della situazione media dei giovani e nemmeno dei più bravi fra di loro, ma è solo una  misura delle risorse umane ed economiche spese nella competizione, invece che nella didattica e nella divulgazione della Chimica. Ma allora se le cose stessero così veramente ci sarebbe da cambiare l’organizzazione delle Olimpiadi della Chimica. (E anche di altre materie credo). Non abbiamo bisogno di fare altre graduatorie per farci belli dei risultati (basati peraltro su uno scalino economico) ma di portare avanti quanti più giovani possiamo e rendere la chimica veramente di tutti, per tutti, in tutti i paesi del mondo. Se no ripeto a che servono le Olimpiadi della Chimica?

E’ un augurio che faccio e lo faccio ringraziando chi si impegna e anche i giovani che hanno ottenuto i risultati, ma sottolineando che occorre cambiare impostazione.

L’anno prossimo sarà l’anno internazionale della tavola periodica; quale migliore occasione di fare diversamente le olimpiadi della Chimica?

Siti.

http://www.icho-official.org/results/organizers.php

2 thoughts on “Le Olimpiadi della Chimica, qualche commento.

  1. Certamente tutto invecchia e tutto è migliorabile, ma nel frattempo vorrei che si parlasse delle Olimpiadi della Chimica anche nei TG nazionali come avviene per le altre: p.e. della Matematica.

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