Chimica, società, vaccini.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Alla recente riunione del Consiglio Centrale della SCI ho avuto l’opportunità di partecipare ad una discussione, purtroppo per esigenze organizzative limitata nel tempo, relativa al dibattito in atto nel Paese circa l’obbligatorietà o meno di vaccinazioni.

Il tema è caldo: la politica ha tentato di scavalcare la scienza, in parte-per fortuna solo in parte- riuscendovi. Giustamente sono apparsi sulla stampa interventi di prestigiose ed eminenti istituzioni scientifiche e loro ricercatori, soprattutto medici, a difesa dei vaccini obbligatori. La domanda che è emersa in sede di Consiglio Centrale SCI è stata: è opportuno che una Società Scientifica non medica si pronunci su un tema così dibattuto e non strettamente di sua competenza? Mi permetto in questo post di focalizzare i motivi per cui la mia risposta a quella domanda non può che essere: sì è opportuno, utile e necessario. Innanzitutto la scienza non ha comparti stagni: i punti di contatto e le correlazioni sono presenti sempre avvicinando discipline a volte un tempo considerate lontane (si pensi ad archeologia e chimica,ad economia e matematica, a diritto e statistica).

La chimica tradizionalmente oltre a sviluppare una propria ricerca di scienza molecolare è stata considerata una disciplina di supporto (di servizio si diceva con irrispettosa espressione ) per molte altre: dalla medicina alla biologia, dalla geologia alla merceologia, dalla fisica all’antropologia. In passato talvolta questo ruolo non è stato riconosciuto così da perdere occasioni di progresso e di avanzamento. Noi stessi chimici mentre da un lato ci siamo lamentati per questi mancati riconoscimenti e delle resistenze e mancate permeabilità di alcune componenti scientifiche , dall’altro ci siamo impegnati a trovare sbocchi culturali alla nostra disciplina, che camminassero parallelamente alla riconosciuta importanza della chimica nella vita di tutti i giorni ed aprissero settori di studio poco esplorati. Così abbiamo fatto crescere il nostro patrimonio metodologico e tecnico offrendo modelli di approccio, metodi e strumenti avanzati di indagine per i ricercatori delle altre discipline. Nel caso della medicina è mia ferma convinzione che un contatto più stretto ed assiduo con la chimica avrebbe certamente giovato al progresso già esaltante di questa scenza. Per tutto ciò io credo che laddove questa correlazioni scientifiche e culturali ci siano si debba cogliere l’occasione di esprimere la nostra posizione. Che poi queste correlazioni ci siano nel caso dei vaccini mi pare quasi ovvio per numerose ragioni. Esistono settori della Chimica dedicati al tema: si pensi alla Chimica Biologica, in particolare all’Immunochimica,alla Chimica Farmaceutica; i vaccini sono sistemi complessi la cui composizione prevede la coesistenza con l’antigene di numerosi composti generalmente tutti a concentrazioni di sicurezza, ma da valutare integralmente; si tratta di associazioni di elementi che non esistono nei manuali dei materiali conosciuti; questi materiali sono in massima parte non biodegradabili, per cui una volta iniettati rimangono nel corpo laddove il sangue li ha trasportati; le particelle di dimensione ridotta possono venire incamerate da cellule ed interagire direttamente con il DNA danneggiandolo. Apprezzo quindi molto la proposta-che spero si concretizzi- del Presidente della SCI al Consiglio per creare un GdL che sintetizzi questi punti evidenziando gli aspetti chimici di un problema che è soprattutto medico, sociale, culturale.

7 thoughts on “Chimica, società, vaccini.

    • Rispondo io perché vedo che Luigi non lo ha ancora fatto; credo si riferisca all’Alluminio su cui ci sono state molte polemiche; tuttavia quelle polemiche dovrebbero tener conto che la quota di Al introdotta col cibo anche di un neonato supera velocemente quelle introdotte con i vaccini, per cui le dosi alte sono quasi esclusivamente nel sito di iniezione; attenzione a cercare in letteratura perché i lavori sul tema sono spesso pubblicati su riviste o da autori che meritano più attenzione che credibilità; il tema è comunque caldo.

      • Grazie.

        Conosco la polemica in corso e mi pare ridicola, proprio perché di alluminio ci riempiamo continuamente.

        Inoltre, se avesse rilevanza, sarebbe largamente emerso a livello epidemiologico 🤷🏼‍♀️

  1. “Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, il vaiolo ebbe in Europa un incremento con una rapidità allarmante. Tra i malati una persona su sei moriva. Solo a Londra morivano circa 3’000 persone l’anno e in tutta l’Inghilterra 40’000” (fonte Internet). In seguito all’invenzione di Jenner il vaiolo venne debellato. Nel dibattito sui vaccini andrebbe considerato il famoso rapporto rischio/beneficio, che SENZA ALCUN DUBBIO pende dalla parte di quest’ultimo. Malattie come la difterite, tetano, parotite, pertosse, rosolia, morbillo, ecc., sono terribili e pericolosissime. Ben vengano, anzi, nuovi vaccini, in considerazione dell’insorgenza di forme virali molto aggressive nell’ultimo decennio. Vedi, ad esempio, Herpes zoster che attacca l’encefalo, meningite, polmoniti severe. Ma questa è solo la mia opinione naturalmente.
    Per quanto riguarda le particelle che rimangono per sempre nel corpo e che aggrediscono il DNA, non vi è bisogno di andare così lontano fino alla composizione chimica dei vaccini: l’ambiente è marcio, e noi ne facciamo parte. Mercurio nei pesci pelagici, antibiotici in carne e pesci di acquacoltura, pesticidi negli ortaggi, NOx, CO2, SO2, PM10 nell’aria, ritardanti di fiamma, IPA, diossine, metaboliti di farmaci in quel grande (mare) lago che è il Mediterraneo….7.500.000.000 di esseri umani in un pianeta ridotto malissimo…

  2. Concordo che l’intersezione chimica-medicina sia importante. Infatti se la cultura chimica fosse, da subito, stata permeata dalla cultura biomedica (tossicologia, ecotossicologia, medicina) forse, l’impatto della chimica così come l’abbiamo conosciuta nei decenni passati, sarebbe stato un po’ meno antibiologico.

  3. Segnalo che dal 22/12/2017, grazie al decreto Lorenzin,la professione del chimico è entrata a fare parte delle professioni sanitarie passando sotto la vigilanza del Ministero di Sanità.

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