Castrazione “chimica”.

Claudio Della Volpe

Negli ultimi giorni i giornali hanno ripetutamente parlato di questo argomento; uno dei due vice presidenti del consiglio, durante la attuale campagna elettorale, ne ha parlato ripetutamente proponendo una legge a riguardo e pare da un sondaggio SWG che il 58% degli italiani sia favorevole, anche se non è chiaro bene a cosa siano favorevoli. Dato che il tema ha a che fare con la chimica mi sembra opportuno informare a riguardo per evitare confusione.

Cosa si intende per castrazione chimica?

Cominciamo dal dire che la castrazione in genere è l’atto di eliminare chirugicamente le gonadi maschili, l’atto corrispondente nel genere femminile (eliminazione delle ovaie) viene più pudicamente definito sterilizzazione e chirurgicamente è molto più invasivo. Entrambi vengono usati per motivi vari in specie animali e nella specie umana; di solito per impedire la riproduzione di animali ma anche solo per cambiarne il comportamento (il bue invece del toro, il cappone invece del gallo sono animali castrati e castrati in età precoce; cappone viene dal latino capo,-onis a sua volta dal verbo greco “κόπτω”, che significa “tagliare”).

L’esistenza di maschi castrati definiti eunuchi o castrati è stata diffusa nella storia della specie umana con varie motivazioni e si sa che induce modifiche notevoli nel corpo: voce, accumulo di grasso, comportamento si modificano; la castrazione è stata anche usata in particolare per indurre lo sviluppo di una voce canora di elevata qualità ed è presente nella nostra storia nazionale con riferimento alla storia della musica.

http://quinteparallele.net/2016/11/24/le-voci-senza-sesso-i-castrati/

Nel corso del XVIII secolo, circa centomila giovani ragazzi furono evirati per preservare le loro voci acute. Tra di loro, pochissimi riuscirono a salire all’Olimpo del bel canto, diventando i cantanti più famosi di quell’era, le prime vere e proprie superstar internazionali. Erano forse i performer più virtuosi mai sentiti sulla faccia della Terra: i castrati.

Chi era il castrato? Il termine castrato indica un tipo di cantante, molto in voga nel panorama operistico del XVII e XVIII secolo, che, non avendo sviluppato alcun carattere sessuale a seguito di un’evirazione precoce, aveva i riflessi e la potenza di una voce adulta e il timbro di una laringe da bambino. Eseguita prima della pubertà, la soppressione (o piuttosto l’annullazione delle funzioni) dei testicoli comprometteva l’apparizione dei caratteri sessuali principali e, in particolare, arrestava lo sviluppo della laringe. Mentre il corpo del giovane castrato cresceva, la mancanza di testosterone non permetteva alle articolazioni di irrigidirsi, perciò gli arti degli eunuchi spesso erano anormalmente lunghi, come anche le costole della loro cassa toracica. Queste particolarità anatomiche, a cui si aggiunge un intenso allenamento musicale, permettevano loro di avere un’impareggiabile potenza di voce e capacità di respiro.

Ritratto di Carlo Maria Broschi, detto Farinelli, che fu tra i più celebri cantanti castrati; il dipinto fu eseguito dall’amico Jacopo Amigoni nel 1750 e si trova a Madrid nella Real Academia de Bellas Artes de San Fernando

I castrati erano raramente chiamati con questo nome: nel XVIII secolo, veniva utilizzato più generalmente l’eufemismo musico, sebbene il termine contenesse delle implicazioni denigratorie; un altro sinonimo usato era evirato. La denominazione eunuco, invece, aveva un’accezione più generale, visto che storicamente parlando gli eunuchi venivano castrati dopo la pubertà e perciò il processo di evirazione non aveva alcun effetto sulla loro voce, già cambiata nella muta adolescenziale.

Castrati a scopi musicali esistettero e furono presenti in cori vaticani fino al 1902. Dunque questo atto così invasivo dal nostro punto di vista è in realtà un atto usato ampiamente in passato e anche nel nostro paese. Noto di passaggio che l’articolo che ho citato sostiene che la castrazione fisica non obbligava la persona né ad una vita omosessuale come qualcuno pensa e nemmeno a non poter avere una normale vita sessuale, con persone dell’altro sesso; dunque perfino la castrazione fisica non impedisce, né vieta di provare desiderio sessuale per l’altro sesso e di realizzare tale desiderio.

Ma pochi sanno che la castrazione fisica è usata ancora oggi in Europa e in Occidente seppure con scopi affatto diversi.

Man mano che la cultura si sviluppava si è compreso che una azione del genere era inaccettabile eticamente; ma sono rimasti dei casi in cui essa è considerata possibile ed è di fatto attuata; nel lavoro citato nei riferimenti si dice:

Though its use has declined, surgical castration of sex offenders still occurs, including in the West. At present, voluntary surgical castration of sex offenders is legal in California, Florida, Iowa, Louisiana, and Texas (del Busto and Harlow 2011). In Europe, it has remained in limited use in Germany and more widespread use in the Czech Republic, where, between 2001 and 2006, more than 50 sex offenders underwent surgical castration (European Committee for the Prevention of Torture 2009).

Dunque la castrazione fisica è ancora usata ma come mezzo di difesa sociale contro coloro che mostrino comportamenti sessualmente aggressivi nei confronti di minori o in genere (questo il senso di sex offender).

Con lo sviluppo delle conoscenze mediche e biologiche si è capito che si potevano trovare alternative a questo tipo di strategia; e lo si è fatto in passato anche recente per motivi che oggi considereremmo assolutamente abietti.

Basti ricordare il caso di Alain Turing.

Turing è stato uno dei maggiori scienziati nel campo dell’informatica, e probabilmente il più grande informatico moderno ed uno dei maggiori matematici del 900; potete leggere un mio breve articolo di qualche anno comparso su XlaTangente, in cui insieme al collega Stefano Siboni avevo cercato di raccontare i rapporti fra Turing, la matematica e la chimica: http://www.xlatangente.it/upload/files/margheritesito.pdf

Turing era omosessuale; era anche un genio matematico che contribuì in modo determinante alla vittoria alleata nella 2 guerra mondiale scoprendo il meccanismo di funzionamento di Enigma, la macchina tedesca che cifrava i messaggi usati per dare ordini all’armata tedesca. Dopo aver contribuito in segreto alla vittoria, qualche anno dopo, fu accusato di omosessualità, considerata un reato nell’Inghilterra postbellica. Fu costretto a scegliere tra una pena a due anni di carcere o la castrazione chimica mediante assunzione di estrogeni. Per non finire in prigione, lo scienziato optò per la seconda alternativa. Per oltre un anno si sottopose a trattamenti che provocarono in lui un calo della libido e lo sviluppo del seno (ginecomastia). La depressione legata al trattamento e all’umiliazione subita fu, a parere di molti storici, il motivo che lo condusse, il 7 giugno 1954, al suicidio.

E veniamo alla castrazione chimica, considerata oggi.

E’ un argomento ampio e complesso anche perchè sconfina con il controllo riproduttivo più in generale.

Anzitutto diciamo che interventi che impediscano la procreazione degli animali compresa la specie umana attraverso l’uso di sostanze apposite ce ne sono; da questo punto di vista anche l’uso della pillola anticoncezionale femminile entra in questa definizione. Ci sono sostanze che inibiscono parti del processo di riproduzione sia nel maschio che nella femmina; nella femmina inibiscono per esempio l’attaccamento dell’ovulo fecondato ai tessuti appositi, nel maschio invece abbassano il tasso di uno degli ormoni chiave che controlla la risposta sessuale, il testosterone e dunque inibiscono all’origine il desiderio sessuale; si tratta sempre di trattamenti reversibili; nel maschio di cane per esempio l’iniezione dura sei mesi, poi bisogna ripeterla e costa quanto una “castrazione fisica”.

Ma cosa avviene nella specie umana?

Qui il discorso cambia perchè la castrazione chimica a differenza del semplice controllo riproduttivo è inteso come un trattamento con sostanze di sintesi che inibisca NON la capacità riproduttiva, che anzi rimane, ma che controlli il desiderio sessuale e la sua messa in atto nei confronti specialmente di persone che per la loro condizione (minori o donne o perfino maschi in alcune circostanze) non riescano a difendersi da atti sessuali indesiderati.

Abbiamo già notato che perfino la castrazione fisica non impedisce necessariamente il desiderio e la sua attuazione, ma in effetti impedisce la sola riproduzione; e questo limite si accompagna anche alle procedure che usano inibitori di sintesi del comportamento sessuale.

Nella situazione più comune si desidera controllare la riproduzione umana senza conseguenze sul desiderio sia nell’uomo che nella donna; sappiamo che nella donna la sintesi chimica ha ottenuto il risultato perfetto con la cosiddetta “pillola”; la pillola nell’uomo, il “pillolo” viceversa che disgiunga la capacità riproduttiva dal desiderio non è ancora in commercio, ma si prova a sintetizzarlo; al contrario esistono prodotti che inducono e mantengono l’erezione, dunque una sorta di sottoprodotto del desiderio a qualunque età.

Qua invece stiamo parlando di una cosa ancora diversa: eliminare il solo desiderio ed in modo certo essenzialmente nell’uomo.

Il risultato, benchè largamente imperfetto può essere raggiunto usando vari tipi di molecole come

– dal 1960 medrossiprogesterone acetato (MPA) o ciproterone acetato (CPA), con MPA usato negli USA e il CPA in Europa, Medio oriente e Canadà; entrambi hanno potenti effetti collaterali ed uno è sospettato di essere cancerogeno.

Ciproterone acetato

Medrossiprogesterone acetato

Dal 1980 si è aggiunta la classe degli SSRI (selective serotonin reuptake inhibitors). Usati inizialmente nel trattare la depressione possono essere usati anche nei casi più lievi di sex offenders.

Paroxetina

Ed infine ci sono nuovi agenti ormonali—gonadotrophin-releasing hormone (GnRH) agonists—usati essenzialmente nel cancro della prostata ma che riducono fortemente il livello di testosterone e possono essere usati nella diminuzione reversibile dell’aggressività sessuale nei soggetti responsabili di questi comportamenti.

Nafarelina

Ci sono però almeno due considerazioni:

  • queste sostanze come tutte le medicine non sono onnipotenti, ossia sono efficaci solo in un certo numero di casi, devono essere somministrate in continuazione e secondo la maggioranza dei medici usate INSIEME ad un trattamento psicologico, ad un controllo continuo del comportamento effettivo della persona poichè potrebbero anche fallire sia pure in una percentuale ridotta di casi;
  • inoltre come tutte le medicine hanno effetti collaterali anche gravi e significativi di vario genere; per esempio riguardo la struttura ossea ma anche la circolazione sanguigna, dati gli effetti molteplici del testosterone

In conclusione il trattamento denominato “castrazione chimica” non è una soluzione perfetta, ha un costo di gestione e non può essere usato da solo oltre a poter indurre effetti collaterali indesiderati che pongono vari problemi etici.

Io non esprimo un giudizio sul tema, ma penso che sarebbe utile che quando si chiede il giudizio alle persone (come ha fatto SGW) sarebbe il caso che le persone siano informate con precisione dei problemi; e lasciatemi dubitare che questo sia vero per la maggioranza della popolazione italiana per la quale la chimica oscilla fra la nemica perenne e la pillola magica, immagini entrambe completamente sbagliate. E’ forse il caso che noi si contribuisca almeno ad informare la popolazione.

Riferimenti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3824348/

 

http://www.psicologiagiuridica.com/pub/docs/numero_14/articoli/la%20castrazione%20chimica%20-%20Annamaria%20Faraudo.pdf

 

Un pensiero su “Castrazione “chimica”.

  1. Come semplice curiosità, segnalo che la finasteride (https://it.wikipedia.org/wiki/Finasteride#/media/File:Finasteride.svg), adoperata per combattere l’ipertrofia prostatica e l’alopecia, ha una base strutturale simile a quella degli ormoni steroidei, dei quali sono omologhi il medrossiprogesterone acetato e il ciproterone acetato, se si eccettua la presenza di un atomo di azoto, piuttosto che di carbonio, in posizione 4 del nucleo sterolico. Insomma, farmaci la cui struttura suggerisce che dovrebbero essere somministrati con estrema cautela.

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