L’aria di Katowice e le biomasse.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Per capire l’aria che tira a Katowice nella COP24 è veramente istruttiva la discussione che si è svolta nella giornata di sabato e di cui sono stati dalla stampa riportati ampi resoconti. In occasione della plenaria di chiusura del 49° meeting del SBSTA (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice), dopo l’approvazione di numerosi documenti, anche importanti, a sostegno dell’accordo di Parigi del 2015 sul clima, la discussione si è impantanata sull’approvazione del documento su Research and Systematic observations preparato nella settimana.

Si tratta di un documento in cui il SBSTA saluta come “benvenuta” (in inglese welcomed) una serie di dichiarazioni, lavori e documenti scientifici, tra i quali la Dichiarazione sullo stato globale del clima, il Bollettino sui gas-serra, la dichiarazione sui progressi conseguiti nel Sistema globale di osservazione del clima, la dichiarazione del programma di ricerca sul clima mondiale, le osservazioni terrestri da satellite. Una frase ha innescato la polemica, la sostituzione richiesta da alcuni Paesi della parola “welcomed”, che per l’appunto saluta come benvenuta la serie con “noted” cioè ha preso atto. Su questa alternativa si è discusso per oltre 2 ore.

La differenza non è solo terminologica: se si dà il benvenuto ad un documento poi non si può procedere in direzione opposta a quella indicata in termini di emissione di gas serra, di uso del carbone quale combustibile di poIitica energetica. I Paesi che hanno chiesto di prendere atto e non di dare il benvenuto sono Arabia Saudita, Kuwait, Federazione Russa e Stati Uniti, tutti Paesi nei quali gli interessi economici legati alle fonti energetiche fossili sono rilevanti. Il risultato è stato che il documento non trovando un’unanimità non è stato approvato, suscitando per tale conclusione numerose proteste con dichiarazioni di adesione al testo di benvenuto. Il 7% della popolazione (quello corrispondente ai suddetti 4 Paesi), ha così bloccato un’approvazione importante perché capace di formalizzare l’adesione a documenti di provenienza strettamente scientifica e tecnologica.Mentre avviene tutto questo, a dimostrazione dello scontro sul clima in atto nel mondo, non solo orientale, ma anche occidentale, l’editrice Alkes ha distribuito un interessante documento sulle fake news in campo ambientale in particolare affrontando un tema di grande attualità, quello relativo alle biomasse (http://www.nuova-energia.com/index.php?option=com_content&task=view&id=5548&Itemid=113). Proposta come una possibile soluzione rispetto a produzioni energetiche capaci di riciclare gli scarti e rispettose dell’ambiente di recente è stata attaccata in quanto concorrenziale con un ben più “degno” uso delle aree ad essa dedicate, quello per le produzioni alimentari, in quanto economicamente non sostenibile per le PMI, in quanto collegata a deforestazioni selvagge, in quanto inquinante. In effetti sappiamo che si tratta di critiche effettive, ma parziali, il discorso è complesso.

Oggi in Italia le bioenergie impegnano circa 300 mila ettari pari a circa il 2,3% della superficie agricola, dunque in Italia non c’è concorrenza fra le due cose; la superficie forestale italiana in 50 anni si è raddoppiata (da 5,5 a 11 ) milioni di ettari, dunque anche senza colture dedicate le disponibilità di biomassa sono significative (30 milioni di tonnellate di biomasse ligno-cellulosiche); le centrali a biomasse non sono inceneritori e richiedono specifiche autorizzazioni per essere realizzate; in Italia sono stati realizzati oltre 1500 impianti a biogas per una potenza complessiva di circa 12GW bene integrati nel contesto agricolo nazionale (si tenga però presente che SE si fa uso di tecniche intensive di coltivazione ed allevamento il biogas contiene una porzione di energia primaria tratta dal petrolio).

E’ chiaro che le biomasse DA SOLE non sono una soluzione al problema energetico anche data la loro bassa densità energetica per unità di superficie, l’inquinamento ambientale evidenziabile in contesti cittadini e anche il ciclo di vita LCA che (considerando l’energia di trasporto o i contributi primari fossili) ne abbassa la sostenibilità; tuttavia il loro uso può essere un contributo, la cui utilità dipende dal contesto, al passaggio a forme rinnovabili e sostenibili di energia primaria in un quadro energetico nazionale da rinnovare significativamente.

In conclusione, per rendere realmente utile alla produzione di energia pulita una centrale a biomasse, il legislatore, dovrebbe anche chiarire cosa ci possa finire dentro, perché norme troppo vaghe sono altamente pericolose per la comunità, visto che, come detto, lì dentro ci potrebbero finirebbero pure materiali che di bio non hanno proprio niente.

https://www.tuttogreen.it/centrali-a-biomasse-sono-davvero-eco/

Un pensiero su “L’aria di Katowice e le biomasse.

  1. Ho ereditato 7 ettari di bosco ceduo e castagneto da frutto dai quali la mia famiglia ha tratto l’energia per alimentare la propria azienda agricola per almeno quattro secoli. Sono tutte particelle di circa una biolca modenese (0.3 ettari) una superficie ragionevole da abbattere in un inverno a colpi di scure e segoni a mano e sufficiente per cucinare, scaldare acqua e casa, essiccare le castagne, produrre il formaggio, lavorare gli animali macellati, fare il sapone e altre cose che neanche posso immaginare. Inoltre si racconta che la bisnonna, pur essendo una dei principali possidenti terrieri del paese, non rientrasse mai a casa senza un fascio di “bachetti” (oggi li chiameremmo necromassa).Nell’economia industriale particelle così piccole non sono più economicamente convenienti, un boscaiolo professionista muove motoseghe e trattori solo se la superficie è di alcuni ettari. Significa che dove a novembre c’era un bosco, a maggio c’è un albero ogni 300 metri quadri e per i successivi 20 anni si svilupperà una boscaglia impenetrabile in cui nessuno si preoccuperà di selezionare le piante pregiate a scapito di quelle ritenute infestanti impoverendo il territorio. Cosa facciamo? Ritrasferiamo l’80% della popolazione in campagna e ricominciamo a trasportare la legna con le coppie di buoi? A Dobbiaco c’è un’interessante centrale di cogenerazione a biomasse ma se qualcuno decidesse di estendere la rete di distribuzione del metano da Brunico all’alta Val Pusteria, probabilmente questo impianto virtuoso perderebbe la competitività economica. Interessante anche l’esperienza emiliana di valorizzazione degli stocchi del sorgo ma nella pianura con l’aria più inquinata d’Europa la valutazione delle emissioni in atmosfera è un aspetto critico.

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