Lo strano caso della chiesa di S. Lamberto e della foresta di Hambach.

Claudio Della Volpe

Mentre prosegue l’incontro di Katowice, COP24, voglio raccontarvi una storia esemplare delle contraddizioni in cui si trova la transizione energetica in Europa e in particolare in quella Germania che rappresenta una sorta di “paese guida” europeo; vedremo fra un momento che questo ruolo di guida nasconde in realtà parecchia polvere sotto il tappeto. Tutti i commentatori si sono dilungati sulle contraddizioni polacche, Katowice è a pochi chilometri da grandi miniere di carbone e la Polonia non intende rinunciarvi. Katowice è la capitale del carbone. Ma la Germania è un esempio ancora migliore.

I due luoghi di cui parlo oggi sono nella Renania, la zona occidentale della Germania al confine con Olanda, Belgio, Lussemburgo e Francia; a nord abbiamo la Renania Settentrionale-Westfalia (Nordrhein-Westfalen), capoluogo Dusseldorf e a sud la Renania Palatinato (Rheinland-Pfalz), capoluogo Magonza, entrambe, insieme alla Saar (Saarland), costituiscono un bacino minerario storico della Germania.Questa regione occidentale è ricca di carbone sia di tipo antracitico che lignitico, che si è formato nel corso di decine di milioni di anni dalla degradazione più o meno completa di enormi foreste che ricoprivano la zona. Non è l’unica regione della Germania con questa risorsa, ma è quella con il più alto tasso di lignite. La lignite (alta umidità relativa superiore al 21%, incompleta carbonificazione) è di limitato pregio perché è meno energetica per unità di massa e dunque più marcata fonte di inquinamento ambientale ma anche climatico rispetto ad altri tipi di carbone.

Si presenta con colore da bruno a nero, tanto da essere chiamata carbone bruno; ha un potere calorifico superiore (PCS, senza escludere l’energia di evaporazione dell’acqua) inferiore a 24 MJ/kg (5.700 kcal/kg) , considerando la sostanza senza ceneri (contro una media di 35 dell’antracite e di 42 del petrolio).

La Germania è ad oggi la principale produttrice mondiale di lignite, uno dei principali esportatori ma soprattutto utilizzatori di questo combustibile fossile da cui ricava buona parte della propria elettricità; soprattutto da quando nel 2011, dopo l’incidente di Fukushima ha deciso di spegnere le centrali nucleari entro il 2030. Dunque la verde Germania, con la più alta quantità di rinnovabili al mondo conserva un segreto, tutto sommato ben custodito, nel fatto che mentre chiudeva le sue centrali nucleari le sostituiva con un buon numero di centrali a carbone, che costituiscono oggi la sua “base produttiva” elettrica con quasi 300TWh anno, una quantità pari al consumo totale italiano di energia elettrica.

Se si guardano i numeri sul sito della AGEB, si vede che effettivamente la Germania dal 1995 pur avendo diminuito l’uso del nucleare, dell’antracite… e del gas naturale, e pur avendo certamente incrementato l’efficienza complessiva delle sue centrali ed ovviamente pur avendo incrementato di parecchio l’uso delle rinnovabili, che coprono una parte significativa del consumo, ha incrementato l’uso della lignite. Anzi la lignite è stata uno dei mezzi per uscire dalla crisi del 2008. Nonostante l’impetuosa crescita delle rinnovabili, il paese non raggiungerà il taglio previsto delle emissioni al 2020 per parecchi punti di scarto.

Questa scelta è solo economica dato che si tratta di una risorsa interna e a basso costo per lo meno economico, ma come vedremo con alti costi ambientali; si sarebbe potuto fare diversamente, incrementando ulteriormente le rinnovabili, si sarebbero potute usare centrali a gas che invece sono state chiuse o anche basandosi, come fa l’Italia, sulla produzione in eccesso di altri paesi che volentieri vendono la loro energia elettrica in quanto i loro impianti nucleari (o idroelettrici ) DEVONO liberarsi dell’eccesso di produzione anche senza mercato interno. In quasi tutta Europa questi impianti sono in eccesso rispetto al fabbisogno, immani cattedrali di capitale fisso che se rimangono prive di remunerazione si mascherano dietro i pochi posti di lavoro supportati e urlano la loro fame di profitto ogni giorno. Non potete regolare la produzione di una centrale nucleare, dovete tirarla sempre al massimo, un sistema rigidissimo; ed è da dire che anche le centrali a carbone sono parecchio rigide da questo punto di vista, al contrario di quelle a gas, sono adatte solo a far da “base” e sono state usate così dai tedeschi.

I due casi a cui facevo riferimento all’inizio sono proprio questo, il costo ambientale e culturale della lignite; la foresta di Hambach che vedete qui sotto è meno di un decimo (200 ettari) della foresta originale ricca di alberi secolari e al cui confine si apre la più grande miniera a cielo aperto di lignite di tutta Europa, denominata anch’essa Hambach (a sinistra nella foto).Notate nella parte inferiore della foto lo scavo ripidissimo. La collina artificiale che vedete, che si viene a creare a causa dell’estesa coltivazione superficiale della miniera, Sophienhöhe, 6 km ad est della città Julich all’estremità NE della miniera è la più alta d’Europa, 293 metri sul livello del mare ma anche quasi 600m sopra il punto più basso degli scavi, che a loro volta costituiscono il punto più basso del territorio europeo, con quasi 300m di dislivello negativo.

Durante quest’anno è venuta a compimento una lotta fra gli ambientalisti radicali tedeschi e la RWE, la compagnia che estrae la lignite; grazie alla dura opposizione esercitata dagli ambientalisti anarchici che hanno dormito sugli alberi per settimane e grazie anche alle vittime che ci sono state durante questo periodo (il giornalista Steffen Meyns, che si era arrampicato per seguire l’operazione, era morto cadendo da una passerella tra due alberi), l’abbattimento della foresta che era stato programmato è stato interrotto dalla magistratura anche se la lotta in tribunale continuerà per altri anni.L’altro episodio analogo ha avuto conclusione opposta e costituisce l’altra faccia della medaglia. La chiesa di S. Lamberto, localmente nota come Immerather Dom, che vedete sotto, era un esempio di stile neoromanico situata a Immerath, una frazione di Erkelenz. Risalente al XII secolo nella sua forma originaria ed ampliata in anni successivi, è stata abbattuta a gennaio 2018, seguendo il destino del resto della cittadina, per far posto ad una miniera di lignite di proprietà della solita RWE.Ma pensate che l’intera cittadina di Immerath si trovava sul percorso previsto per l’estensione della miniera di Garzweiler, il sito di estrazione di lignite operato dalla società tedesca RWE; già nei primi anni 2010 la società aveva demolito e ricostruito gran parte degli edifici di Immerath su un nuovo sito, incluso il cimitero (esumando e trasferendo i corpi già sepolti).La chiesa stessa è stata ricostruita altrove in forma moderna. Stavolta non ci sono stati conflitti duri (oltre la resistenza pacifica dei verdi) ma pagamenti, scambi economici e poi silenzio contro devastazioni ambientali.Potreste dire che forse per una vecchia chiesa non vale la pena di far baccano; ma guardiamo le cose più da vicino.Panoramica della miniera di Garzweiler. Sullo sfondo le centrali termiche che utilizzano la lignite estratta. Da http://www.mining-technology.com/projects/rhineland/

Un buco gigantesco di dimensioni analoghe a quelle di Hambach con una serie non banale di effetti collaterali; infatti lo scavo altera in modo irrimediabile la falda acquifera.

100 milioni di tonnellate di lignite vengono estratte dalle varie miniere della zona e, per tale produzione, vengono rimossi e spostati annualmente circa 450 milioni di metri cubi di argille, sabbie e conglomerati sovrastanti lo strato di lignite (nell’area infatti si individuano facilmente significative colline artificiali).

Lo strato di lignite si trova a varie profondità e per estrarlo occorre quindi abbassare la falda acquifera (in termini tecnici tale operazione è chiamata dewatering). In tutta l’area, sono quindi in azione giganteschi e sofisticati sistemi di pompaggio in grado di estrarre annualmente enormi quantità di acqua di falda senza compromettere, stando ai dati ufficiali, il fabbisogno idrico delle comunità ubicate nelle vicinanze delle cave.

Così come descritti, ad un lettore possono sembrare dati un po’ freddi ma, se confrontiamo le superfici utilizzate,credo che risulti chiara la situazione esistente. A tale scopo sono state messe a confronto solo le  superfici di scavo delle tre miniere con quelle  di Roma e Milano.Immagini riprese da Google maps alla stessa scala. Le tre miniere sono al centro. Inden la più piccola, Hambach la più grande e Garzweiler quella più in alto. A destra in alto il comune di Milano ed  a sinistra l’estensione di Roma all’interno del Grande Raccordo Anulare (GRA).

La figura ci dice che l’area oggetto di scavo ( da assommare poi a quella utilizzata per lo stoccaggio dei sedimenti che ricoprono lo strato di lignite) è più grande di quella del comune di Milano e grande come l’area di  Roma all’interno del GRA. A questo si deve aggiungere che l’attività estrattiva ha comportato la distruzione di villaggi e la loro ricollocazione in altre aree; dal 1948 sono state spostate circa 30.000 persone.

da http://astrolabio.amicidellaterra.it/node/526

Ecco questi sono gli effetti nella verde Germania (che è certamente dotata del più ampio apparato fotovoltaico europeo) delle contraddizioni della transizione energetica. A voi ogni ulteriore commento.In questa vignetta i cicloamatori tedeschi fanno dire alla Merkel: Oh, dite che le bici sono fatte dal carbone? Grande opportunità per l’estrazione mineraria!

da https://www.roadbike.de/news/angela-merkel-und-das-fahrrad-was-die-kanzerlin-auf-der-eurobike-nicht-gesagt-hat.865692.9.htm#1

per approfondire

http://dataenergia.altervista.org/portale/?q=consumo_produzione_energia_elettrica_germania

https://gloria.tv/article/Ca4PVUKybkpK1tJoqVkNfZN6D

6 pensieri su “Lo strano caso della chiesa di S. Lamberto e della foresta di Hambach.

  1. Allora era meglio non chiudere le centrali nucleari ma dismetterle gradualmente. Ma forse, come detto nell’articolo hanno preso la palla al balzo per sfruttare una risorsa a basso costo che hanno in gran quantità. Penso che qualunque paese avrebbe fatto lo stesso. Saluti

  2. Io ritengo che il fondamentalismo non paghi neanche quando si parla di ambiente; dopo aver demonizzato le centrali nucleari si deve ingoiare questo rospo non da poco. D’altronde in Italia di questi fondamentalismi ne sappiamo qualcosa se pensiamo alla folle gestione del problema rifiuti che nasce dal no alla combustione controllata e per finire nella combustione incontrollata.

  3. Le centrali nucleari in dismissione hanno già superato il tempo d’esercizio per cui erano state progettate. Al di là della pericolosità della centrale nucleare in sé, si ignora sistematicamente l’attività mineraria che c’è a monte e la massa di scorie radioattive che si producono per ottenere quelle barre di combustibile nucleare che entrano nella centrale. Negli anni ’80, dopo l’incidente di Chernobyl, gli italiani votarono per interrompere il programma nucleare con quattro centrali quasi ultimate (a Caorso il combustibile era già dentro) e una in esercizio: sul piano economico fu una scelta controproducente. L’ultimo governo Berlusconi tentò di riavviare un programma nucleare per referendum con due delle suddette centrali già riconvertite e due in abbandono da 30 anni: sarebbe stato una scelta ancor più controproducente. Ecco due esempi di scarsa lungimiranza. L’Uomo deve entrare nell’ordine d’idee di ridurre le proprie pretese di benessere individuale per uno stile di vita più equo e sostenibile. Consiglio la lettura di “Laudato si” del Santo Patdre Francesco (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html)

  4. Come sempre tedeschi virtuosi ma a casa degli altri…
    Sulle centrali nucleari e sulle opinioni su di esse si conferma “l’eccezione italiana” : quello che va bene per tutti i popoli civili e sviluppati non va bene per gli italiani, convinti di non avere nulla da imparare pèerchè son già perfetti (vedi inceneritori fanghi diritti civili scuola asili nido vaccini ietc).
    Siamo nell’età del ritorno…

    antoniutti

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