L’art.41 del decreto “Genova” è un imbroglio o un ragionevole compromesso?

Claudio Della Volpe

Da pochi giorni su tutti i giornali è esploso il problema degli idrocarburi nei fanghi, a causa del fatto che nel cosiddetto decreto Genova uno degli articoli è dedicato a risolvere il problema dell’uso dei fanghi in agricoltura, una delle emergenze che si è sommata negli ultimi giorni a tutto il resto.

L’art. 41 recita:

Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione

  1. Al fine di superare situazioni di criticita’ nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di una revisione organica della normativa di settore, continuano a valere, ai fini dell’utilizzo in agricoltura dei fanghi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i limiti dell’Allegato IB del predetto decreto, fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40), per i quali il limite e’: ≤ 1.000 (mg/kg tal quale). Ai fini della presente disposizione, per il parametro idrocarburi C10-C40, il limite di 1000 mg/kg tal quale si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicita’ fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell’allegato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, richiamata nella decisione 955/2014/UE della Commissione del 16 dicembre 2008.

Non sto a pronunciarmi sul fatto che il decreto denominato “Genova” dai giornali contenga altre norme; questo è un fatto che è successo tante volte nella decretazione di urgenza del nostro paese e non ne farei un problema, ma c’entra poco col resto.

Come era la situazione del riuso dei fanghi in agricoltura? Complessa, con un recente intervento del TAR che ha di fatto bloccato il tutto in attesa di un pronunciamento del Governo e del Parlamento. La situazione precedente era ben riassunta da un documento di ISPRA il 228 del 2015 che riporta una dettagliata analisi in ben 115 pagine con i dati riguardanti le regioni che fanno più uso di questo procedimento: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Anche da una rapida scorsa si può vedere che i limiti consentiti di idrocarburi nella sostanza secca del fango raggiungevano in alcune regioni come l’Emilia i 10g/kg sostanza secca, un valore cioè nettamente superiore a quanto stabilito dall’art.41 (1g/kg tal quale, la quota di acqua nel fango arriva all’80%, dunque moltiplicate questo numero per 5 sulla sostanza secca, 5g/kg di sostanza secca).

Quando leggete che la normativa attuale limita a 50mg/kg il valore degli idrocarburi nei fanghi sversabili sul terreno sappiate che si tratta non di una norma nazionale decisa con una legge ma di una una sentenza emanata dal TAR Lombardia il 20 luglio scorso sulla base di un ricorso di alcuni comuni lombardi. La sentenza ha annullato alcune parti della delibera regionale (n.7076/2017), che definivano i parametri di alcuni componenti contenuti nei fanghi per il loro utilizzo in agricoltura. Fino ad allora valevano le decisioni regionali riportate nel documento ISPRA.

Nella sentenza si spiega la ratio della decisione che vi sintetizzo con questa frase:

In proposito si deve anzitutto osservare che, come eccepito dai ricorrenti (che a suffragio delle loro conclusioni hanno prodotto una controperizia) – a differenza di quanto accade per altri materiali (le parti resistenti portano l’esempio di alcuni prodotti alimentari) – i fanghi da depurazione sono destinati ad essere mescolati ad ampie porzioni di terreno e a divenire, quindi, un tutt’uno con esso; appare pertanto logico che il fango rispetti i limiti previsti per la matrice ambientale a cui dovrà essere assimilato.

Se si volesse seguire questo criterio “logico” alla lettera non si potrebbe aggiungere al terreno nulla con una diversa composizione, né un concime, nemmeno naturale né qualunque altro ammendante; perfino il letame non rispetta i limiti della matrice ambientale.

Se voleste seguire questo criterio quando vi prendete un farmaco o un integratore o perfino quando mangiate, la concentrazione del quid nella pillola o nella fiala o nel piatto non dovrebbe superare quella nel vostro corpo!!! E’ un criterio del tutto cervellotico.

Comunque da questo nasce la regola invocata che il tasso di idrocarburi nei fanghi non debba essere superiore a quello dei terreni in cui riversarli; si consideri che nei terreni c’è un tasso naturale di idrocarburi “biogenici” che dipende dal tipo di terreno e di vegetazione e dal livello di inquinamento.

Aggiungo una ultima osservazione; nel suolo ci sono idrocarburi di varia origine, idrocarburi sono le cere vegetali che noi non digeriamo e ricoprono varie specie di foglie e di tessuti vegetali e che finiscono nei fanghi, ma ci sono anche idrocarburi (in questo caso insaturi) dagli splendidi colori, come il licopene del pomodoro o il beta carotene.

Se occorre costruire l’economia circolare e se occorre chiudere il ciclo della produzione il caso agricolo è fondamentale; il cibo produce rifiuti prima di tutto attraverso il nostro corpo e le nostre deiezioni (e quelle degli animali asserviti, ma ce ne sarebbero comunque, tenete presente) ed esse devono essere riciclate e reimmesse in circolo recuperandone l’apporto minerale ed organico.

Questo processo non può essere eliminato e non potrà mai essere eliminato; molti dei problemi che viviamo vengono dal fatto che lo facciamo troppo poco: nitrati e fosfati vengono immessi in circolo in quantità troppo maggiori della bisogna, a partire da aria e minerali, distruggendo i depositi minerali o estraendo azoto atmosferico e accumulando l’eccesso nelle zone morte che stanno crescendo negli oceani del pianeta, nei laghi e nei fiumi. Molto meno da origini naturali, come le deiezioni animali e ancor meno da deiezioni umane (dai depuratori si può recuperare il fosforo per via elettrochimica).

Dunque non ci sono alternative: dobbiamo riciclare i nostri rifiuti organici più e meglio di quanto facciamo ora.

Allora, se le cose stanno così, il riciclo dei fanghi civili, provenienti dalla depurazione dell’acqua delle nostre città costituisce il modo principale di realizzare questo fine.

Stiamo solamente facendo quello che già Liebig chiedeva quasi 200 anni fa:

“But how infinitely inferior is the agriculture of Europe to that of China! The Chinese are the most admirable gardeners and trainers of plants…the agriculture of their country is the most perfect in the world.” Perfect because the Chinese understood the importance of the “most important of all manures,” human excrement. …..“Indeed so much value is attached to the influence of human excrements by these people, that laws of the state forbid that any of them should be thrown away, and reservoirs are placed in every house, in which they are collected with the greatest care.” (Agricultural Chemistry, pp 65-66.)

Non solo azoto e fosforo ci sono nelle nostre feci e in quelle degli animali, ma anche carbonio, organico, organicato, preziosissimo, che occorre evitare si ritrasformi in CO2 e contribuisca all’effetto serra e rimanga invece nel suolo.

Torniamo all’art.41 che analizzo in dettaglio.

Anzitutto l’articolo stabilisce che la legge da seguire sul tema è l’

articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99,

che recita:

Art. 2.

                             Definizioni

  1. Ai sensi del presente decreto, si intendono per:
  2. a) Fanghi: i residui derivanti dai processi di depurazione:

   1) delle acque reflue provenienti esclusivamente da insediamenti

civili come definiti dalla lettera b), art. 1-quater, legge 8 ottobre

1976, n. 670;

   2) delle acque reflue provenienti da insediamenti civili e

produttivi:   tali   fanghi   devono   possedere   caratteristiche

sostanzialmente non diverse da quelle possedute dai fanghi di cui al

punto a.1.;

   3) delle acque reflue provenienti esclusivamente da insediamenti

produttivi, come definiti   dalla   legge   319/76   e   successive

modificazioni ed integrazioni; tali fanghi devono essere assimilabili

per qualita’ a quelli di cui al punto a.1. sulla base di quanto

disposto nel successivo articolo 3.1.

  1. b) Fanghi trattati: i fanghi sottoposti a trattamento biologico,

chimico o termico, a deposito a lungo termine ovvero ad altro

opportuno procedimento, in modo da ridurre in maniera rilevante il

loro potere fermentiscibile e gli inconvenienti sanitari della loro

utilizzazione.

  1. c) Agricoltura: qualsiasi tipo di coltivazione a scopo commerciale

e alimentare, nonche’ zootecnico;

  1. d) Utilizzazione: il recupero dei fanghi previsti al punto a)

mediante il loro spandimento sul suolo o qualsiasi altra applicazione

sul suolo e nel suolo.

Questo articolo è in vigore da quasi 20 anni. In sostanza si chiarisce che NON si possono usare fanghi da insediamenti produttivi diversi nella sostanza da quelli civili.

I limiti delle varie sostanze sono stabiliti nell’allegato IB

Anche la nota L rimane in vigore:

Nota L:

La classificazione come cancerogeno non è necessaria se si può dimostrare che la sostanza contiene meno del 3 % di estratto di Dmso secondo la misurazione IP 346 «Determinazione dei policiclici aromatici negli oli di base inutilizzati lubrificanti e nelle frazioni di petrolio senza asfaltene — estrazione di dimetile sulfosside», Institute of Petroleum, Londra. La presente nota si applica soltanto a talune sostanze composte derivate dal petrolio contenute nella parte 3.

Dunque cominciamo col dire che chi sta gridando e sostenendo che i fanghi si potranno usare senza verificare la loro origine o il loro contenuto in cancerogeni e metalli pesanti e altro dice una sciocchezza.

Nessun valore viene modificato eccetto quello relativo agli idrocarburi la cui catena sia compresa nell’intervallo 10-40, dunque si eccettuano i leggeri e i molto pesanti.

Per questi che costituiscono un elemento rivelatore di qualità, ma alcuni dei quali sono anche di origine naturale si dice:

fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40), per i quali il limite e’: ≤ 1.000 (mg/kg tal quale).

Cominciamo col dire che non c’era un limite precedente NAZIONALE NEI FANGHI; c’era nei suoli, che era quello a cui si attaccano oggi i critici (50mg/kg peso secco), ma scusate cosa c’entra il limite nei fanghi e quello nei suoli? Anzi diciamo che questa è una regola nazionale che prima non c’era.

Il limite scelto è la metà di quelli usati dalle regioni secondo i dati del documento ISPRA; infatti dato che la tipica composizione del fango è acqua per circa l’80% quel 1000 viene moltiplicato per 5 circa, siamo dunque ad un valore limite dei C10-C40 nel fango di circa 5000mg/kg di peso secco. Questa è comunque una scelta che può creare ambiguità e raggiri, tornerei alla definizione in peso secco.

Il limite europeo nei suoli è di C10-C40 50mg/kg di suolo, misurato in un modo analitico. Quando mettete alcune tonnellate di fanghi per ettaro, tipicamente 5 per ettaro, con una densità del secco che è pari a quello del suolo attorno a 2ton/m3, state distribuendo un volume dell’ordine di 2.5m3 su 10.000m2. Questo corrisponde a 0.25mm di spessore su un suolo che poi le operazioni di aratura, erpicatura, vangatura smuoveranno e mescoleranno per almeno 30cm, ossia 300mm; potrei usare il valore di 40cm come in alcune proposte di legge, ma dato che sono conservativo uso 30. Dunque i vostri 5000mg/kg di fango diventeranno 5000mg/(300/0.25)=4.16mg/kg di suolo. Il suolo finale avrà un incremento di circa 4mg/kg di suolo negli idrocarburi C10-C40, questa sarebbe la variazione nella composizione della matrice.

Ho letto allarmi perchè in tre anni si sverserebbero 75kg/ettaro di idrocarburi; allora calcoliamo quanti ce ne possono stare; il limite è 50mg/kg di terra; i primi 30cm di un ettaro pesano in media 10.000*0.3*2=6000 ton ossia 6.000.000kg che corrispondono a un limite di 300kg di idrocarburi “preesistenti” per ettaro a cui se ne aggiungerebbero 25 all’anno, circa l’ 8%; questa è l’alterazione della matrice.

E’ vero che c’è un limite di 500mg/kg di peso secco per gli idrocarburi di questa fascia nei materiali da portare in discarica, ma con due note: a) si tratta di olio minerale, la tabella lo dice esplicitamente, valutato attraverso questo dato, in sostanza si tratta di fanghi che possono venire anche dall’industria mentre in questo caso la cosa è vietata dal richiamo contenuto nell’articolo e b) inoltre le discariche di cui si parla sono di INERTI; ma l’uso nel terreno non può essere assimilato a quello di una discarica di inerti, il terreno è vivo, in grado di metabolizzare le cose.

A riprova di ciò noto che nella legge che impone la composizione dei rifiuti da scaricare nelle discariche di inerti anche i metalli pesanti sono meno concentrati; le discariche di inerti non sono il suolo.

(in tutti questi calcoli grossolani non sto tenendo conto dell’acqua nel terreno; l’acqua nel terreno insaturo sta al massimo al 20-30% del totale a secondo se è argiloso o sabbioso, dunque i conti possono variare ma l’ordine di grandezza rimane questo che dico).

Ancora non ho capito di cosa si stanno lamentando i Verdi e mi spiace perché di solito condivido le loro critiche. Mi sembra una critica strumentale.

Certo non è una soluzione definitiva, né completa del problema; sarebbe meglio riferirsi ad una legge organica che integrasse e superasse la legge 99; ma è meglio che rimanere con impianti di riciclo e produzioni agricole bloccate.

Certo sarebbe meglio che si dicesse ancora una volta e CHIARAMENTE che i reflui industriali, i fanghi industriali NON possono essere usati nei campi (quasi mai, solo per certe industrie alimentari) specificando i vari casi, chiarendo in dettaglio quali IPA e quali concentrazioni oltre i valori GIA’ stabiliti.

Ma nelle more di una revisione organica della normativa di settore ci sta; l’art. 41 non è una soluzione finale, ma un compromesso ragionevole e TEMPORANEO, non un imbroglio, conserva le regole base contro l’inquinamento da metalli pesanti e cancerogeni e varia solo la componente C10-C40.

La condizione è che:

  • ci sia in futuro, prima possibile, una legge dedicata chiara e completa; questa legge dovrebbe porre limiti differenti per suoli differenti, i suoli argillosi o sabbiosi o con pH diversi non sono da trattare al medesimo modo;
  • che in questa legge si dica che i depuratori devono operare per ridurre i fanghi, cosa che si può fare se si usano accorgimenti opportuni, così si evita il problema alla radice; occorre anche investire nella ricerca di questo settore; per esempio nelle celle MFC (microbial fuel cell) non si generano fanghi;
  • ci siano controlli SEVERI e continui sull’uso dei fanghi, per evitare l’ingresso o contrastare od eliminare l’attività della malavita che cerca continuamente di entrare in ogni lucroso mercato e che sicuramente ha le mani in pasta in questo (come ce l’ha in quello dei rifiuti, fate caso al numero crescente di incendi nei depositi di plastica di cui abbiamo parlato).
  • Sarebbe utile modificare l’articolo 41 sostituendo al termine tal quale e al valore 1000 la dizione equivalente 5000mg/kg s.s.

Pregherei inoltre la TV la prossima volta che fa una trasmissione sui fanghi di chiedere la consulenza di qualche chimico e di non sparare a zero nel mucchio spaventando e senza informare adeguatamente.

Mi spiace per Bonelli e i Verdi e anche per Cianciullo; dovrebbero rifare l’esame di chimica.

Si veda anche:

https://ilblogdellasci.wordpress.com/2014/03/28/chimica-e-agricoltura-una-risposta-a-carlo-gessa/

https://www.lanuovaecologia.it/un-codicillo-infangato/?fbclid=IwAR111r1Rzi2UxaavFJO_L8X68wVgSrwgAODqIKrOl_-Rl8zeADJY5k8Dd1A

 

6 pensieri su “L’art.41 del decreto “Genova” è un imbroglio o un ragionevole compromesso?

  1. Buongiorno, ho letto attentamente il suo articolo e avrei qualche domanda da rivolgerle.
    1) Qualcuno esprime preoccupazione riguardo questa soluzione, presentata come un “grande passo avanti” invece che come una soluzione temporanea quale è (come lei ha sottolineato) volta a contrastare la criticità venutasi a creare in questi anni riguardo lo smaltimento dei fanghi, in quanto potrebbe portare all’inquinamento delle falde acquifere; ho letto che il rimescolamento riguarderebbe un massimo di 40 cm di altezza ma non ne capisco le motivazioni di questa affermazione. Quindi, è possibile l’inquinamento delle falde acquifere che sicuramente non si trovano a 40 cm di profondità?
    2) Esprimono preoccupazione anche medici che affermano come questa soluzione possa risultare dannosa per chi consuma il cibo coltivato nei campi che sono stati sottoposti a questo trattamento. La loro preoccupazione riguarda molteplici aspetti e i più rilevanti sono dovuti alla mancanza di studi specifici che riportino prove scientifiche che escluderebbero qualsiasi danno all’uomo. Sono preoccupazioni ragionevoli?

    • Premetto che l’articolo commentava una versione iniziale del testo; a mia conoscenza il testo è stato poi modificato aggiungendo altri limiti AL FANGO. I limiti precedenti esistevano solo per il terreno e alcune regioni avevano fatto dei decreti per i fanghi. Dopo il ricorso di alcuni comuni lombardi la magistratura aveva tagliato la testa al toro mettendo per I FANGHI gli stessi limiti del terreno (cosa in se alquanto riduttiva). Ora se lei sparge qualcosa su un terreno che poi va lavorato per una certa profondità è chiaro che le concentrazioni delle specie che aggiunge non possono essere valutate DIRETTAMENTE rispetto al terreno finale perchè si avrà una diluizone legata al rapporto fra fango e terreno; c’è differenza fra le specie che non possono essere metabolizzate dal terreno come chessò il cadmio che cadmio è e cadmio resta, o identicamente le sostanze come PCB o diossine che non sono metabolizzate ma solo diffuse; per quelle il limite rimane nella legge quello basso del terreno o poco più; ma per le specie che vengono metabolizzate (e lo vengono a ragione perchè ce ne sono anche di origine naturale di idrocarburi (cere, licopene etc))per quelle si può certamente mettere un limite più alto, ha senso; quanto all’inquinamento della falda sappiamo già che le acque superficiali italiane sono GIA’ inquinate in buona quota proprio dal’uso di prodotti agricoli che poi ritroviamo in falda ma che non sono toccati dal decreto (pesticidi, erbicidi); questo dipende dalla natura del terreno e dalla situazione agronomica e geologica;che dovrebbe essere tenuta in conto per gli spargimenti; conclusione il decreto rimane una scelta momentanea ma dovrà essere accompagnato da una legge sistematica e ben studiata; rimane che i fanghi di origine CIVILE (non industriale) DEVONO essere riciclati per chiudere il cerchio dell’economia circolare, che la loro composizione non sarà mai UGUALE a quella del terreno (come non lo è quella del concime manco naturale), invocare questo criterio come criterio di precauzione è una sciocchezza; chiedere che l’aggiunta venga fatta rispettando le buone pratiche e sulla base di una maggiore ricerca scientifica è invece giusto. Ho l’impressione che chi invoca oggi contro i fanghi sia lo stesso che ieri ha favorito i neonic o gli erbicidi; motivi politici che nulla hanno a che fare con l’ecologia.Occorre invece tenere “su le rece”, come si dice qua da noi a Trento, stare in guardia perchè si faccia una legge sugli spargimenti fatta per bene e in modo chiaro ed analitico, entro diciamo un anno da oggi. Ultima osservazione le regole delle regioni del Nord per i fanghi sono rimaste in vigore per alcuni anni e i loro limiti erano meno stretti di questi del decreto attuale; mai visto lotte parlamentari o scontri di piazza sul tema da parte di chi oggi si lamenta. Giusto che i medici si preoccupino, mi preoccupo anche io ma i fanghi CIVILI devono essere riciclati. La nostra cacca e piscia deve essere usata come concime, stando attenti alle sostanze di sintesi che ci prendiamo come farmaci e come droghe. Colpendo chi mescola i fanghi civili con quelli industriali. Riducendoli all’origine. Ma devono essere riciclati. PUNTO.

  2. Pingback: Il fango e quegli idrocarburi del cavolo. | La Chimica e la Società

  3. Salve scusi una domanda ma negli scarichi civili non CI DEVE ESSERE DIOSSINA quindi deduco che non saranno solo fanghi civili ad essere sversati, questo per lei non è preoccupante? Intorno a Taranto per la diossina sono state abbattute delle greggi e bonificati i terreni con la canapa ed avevano la metà della diossina ammessa nell’art. 41. Credo che questo articolo sia stato fatto per fare un favore a quegli industriali che non vogliono pagare per smaltire i lorop fanghi tossici e lo fanno gratuitamente grazie a questo governo sui terreni agricoli italiani. Che mi dice della diossina ammessa?????

    • Gentile Alessandra lei sta commentando la prima versione dell’art.41 che non parla affatto di diossine; eventualmente la pregherei di spostare la discussione nel secondo articolo (intitolato I fanghi e quegli idrocarburi del cavolo) che commenta la nuova versione dell’art.41 dove invece le diossine sono consentite a certe concentrazioni; detto questo mi risulta che le diossine (si tratta di centinaia di possibili molecole) si possano formare soprattutto nelle combustioni a bassa temperatura in presenza di cloro organico e metalli ma anche in altre circostanze; se lei brucia del legno a casa sua produce diossine; se lei cuoce la carne produce diossine; se lei usa prodotti a base di cloro per disinfettare i panni produce diossine; non vedo dunque come la sua affermazione possa rispondere a verità; le diossine si possono trovare nei fanghi civili al di sotto di certe concentrazioni; in realtà le diossine sono molto comuni ed alcune sono addirittura utili; alcune diossine “naturali” sono al momento in prova come antimicotici. La diossina non è ammessa da qualcuno; c’è, cara Alessandra, non viene permessa ci arriva da sola, per motivi “innocenti” non solo per l’uso di fanghi industriali in cui le concentrazioni sarebbero molto più alte. Non conosco i dettagli del caso Taranto che lei cita; dunque non mi pronuncio su quello, vorrei avere informazioni scritte; per il resto dato che la concentrazione di diossine ammessa dall’art.41 è dell’ordine di 25ng per kg, ossia di poco superiore a quella ammessa nel suolo per uso agricolo (che è 10), come le dicevo data la diluizione a cui è sottoposto il fango (da centinaia a migliaia di volte) il problema non si pone; inoltre ci sono una serie di verifiche sia prima che dopo l’uso del fango previste dalla legge che se opportunamente effettuate scongiurano problemi di accumulo. Spero di essermi fatto capire.

  4. Pingback: Fanghi di depurazione, meglio sui campi con i dovuti controlli che in discarica o negli inceneritori |

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