27 gennaio 2020.

Claudio Della Volpe

75 anni fa la guerra stava per finire nel nostro paese (finirà il 25 aprile), mentre le truppe russe entravano ad Auschwitz, liberando migliaia di prigionieri fra cui Primo Levi.

Mi piace immaginare che Levi fosse come ce lo racconta John Turturro nel film “La tregua” tratto dall’omonimo libro e diretto da Francesco Rosi.

Lo sto vedendo in questo momento mentre scrivo queste righe e appare somigliante al Levi delle rare foto dell’epoca.

Il treno con la stella rossa che riporta verso ovest migliaia di ex prigionieri di guerra e di deportati, verso un’Europa che appare finamente pacificata, fischia adesso.Primo Levi nel suo studio.

Ma la cosa più impressionante è di cambiare canale e trovare scene di guerra e di disperazione, “bambini come uccelli di passo” in paesi non troppo lontani, ancora adesso, dopo 75 anni.

I protagonisti di quei giorni sono quasi tutti morti; ci hanno lasciato le loro testimonianze; ma bastano, basterano a tenere lontani da noi i fantasmi e i demoni che forse portarono Levi alla sua morte anticipata?

La guerra che finiva in quei giorni viene chiamata mondiale, vi parteciparono alcune decine di paesi e si svolse in Europa, e nel Pacifico, in Africa, con la morte di quasi 60 milioni di persone.

Guerre forse di dimensioni inferiori, ma non certo per crudeltà ed inumanità hanno continuato a svolgersi quasi senza interruzione fino ai giorni nostri, alcune ci hanno sfiorato e ci sfiorano anche oggi a pochi chilometri da noi e dunque vien da chiedersi se la testimonianza di Levi sia stata utile, sia servita a qualcosa.

Oggi, ancora più di allora, il mondo è una struttura unica, inseparabile; come è possibile che questa elementare verità non sia manifesta a tutti?

L’inquinamento, il cambiamento climatico ed i virus non vedono frontiere; siamo in grado di capirlo? La scienza ce lo conferma. Il mondo è uno nella sua bellezza e nella sua naturalità. Le nostre frontiere sono ridicole. E contribuiscono solo a rendere unica la tragedia della guerra e della crudeltà.

Oggi è in corso una “guerra” di altro genere, una trasformazione climatica legata al nostro uso dell’energia che probabilmente diventerà, se non agiremo subito, negli anni futuri la principale sorgente di morti e di migrazioni; alcune delle guerre in corso probabilmente sono associate a queste trasformazioni anche se fame e carestie possono avere altre origini, meno “naturali”.Primo Levi in vista alla Scuola Rosselli.

Come chimico e come scienziato posso dire una cosa che riguarda la scienza; uno dei messaggi del chimico/scrittore Levi è che occorre riunire scienza ed umanità per evitare che queste cose si ripetano; nel “Sistema periodico” scrive:

in questo libro avrei deliberatamente trascurato la grande chimica, la chimica trionfante degli impianti colossali e dei fatturati vertiginosi, perché questa è opera collettiva e quindi anonima. A me interessavano di più le storie della chimica solitaria, inerme e appiedata, a misura d’uomo, che con poche eccezioni è stata la mia: ma è stata anche la chimica dei fondatori, che non lavoravano in équipe ma soli, in mezzo all’indifferenza del loro tempo, per lo più senza guadagno, e affrontavano la materia senza aiuti, col cervello e con le mani, con la ragione e con la fantasia

Gli atomi dei “bambini di passo” che uscivano dai camini di Birkenau si sono reincarnati, forse più volte, in altri bambini e questo ce lo assicura la scienza, il ciclo del carbonio; ma, da sola, non ci può assicurare che quegli specifici eventi non si ripetano.

Per quello serve la nostra umanità. Grazie Levi.

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