Le creme solari possono danneggiare l’ecosistema marino.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

La raccomandazione di esporsi al sole con prudenza deriva dal crescente numero di casi di tumori della pelle. Da qui anche la crescita del consumo di creme solari a protezione del nostro corpo dai raggi UV. (ne avevamo parlato qualche anno fa)

L’ambiente d’uso delle creme solari vicino al mare comporta un rischio per la qualità dell’acqua marina proprio a causa del rilascio in acqua di queste creme sia perché smaltite impropriamente sia perché rilasciate dai nostri corpi durante i bagni. La composizione di queste creme riferita a questi loro crescenti rilasci nelle acque marine comincia a preoccupare a seguito di fenomeni che si osservano con sempre maggiore frequenza inquinamento dei bacini marini, danni alle barriere coralline, diversità biologica a rischio soprattutto per pesci, molluschi e flora marina. Quali sono le sostanze che, rilasciate in quanto contenute in queste creme, possono provocare i danni suddetti?

Innanzitutto c’è da osservare l’importanza della concentrazione che viene raggiunta in corrispondenza di spiagge affollate ed in periodi di bagni e turismo. Non si può non partire dal dato quantitativo più impressionante: ammontano a oltre 10mila le tonnellate di creme solari disperse ogni anno nei nostri mari ed oceani sulla base di una dose giornaliera di 2 mg di crema per cm2 di pelle.

Passando poi alla qualità sostanzialmente i pericoli vengono sia dalla componente inorganica che da quella organica di composizione delle creme solari. Sebbene esistano due tipi di creme solari a seconda che il filtro sia chimico oppure uno schermo fisico, nel primo caso composti capaci di assorbire le radiazioni uv, nel secondo ossidi minerali che invece le riflettono, il danno viene osservato in entrambi i casi. Si pensi che le sostanze utilizzate come filtro chimico vengono considerate dall’UE nocive per l’ambiente marino richiedendo per il loro smaltimento un pretrattamento: ma il nostro corpo rilascia senza pretrattamenti!

I composti incriminati sono molteplici amminobenzoati, cinammati, benzofenone, dibenzoilmetano ed in campo inorganico biossido di titanio, ossido di zinco, solfato di ammonio, siliconi. Il componente organico più temuto è pero l’ossibenzone chetone organico aromatico,anche noto come benzofenone-3:

i coralli lo assorbono risultandone avvelenati ,con blocco della crescita e ricadute negative anche per i pesci che perdono preziosi siti che possono ospitare le loro uova.

Una recente ricerca da parte di un’università spagnola pubblicata su Env Sci Technol descrive l’esperienza di versare una comune crema solare in un campione di acqua marina: vengono rilevati in breve tempo rilasci di alluminio, titanio, silice, fosforo.

Per il titanio attraverso un algoritmo è stato calcolato l’aumento della sua concentrazione in acque costiere a seguito dell’ingresso di bagnanti in una giornata estiva: è risultato pari al 20%! A proposito del titanio c’è anche da tenere presente che è contenuto nelle creme solari nella forma di ossido, un composto che fotocatalizza molte reazioni con il conseguente rischio di produrre molecole nuove rispetto a quelle presenti nel formulato. Se poi, come avviene sempre più spesso, questo composto viene usato in forma di nano particelle alcune indagini scientifiche suggeriscono che tali nano particelle penetrano all’interno del corpo umano con danni cellulari ed al DNA. Un recente studio dell’università delle Marche ha evidenziato un ulteriore danno provocato dal rilascio di creme solari e subito dai ricci di mare del Mediterraneo dei quali viene contrastato lo sviluppo embrionale e larvale, producendosi così malformazioni che ne compromettono il ruolo di organismo ingegnere con la capacità di supportare altre reti trofiche, in sostanza favorendo la biodiversità. Ovviamente le fonti di inquinamento dei nostri mari sono anche altre, ma il contributo delle creme solari è confermato: da qui il ripensamento in atto sulla loro composizione che sempre più si orienta su prodotti algali, oli essenziali, vitamine, carotenoidi.

https://www.univpm.it/Entra/Engine/RAServeFile.php/f/inaugurazione_AA/Danovaro_Prolusione.pdf

https://oceanservice.noaa.gov/news/sunscreen-corals.html

https://www.repubblica.it/viaggi/2020/01/01/news/palau_da_oggi_niente_creme_solari_uccidono_i_nostri_coralli_-244751031/

2 pensieri su “Le creme solari possono danneggiare l’ecosistema marino.

  1. Ottimo spunto! Come ricercatore del settore mi sento chiamato in causa, mi scuso per il lungo post ma credo doveroso il compito di divulgare. Come accade sempre più spesso in questa epoca fatta di clickbait, il marketing che spinge l’utente medio a cliccare su un link, può diventare pericoloso trattare un argomento così delicato come la protezione solare, senza fare le dovute premesse.

    Una comunicazione non approfondita può essere fraintesa e creare cattive abitudini sull’esposizione solare, aumentando le casistiche di tumori della pelle. Anche la BBC dovrebbe usare prudenza vista la sua autorevolezza.
    Ppossiamo fare un po’ di chiarezza sulla questione e trasformare queste notizie da “allarmistiche” a fonte di informazione ed aggiornamento concreto.

    Come si legge dalle linee guida del 2019 di AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica “nella popolazione italiana il melanoma (il tumore della pelle) costituisce il secondo tumore più frequente nei maschi sotto i 50 anni e il terzo più frequente nelle femmine sotto i 50 anni: sono quasi 12.300 i nuovi casi attesi nel 2019 in Italia (con una lieve preponderanza nei maschi). Il trend d‘incidenza appare in aumento […].”
    “In Europa da un recente studio sulle tendenze dell’incidenza del melanoma durante il periodo 1995-2012 – il database copriva una popolazione di oltre 117 milioni di abitanti e comprendeva circa 415.000 lesioni cutanee, registrate da 18 CR europei – ha evidenziato un aumento statisticamente significativo dell’incidenza sia per i casi invasivi (+4.0% uomini, +3.0% donne) sia in situ (+7.7% uomini, +6.2% donne) […].”
    “In Australia (dove si registrano i valori di incidenza di melanoma più alti nella popolazione caucasica), l’attuazione sistematica e continua di programmi di prevenzione primaria, che si sono concentrati sulla protezione solare dei bambini e sulla introduzione stabile di politiche nei centri per l’infanzia e nelle scuole per rafforzare i comportamenti di protezione ai raggi ultravioletti durante l’attività̀ all’aperto nel corso degli ultimi decenni, ha fatto registrare – per la prima volta a livello mondiale – un significativo declino del melanoma sottile invasivo in soggetti di età compresa tra i 15 e i 24 anni […]. Nel 2016 in Italia vi sono stati 2028 decessi per melanoma cutaneo, circa l’1% di tutti i decessi per neoplasia in entrambi i sessi.”
    Il problema non sono le creme solari, ma come vengono usate (male). Inutile usare una protezione 50, meglio una 30 e circa metà della concentrazione di filtri. La reale differenza nella riduzione di radiazione UV che passa alla pelle tra uno e l’altro prodotto è solo dell’1,5% ma i filtri sono circa il doppio.
    Ma dal 1 gennaio 2020 non sono solo i filtri solari ad essere banditi, ma come si legge dalla notizia sito della BBC anche una serie di sostanze, tra cui i conservanti, che sono considerati “hormon disruptors”, ovvero sostanze chimiche che a determinate dosi possono interferire con i sistemi ormonali (endocrini).

    In realtà the International Coral Reef Foundation specifica che: “non è il prodotto solare di per sé che è stato bandito, ma prodotti che contengono inquinanti ambientali conosciuti”.
    Gli ingredienti sono 10, tra cui:
    1- Oxybenzone (benzophenone-3) → bannato anche dalle Hawaii
    2- Ethyl paraben
    3- Octinoxate (octyl methoxycinnamate) → bannato anche dalle Hawaii
    4- Butyl paraben
    5- Octocrylene
    6- 4-methyl-benzylidene camphor
    7- Benzyl paraben
    8- Triclosan
    9- Methyl paraben
    10- Phenoxyethanol

    Tra questi, sono solo 4 i filtri solari (oxybenzone, octinoxate, octocrylene, 4-methyl-benzylidene camphor) ed essi non sono presenti in tutte le formule dei prodotti in commercio.
    Da qui sono nate nuove diciture come “reef safe”, claim apposto sui prodotti solari che aiuta il consumatore a sceglierli anche in Paesi dove questo bando non è in vigore.

    Globalmente anche le Hawaii, Filippine e Thailandia hanno adottato restrizioni in merito, con il fine di preservare l’ecosistema marino.
    In questo campo noi universitari cerchiamo di essere sempre all’avanguardia, collaborando anche con esperti del settore e confrontandoci su queste ed altre questioni con una costante presenza ai tavoli scientifici di Cosmetica Italia e quindi di Cosmetics Europe e della Società Italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche anch’essa agganciata al corrispondente organo internazionale International Federation of Cosmetic Chemists (IFSCC).

    Anche se in Italia, non si presenta la problematica della barriera corallina, siamo anche noi ricercatori del settore interessati a monitorare l’eventuale inquinamento marino e porvi attenzione, in quanto è ovvio che se tutto quello che finisce in mare non è immediatamente compostabile/biodegradabile, può entrare nella catena alimentare.

    Ricordiamo anche che dal 1 gennaio 2020, sono state bandite le microplastiche dai prodotti cosmetici rinse off (a risciacquo) ed esfolianti. Anche se da più di 5 anni, le microplastiche non sono più utilizzate in questi prodotti, in quanto sono preferite sostanze naturali come noccioli o minerali, perché meno costose e più salutari. Per combattere realmente la questione dell’inquinamento in ambiente marino, dobbiamo interrogarci sulla loro reale provenienza.
    Rimando al nostro Sito (https://www.facebook.com/cosmast.unife/) dove abbiamo già trattato la questione.
    Solo incentivando la ricerca scientificamente condotta, è possibile prevenire e trovare una soluzione reale a questi problemi.

    1- AIOM “Associazione Italiana di Oncologia Medica”, Linee guida MELANOMA, Edizione 2019

    Stefano Manfredini, Università di Ferrara

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