La piastra Petri e il suo ideatore

Rinaldo Cervellati

In questa emergenza coronavirus compaiono quotidianamente immagini di laboratori con ricercatori che immettono o prelevano quantità di liquidi da recipienti piatti in vetro di forma cilindrica di diametro 50 -100 mm e altezza 15 mm. Questi recipienti sono importanti strumenti di lavoro in molti campi di microbiologia e biochimica per la crescita di colture cellulari e perché permettono di osservare a occhio nudo eventuali cambiamenti nelle colture in seguito all’aggiunta di opportune sostanze. I recipienti vengono chiamati piastre (o capsule o piatti) Petri, dal nome del microbiologo che le inventò nel 1877 [1].

Julius Richard Petri nacque a Barmen (Germania) il 31 maggio 1852. Dopo aver completato gli studi superiori, dal 1871 al 1875 studiò medicina presso l’Accademia Kaiser Wilhelm Academy per Medici Militari, abilitandosi nel 1876. Continuò i suoi studi all’ospedale Charité di Berlino e rimase attivo come medico militare fino al 1882, proseguendo poi come riservista.

Julius Richard Petri

Dal 1877 al 1879 fu assegnato al Kaiserliches Gesundheitsamt (Ufficio Imperiale per la Salute) di Berlino, dove divenne assistente di Robert Koch[1]. Su suggerimento di Angelina Hesse, moglie di un altro assistente di Koch, Walther Hesse, il laboratorio Koch iniziò a coltivare batteri su piastre di agar, un gelificante naturale. Petri inventò quindi la piastra di coltura standard e sviluppò ulteriormente la tecnica della coltura in agar per purificare o clonare colonie batteriche derivate da singole cellule. Questo progresso ha permesso e permette tutt’oggi di identificare in modo rigoroso batteri responsabili delle malattie.

Set di piastre Petri

Oltre alla piastra che porta il suo nome, Petri ha sviluppato e migliorato numerosi processi e attrezzature di lavoro, tra cui un filtro a sabbia e recipienti ancora oggi utilizzati per l’invio di campioni di feci e urine.

Petri ha pubblicato molti lavori, inclusi alcuni trattati di igiene e microbiologia. Scrisse su diverse tematiche riguardanti tecniche microbiologiche, malattie infettive, analisi delle acque, descrizione e uso di strumenti analitici.

Nel 1900 si ritirò e assunse la direzione del centro medico Brehmer a Görbersdorf per tre anni. Apparentemente per motivi di salute, tornò a Berlino nel 1904.

Si spense a Zeitz il 20 dicembre 1921.

Le piastre di Petri vengono principalmente utilizzate per studi di microbiologia. Il piatto è parzialmente riempito con un liquido caldo contenente agar e una miscela di ingredienti specifici che possono includere nutrienti, sangue, sali, carboidrati, coloranti, indicatori, aminoacidi e antibiotici. Dopo raffreddamento, l’agar gelifica e una piastra è pronta per ricevere un campione di cellule sane mentre in una seconda le cellule sono inoculate con il microorganismo che si vuole studiare. Per le colture di virus è necessaria un’inoculazione in due fasi: i batteri vengono coltivati ​​per primi per fornire successivamente a questi “ospiti” l’inoculo virale.

Spesso, le piastre di Petri vengono ricoperte con un coperchio di vetro per ridurre il rischio di contaminazione causata dalla sedimentazione di particelle sospese nell’aria e per prevenire l’accumulo della condensa dell’umidità nelle colture.

Sebbene la piastra Petri faccia parte dell’attrezzatura standard di ogni laboratorio batteriologico, Julius Richard Petri non viene ricordato con la dovuta importanza dalla comunità scientifica.

Tributo a J. R. Petri

Opere consultate

https://en.wikipedia.org/wiki/Julius_Richard_Petri

https://www.deutsche-biographie.de/ppn117702536.html

https://www.microbiologiaitalia.it/guru-della-microbiologia/julius-richard-petri/

https://www.historiadelamedicina.org/petri.html

Bibliografia

[1] R.J. Petri, Eine kleine Modification des Koch’schen Plattenverfahrens (A small modification of Koch’s plate method), Centralblatt für Bakteriologie und Parasitenkunde1877, 1, 279–280.

[1] Heinrich Hermann Robert Koch (1843–1910) è stato un medico, batteriologo e microbiologo tedesco. Descrisse per la prima volta il ruolo di un agente patogeno all’insorgere di una malattia. Nel 1882 scoprì l’agente eziologico della tubercolosi e in seguito ne sviluppò l’estratto antigenico che poteva dimostrare l’avvenuta infezione in un organismo ospite, compreso l’organismo umano. Nel 1905 è stato insignito del Premio Nobel per la Medicina. Robert Koch è ritenuto, assieme Louis Pasteur, il fondatore della moderna batteriologia e microbiologia.

3 pensieri su “La piastra Petri e il suo ideatore

  1. Quando ho letto il titolo di questo post, mi sono subito stupita: “Un ideatore? Mi sembra la classica cosa inventata da una donna” mi sono detta. E infatti l’ideatore, J.R. Petri, ha coltivato batteri su un letto di agar posto in particolari recipienti, poi denominati piastre Petri, “su suggerimento” di Angelina Hesse, moglie di un altro ricercatore del gruppo.
    Le cose hanno funzionato così per molto tempo: le donne potevano al massimo “suggerire”, l’invenzione però non poteva che essere generata dalla mente di un uomo.
    Adesso però le cose stanno cambiando, e per le giovani ricercatrici è finalmente possibile mettere il loro nome alle loro invenzioni e scoperte. Almeno,così si spera.

    • Cara NonnaLu, sul ruolo misconosciuto che le donne hanno ricoperto nelle scienze siamo perfettamente d’accordo, tanto che ho recentemente scritto un libro: Chimica al Femminile che raccoglie le biografie di 40 scienziate poco note che hanno dato contributi fondamentali allo sviluppo delle scienze chimiche.

      Ho voluto appositamente menzionare il suggerimento di Angelina Hesse per sviluppare colture batteriche su gel di agar che hanno condotto Koch a studiare adatti contenitori, poi sviluppati da Petri da cui hanno preso il nome.

      Grazie per il commento,

      Rinaldo

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