Fatberg: oli e grassi nei depuratori.

Mauro Icardi

Oli e grassi si riscontrano negli scarichi civili e in quelli provenienti dalle industrie alimentari. Questo nonostante molte realtà industriali del settore alimentare abbiano propri impianti di trattamento con sezioni di rimozione dei grassi residui. Le concentrazioni e le proporzioni di questo tipo di inquinanti sono variabili ma la loro rimozione è una fase fondamentale. Gli impianti di depurazione normalmente hanno una sezione di disoleatura di per sé sufficiente ad evitare questo tipo di inconvenienti. Ma si possono verificare accumuli nella stessa sezione, e in qualche caso anche nelle condutture di adduzione, provocandone in qualche caso il restringimento e la parziale occlusione.

Un anno fa la notizia del rinvenimento di una palla di grasso nelle fognature di Londra ebbe un forte risalto, sui giornali e nel web.

https://www.corriere.it/esteri/13_agosto_06/grasso-fogne-londra_ae729aea-fe80-11e2-9e44-1a79176af940.shtml

Questo è stato un caso eclatante, ma l’accumulo di grassi nelle condotte fognarie provoca ovviamente lo sviluppo di cattivi odori dovuti ad irrancidimento e parziale idrolisi. Con tutte le spiacevoli conseguenze del caso. Per i cittadini e per gli operatori.

Per altro questa reazione può trovare condizioni adatte al suo svilupparsi principalmente per la temperatura, considerando che essa si mantiene sempre intorno a valori superiori a 10°C (normalmente 12° C nella stagione invernale, e circa 20°C in quella estiva) nei reflui di fognatura e da tracce di metalli che sono anch’essi presenti nelle medesime acque.

In caso di trascinamento nella sezione di ossidazione le sostanze grasse ed oleose formano una pellicola che rende impermeabile ed ostacola l’assorbimento di sostanze nutritive ed ossigeno da parte della biomassa, ed allo stesso modo danneggiano i corpi idrici ricettori.

Nel comparto di sedimentazione finale tendono a far flottare il fango biologico, peggiorando sensibilmente la qualità delle acque scaricate. Nei casi più gravi non permettono di raggiungere i limiti previsti per legge per diversi parametri, quali BOD5,COD, odore, solidi e naturalmente quello degli oli e grassi.

In passato si sono utilizzate soluzioni diverse, dalla cattura meccanica superficiale, sfruttando la naturale tendenza al galleggiamento ed alla flottazione, o effettuando lavaggi con soda e tensioattivi. Tutte queste soluzioni sono spesso risultate parziali e costose, e con un impegno importante di manodopera, che in qualche caso si è anche dovuta addestrare all’utilizzo corretto ed in sicurezza di questi prodotti chimici.

Una soluzione praticabile più facilmente è quella dell’utilizzo di prodotti batterico enzimatici che possono iniziare il loro ciclo riproduttivo, sia in campo aerobico che anaerobico, appena le condizioni di umidità , temperatura, pH. ecc. siano idonee. La componente biologica di questi prodotti comprende microrganismi selezionati non patogeni. L’ immissione di prodotti di questo tipo in un sistema inquinato, sia solido che liquido, avvia immediatamente il ciclo metabolico e riproduttivo dei microrganismi in essi contenuti innescando una serie di reazioni. In generale si ha un aumento della riproduzione biologica e della secrezione enzimatica, sia in aerobiosi che in anaerobiosi, a spese della componente organica inquinante. L’ingegnerizzazione industriale di questi microorganismi li rende efficienti anche nei confronti di composti difficilmente biodegradabili come oli e grassi, tensioattivi, fenoli, che la normale biomassa che si sviluppa nei fanghi di ossidazione biologica degrada molto più lentamente, e dopo periodi di acclimatamento generalmente molto più lunghi.

L’aggiunta di questo tipo di prodotti generalmente riduce i tempi di mineralizzazione della componente organica inquinante riducendo i quantitativi di ossigeno ed energia da fornire.

I prodotti usati per ridurre gli inconvenienti provocati dall’accumulo di oli e grassi sono in grado, a differenza dei microrganismi spontanei, di secernere l’enzima lipasi che è responsabile della scissione dei lipidi in glicerina ed acidi grassi, composti facilmente biodegradabili. Dal punto di vista dell’applicazione pratica, prodotti di questo genere quando siano forniti allo stato liquido si possono dosare piuttosto facilmente con una pompa dosatrice, nelle condotte a monte. Le acque reflue normalmente non necessitano di correzione del pH, in quanto questi prodotti hanno attività massima in un intervallo di pH tra 5 e 9. In questo modo si crea una sorta di pellicola protettiva sulla condotta, o nei punti come la sezione di disoleatura dove il materiale viene rimosso e destinato allo smaltimento. Ovviamente il costo di questi prodotti si può ammortizzare considerando che si riducono gli interventi di pulizia e spurgo, e di manutenzione straordinaria. In chiusura però la raccomandazione solita. Anche se è meno immediato rispetto ad esempio alla raccolta differenziata, cerchiamo di porre attenzione a ciò che scarichiamo dalle nostre abitazioni e dagli insediamenti industriali. Raccomandazione niente affatto banale. Per quanto riguarda la mia esperienza diretta posso dire che attualmente situazioni di questo tipo si sono notevolmente ridotte. Ma non è detto che una palla di grasso (che i londinesi hanno   battezzata “fatberg” cioè iceberg di grasso) possa comparire anche alle nostre latitudini.

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